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Angelo PALEGO, Daniele SAPORITO, Come abbiamo trovato l’Arca di Noe’.

Sottotitolo: Localizzazione dell’Arca di Noe’.
…è proprio la Bibbia che ci dice il preciso punto dove l’ Arca di Noè si fermò sul Grande Ararat…


Indice:
Capitolo 1: Trovata l’Arca grazie alla Bibbia,
Capitolo 2: Dal libro della Genesi,
Capitolo 3: Mappa della cima del Grande Ararat,
Capitolo 4: Crepacci Paralleli,
Capitolo 5: La grande trave dell’Arca di Noè,
Capitolo 6: Localizzazione dell’Arca di Noè,
Capitolo 7: Prova matematica,
Capitolo 8: Catena del Caucaso (1200 Km.), modellata dal “dito di Dio”
Capitolo 9: Arca di Noè,
Capitolo 10: Disegni dei testimoni oculari.


L’intero studio si trova nell’allegato-


Info:
http://www.arkofnoah.ithttp://www.angelopalego.it
Cell. 340.3513860 – Cell. 347.9441849

Autore: Angelo Palego, Daniele Saporito

Allegato: COME ABBIAMO TROVATO L ARCA DI NOE.pdf

Giorgia MANCINI, L’Auriga di Delfi.

L’Auriga venne scoperto a Delfi nel 1896 ed è conservato nel Museo della città. È una statua in bronzo scuro, ottenuta con la tecnica della cera persa, appartenente ad un gruppo bronzeo (Quadriga votiva a Delfi) commissionata dal tiranno di Gela, Polizelo, per celebrare la sua vittoria nella corsa con i carri nelle gare di Delfi del 478 o 474 a.C.


La presentazione completa si trova nell’allegato, vai >>>

Autore: Giorgia Mancini

Email: giorgetta@fastwebnet.it

Allegato: auriga di delfi.pdf

Giuliano CONFALONIERI. 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’. Una riflessione sulla lingua armoniosa.

L’evidente dicotomia tra l’uso della ‘lingua da vocabolario’ ed i messaggi al cellulare, è un abisso che non sarà mai più colmato: l’allontanamento dei giovani dalla lettura, il bombardamento giornaliero  della televisione, le novità di Internet e di sigle criptate. Così, la lezione di Dante, Petrarca e Boccaccio rimane soffocata malgrado lo sforzo dell’Accademia della Crusca (sorta a Firenze nel Cinquecento a cura di alcuni letterati) che pubblicò i lemmi revisionati dal 1612 al 1923 e oltre. Dopo l’invenzione dei caratteri mobili per la stampa del tedesco Johann Gutenberg (1400/1468) si evidenziò l’esigenza di una diffusione sempre maggiore degli scritti.


Il suo lavoro più famoso rimane la prima stampa della Bibbia in duecento copie, nell’edizione delle ‘42 righe’ detta anche Mazarina dal nome della biblioteca parigina nella quale nel Seicento fu ritrovato un esemplare. Terminata prima del 15 agosto 1456, l’opera era già in vendita nello stesso mese come testimoniano le date riportate sul frontespizio. Nel 1465 la stampa venne introdotta in Italia per merito del tipografo Aldo Manuzio che, nonostante l’ampia percentuale di analfabeti, riuscì ad infiltrare la novità nelle classi abbienti radicandola, lentamente, nel tessuto sociale. La politica culturale e religiosa a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento (Riforma e Controriforma) influì notevolmente sulla diffusione e diversificazione della stampa. Migliaia di esemplari della Bibbia tedesca nella traduzione di Martin Lutero uscirono in contrapposizione al precedente divieto del Concilio di Tolosa (1229) alla lettura del testo a chi non fosse sacerdote. Nel 1559 fu istituito l’indice dei libri proibiti; il Concilio di Trento decise che nessun libro poteva essere diffuso senza l’autorizzazione dell’Inquisizione: lo Stato istituì il monopolio per la stampa e la vendita.


Nacque così un mercato illegale, parallelo a quello ufficiale che ormai dipendeva quasi esclusivamente dalla Chiesa. Anche le guerre del Seicento contribuirono a portare crisi nel settore favorendo le tipografie protestanti. Amsterdam in particolare ha il merito di aver fatto conoscere autori celebri nelle edizioni ‘pirata’. Un esempio di censura è costituito dall’editto di Maria Teresa d’Austria del 1768: “Non sarà permesso ad alcuno di stampare e pubblicare libri in Milano o in altre Città o Luoghi dello Stato, se prima non avrà presentato al Segretario della Giunta una copia del Manoscritto destinato alla stampa per ottenere la dovuta Licenza”.


Molti tipografi-editori dell’epoca non erano soltanto artigiani specializzati ma anche uomini di cultura che sapevano valutare e commentare con rigore filologico e critico i testi che pubblicavano. Una caratteristica che contribuì a mantenere elevata la qualità dei libri in un mercato in divenire, non tutelato da leggi ad hoc, in balia di fazioni politiche e religiose, sottomesso alle frequenti oscillazioni delle crisi economiche, talvolta in difficoltà per la precarietà delle comunicazioni e quindi degli scambi commerciali.


