Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Giuseppe C. Budetta. Schemi iper-uniformi nella flora e nella fauna terrestre.

E’ da tempo dimostrata l’esistenza di uno schema strettamente frattale che sottende l’organizzazione della flora terrestre. In particolare, le piante si auto-organizzano secondo un ordine nascosto in uno schema di carattere generale, compenetrante l’intero ordine biologico.
La disposizione delle piante, in particolare nei paesaggi aridi, ha un “ordine nascosto iper-uniforme” che permette l’utilizzazione ottimale delle risorse idriche. In alcune zone aride dell’Africa occidentale, come in Namibia, c’è il fenomeno indicato “tiger bush” dove i raggruppamenti delle piante sembrano le strisce sul mantello di una tigre, se osservate dall’alto.
Immagini satellitari più accurate hanno ripreso oltre 400 aree aride sull’intero pianeta analizzando, con formule matematiche, i modelli spaziali delle piante nei rispettivi paesaggi. E’ stato visto che la disposizione delle piante riflette uno schema in apparenza disordinato. Invece dalla visione aerea, emerge uno schema iper-uniforme che non è una rarità, ma caratteristica diffusa in numerosi ecosistemi aridi. La disposizione delle piante, in un ambiente arido, le aiuta a sfruttare meglio la scarsità di acqua: la troppo vicinanza tra una pianta e l’altra incrementerebbe la competizione per la spartizione della scarsa acqua. L’eccessiva distanza tra una pianta e l’altra lascerebbe spazi vuoti che faciliterebbe l’invasione di altre piante. Si tratta di uno schema che tende a ridurre al minimo i conflitti competitivi per l’intera comunità.
Linee stradali, fossati e binari ferroviari che interrompono il normale flusso acquifero ne alterano i gradienti, facendo crollare l’ordine nascosto di una determinata flora.

C’è da dire che tutte le foglie di ciascun albero terrestre seguono schemi esclusivamente frattali, così come la ramificazione della venatura di molte foglie.
Gli scienziati hanno identificato l’esistenza di uno schema nel mondo animale e vegetale, dalla scala atomica alle molecole biologiche. Travalicando la sfera terrestre, esisterebbe uno schema comune che comprende galassie, ammassi di galassie e super ammassi.
Tornando alla biologia sulla Terra, i bastoncelli e i coni degli uccelli sono organizzati in modo iper-uniforme, secondo precisi schemi frattali. Alcune alghe, nuotando, seguono schemi iper-uniformi. Le penne degli uccelli hanno simmetria frattale, così come l’albero bronchiale, umano e nei restanti mammiferi. Schemi frattali si trovano nei neuroni cerebrali e nelle digitazioni dei microvilli intestinali…le papille fogliate nel rumine degli animali ruminanti (bovini, bufali, pecore, capre…).
Uno schema frattale iper funzionale riguarda alcuni alberi: quelli con fusto obliquo si ramificano più precocemente di alberi omologhi, ma con fusto perpendicolare al suolo.

Autore: Giuseppe C. Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com

Michele Zazzi. Stele Peruzzi o Stele dell’Antella.

Proveniente da Varlungo – Firenze (e non da Antella come si è pensato inizialmente) fu venduta nel 1893 dalla famiglia Peruzzi al Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
Il segnacolo funebre, in pietra arenaria grigia, è alto cm 159, largo cm 33,2-36 ed ha uno spessore di cm 8,5. La stele ha forma trapezoidale rastremata verso l’alto, è coronata da una palmetta a sette foglie e presenta decorazione su due riquadri.
Nel riquadro superiore vi è una tipica scena di simposio con due figure maschili semisdraiate su una kline ed un coppiere. Lo schiavo è coperto nella parte inferiore da un tavolo a tre gambe sul quale sono poste due situle. La rappresentazione del simposio si ritrova frequentemente nelle stele fiesolane (cfr. ad es. Stele di Travignoli, Stele di Sansepolcro, Stele di Via Corsica).
Sul registro inferiore vi è rappresentata una scena di gioco con due giovani seduti su sgabelli uno di fronte all’altro. In mezzo un tavolo a tre gambe con un cuscino e una tavoletta. Il personaggio di destra con la mano avanzata sembra prendere o lanciare qualcosa (pedine, dadi?). La maggiore altezza della figura di sinistra, unitamente alla barba, potrebbe evidenziare il ruolo socialmente più significativo (gerarchia) del personaggio. Si tratta di una scena unica nell’ambito del corpus delle stele fiesolane. La tavoletta è stata interpretata come una tabula luxoria.
L’immagine di due giocatori davanti ad un tavolo su cui sono collocati oggetti circolari (pedine?) si ritrova anche nella decorazione a cilindretto di buccheri chiusini del terzo quarto del VI secolo a.C. I giocatori tengono un bastone in mano e con l’altra prendono uno degli oggetti posti su quella che sembra una scacchiera (in questo senso Giovannangelo Camporeale). L’uomo a sinistra, forse di più elevato livello sociale, è seduto su un diphros, mentre l’altro ha una semplice seduta.
Nella più antica tomba dipinta di Capua (tomba III in località Auattro Santi) del 470 a.C. circa sono raffigurati due uomini, appoggiati ad un bastone, di fronte ad un gioco da tavolo. I personaggi giocano seduti su un diphros, davanti ad un tavolo basso, su cui sono visibili otto pedine emisferiche.
Entrambe le scene riprodotte sulla stele Peruzzi comunque attestano l’appartenenza del defunto ad un ceto abbiente ed elevato.
La stele è databile tra la fine del VI secolo e l’inizio del V secolo a.C.
Il monumento funebre è conservato a Firenze in Villa Corsini a Castello.

