Nell’ambito della manifestazione “Wine, Fregula e Cassola”, appuntamento enogastronomico autunnale promosso dal Comune di Neoneli, l’Associazione Paleoworking Sardegna ha curato la visita guidata ai palmenti rupestri rinvenuti finora in questo territorio.
Il tipo di impianto più comune è costituito da un sistema di due vasche – la vasca di pigiatura e la vasca di raccolta – scavate ognuna in un unico blocco di pietra finemente scolpito. La vasca di pigiatura, munita di un beccuccio o di un foro di scolo, risulta posizionata sempre a una quota più elevata rispetto alla vasca di raccolta così da facilitare il deflusso del liquido di spremitura. La vasca di raccolta, collocata in senso trasversale rispetto alla vasca di pigiatura, presenta di solito forma rettangolare; mancano quasi del tutto le coppelle di raccolta, come pure assenti appaiono le tracce di intonaco. In alcuni casi questi manufatti risultano addossati a costruzioni quadrangolari di pietre a secco chiamate Arcivos, funzionali allo stoccaggio dell’uva in attesa di essere pigiata.
Il termine Arcivos è un prestito dallo spagnolo “archivio” e il significato di “costruzione in pietra destinata al deposito dell’uva” sembra un’estensione semantica di “archivio” che, nello spagnolo colloquiale, è impiegato nell’accezione di “local donde se hace, se ordena o trabaja algo”. Inoltre, in catalano, la voce corrispondente “Arxiu” (archivio) conosce pure l’accezione di “lloh on hi ha moltes coses mal desades” (luogo in cui vi sono molte cose mal riposte).
Autore: Cinzia Loi – loicinzia71@gmail.com
Fotografie a cura di Maria Cova – località Grughes
Presentava pianta a croce con ampio atrio, aveva copertura displuviata ed era munita di banchine di deposizione.
Il primo gruppo, a destra della porta che conduceva alla stanza a sinistra, comprendeva un suonatore di doppia tibia, un personaggio di minori dimensioni barbato (un nano ? secondo un’altra interpretazione sarebbe un phersu !) ed una figura forse maschile (un ballerino, un acrobata?) con veste gonfia, mani sui fianchi e testa all’indietro. Il terzo personaggio, secondo alcuni, sarebbe invece una danzatrice e la scena ricorderebbe quella riprodotta nella tomba della Scimmia anche se non vi si ritroverebbero gli accessori di quest’ultima (pedana, grosso cesto e candelabro in testa alla danzatrice). Forse si tratterebbe di una semplice esibizione della figura femminile al suono della tibia.
A sinistra della porta della camera posteriore vi erano un incontro tra due pugilisti affrontati con i pugni alzati, un uomo che cammina a destra con berretto conico (pileo) ed un personaggio maschile seduto su un diphros con un lungo bastone che si volge all’indietro (forse il defunto!).
A sinistra della porta della stanza sulla destra vi erano un auriga alla guida di una biga seguito da un uomo con una palma sulla mano sinistra (un giudice?). Probabilmente la scena era completata da altri due carri (corsa di tre carri!), menzionati da Gori, sul lato della porta d’ingresso della tomba.