Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Cinzia Loi. Gli arcivos.

Nell’ambito della manifestazione “Wine, Fregula e Cassola”, appuntamento enogastronomico autunnale promosso dal Comune di Neoneli, l’Associazione Paleoworking Sardegna ha curato la visita guidata ai palmenti rupestri rinvenuti finora in questo territorio.
Il tipo di impianto più comune è costituito da un sistema di due vasche – la vasca di pigiatura e la vasca di raccolta – scavate ognuna in un unico blocco di pietra finemente scolpito. La vasca di pigiatura, munita di un beccuccio o di un foro di scolo, risulta posizionata sempre a una quota più elevata rispetto alla vasca di raccolta così da facilitare il deflusso del liquido di spremitura. La vasca di raccolta, collocata in senso trasversale rispetto alla vasca di pigiatura, presenta di solito forma rettangolare; mancano quasi del tutto le coppelle di raccolta, come pure assenti appaiono le tracce di intonaco. In alcuni casi questi manufatti risultano addossati a costruzioni quadrangolari di pietre a secco chiamate Arcivos, funzionali allo stoccaggio dell’uva in attesa di essere pigiata.
Il termine Arcivos è un prestito dallo spagnolo “archivio” e il significato di “costruzione in pietra destinata al deposito dell’uva” sembra un’estensione semantica di “archivio” che, nello spagnolo colloquiale, è impiegato nell’accezione di “local donde se hace, se ordena o trabaja algo”. Inoltre, in catalano, la voce corrispondente “Arxiu” (archivio) conosce pure l’accezione di “lloh on hi ha moltes coses mal desades” (luogo in cui vi sono molte cose mal riposte).

Autore: Cinzia Loi – loicinzia71@gmail.com

Fotografie a cura di Maria Cova – località Grughes

Francesca Bianchi. Alla scoperta del Parco storico archeologico di Sant’Antioco (I parte).

Il mese scorso ho avuto il piacere di realizzare un reportage al Parco storico archeologico di Sant’Antioco (SU), gestito da quasi quarant’anni dalla Cooperativa Archeotur.
Il reportage uscirà in due puntate. In questa prima parte l’operatore turistico Archeotur Emanuele Lai ci guida alla scoperta del Villaggio Ipogeo, del Museo etnografico Su magasinu ‘e su binu, del Forte Su Pisu, della Necropoli di Is Pirixeddus e dell’Acropoli…

Leggi tutto nell’allegato: Sant’Antioco reportage Parco archeologico (I parte) – Intervista Emanuele Lai 1

Autore: Francesca Bianchi – francesca-bianchi2011@hotmail.com

Santi Maria Randazzo. Seguendo le orme lasciate da Empedocle, Platone e da vari imperatori romani a Motta Santa Anastasia.

Come abbiamo già avuto modo di rilevare l’odierna Motta Santa Anastasia sorge dove un tempo sorgeva la città di Etna-Inessa, che costituiva la base di partenza per la scalata al monte Etna, atteso che da essa partiva la strada che dal versante sud del vulcano conduceva alla sua vetta. La scalata al vulcano era ritenuta una tappa obbligata anche per gli imperatori romani che venivano in Sicilia…

Leggi tutto nell’allegato: Seguendo le orme di Platone a Motta Santa Anastasia

Autore: Santi Maria Randazzo – santimariarandazzo@live.it

Michele Zazzi. Tomba di Montollo di Chiusi (SI).

Scoperta nel 1734 era decorata da pitture.
La tomba oggi è scomparsa e possiamo cercare di ricostruirla in base ai disegni (non di particolare qualità) ed alle descrizioni dell’etruscologo Francesco Gori ed alle interpretazioni formulate dagli studiosi che risultano non del tutto conformi.
Presentava pianta a croce con ampio atrio, aveva copertura displuviata ed era munita di banchine di deposizione.
Le pitture sulle pareti dell’atrio raffiguravano giochi atletici e di abilità.
Il primo gruppo, a destra della porta che conduceva alla stanza a sinistra, comprendeva un suonatore di doppia tibia, un personaggio di minori dimensioni barbato (un nano ? secondo un’altra interpretazione sarebbe un phersu !) ed una figura forse maschile (un ballerino, un acrobata?) con veste gonfia, mani sui fianchi e testa all’indietro. Il terzo personaggio, secondo alcuni, sarebbe invece una danzatrice e la scena ricorderebbe quella riprodotta nella tomba della Scimmia anche se non vi si ritroverebbero gli accessori di quest’ultima (pedana, grosso cesto e candelabro in testa alla danzatrice). Forse si tratterebbe di una semplice esibizione della figura femminile al suono della tibia.
A sinistra della porta della camera posteriore vi erano un incontro tra due pugilisti affrontati con i pugni alzati, un uomo che cammina a destra con berretto conico (pileo) ed un personaggio maschile seduto su un diphros con un lungo bastone che si volge all’indietro (forse il defunto!).
La scena era preceduta da un’asta terminante in alto con un bacile, che potrebbe costituire il premio per il vincitore dell’incontro.
A destra della porta che conduceva alla camera sul retro vi erano rappresentati un uomo seduto su uno scranno con una verga ondulata (forse un giudice) tenuta da una figura maschile volta a destra che gira la testa all’indietro e una coppia di lottatori che eseguono una spettacolare presa.
A sinistra della porta della stanza sulla destra vi erano un auriga alla guida di una biga seguito da un uomo con una palma sulla mano sinistra (un giudice?). Probabilmente la scena era completata da altri due carri (corsa di tre carri!), menzionati da Gori, sul lato della porta d’ingresso della tomba.
Nel disegno pervenutoci si scorge anche la figura di un recumbente con patera nella destra che si gira all’indietro, probabilmente verso un altro partecipante al simposio, che doveva essere raffigurato sul timpano.
Le scene di giochi descritte sembrano svolgersi in funzione dei due personaggi seduti.
La tomba di Montollo potrebbe essere datata ai primi decenni del V secolo a.C.

Sulla tomba del Montollo cfr., tra gli altri:
La Tomba del Colle nella Passeggiata Archeologica a Chiusi a cura di Monica Salvini, Giulio Paolucci, Pasquino Pallecchi, Edizioni Quasar, 2015, pagg.53 e 54.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com