Sulla stele Peruzzi cfr., tra l’altro:
– L’ombra degli Etruschi Simboli di un popolo tra pianura e collina a cura di Paola Perazzi, Gabriella Poggesi, Susanna Sarti, Edifir edizioni Firenze, 2016, pag. 101 scheda 16;
– Luca Cerchiai, Il logos delle origini orientali degli etruschi: breve appunto sull’immaginario visuale in Annuali di Archeologia e Storia Antica 2016 – 2017 Napoli;
– Petra Amann, Le pietre “fiesolane”: repertorio iconografico e strutture sociali in Cippi, Stele, Statue – Stele e Semata Testimonianze in Etruria nel mondo italico ed in Magna Grecia dalla prima Età del ferro fino all’Ellenismo Atti del Convegno internazionale Sutri, Villa Savorelli, 24 – 25 aprile 2015 a cura di Stephan Steingraber, pag. 68;
– Edwige Lovergne, Les Etrusques jouaient-ils aux jeux de plateau ? , Revue d’Etudies Antiques, 2022

Di seguito immagini della stele Peruzzi.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Mario Zaniboni. La Venere di Hohle Fels.

La Venere di Hohle Fels, anche conosciuta come Venere di Schelklingen, è la testimonianza più antica dell’arte umana.
È stato scoperto nella grotta di Hohle Fels. La grotta si trova all’interno di un affioramento roccioso calcareo, e si trova ad Achtal, un’ampia valle del piccolo fiume Ach, un affluente del fiume Blau (che è un affluente del Danubio), nel Baden-Württemberg, nel sud della Germania.
Nella stessa valle, a circa 3 km dall’Hohle Fels, si trova un altro importante sito archeologico, la Grotta di Geissenklösterle, dove è stato rinvenuto un piccolo bassorilievo paleolitico-aurignaziano raffigurante un umano (di sesso non identificato) con le braccia alzate (soprannominato adoratore) e figurine di vari animali.
La valle è costellata di formazioni rocciose calcaree, e può essere considerata come un tipico paesaggio sacro.
La piccola scultura in avorio di mammut, ritrovata in una grotta tedesca, risale a circa 35-40mila anni fa e rappresenta una figura femminile.
L’arte è una delle espressioni più caratteristiche dell’essere umano, ma quando e come ha avuto origine?
Una possibile risposta ci viene fornita dalla Venere di Hohle Fels, la scultura umana più antica mai ritrovata, datata a circa 35-40mila anni fa.
È stata datata, col metodo del radiocarbonio, a un periodo che va tra i 31.000 ed i 40.000 anni fa, durante la cultura dell’Aurignaziano agli inizi del Paleolitico superiore, ed è associabile alle prime presenze dell’Homo Sapiens (Cro-Magnon) in Europa.
Si tratta della più antica rappresentazione del corpo umano di età paleolitica (Aurignaziano basale) oggi conosciuta, più antica di circa 5.000 anni rispetto alle altre “veneri” conosciute di età gravettiana.
Per fare una comparazione, la famosa “Venere di Willendorf”, il più famoso esempio di scultura paleolitica, secondo le più recenti datazioni risale a 22-24.000 anni fa.
Si tratta di una piccola figura femminile, alta appena sei centimetri, realizzata in avorio di mammut e conservata in buone condizioni, tranne per il braccio sinistro mancante.
La Venere di Hohle Fels è stata scoperta nel 2008 da un team di archeologi guidato da Nicholas Conard, dell’Università di Tubinga, nei riempimenti sotto il pavimento di una grotta situata vicino a Schelklingen, nel Baden-Württemberg, in Germania.
La grotta, nota come Hohle Fels (che significa “roccia cava”), è stata frequentata da diversi gruppi umani nel corso del Paleolitico superiore e ha restituito numerosi reperti di interesse, tra cui strumenti in pietra e osso, ornamenti, oggetti musicali e altre sculture in avorio.
La Venere di Hohle Fels si distingue per la sua antichità e per la sua raffigurazione di una figura umana, che la rende unica tra le altre sculture paleolitiche, che rappresentano prevalentemente animali.
La scultura è priva della testa, sostituita da un piccolo anello inciso, che potrebbe aver avuto la funzione di appendere la Venere come amuleto o pendente.
Il corpo è caratterizzato da forme rotonde e voluminose, tipiche delle cosiddette “veneri paleolitiche”, che enfatizzano il seno, i fianchi e il ventre, mentre le braccia sono sottili e le mani hanno dita ben distinte.
Le gambe sono corte e unite, e i piedi sono appena accennati. I dettagli genitali sono evidenti e marcati.
L’interpretazione della Venere di Hohle Fels non è univoca e ha suscitato diverse ipotesi tra gli studiosi.
Alcuni la considerano una rappresentazione di una dea della fertilità, altri un simbolo di seduzione o di maternità, altri ancora un autoritratto o una caricatura di una donna reale.
In ogni caso, la Venere di Hohle Fels testimonia la capacità degli uomini preistorici di creare opere d’arte con una forte valenza simbolica e emotiva, che ci permettono di avvicinarci alla loro cultura e alla loro visione del mondo.
A Schelklingen c’è un piccolo museo, dove le informazioni sulla preistoria costituiscono solo una piccola parte dell’esposizione.
A Blaubeuren si trova un eccellente Museo della Preistoria (Urgeschichtliches Museum, URMU), dove è esposto l’originale della Venere di Hohle Fels. Oltre alla Venere, ci sono molti altri oggetti esposti, come un flauto, il più antico strumento musicale conosciuto.

