Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Santi Maria Randazzo. Seguendo le orme lasciate da Empedocle, Platone e da vari imperatori romani a Motta Santa Anastasia.

Come abbiamo già avuto modo di rilevare l’odierna Motta Santa Anastasia sorge dove un tempo sorgeva la città di Etna-Inessa, che costituiva la base di partenza per la scalata al monte Etna, atteso che da essa partiva la strada che dal versante sud del vulcano conduceva alla sua vetta. La scalata al vulcano era ritenuta una tappa obbligata anche per gli imperatori romani che venivano in Sicilia…

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Autore: Santi Maria Randazzo – santimariarandazzo@live.it

Michele Zazzi. Tomba di Montollo di Chiusi (SI).

Scoperta nel 1734 era decorata da pitture.
La tomba oggi è scomparsa e possiamo cercare di ricostruirla in base ai disegni (non di particolare qualità) ed alle descrizioni dell’etruscologo Francesco Gori ed alle interpretazioni formulate dagli studiosi che risultano non del tutto conformi.
Presentava pianta a croce con ampio atrio, aveva copertura displuviata ed era munita di banchine di deposizione.
Le pitture sulle pareti dell’atrio raffiguravano giochi atletici e di abilità.
Il primo gruppo, a destra della porta che conduceva alla stanza a sinistra, comprendeva un suonatore di doppia tibia, un personaggio di minori dimensioni barbato (un nano ? secondo un’altra interpretazione sarebbe un phersu !) ed una figura forse maschile (un ballerino, un acrobata?) con veste gonfia, mani sui fianchi e testa all’indietro. Il terzo personaggio, secondo alcuni, sarebbe invece una danzatrice e la scena ricorderebbe quella riprodotta nella tomba della Scimmia anche se non vi si ritroverebbero gli accessori di quest’ultima (pedana, grosso cesto e candelabro in testa alla danzatrice). Forse si tratterebbe di una semplice esibizione della figura femminile al suono della tibia.
A sinistra della porta della camera posteriore vi erano un incontro tra due pugilisti affrontati con i pugni alzati, un uomo che cammina a destra con berretto conico (pileo) ed un personaggio maschile seduto su un diphros con un lungo bastone che si volge all’indietro (forse il defunto!).
La scena era preceduta da un’asta terminante in alto con un bacile, che potrebbe costituire il premio per il vincitore dell’incontro.
A destra della porta che conduceva alla camera sul retro vi erano rappresentati un uomo seduto su uno scranno con una verga ondulata (forse un giudice) tenuta da una figura maschile volta a destra che gira la testa all’indietro e una coppia di lottatori che eseguono una spettacolare presa.
A sinistra della porta della stanza sulla destra vi erano un auriga alla guida di una biga seguito da un uomo con una palma sulla mano sinistra (un giudice?). Probabilmente la scena era completata da altri due carri (corsa di tre carri!), menzionati da Gori, sul lato della porta d’ingresso della tomba.
Nel disegno pervenutoci si scorge anche la figura di un recumbente con patera nella destra che si gira all’indietro, probabilmente verso un altro partecipante al simposio, che doveva essere raffigurato sul timpano.
Le scene di giochi descritte sembrano svolgersi in funzione dei due personaggi seduti.
La tomba di Montollo potrebbe essere datata ai primi decenni del V secolo a.C.

Sulla tomba del Montollo cfr., tra gli altri:
La Tomba del Colle nella Passeggiata Archeologica a Chiusi a cura di Monica Salvini, Giulio Paolucci, Pasquino Pallecchi, Edizioni Quasar, 2015, pagg.53 e 54.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Giuseppe Costantino Budetta. Su una particolarità del miracolo eucaristico di Lanciano che genera perplessità.

Il miracolo eucaristico Lanciano è ritenuto il più importante della chiesa cattolica. Il prodigio avvenne verso la metà del VIII sec. d. C. nella chiesa di San Legonziano. Ci fu un monaco basiliano che dubitava della presenza reale di Gesù nella Eucaristia ed accadde il miracolo inoppugnabile. Durante la consacrazione della Santa Messa l’ostia diventò Carne viva ed il vino si mutò in Sangue vivo…

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Autore: Giuseppe Costantino Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com

Michele Santulli. Celestino, Rosalina e Rodin.

