Spesso sottovalutati, le visite ad Limina e le relative relazioni preparate dai vescovi, sono, analizzandole sono sempre materiale di notevole importanza storica, sociale, culturale ed antropologica.
Leggi tutto nell’allegato: Calvisi
Spesso sottovalutati, le visite ad Limina e le relative relazioni preparate dai vescovi, sono, analizzandole sono sempre materiale di notevole importanza storica, sociale, culturale ed antropologica.
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Il castello di Musso – che sarebbe meglio definire rocca, almeno nel periodo del la sua massima espansione – si sviluppava per un dislivello di oltre 300 metri lungo la dorsale del l’omonimo Sasso, sperone roccioso che, scendendo dalle propaggini nordorientali del monte Bregagno, si getta nel lago di Como, al confine tra i comuni di Musso e di Dongo, in provincia di Como.
Una primitiva fortificazione esisteva in loco forse già a partire dall’Altomedioevo, sebbene le prime notizie documentarie che trattano della presenza di un castello – che all’epoca apparteneva a Jacopo Malacrida – risalgano al 1335.
Leggi tutto nell’allegato: Le rovine della rocca di Musso
La negatività implicita nella definizione secoli bui attribuita ad una età di mezzo genitrice della modernità origina dalla necessità postunitaria di coagulare nel passato imperiale classico la costituenda identità nazionale. L’archeologia classica ha solo di recente scisso il forte legame con antiquaria, storia dell’arte ed estetica, quando tale impostazione, sedimentata negli ambienti accademici è incrinata, nel secondo dopoguerra, dalla connotazione sociale di Bianchi Bandinelli prima e da quella positivista di Andrea Carandini. Il portato dei due capiscuola classicisti integra varie esperienze, tra cui quelle del ligure Nino Lamboglia (Mannoni 2003), che sedimentano nel manifesto di Erice (Tp) del 1974, nella coeva rivista Archeologia Medievale, e, a seguire, in Archeologia Postmedievale che elimina le ultime cesure cronologiche.
Leggi tutto nell’allegato: Note di archeologia postclassica dal territorio centropadano.
Vedi: 1a)Per un database dei siti medievali centropadani
Vedi: 6a)Per un database dei siti postmedievali centropadani
I musei del Cibo del parmense come esempio di Best Practice.
L’autore intende portare all’attenzione del lettore la relazione esistente tra la valorizzazione del territorio e il suo patrimonio culturale, ovvero quell’insieme di caratteristiche, tangibili ed intangibili, che danno al luogo la sua definizione ed immagine particolare; in altre parole, la sua identità.
Leggi tutto nell’allegato: Valorizzazione-del-territorio-e-Musei-del-Cibo
Autore: Alessandro Turchi – alessandro.turchi@outlook.com