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Francesca Bianchi. Giovanni Di Stefano: le città dei Greci di Sicilia.

La colonizzazione greca dell’VIII-VI sececolo a.C. fu il movimento di uomini più imponente nella storia del Mediterraneo. Nessun modello migratorio moderno può paragonarsi alla colonizzazione greca della Sicilia. Le dinamiche economiche, parentali, sociali e commerciali che determinarono questo fenomeno furono all’origine dei processi di fondazioni di nuove città. Il ruolo politico e religioso degli ecisti, delle città-madre e delle élites furono determinanti nei processi di occupazione dei territori da parte dei Calcidesi, dei Megaresi e dei Corinzi che fondarono colone primarie (Naxos, Siracusa, Megara ecc.) e secondarie (Selinunte, Camarina, Agrigento).
La scelta dei siti e la prima urbanizzazione delle aeree pubbliche (civili e religiose) è un processo unico nella storia urbana del mondo antico d’Occidente . Anche la monumentalizzazione delle colonie con gli edifici civili (il teatro di Siracusa) e i templi (il tempio di Zeus a Selinunte, l’Olympieion di Agrigento) può considerarsi un unicum nella storia dell’architettura greca.

FtNews ha intervistato l’archeologo Giovanni Di Stefano, autore del libro I Greci di Sicilia. Le città (Abulafia editore, 2022). Il testo, voluto dalla Banca Agricola Popolare di Ragusa e impreziosito dalle belle foto di Luigi Nifosì, si avvale di una pregevole introduzione curata dal prof. Massimo Cultraro…

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Autore: Francesca Bianchi – francesca-bianchi2011@hotmail.com

Info:
Autore: Giovanni Di Stefano
Introduzione: Massimo Cultraro
Fotografie: Luigi Nifosì
Data di Pubblicazione: 31 novembre 2022
ISBN: 978-88-946237-8-9
Pagine: 152 [Cartonato a colori 300×240 mm]
Edizioni Abulafia
https://www.abulafiaeditore.it/index.php/prodotto/greci-sicilia/

Michele Zazzi. I graffioni etruschi.

Con il termine graffione ci si riferisce ad un’asta di bronzo terminante in più uncini (con un diametro anche superiore a 40 cm).
Alcuni presentano punte arrotondate attorno ad un anello centrale (graffioni a corona circolare); altri sono costituiti da ganci perpendicolari rispetto ad una barra trasversale (graffioni a barra trasversale). Tali oggetti sono caratterizzati da immanicatura cava che doveva servire per l’inserimento di un asta lignea anche al fine di infiggere il graffione nel terreno.
In passato si era ipotizzato trattarsi di ganci/forchettoni per cuocere/prendere la carne sul fuoco per uso cultuale.
Secondo l’interpretazione attualmente prevalente dovevano essere strumenti per l’illuminazione artificiale, ottenuta tramite una corda che, attorcigliata agli uncini, veniva imbevuta di materiale combustibile. Tale lettura sembrerebbe confermata dalle fonti (Servio; Elio Donato), ma anche da uno specchio etrusco da Civita Castellana (al Metropolitan Museum di New York), della seconda metà del IV secolo a.C., dove, accanto agli sposi Admeto e Alcesti, è raffigurato un personaggio con un graffione in mano con corda attorcigliata nell’atto di prendere fuoco.
Tali strumenti, databili tra il V ed IV secolo a.C., sono stati sovente rinvenuti nel corredo di tombe etrusche. Nelle necropoli di Spina alcuni graffioni sono stati rinvenuti ai lati del defunto, vicino alle mani o sopra la testa.

Immagini: Graffioni esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze nel Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria di Perugia e nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma e disegno dello specchio da Civita Castellana.

Sui graffioni cfr., tra l’altro:
Tesori dalle Terre d’Etruria La Collezione dei Conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona, Sillabe, 2020, pagg. 231 -233

Autore: Michele Zazzi – michele.zazzi@alice.it

Michele SANTULLI. Lo sfacelo di Ischia e dei Campi Flegrei.