Nel Settecento, il rinnovato gusto per la cultura ridiede vita all’editoria. Al tradizionale pubblico maschile si affiancò quello femminile e subito aumentò la produzione di testi di narrativa. Per abbattere il costo dei libri e renderli quindi accessibili a tutti, si tentò la strada dell’edizione economica sostituendo la rilegatura in pelle con una copertina di cartone e abbandonando gli inutili e costosi ornamenti barocchi. Si stamparono Robinson Crusoe di De Foe (1719), I viaggi di Gulliver di Swift (1726). I dolori del giovane Werther di Goethe (1774); l’Enciclopedie di Diderot ebbe una tiratura di 4.250 copie. Nonostante la Chiesa tentasse di arginare ciò che considerava il ‘mortale flagello dei libri’, la richiesta di una maggiore informazione da parte del pubblico, insieme alle nuove tecniche di lavorazione industrializzata, incrementarono produzione e vendita.


I Promes

Giuliano CONFALONIERI. Commemorazione di Ernest Willer Hemingway.

Cinquanta anni fa moriva lo scrittore Ernest Miller Hemingway (1899/1961). Premio Nobel per la letteratura nel 1954, i numerosi libri scritti nel corso di una vita avventurosa hanno la caratteristica di appartenere al filone delle esperienze personali traslate in avvincenti dialoghi tra i vari personaggi – dei quali era uno specialista – e in fedeli ricostruzioni ambientali.


Sanguigno, amante della corrida, della caccia e del rischio, giornalista e instancabile viaggiatore, scrisse “Fiesta”, “Addio alle armi”, “Morte nel pomeriggio”, “Verdi colline d’Africa”,Per chi suona la campana”,49 racconti”.


Quando si accorse che la vitalità intellettuale e le forze fisiche diventavano opache, si ripiegò nelle opere angoscianti “Di là dal fiume e tra gli alberi”, “Il vecchio e il mare” (premio Pulitzer) e postumo “Isole nella corrente”.


Soprannominato Papa, lo scrittore americano decise di porre fine alla propria vita con un colpo di fucile, sgusciando così dall’incombente minaccia della depressione e della vecchiaia. Un sessantenne famoso e ricco di esperienze, riconobbe i segni del declino abbandonandosi a una tetra nostalgia: “Le sue pagine sono pervase da un senso assoluto della vigoria morale e fisica, dallo sprezzo del pericolo ma anche dalla perplessità davanti al nulla che la morte reca con sé”. Questa frase condensa le qualità e le debolezze dell’uomo Hemingway, sposatosi quattro volte, esule a Parigi durante gli anni Venti con una vita sociale abbastanza irrequieta, probabilmente retaggio dell’abitudine di avere vissuto la fanciullezza a contatto con la natura, con gli indiani della riserva curati dal padre medico, con l’abilità nell’uso del suo primo fucile, con rudimentali lezioni di boxe. Furono due insegnanti della scuola – frequentata malvolentieri – a comprendere le possibilità letterarie del ragazzo: così lo spinsero a collaborare con alcuni giornali come cronista.


Quando gli USA entrarono nel primo conflitto mondiale, Ernest decise di arruolarsi volontario per venire in Europa (come lui furono attratti dall’esercito giovani che sarebbero diventati scrittori famosi, John Dos Passos, William Faulkner e Scott Fitzgerald) come autista di ambulanza. Sul Piave, con un ferito in spalla, fu colpito alla gamba destra da una mitragliatrice. Operato a Milano, dopo tre mesi di degenza, ritornò a casa.


Non soddisfatta del modo di vivere del figlio, la madre convinse il marito a tagliargli il mantenimento. Ernest riuscì comunque ad affermarsi come giornalista e perciò riuscì a ritornare in Europa con la prima moglie.


Intervistò Mussolini, visitò Spagna e Francia, conobbe celebri toreri, gli scrittori James Joyce e Ezra Pound. Seconde nozze, suicidio del padre, grande successo per “Addio alle armi” sia in veste cartacea sia per l’omonimo film tratto dal testo. Terzo matrimonio e nuovo successo (centomila copie vendute nella prima edizione) con “Per chi suona la campana”. L’omonimo film interpretato da Gary Cooper e Ingrid Bergman con i conseguenti cospicui incassi non impedirono allo scrittore di iniziare a bere e ad avere una relazione con colei che diverrà la quarta moglie.


In Italia come corrispondente di guerra, entrò a Parigi liberata con la Quarta Divisione. Emicranie, l’alcool e due polmoniti minarono il suo fisico robusto: ciononostante il nomadismo naturale lo spinse ancora nel mondo delle corride e dei safari.


Nella sua vita gravi incidenti d’auto, lo schianto del piccolo aereo sul quale viaggiava con la moglie e le fiamme dalle quali fu avvolto a Nairobi, lo minarono definitivamente. Gli ultimi mesi di vita furono tremendi: perdita di memoria, allucinazioni, sedute di elettroshock, manie di persecuzione, nefrite, epatite, diabete fino al colpo finale di fucile: “è meglio morire nel periodo felice della giovinezza non ancora