La pedemontana del Vesuvio in epoca romana pullulava di complessi residenziali.
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Autore: Francesco Formicola
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Il culto della Mater Magna affonda le sue radici nella terra della rimembranza ove le ombre di un lontano passato evocano ricordi, mai cancellati di prosperità e gioia, di un tempo in cui l’uomo, stranito dai molteplici poteri e aspetti della natura, la fece madre e nutrice, iniziando a vivere nella sua immanenza come prodigo figlio che con timore venera e rende grazie alla sua Dea.
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Andrea ROMANAZZI: Guida alla Dea Madre in Italia – Itinerari fra culti e tradizioni popolari
La presenza dell’oro nei torrenti dell’Ovadese è nota da tempo, ed è certo che la sua raccolta è iniziata nella più remota antichità. Particolarmente intenso è stato lo sfruttamento dei terrazzi che si sviluppavano nei tratti finali dei torrenti Stura, Gorzente e Piota, i quali sono stati completamente rimossi e, al loro posto, restano ancora estesi accumuli di ciottoli residui di lavaggi che la tradizione popolare fa risalire ai Romani. I depositi di ciottoli sono in effetti del tutto simili a quelli che si possono osservare in altre parti del bacino padano, specie lungo il fronte esterno dell’anfiteatro morenico di Ivrea, che rappresentano indubbiamente la testimonianza dello sfruttamento in epoca romana e preromana di analoghi terrazzi auriferi, ma mentre questi si trovano notevoli distanze dai probabili giacimenti primari, quelli dell’Ovadese, formatisi in aree meno esposte ai fenomeni glaciali, sono in stretta relazione con le manifestazioni aurifere primarie presenti nella fascia collinare che si estende a sud di Ovada, ove affiorano rocce facenti parti del complesso metaofiolitico-calcescistoso noto col nome di Gruppo di Voltri.
Le manifestazioni aurifere primarie si collocano in rocce ultramafiche tettonizzate e serpentinizzate, derivate da originarie lherzoliti, all’interno di dislocazioni tettoniche verticali con sviluppato scorrimento in direzione nord-sud (shear zones) che, in genere, mettono in contatto le lherzoliti con altri tipi di rocce; localmente assumono invece giacitura suborizzontale, in corrispondenza di estese fasce milonitiche che evidenziano fenomeni di scorrimento e brecciatura delle masse lherzolitiche più superficiali. Sono costituite da corpi lenticolari di breccia serpentinitica alterata e cementata da reticolati di vene quarzoso-carbonatiche, solo localmente da veri e propri filoni quarzosi compatti, e si estendono per poche diecine di metri, raramente per qualche centinaio, con spessore variabile dal decimetro a qualche metro, ma sono talora numerosi e ravvicinati tanto da poter costituire giacimenti unitari. Nel complesso costituiscono un particolare tipo di roccia, indicato nella vecchia letteratura col nome di idrotermalite ed oggi più internazionalmente noto come listwaenite, derivato da carbonatizzazione e silicizzazione di ultramafiti ad opera di fluidi idrotermali. All’interno delle vene di quarzo, ma anche nel materiale serpentinitico alterato, si trovano minerali metallici, per lo più di dimensioni microscopiche e in forma dispersa: soltanto localmente si hanno piccole concentrazioni di pirite microgranulare o grosse plaghe di altri solfuri. La paragenesi metallica è costituita da oro, pirite, marcasite, calcopirite, pirrotite, blenda (sfalerite) galena e tetraedrite, ai quali si associano minerali componenti le serpentiniti; particolarmente abbondanti sono i prodotti limonitici di alterazione di colore rossastro e, in alcune vene, di microdiffusioni di un minerale verde cromifero (fuchsite). L’oro è prevalentemente presente allo stato libero, sia nella ganga quarzosa che nel materiale limonitico, in plaghette che in genere non superano il millimetro; in alcune druse e geodi si possono comunque trovare piccoli cristalli con abito ottaedrico e aggregati dendritici centimetrici. Il contenuto è molto vario ed irregolare, anche nell’ambito della stessa vena: nei filoni più ricchi si possono localmente raggiungere e superare i 200 grammi per tonnellata di roccia, ma il tenore medio, anche nel minerale scelto, è di pochi grammi. Il metallo è costituito da una lega con contenuti medi dell’85% di oro, 15% di argento e tracce di rame ed altri elementi.