La natura e l’arte è un pò arduo che si siano espresse altrove in maniera più conforme ed aderente che a Ischia e ai Campi Flegrei: l’una, una gemma incastonata nell’azzurro del mare e gli altri, un cammeo in una cornice dorata!
Già in epoca remota località affascinanti, invase ed occupate da pirati, da avventurieri, da popolazioni lontane, poi dai Greci, poi ancora dai Romani poi, secoli dopo, dai viaggiatori europei incantati ed ammaliati da tante bellezze di una natura particolare.
I Greci principalmente hanno lasciato tracce visibili della loro occupazione oltre alla onomastica: Pithekoussai, Epomeo, Procida, Cuma in greco…
In una necropoli negli anni ‘50 del secolo scorso fu rinvenuta, frantumata, una coppa decorata che, restaurata, evidenziava una iscrizione, incisa con uno stilo da qualche greco dell’epoca – circa 700 a.C. – che inebriato dal succo di Bacco dell’isola felice, dice: “chiunque beve da questa coppa, sarà preso immediatamente dal desiderio di possedere la bellissima Afrodite incoronata”… è la coppa di Nestore di cui, scrivono gli studiosi, parla Omero nell’Iliade.
Quanto avvenne nel corso dei secoli in questo luogo incantato per natura ed arte fa parte della storia.
campi flegreiPoi vennero i Romani ed in particolare ai Campi Flegrei trovarono il loro autentico paradiso: quel mare, quel sole, quell’atmosfera dolce, quegli effluvi degli agrumi e dei limoni e dei fiori… tutti, frastornati e ammaliati, a partire dagli imperatori – Augusto, Tiberio, Caligola, Nerone, Adriano, Antonino Pio… – si fecero costruire le loro sontuose ville in questo angolo magico del Golfo di Napoli o vi vennero a morire: natura incontaminata e fuochi e fumi che uscivano ed escono dal suolo, ricercati per le cure del corpo, i fanghi salutiferi, le sorgenti di acque termali e poi piccoli laghi, alcuni miracolosi per la ricchezza della pesca: perfino le ostriche vi furono inventate, se così si può dire, e le spigole e le orate in particolare, grazie ad un personaggio dell’epoca divenuto leggendario imprenditore, perfino il nome una promessa, Sergius Orata! Anche Marco Agrippa, Cicerone, molti nobili romani, si insediarono nel golfo di Pozzuoli con ville che i resti ne lasciano immaginare la opulenza: Caio Mario costruì la sua sfarzosa residenza nel posto più pittoresco di Capo Miseno dove anni dopo l’imperatore Tiberio, come raccontano gli storici, venne a trascorrere gli ultimi anni della sua esistenza.
A Miseno divenuto il porto vitale di Roma, era ancorata anche la flotta sotto il comando di Plinio il Vecchio che intervenne, trovandovi la morte, in occasione del terremoto di Pompei nell’ottobre del 79 d.C.
In uno di questi laghetti, il lago di Averno, forse a seguito di tutti quei fuochi e fumi e acqua bollente che sgorgava, e sgorga, dalle rocce e dal suolo, fu considerato da Virgilio la sede degli inferi, l’inferno dei perversi. E qui, sottoterra dunque, il poeta immaginava non solo l‘inferno ma anche il luogo delle anime felici, i cosiddetti Campi Elisi, cioè l’Eden, il Paradiso.
E nel corso del 1700 e 1800 quando questi luoghi divennero meta prelibata dei viaggiatori europei nonché degli artisti e scrittori e poeti, non fu difficile i Campi Elisi vederli in superficie, in giro, al cospetto di quella natura ineguagliabile che godevano attorno e di cui si inebriavano estasiati: quel verde, quei profumi, quegli uccelli ed animali attorno, quella dolcezza dello zefiro, quelle vestigia imponenti delle antichità, quelle opere d’arte visibili perfino giù nel mare azzurro a seguito di certi fenomeni tettonici detti bradisismi..…
I viaggiatori europei, in gran parte originari di paesi nordici, a tale spettacolo di seduzione e di incanto nascevano a nuova vita, non pochi trovarono qui una seconda patria.
Andare oggi in questi luoghi, a Ischia e ai Campi Flegrei, una volta unici al mondo come nessun altro, è come andare a Ponticelli o a Scampia o al Vomero o a Posillipo: cementificazione totale, l’annientamento della natura, la completa quasi masochistica suicida cancellazione dell’antica poesia: i recenti disastri a Ischia lo rammentano e confermano; i Campi Elisi cancellati, tornati sottoterra affianco agli inferi!
Una favela, come tale disordinata e degradata, con la volgarità del contesto edilizio! In effetti è avvenuto che dopo le tante presenze da ogni parte del mondo nel corso dei secoli e dopo tanta bellezza e incanto preservati, è arrivata quasi alla fine, detto con Flaiano, l’invasione funesta al massimo degli Italiani!
La sola struttura architettonica moderna, degna e meritevole di essere menzionata e soprattutto ammirata e ricordata, è – incredibile che possa sembrare – lo stabilimento Olivetti fatto costruire negli anni ’50 del secolo scorso da Adriano Olivetti, entusiasta e sollecito fattivo del bene comune fino alla fine e, soprattutto, consapevole del significato dei luoghi!

Autore: Michele Santulli – inciociaria@gmail.com

Fausto Del Pin. La genesi della linguistica.

Cosa sappiamo realmente dell’evoluzione delle lingue? Come ci aiuta l’etimologia? Le lingue derivano tutte da una unica?
Nel video allegato un lavoro articolato di risposta a questi quesiti.
I riferimenti bibliografici si trovano nella pubblicazione a nome LA PASSWORD DELLE PAROLE disponibile su:
https://www.amazon.it/PASSWORD-DELLE-…

Vedi l’intero video:
La genesi della linguistica: https://youtu.be/7VnZfpqr72U

Autore: Fausto Del Pin – faustodelpin@3eitalia.com