Forse si ignora che Auguste Rodin (1840-1917) è stato un autentico industriale della scultura a seguito della quantità enorme di soggetti in bronzo: migliaia di opere immesse sul mercato presenti in quasi tutti i musei e collezioni. Inutile richiamare alla memoria le opere che lo rendono immortale quali il Pensatore, il Bacio, la Donna accovacciata, Eva, il San Giovanni Battista, Iris… pertanto a nessuno di questi capolavori dedicò il tempo e l’attenzione e l’impegno di cui invece ritenne degno e meritevole il suo monumento allo scrittore Balzac.
In effetti la commissione affidatagli per la realizzazione di un monumento in onore del grande scrittore non ebbe successo; accurate e numerose furono le ricerche e investigazioni per pervenire alla individuazione dei maggiori elementi possibili sulla vita e personalità del romanziere: malgrado tale impegno i bozzetti non furono accettati e Rodin restituì l’anticipo versatogli a suo tempo. Personaggio troppo prestigioso, Balzac, per poter essere messo da parte così facilmente, per cui Rodin, accantonata la delusione cocente per l’insuccesso, continuò con la lavorazione e non poche furono le opere realizzate e acquistate da vari cultori: curioso costatare che gran parte erano soprattutto busti e ritratti che rispecchiavano il vero volto di Balzac.
Tali gratificazioni e tali conseguimenti non furono di sollievo e di accettazione da parte dell’artista: sentiva che qualcosa mancava al suo Balzac! E alla fine concluse che tale insoddisfazione risiedeva nel volto! E così ancora per altri anni continuò in silenzio ad occuparsi del Balzac e di un volto a suo parere idoneo e degno: tenuta in disparte e ignorata, in realtà è stata l’opera che maggiormente ha avvinto e perfino affascinato la sua personalità di artista, tanto che il suo biografo ha raccolto queste parole in merito: “La résultante de toute ma vie, le pivot méme de mon aesthétique” “la risultante di tutta la mia vita, il fulcro stesso della mia estetica”.
Invero il monumento a Balzac è stato il solo impegno artistico veramente sofferto e vissuto nella sua immensa produzione, che però il successo strepitoso di altre sue realizzazioni ha fatto passare sotto silenzio e perfino oscurato. Va rammentato che il Balzac lo ha impegnato negli ultimi anni della sua vita e la fusione in bronzo è stata eseguita oltre venti anni dopo la morte.
Rodin aveva frequenti rapporti con i modelli e le sue agende, blocchi per note e appunti contenevano lunghe liste di nominativi della più grande originalità e anche provenienza, numerose anche di Roma; quasi sempre affianco ai nomi, gli indirizzi, qualche descrizione fisica particolare, l’età, le sue impressioni e talvolta raramente anche il nome dell’opera relativa. Tra i nominativi, numerosi quegli italiani, sovente in una grafia strana e approssimata: tra questi un nome, secondo l’elenco della Signora Pinet, appare almeno due volte con cognome Prechi o Pechi o Peschi: Celestin o Celestino e affianco, le due volte, Balzac! Qui ci arrestiamo.
Così nel 1939, l’artista era morto nel 1917, il gesso originario lasciato nello studio fu fuso in bronzo e la scultura alta 2,75 m su un piedistallo in marmo alto circa 1,2 m, fu collocata all’intersezione stradale più gigantesca di Parigi, tra il Boulevard Raspail e il Boulevard du Montparnasse, dove si leva maestosa quasi di fronte all’antico famoso caffè La Rotonde e al più moderno Charivari. Ma chi è il Celestino di Rodin? Chi ne ha mai parlato e individuato?
E in questo momento si innesta la figura di un personaggio, che può darci la risposta, una donna, analfabeta, una domestica, piccolina alta 1,55 circa, alla quale il destino ha riservato un ruolo tale che oggi ancora per la comunità di lingua francese del pianeta, rappresenta quello che è la Marsigliese o la Rivoluzione o Napoleone o Coluche cioè un monumento vivente! Stiamo parlando della Semeuse, la Seminatrice, cioè la figura di donna che con gli abiti svolazzanti e un copricapo in testa, spande la sua semenza in giro nei campi: è stata presente per parecchi anni sulla monetazione d’argento fine ‘800-inizi ‘900, poi per molti anni sui francobolli, poi negli anni ’60 su una moneta d’argento e oggi sugli Euro. La domanda: quale la relazione con Celestino-Balzac? Negli anni passati lo scrivente ha non poco indagato e ricercato per venire a capo di certe situazioni della Storia riferite a certe sue componenti poco o per niente conosciute e chi è curioso può consultare in particolare “MODELLE E MODELLI CIOCIARI A ROMA, A PARIGI, A LONDRA NEL 1800-1900” e nel corso di tali indagini in Valcomino si è imbattuto, tra l’altro, nel Sig. Mario Franciosa residente a Clamart, un sobborgo di Parigi, che negli anni cinquanta aveva frequentato la Seminatrice ormai avanzata negli anni. E il Sig. Franciosa è stato depositario, unico, delle confidenze e racconti, anche intimi e personali, di Rosalina Pesce, il nome dunque della Seminatrice, nata nel 1886 in un paesino della Valcomino e poco dopo emigrata a Parigi!
E uno dei ricordi era il seguente: Rosalina che per molti anni aveva abitato con la madre nel cortile di un palazzo alla Avenue du Maine 51 con davanti l’Hotel de Paris, oggi ancora sui luoghi dove ha occupato tutto il piano terra, ogni volta che per il suo lavoro di domestica -aveva rinunciato al ruolo iniziale di modella perché non amava denudarsi- passava davanti al monumento a Balzac, il suo cuore, racconta il Sig.Franciosa, sobbalzava e lei si inteneriva! Il volto di Balzac, scavato dalla fatica, le occhiaie profonde rivolte lontano, i capelli al vento, era il volto del padre: Celestino di Rodin, il Balzac di Rodin, in realtà era effettivamente Celestino Pesce, il padre della Seminatrice, patrimonio della Francia!

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Didascalie:
-Volto di Celestino-Balzac,
-Il monumento davanti a La Rotonde.