Nota: Galleria di immagini della Venere di Hohle Fels: https://www.alamy.it/fotos-immagini/venere-di-hohle-fels.html

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

Michele Santulli. La scultrice di Abramo Lincoln, Ciociara.

Lavinia ‘Vinnie. E.REAM (1847-1914 Wisconsin, Nord-Est) da umili origini, già a 16 anni trovò occupazione in un ufficio postale, straordinario per una donna, anche nell’America dell’epoca, a Washington, dove la famiglia si era trasferita a causa di grave infermità del padre. Abile e attenta anche alla importanza delle relazioni, grazie alla conoscenza di un politico della zona entrò in contatto con uno scultore che la ingaggiò nel suo studio, dove perfezionò la sua pratica di modellare la creta, estremamente consona con le sue vere inclinazioni ed aspirazioni artistiche: in prosieguo grazie allo scultore protettore e maestro, abbandonò l’occupazione all’ufficio postale per dedicarsi pienamente alla scultura, sua autentica passione.
Vinnie aveva trovato la realizzazione delle proprie inclinazioni e capacità. Il lavoro intenso, lo spirito estroverso e l’amabilità contribuirono, pur se ancora adolescente, a spianarle la via del successo che già non ancora ventenne poté assaporare con opere e commissioni pubbliche estremamente significative per un principiante, specie se donna e giovanissima, in quei tempi di feroce maschilismo.
Grazie ai primi lavori presso il maestro ed anche ad una spigliata capacità relazionale, il politico amico e protettore si sentì stimolato a entrare in contatto con la squadra di collaboratori di Abramo Lincoln, il presidente degli Stati Uniti, passato alla storia per l’abolizione della schiavitù a costo di una sanguinosa guerra civile ed a costo anche della propria vita, assassinato da un fanatico antiabolizionista. Frequentando dunque gli uffici presidenziali Vinnie entrò in contatto col presidente stesso che apprezzò molto questa ragazzina così estroversa e volitiva e determinata, dagli occhi vivacissimi ed una capigliatura corvina fluente a boccoli fino sulle spalle.
Apprendere che doveva lavorare per la famiglia essendo il padre morto, contribuì non poco all’apertura del presidente che qualcosa del genere aveva conosciuto e perciò fu molto disponibile ad ordinarle l’esecuzione del proprio ritratto, Vinnie aveva circa sedici anni: le mise a disposizione uno studio nell’interrato della Casa Bianca ed ogni mattina, si racconta, durante cinque mesi, acconsenti a che la giovane scultrice riprendesse i dettagli della sua fisionomia.
Tale commissione al massimo livello politico e sociale significò per la appena diciassettenne giovane artista il suo primo importante incarico pubblico e la verifica delle proprie capacità -siamo nel 1863/64- permettendo allo stesso tempo ad Abrahm Lincoln di apprezzarne ancora maggiormente sensibilità, schiettezza e grande volontà. Intanto la guerra civile per l’abolizione della schiavitù iniziata nel 1862 fino al 1866, infuriava specie negli stati del Sud.
Il busto al quale Vinnie lavorò con il più grande impegno e sensibilità soprattutto nello sforzo di rendere e di interpretare quella fisionomia così perennemente malinconica e triste del Presidente, una volta terminato ed approvato fu presentato ad una mostra organizzata dal Congresso che doveva valutare il più degno scultore per la realizzazione di una scultura in marmo del presidente da destinare nella cosiddetta Rotonda del Campidoglio, cioè l’ambiente sotto la cupola: infatti il Presidente, il 15 aprile del 1865 come già detto era caduto sotto i colpi di un fanatico schiavista e perciò il Congresso si stava occupando del concorso organizzato per la realizzazione di una statua da dedicargli. E il concorrente che più rispondeva ai requisiti sembrava essere questa giovane, ora diciannovenne, dai capelli lunghissimi e neri, dagli occhi vivacissimi, bella, estroversa, volitiva, che aveva già goduto fattivamente l’ammirazione dell’ormai defunto e rimpianto Presidente.
