Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Giuseppe C. Budetta. L’evoluzione delle ossa craniche in Homo Sapiens sapiens.

Il cranio di Homo Sapiens sapiens, rispetto a quello di Homo di Neanderthal, ha due autapomorfie strutturali: retrazione facciale e neurocranio più globoso.
In Homo Sapiens sapiens, c’è anche correlazione stretta tra un cervello voluminoso e denti postcanini piccoli, come se il volume complessivo del neurocranio fosse inversamente proporzionale a quello complessivo dei denti postcanini. In Homo sapiens e in Homo Sapiens sapiens, si verificò la riduzione della distanza tra superfici interne delle due ossa temporali, a livello della sutura tra piccole ali dello sfenoide e parte squamosa delle ossa temporali. Quest’articolazione è una sinartrosi ed il tessuto congiungente è connettivo fibroso. Nell’evoluzione umana, come dimostrano i reperti fossili, ci fu aumento volumetrico del cranio, accompagnato dallo spostamento in senso laterale della squama del temporale sulle piccole ali dello sfenoide. Queste modificazioni morfometriche comportano l’aumento del segmento sferico ad una sola base che racchiude l’encefalo (calotta cranica). Più in particolare, l’incremento riguarda il diametro ed il volume totale della calotta cranica. Questo segmento sferico ha per base una circonferenza con diametro AB. Il volume di tale segmento di sfera è dato dalla seguente formula: V = 1/6 h (h2 + 3r2)
L’aumento volumetrico del segmento sferico dipende, oltre che dall’altezza – distanza tra le ossa parietali e base cranica – dal quadrato del raggio moltiplicato per tre. La sutura squamosa, tra piccole ali dello sfenoide e faccia interna dei temporali, avviene tra superfici ossee tagliate a sbieco, una a livello della superficie interna (squama del temporale) ed una sulla superficie esterna (ali temporali o piccole ali dello sfenoide): l’allungamento delle estremità A e B, appartenenti al diametro AB, comporta aumento in altezza (h) della cavità cranica. Nel corso dell’evoluzione umana, si sono verificati incrementi di h e di r.
Dai reperti fossili, risulta che in Homo di Neanderthal, ci fu maggiore incremento di r, ma in Homo sapiens ed Homo Sapiens sapiens, l’incremento maggiore riguardò h. Cioè tra Homo di Neanderthal ed Homo Sapiens sapiens ci fu una inversione di parametri: nel primo ci fu un maggiore e più rapido incremento di r e nel secondo (Homo Sapiens sapiens) un lento incremento di r ed un più rapido ampliamento di h che tra l’altro, favorì lo sviluppo dei lobi frontali.

Autore: Giuseppe C. Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com

 

Sandrino Luigi Marra. La duplice festività di san Michele arcangelo.

L’antico fenomeno della transumanza: organizzazione, tassazione, vita, soggetti e preposti nel Regno di Napoli.
La duplice festività di San Michele Arcangelo, un unicum nella realtà del cattolicesimo, esprime di fatto l’antico fenomeno della transumanza. Infatti il 29 settembre coincideva con la partenza degli armenti e l’8 maggio con il rientro di questi….

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Autore: Sandrino Luigi Marra – sandrinoluigi.marra@unipr.it

Roberto Giordano. Bassiano, la grotta di Selva Oscura.

Bassiano è un piccolo e suggestivo borgo di impianto medioevale, posto su una collina a poca distanza da Sermoneta, in provincia di Latina. Le prime notizie su Bassiano risalgono al XII secolo ma vi sono numerosi indizi che testimoniano la frequentazione del sito fin dal periodo romano. Lo stesso toponimo di Bassiano sembra derivare da Fundus Bassus, una famiglia romana che in queste zone aveva dei terreni ed una villa rustica. …

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Autore: Roberto Giordano –roberto.giordano@aruba.it

CORTONA (Ar). La porta bifora.

La Porta Bifora (o Ghibellina o Bacarelli) a doppio fornice è l’unica delle porte monumentali della cinta etrusca di Cortona che si è conservata. Si ipotizza che Cortona etrusca avesse sette porte.
Gli scavi (1986 – 1990) hanno consentito di verificare relativamente al periodo etrusco – romano due fasi costruttive della porta.
Nella prima fase risalente al IV – III secolo a.C. fu realizzata una porta ad unico fornice con connessa strada selciata.
Nella seconda fase, databile alla prima metà del II secolo a.C., vi fu la sostituzione dell’ingresso esistente con una porta a doppio fornice (forse con funzione rispettivamente di entrata e di uscita dalla città), coperta ad arco e con controporta verso l’interno e relativo lastricato. Alcuni blocchi squadrati farebbero pensare anche alla costruzione di una torre a protezione dell’accesso alla città. Dalla porta si dipartivano le strade che conducevano ai centri di Chiusi ed Arezzo.
Nel 1847 davanti alla Porta Bifora (“a cinquanta braccia dalle mura”) fu rinvenuto un piccolo deposito votivo contenente due statuette bronzee (di 31 cm di altezza) databili al II secolo a.C. che un certo vel cvinti, figlio di una arnti, aveva dedicato a Culsans e a Selvans, divinità che erano rispettivamente preposte a tutela delle porte e del territorio extraurbano e dei confini. I due bronzetti, che furono ritrovati seppelliti sotto alcune tegole (atto di sconsacrazione?), forse erano stati originariamente collocati in due nicchie ai lati della porta. Tale ritrovamento unitamente all’assenza di tracce di usura relative al passaggio di carri deporrebbero per la funzione politico religiosa della porta bifora.
In epoca tardo antica (V – VI secolo d.C.) la porta fu ristretta ad un unico fornice, quello settentrionale.
Secondo la tradizione orale (sembrerebbe trattarsi di una leggenda) il 2 febbraio 1258 i ghibellini aretini insieme ai guelfi cortonesi esiliati sarebbero entrati dalla porta, detta appunto anche ghibellina, con inganno nella città e l’avrebbero messa a ferro e fuoco; per questo motivo l’accesso sarebbe stato successivamente chiuso.

Per approfondimenti sulla Porta Bifora di Cortona cfr.:
– MAEC Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona Il Museo della Città Etrusca e Romana di Cortona Catalogo delle collezioni, Edizioni Polistampa, 2005, pagg 73 e ss; pagg. 255 e ss; pagg. 335 e ss.;
– informazioni sulla porta sul sito visittuscany.com “Porta Bifora a Cortona”.

Di seguito immagini della Porta Bifora.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com