Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Michele Zazzi. Il lago Prile e gli Etruschi di Roselle e di Vetulonia.

Anticamente la pianura grossetana era occupata da una grande laguna di acqua salata unita al Mar Tirreno da un canale naturale presso Castiglion della Pescaia che i romani chiamavano Lago Prile (Prilius, Prileius).
Da fonti romane (Cicerone) si evince che sul lago vi dovevano essere delle isole. Attorno a questa laguna e sulle rive della stessa sorsero due importanti città etrusche: Vetulonia a Nord in posizione più elevata e Roselle a Sud – Est su due piccole colline.
Il lago – che copriva almeno 90 kmq – era navigabile e costituiva una sorta di porto naturale che favorì il commercio marittimo e lo sviluppo delle due città. I due populi dovettero ricavare dalla vasta insenatura marina anche risorse ittiche ed il sale, prezioso elemento usato in antichità per la conservazione dei cibi.
Le due città furono probabilmente in competizione: il centro urbano di Vetulonia si formò un po’ prima di quello di Roselle, ma verso il V secolo a.C. il primo ebbe un forte ridimensionamento ed i suoi domini andarono ad accrescere Roselle e le altre città stato etrusche confinanti.
Durante l’epoca romana il lago divenne un bacino completamente chiuso e senza più collegamento con il mare. Verso la fine dell’Impero romano la zona subì un forte degrado ed il lago si trasformò in una palude.
Dell’antico lago oggi resta un’ampia distesa umida (si tratta di un’area umida di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar del 1971) di circa 1200 ettari presso Castiglione della Pescaia nota come la riserva naturale Diaccia Botrona.
Vari elementi consentono di affermare la vocazione marinara delle città etrusche che si affacciavano sul lago.
Rusellae, il nome latino di Roselle, significherebbe “lo scorrere delle acque, zona o paese delle correnti”.
Secondo le fonti Roselle nel 205 a.C. contribuì all’impresa di Publio Cornelio Scipione fornendo legno di abete per la costruzione di navi; lungo le sponde del lago sono state trovate tracce di cantieri.
Si ritiene che il porto di Roselle fosse collocato ad Umbro, nella grande ansa disegnata dal Fiume Ombrone in prossimità della foce (ove sono stati rinvenuti resti romani).
Nella monetazione vetuloniese si registrano monete in bronzo (databili al III secolo a.C.) con figurazioni di ancore e delfini, soggetti tipicamente marinari.
Sul cd. trono di Claudio, bassorilievo di marmo frammentario ritrovato a Cerveteri, i Vetulonenses sono simboleggiati da una figura di giovane nudo vicino ad un pino con un remo appoggiato alla spalla sinistra. Potrebbe trattarsi di una divinità marina (Nettuno?) che forse proteggeva la città.
Il porto di Vetulonia sulle rive del Lago Prile poteva forse trovarsi nella zona dei Ponti di Badia.
Nell’ambito di un progetto avente ad oggetto la ricerca delle antiche sponde del Lago Prile e l’individuazione delle relative strutture etrusche di Vetulonia è stata recentemente scoperta un’area archeologica in località Badia Vecchia (campagna archeologica condotta dall’Istituto archeologico Germanico di Roma in cooperazione con il Comune di Castiglione della Pescaia). In particolare è stata portata alla luce una terrazza monumentale di 600 metri di lunghezza ed alcune costruzioni poste a nord della stessa. La terrazza si compone di un muro in blocchi squadrati costruito attorno al V secolo a.C. Sulla terrazza sono state rinvenute alcune stanze, forse magazzini ed abitazioni, utilizzate fino al II secondo secolo d.C. (periodo romano).

Sul lago Prile cfr., tra gli altri;
– Vasco Melani e Morbello Vergari, Profilo di una città etrusca ROSELLE, Tellini, 1974;
– PierLuigi Albini, ROSELLE, Scipioni, 1999;
– Alessandro Carresi, VETULONIA Appunti di storia di una città etrusca, Edizioni Etruria, 1995, pagg. 88 e ss.;
– sito Facebook del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma.

Di seguito immagini della ricostruzione del lago all’epoca etrusca e durante il periodo romano, di moneta vetulonese con delfino, del bassorilievo da Cerveteri relativo ai Vetulonenses e della terrazza rinvenuta presso Badia Vecchia.

Autore. Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Francesca BIANCHI. Tellus, la sacralità della terra nell’antica Roma, di Gerardo Bianco.

Il prof. Aroldo Barbieri, già insegnante di Storia della lingua latina, Letteratura latina e Storia della retorica classica all’Università di Roma “La Sapienza”, del cui Senato Accademico ha fatto parte, ha rilasciato a FtNews una ricca intervista sul libro Tellus, La sacralità della terra nell’antica Roma (Salerno editrice, 2019), scritto dall’on. Gerardo Bianco (Guardia Lombardi, 12 settembre 1931 – Roma, 1º dicembre 2022)…

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Autore: Francesca Bianchi – francesca-bianchi2011@hotmail.com

Giuseppe Pipino. I Campi Flegrei e la leggenda medievale del Monte Barbaro.

Nel manoscritto della “Chronica Slavorum” compilata tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII dall’abate Arnoldo di Lubecca, in continuazione di quella di Helmold parroco di Bosau, è contenuta una famigerata lettera, scritta nel 1196 o 1197 dall’elettore Corrado di Hildesheim, legato imperiale nel Regno di Sicilia, ad Hartberto capo della sua chiesa…

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Autore: Giuseppe Pipino – info@oromuseo.com

Francesca Bianchi. Vito Zarzana: la preistoria nella Valle del Belice.

FtNews ha intervistato il prof. Vito Zarzana, ispettore onorario della Regione Siciliana per i Beni culturali della Città di Partanna e curatore del volume Itinerari culturali preistorici nella Valle del Belice, edito dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. La guida, realizzata in doppia lingua (italiano e inglese), offre un prospetto dei principali siti preistorici nell’area della Valle del Belice…

Leggi tutto nell’allegato: Vito Zarzana la preistoria nella Valle del Belice

Autore: Francesca Bianchi – francesca-bianchi2011@hotmail.it