In effetti erano disponibili non pochi artisti, alcuni già affermati e consolidati, per di più uomini: le donne a quell’epoca non contavano, non esistevano come artisti. Ed ora per la prima volta nella pur giovane storia del Paese si stava correndo il rischio che una donna, intelligente, oltre che esperta scultrice, combattiva, prendesse il loro posto.
Grande l’imbarazzo dei membri del Congresso nel dover valutare una candidata, ora di diciannove anni -siamo nel 1866- senza formazione ed esperienza, di umili origini, donna in una società di soli maschi. E non poche le critiche e le calunnie ed i sospetti visto il suo fascino e libertà, di possibili pratiche illecite e corruzione e raccomandazioni. Pur tuttavia la qualità incontestabile del ritratto presentato al concorso, la personalità decisa di Vinnie nonché la sua maturità e, in aggiunta, le attenzioni particolari del defunto presidente verso di lei, convinsero il Congresso a conferirle l’incarico prestigiosissimo.
Si immagini la baraonda mediatica in tutti gli Stati Uniti, questa giovanissima affascinante ragazza che oscurava la vecchia tradizione maschilista ed in aggiunta, apriva nuove possibilità al femminismo ed ai diritti delle donne. Pettegolezzi in quantità.
Iniziò il suo lavoro a modellare l’argilla da cui trarre in seguito l’esemplare definitivo in marmo o bronzo: lavoro particolarmente impegnativo anche per la mole del modello in quanto il presidente Lincoln era alto più di un metro e novanta e che lei aumentò di una decina di cm. Dopo circa parecchi mesi di lavoro meticoloso ed accurato, la scultura era terminata con soddisfazione di tutti e fu confermata la traduzione in marmo.
Vinnie decise di far eseguire il lavoro da marmorari italiani tutti grandi esperti nella lavorazione della pietra; così organizzò la spedizione del modello a Roma e si mise in viaggio. Era il 1868. Una volta a Roma approfonditi colloqui coi marmorari di Via del Babuino e di Via Margutta, accompagnata dal console americano a Roma, fecero maturare in lei, specie a causa delle dimensioni fuori del comune del modello, di trasferirsi direttamente a Carrara dove i marmorari avevano più dimestichezza ed esperienza dei grandi formati. E così avvenne ed il contratto fu concluso con una ditta locale specializzata, con la quale scelsero anche il blocco di marmo bianchissimo.
Il soggiorno a Roma intervallato con ripetuti viaggi a Carrara e anche con un soggiorno a Parigi, Vinnie, visti anche gli impegni familiari incombenti, dovette anche darsi da fare per guadagnare e così promuovere la propria presenza di scultrice che fu apprezzata, si racconta, dal compositore Liszt in quel periodo a Roma, dal pittore Gustavo Doré, dal cardinale legato della segreteria di Pio IX Giacomo Antonelli, ciociaro di Sonnino ed altri.
Durante la sua permanenza romana Vinnie entrò in contatto anche con i membri della ricca colonia di americani, tra questi due pittori non mancarono di ritrarre la scultrice: si rammenti che in questi due anni 1868-1870 di permanenza in città, a Roma, prima della “usurpazione dello Stato della Chiesa da parte dei Piemontesi” era ancora visibile ed evidente la sua ciociarizzazione cioè la presenza preponderante ed imponente della umanità ciociara nei suoi costumi ormai celeberrimi. Ed i due artisti americani hanno ritratto la splendida Vinnie in uno sgargiante costume ciociaro!
Uno dei due, quello realizzato da un notissimo ritrattista, G.Healy, si trova presso una istituzione specializzata nella raccolta di opere di artisti americani, il Smithsonian Institute.
La scultura in marmo di Carrara bianchissimo si ammira oggi nella Rotonda del Campidoglio (Casa Bianca) dove fu inaugurata nel gennaio 1873 alla presenza delle massime autorità tra cui il nuovo Presidente. E Vinnie aveva 23 anni.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu