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Laura TUSSI: Le prassi-modalità e gli strumenti educativi utilizzati a scuola nel processo di socializzazione normativa – I modelli integrazionista e costruzionista.

In ambito scolastico si dispongono costantemente, si adeguano sempre delle prassi, delle pratiche d’azione e modalità di comportamento, nonché strumenti normativi per attuare nell’ambito dell’ecosistema o microsistema educativo dei principi normativi e per attivare negli allievi processi di socializzazione atti e volti a stabilire delle norme in un tessuto d’azione anche negoziabile, flessibile, interattivo e modificabile.

Il fatto di disporsi a cerchio con i banchi, incentrando l’attenzione sull’artefice primario del processo educativo (l’educatore/insegnante), la pretesa della prenotazione del turno per alzata di mano anche al fine di intervenire a scopi didattici ed il rispetto cronologico dell’intervento, costituiscono un insieme di strumenti normativi che possono avviare processi socializzanti, fautori di regole e norme implicite, esplicitate dall’insegnante e acquisite dal ragazzo quali modalità funzionali alla migliore convivenza e al reciproco rispetto, senza adottare modalità coercitive, ma ampliamente condivise in maniera interattiva.

Anche questa elaborazione di intervento educativo, pienamente condivisa e attuata dalla sottoscritta, risulta il frutto di decenni di studi sociologici dei processi di crescita, che oscillano tra interazione e rispetto delle regole, nonché processi di socializzazione. Infatti l’idea di infanzia fino ai giorni nostri si modifica in base ad alcuni modelli di lettura sociologica. Negli anni ’60 e ’80 l’idea di bambino è legata alla concezione di società funzionalista, integrazionista o costruttivista, per cui l’educazione in questo periodo risulta finalizzata all’integrazione funzionale dell’individuo alla società. Parsons e Durkheim elaborano lo schema AGIL, riflettendo sulla società interessata ad inquadrare gli individui in alcuni modelli preordinati in un autocratico adultocentrismo, che vuole inglobare il bambino nella società. E’ lo stesso modo di pensare che subentra con gruppi minoritari di società “altre” per cui deve avvenire un processo assimilatorio con il gruppo di accoglienza.

Da questi concetti nasce la prospettiva educativa adultocentrica che prevede la completa integrazione nella struttura sociale, secondo un modello funzionalista che coinvolge ruoli e funzioni di adeguamento e adattamento all’ordine precostituito. Il modello funzionalista e integrazionista con Parsons si esplica con lo schema AGIL (adattamento, obiettivo, integrazione e latenza), dove latenza significa riproduzione della cultura secondo gli obiettivi dati all’educazione negli anni ’60 e ’80. Secondo Parsons tutto è analizzabile con questo schema, che rappresenta un modello di lettura della realtà adeguato a leggere la struttura sociale. Questo modello adultocentrico corrisponde a diverse prassi di intervento, tra cui prevalgono le modalità coercitive. Per esempio emerge la prassi della sorveglianza.

Focault scrive “Sorvegliare e punire”, in cui il concetto di sorveglianza conduce all’aspettativa che l’altro si comporti in base alle nostre regole a dettami imposti. Prevale il valore dell’imparare a conformarsi come sostiene Danzinger ne “La socializzazione”. Se l’obiettivo è quello della conformità subentra il rischio di ipersocializzazione, per cui l’infanzia non deve risultare trasgressiva, né deviante, ma ipersocializzata. Il grosso rischio è una forma di dipendenza sociale perché in assenza di regole e norme l’individuo è disorientato, per cui si avverte l’esigenza di essere incasellati, inquadrati come in una protezione, in un’incubatrice, in quanto le norme esterne non sono state interiorizzate come regole intersoggettive. Dal punto di vista strutturale della società si avverte omologazione, omogeneità in senso positivo.

La riproduzione culturale implica invece un impoverimento e il rischio che si presenta è appunto l’ipersocializzazione. Alcuni autori criticano il modello ipersocializzante e funzionalista, applicando alla realtà il modello costruzionista-inte

Laura TUSSI: Il processo di crescita e di socializzazione – Dall’individuazione all’appartenenza.

I continua apicali e gli status sociologici

L’autonomia normativa è un aspetto importante del concetto di crescita. Le tappe del ciclo di vita sono costruzioni sociali. L’infanzia, la preadolescenza, l’adolescenza e la vecchiaia, ovvero le età della vita, sono costruzioni sociali in quanto alle tipologie e filosofie del processo sociale evolutivo dell’individuo corrispondono delle prassi educative. I modelli consistono in filosofie di costruzione delle diverse tappe o età, o stadi della vita attraverso delle prassi, il cui utilizzo comporta diversi problemi, quali la costruzione dell’identità, l’autonomia normativa, il rispetto delle regole. Questi problemi coinvolgono il bisogno dell’individuo di sentirsi un Io e appartenente a qualcuno:
Bisogno di identificazione
Bisogno di appartenenza

Regole che implicano un particolare comportamento, in cui l’individuazione differisce dall’appartenenza. L’infanzia si costruisce secondo vari processi in modo sociale, individuale, gruppale. Il processo di crescita comprende dei continua quali l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza, ossia età e tappe sociali con uno status sociologico. Un tempo le fasi di crescita erano segnate da riti di passaggio, come la generatività. Il processo di crescita non ha fine, è definito da tappe spazio-temporali, non solo scandite dal tempo, ma anche dagli spazi che si occupano (scuola, lavoro, famiglia).

Gli studi sui processi evolutivi

Gli interventi sociali esterni quali lo stabilire la maturità a 18 anni, le attribuzioni di ruolo, secondo Parsons corrispondono ad aspettative specifiche relative ai ruoli attribuiti. Sussistono interferenze che riguardano l’individuo, perché la società interferisce sull’individuo, in quanto in essa si costruiscono le idee, le tappe, i ruoli attribuibili alle fasi dell’adolescenza, dell’infanzia e della giovinezza. La psicologia dello sviluppo è influenzata dalla costruzione di tappe corrispondenti ad uno sviluppo biologico e culturale. Piaget sostiene che senza lo sviluppo biologico non si crea evoluzione culturale, in quanto la plasticità è co-costruzione di cultura e di crescita, in cui le età, ossia le tappe o fasi esistenziali, o momenti vitali, scandiscono il ciclo di vita che comprende il concetto di generazione e di generatività (cfr. Cavalli). Prima di un’analisi sociologica, precedente all’industrializzazione, secondo Durkheim, si parlava di bambino pre-sociologico. Nel 1600 Hobbes considerava il bambino cattivo, per cui occorreva intervenire con la prassi della coercizione, con imposizione e punizione. Nel 1700 Rousseau considera il bambino buono e innocente. Nella società cattiva dell’Emilio, il bambino è messo in un posto senza interferenze negative sociali, così da evidenziare la sua intrinseca bontà. Locke e Rousseau parlano di bambino immanente e di contratto sociale, che comporta condizionamenti sociali, da cui nasce lo studio della società nell’Illuminismo, per cui si considera la trasgressione attraverso fattori criminogenetici, ossia influenzati dalla criminologia. L’idea di uomo è costruttiva, determinata da fattori biologici, per cui la persona che trasgredisce le regole è influenzata dai condizionamenti sociali. Nel 1972 Piaget introduce il concetto di natura già valutato dalla razionalità illuminista, ma ancora non collocato nel processo di crescita. Secondo Piaget le fasi della natura sono uguali per tutti, tranne gli errori che in esse possono subentrare. Nel 1900 Freud analizza il bambino inconscio, ossia le dinamiche interiori che mettono in interazione l’istintività inconscia con una regolazione determinata dalla società al fine di costruire l’Io, un’istanza psichica interrelazionale. Freud porta l’attenzione in riferimento al ciclo di vita non relativo al futuro, ma inerente il passato del soggetto da cui dipende la sua struttura psichica. Fino a Freud il modello di analisi era sempre stato prospettato nel fu

Daniele PINTO: La monetazione cinese.