Filoni e vene quarzose sono tipicamente idrotermali e l’origine dell’oro va cercata nelle rocce ultramafiche incassanti, che ne contengono sempre discrete anomalie. La presenza dell’oro è stato infatti riconosciuta anche al di fuori delle vene mineralizzate: nelle lherzoliti è presente in tracce, mentre nei live
Secondo la definizione di Laing, la sicurezza primaria e ontologica stabilisce un forte senso identitario costituito dalla fiducia in sè stessi e negli altri. Se questa fiducia risulta assente, l’aggressività può trasformarsi nell’unica modalità per esprimere se stessi e per rassicurarsi sul proprio modo di esistere e di essere.
Infatti i momenti apicali dell’età evolutiva in cui si manifestano crisi d’identità, come l’adolescenza, presentano comportamenti aggressivi. I soggetti insicuri palesano difficoltà ad accettare i propri aspetti e sentimenti negativi, proiettandoli all’esterno su un nemico, come un compagno di classe, un gruppo sociale o una nazione. La sicurezza e l’identità personale si costruiscono sempre nel rapporto sociale, all’interno del gruppo famigliare nella relazione con l’adulto, in seguito con i coetanei e i gruppi di pari. Una solida sicurezza e un solido senso della propria identità si fonda sulle prime esperienze affettive nelle fasi primarie dello sviluppo.
In questo ambito la scuola dovrebbe svolgere un ruolo importante in senso positivo, aiutando il bambino ad avere una buona sicurezza, il che comporta la sua personale valorizzazione e l’apprezzamento delle qualità positive personali, aiutandolo a conoscersi. La valorizzazione aiuta il bambino ad avere fiducia in se stesso consentendogli di superare senza timore e aggressività difensiva, gli ostacoli, gli insuccessi, le frustrazioni. Svalutare un bambino punendolo, non serve ad evitare il ripetersi dell’azione indesiderata e significa provocare indirettamente comportamenti aggressivi di tipo difensivo.
Esprimere se stessi e le proprie capacità
La sicurezza si rinforza e si costruisce in un contesto sistemico che offra l’opportunità di esprimere se stessi e le proprie capacità. Gli atteggiamenti aggressivi si ingenerano in un ambito scolastico che svaluta, inibisce e critica le potenzialità del ragazzo. L’educazione autoritaria è fautrice di atteggiamenti di risposta di tipo aggressivo, ponendosi come un’educazione frustrante e punitiva che limita l’allievo nel raggiungimento degli obiettivi e nella realizzazione di sé. L’aggressività è anche una delle più comuni reazioni alla frustrazione e serve ad abbattere l’ostacolo che si frappone alla realizzazione dell’obiettivo, difendendo la propria immagine minacciata dalla sconfitta. Una personalità aggressiva sempre in lotta per l’affermazione di sé viene costruita da un’educazione autoritaria. Questo non significa che la scuola, come la famiglia, non debbano porre limiti al ragazzo, infatti la sicurezza in sé si stabilisce nel progressivo incontro con le difficoltà commisurate alle proprie possibilità. Dunque anche un’educazione permissiva che impedisce al ragazzo ogni ostacolo ed ogni frustrazione, genera atteggiamenti aggressivi. Dunque il modello educativo che suscita comportamenti meno aggressivi non è né autoritario, né aggressivo, ma autorevole, che non evita ostacoli e punizioni, in un clima però di affetto e valorizzazione.
L’empatia con l’altro
L’identificazione con l’altro da sé è un concetto relativo alla sicurezza e costituisce un efficace inibitore dell’aggressività. Con l’identificazione per ognuno di noi è possibile riconoscere nell’altro una persona simile alla propria. Infatti secondo studi di etologia, l’essere umano possiede una facoltà di inibizione innata all’aggressività che gli impedisce di eliminare il proprio simile. Tale facoltà si basa sulla possibilità di identità ed empatia con l’altro percepito come essere uguale a sé. Un forte senso di identificazione, come la sicurezza, si forma, si sviluppa e si evolve nei rapporti individualizzati con adulti significativi, con le figure primarie nelle prime fasi di crescita, attraverso la reciproca relazione si costruisce il senso della propria identità, tramite il riconoscimento della personale realtà e della dimensione altrui. Ma queste primitive esperienze di certo determ