Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Eva Francesca MARTELLOTTA. PIOVESELLO (PC). PaleoAPPennino, un progetto di valorizzazione e fruizione proposto dai giovani dell’Università di Ferrara.

L’area archeologica di Piovesello, situata nei pressi del comune di Ferriere (PC) è al centro di un progetto di tutela e fruizione dei beni culturali gestito interamente da giovani under 35.
Le indagini archeologiche in questa zona, situata a 870 m sul livello del mare, hanno avuto inizio nel 2012, quando alcune ricognizioni si sono concentrate nell’area umida (da qui, il nome “Piovesello”) creatasi intorno ad un canale di drenaggio delle acque piovane nei pressi della località di Cassimoreno. Sono stati ritrovati, inizialmente, alcuni strumenti in pietra scheggiata (diaspro rosso) che hanno subito incuriosito i ricercatori, i quali hanno organizzato la prima campagna di scavo l’anno seguente. Cinque anni più tardi, l’Università di Ferrara e l’IBC dell’Emilia Romagna riprendono in mano le indagini, con il prof. Marco Peresani come direttore scientifico delle ricerche e il dott. Davide Delpiano a dirigere lo scavo: tra luglio e agosto 2018 l’investigazione del sito viene terminata e tutti i reperti raccolti vengono mappati e inventariati…

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Autore: Eva Francesca Martellotta – eva.martellotta@gmail.com

Lucio TARZARIOL. Ritrovate le tracce del castello di Mondragon “l’altura del serpente”.

Tarzo, svelato il segreto del “Mondragon” “la scoperta del Drago” e il ritrovamento delle rovine del antico castello. Il Bibliotecario di Tarzo, Lucio Tarzariol, prova la vera origine del toponimo “Mondragon” e ritrova le antiche rovine dell’eremo scomparso di cui non si conosceva l’ubicazione.
Dalle indagini e dai resoconti storici poco sappiamo dei castelli locati nel Comune di Tarzo; si fa cenno al castello dei “Da Corbanese”, riconducibile alla “Curtis de Orbanisse”, un villaggio fortificato esistente già in epoca franca; infatti, dal 928 d.C. al 1016 d.C., era compreso nel vescovado di Belluno, per cui i Da Corbanese, erano vassalli del vescovo-conte di Belluno, come del resto conferma anche un documento dell’anno 1016 d.C. nel quale, come asserisce lo storico A. Vital, “Collaldrà con tutti i fortilizi dei Castellich erano sotto la potente giurisdizione del vescovo-conte di Belluno”, poi il Castello entrò a far parte del territorio di Conegliano e successivamente passò ai Da Camino….

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Autore: Lucio Tarzariol – reminiscenti@inwind.it

Maily SERRA. Villaggi rurali medievali tra abbandoni e continuità di vita.

L’area di studio che qui si presenta si trova nella porzione centro-meridionale dell’isola, in quella che nel Medioevo era la frontiera del Regno di Cagliari con quello di Arborea. All’interno del Regno calaritano costituivano le due circoscrizioni amministrative denominate Curatoria di Trexenta e Curatoria di Siurgus. Villaggi …

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Autore: Serra Maily – maily.serra@gmail.com

Sandrino Luigi MARRA, Regolamentazione dell’uso delle acque in un comune del meridione di Italia 1809-1939.

L’uso delle acque pubbliche ovunque e dovunque ha sempre creato dissapori, litigi, contenziosi di vario genere, ed in passato ove spesso lungo i corsi di fiumi e torrenti vi erano impianti produttivi che funzionavano con la forza motrice di origine idraulica, le dinamiche di uso erano oltremodo complesse e nel tempo abbisognarono di una regolamentazione particolare, oltre ad una sorveglianza costante da parte dei comuni dell’uso e dello sfruttamento delle stesse.
Un esempio particolare era il Torano a Piedimonte di Alife (oggi Matese), il quale nel suo corso e lungo il suo letto ospitava diverse attività legate alla forza motrice idraulica. Mulini, piccole attività artigianali per la lavorazione della carta, ma in particolare il cotonificio di Piedimonte che sfruttava la forza motrice generate dalle acque del Torano per far funzionare le proprie macchine, le quali nel 1845 ammontavano a 170 telai meccanici modello Jacquard mossi da tale energia, con un impiego complessivo di 1200 operai tra uomini e donne. Ma queste non erano le uniche attività che ne facevano uso, poiché con la stessa forza motrice per decenni funzionarono segherie idrauliche, ben 4 diversi molini, due cartiere, alcune concerie, diverse piccole industrie per la lavorazione della lana, di panni di lino, ed anche tintorie e gualcherie, ma in particolare le acque erano usate come ancora oggi per l’irrigazione dei campi. In questa attività le acque del Torano venivano irreggimentate in un dedalo di canali e canaletti che offrivano la possibilità di irrigare campi anche lontani alcuni chilometri dal letto stesso. Tale sistema era poi gestito dalla amministrazione del comune, attraverso dei regolamenti, con la sorveglianza della distribuzione delle acque affidata al corpo di polizia municipale ed il pagamento di una tassa di uso. Nel caso del Torano che attraversava più di un comune, il regolamento veniva strutturato dai rappresentanti dei comuni stessi toccati dalle acque del torrente, riferendosi comunque ad un regolamento legislativo regnicolo.  In questo caso specifico, ovvero il Torano parliamo di un torrente che aveva al tempo, come oggi anche se irreggimentata, una portata di acqua che variava da 1000 a 2500 litri al secondo, ben sufficiente nel XIX° secolo all’uso ed alla bisogna industriale ed agricola.,,

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Autore: Sandrino Luigi Marra – slmarra@libero.it