Uno degli elementi che maggiormente caratterizza la storia di un popolo è sicuramente quello legato alla produzione numismatica, infatti, proprio grazie al ritrovamento ed allo studio delle monete è stato possibile non solo capire le mode del tempo, cioè le varie tipologie di vestiti e acconciature di capelli, ma anche e soprattutto avere nozioni per noi fondamentali circa la religione diffusa allora in quella determinata area geografica ed i vari appellativi dei sovrani, che, studiandone l’evoluzione cronologica ci hanno consentito di ordinare tutte quelle monete dove non era riportata alcuna data.

Le monete rappresentano infatti una sorta di archivio di documenti ufficiali e contemporanei agli avvenimenti, che non hanno subito nei secoli interpolazioni di sorta. Prima di analizzare, se pur sommariamente, una delle produzioni numismatiche più affascinanti della storia, come quella cinese, è importante chiarire il significato di numismatica: la numismatica è lo studio scientifico delle monete nei loro rapporti con la storia, l’arte e l’economia. Infatti analizzare una moneta significa studiarne tutti i suoi vari aspetti : economico, giuridico, metrologico, artistico, politico, civile, storico, mitologico, iconografico, epigrafico, geografico, cronologico e comunicativo.

Salvo alcune eccezioni, soprattutto nell’ antichità, ogni moneta presenta un “dritto” ed un “rovescio” : il dritto corrisponde al risultato del conio d’ incudine, il rovescio a quello del conio di martello. Elementi necessari per lo studio numismatico sono il tipo, cioè la parte figurativa, e la leggenda ( o legenda), cioè la parte epigrafica. L’ insieme di tipo e leggenda è detto impronta.

L’ origine della monetazione cinese è, come in ogni civiltà, legata al mondo dell’ economia e del commercio, ed infatti una sorta di protomoneta era costituita da alcune conchiglie usate, appunto, per l’acquisto di merce nei mercati. A testimoniare questa prima forma di moneta , se pur rudimentale, vi sono i ritrovamenti datati al XII sec. a.C. che rivelano come, con l’introduzione del bronzo come mezzo di scambio, il tema della conchiglia fosse qualcosa di autoctono: queste prima forme bronzee, infatti, erano realizzate a forma di conchiglia, se pur senza alcuna iscrizione.

E’ necessario, comunque, per capire il perché dell’ importanza del materiale di realizzazione delle monete parlare dei tre valori di una moneta: intrinseco, nominale e commerciale.

Il valore intrinseco di una moneta corrisponde al valore del metallo impiegato per fabbricare la moneta; il valore nominale è quello che compare scritto sulla moneta; il valore commerciale, infine, consiste nel valore della moneta in confronto alle altre merci di scambio ed in particolare in confronto alle altre monete.

Le prime forma monetali propriamente dette furono introdotte sotto la dinastia Zhou verso la fine del XII secolo a. C., intorno al 1122 ed ebbero un rapido sviluppo nel periodo cosiddetto Primavera-Autunno e durante il Periodo degli Stati Combattenti, vale a dire, tra il 770-476 a.C. Queste prima produzioni assunsero la forma di oggetti metallici di largo uso come pale, vanghe, coltelli, conchiglie sulle quali era impressa, oltre ai simboli del cielo e della terra, l’indicazione di peso ed autorità.

Alcuni secoli dopo, a partire dal IV-III secolo, la forma delle monete subì una cambiamento notevole legato agli influssi coreani: la forma , infatti, mutò in una sorta di arco di porta.

Di particolare rilievo sono le produzioni antropomorfe datate al III secolo caratterizzate da un basso spessore ed allungate.

Nel nord della Cina si sviluppò una moneta chiamata “moneta Kongshoubu”, mentre nel sud già dal V secolo erano comparse monete a forma di coltello e coltello ridotto, evidentemente per risparmiare metallo, ed una moneta a forma di conchiglia, ma con tipi definiti a “naso di formica” o “fa