Il cinematografo – così come gli altri mezzi di comunicazione e le arti in genere – ha avuto i suoi alti e bassi con le forme censorie scaturite e vincolate dai costumi dell’epoca e dell’ambiente.
Edison, l’inventore americano antesignano dell’invenzione del ‘cinématographe de Lumière Frères’ per la sua idea della pellicola perforata larga 35 mm. nonché del cinetoscopio, filmò il primo bacio per lo schermo nel 1896: qualche secondo di immagini nel contesto di una commedia suscitò tra i benpensanti reazioni molto negative. Fu scritto a questo proposito: “Magnificato in proporzioni gigantesche, quel bacio riesce assolutamente disgustoso, cose simili richiedono l’intervento della polizia”.
Nel 1906, una danzatrice del ventre girò a New York il ballo dei sette veli da proiettare in locali per “soli uomini”.
Nel 1908 un giornale parigino riportava: “I soggetti sono piccanti ed eccitano l’interesse collettivo tanto che alcune donne si abbigliano con abiti maschili per assistere alle proiezioni delle pellicole riservate agli uomini”.
Disegni e fotografie avevano già richiamato l’interesse di collezionisti ed amanti di questo genere (gli affreschi ‘proibiti’ di Pompei ne sono una antica tangibile testimonianza) ma l’immagine in movimento, più simile alla realtà, provocava maggiormente le fantasie e conseguentemente, per la legge di mercato della domanda e dell’offerta, stimolava le produzioni a sfruttare il nuovo filone del film ‘erotico’ con generose concessioni alla pornografia.
Nel 1914 un articolo denunciava: “Crudezza è il termine affibbiato da molte ragazze ai tentativi degli uomini occupati nell’industria cinematografica di flirtare con loro. La smania di molti maschi di approfondire la conoscenza delle attricette è diffusa. In qualche Studio newyorchese sembra che nessuna ragazza possa lavorare senza accettare gli approcci del principale” (i primi anni del Novecento furono anche l’inizio della battaglia per l’affermazione femminile: parità con l’uomo sul lavoro, considerazione e rispetto in famiglia, diritto al voto).
Le inevitabili polemiche attorno ad un ‘businness’ che attentava alla moralità pubblica non impedì all’industria del cinema di attrarre ragazze bellocce alla ricerca di una buona paga e di un poco di notorietà. Il mondo non cambia: spregiudicati venditori di sogni erano appostati per sfruttare la buona fede di chi aspirava ad entrare anche dalla porta di servizio in una ‘fabbrica’ nella quale il denaro e l’illusione regnavano.
Come pioniere della pornografia cinematografica è spesso citato il francese “A l’Eau d’Or ou Le bonne Auberge” del 1908.
Sembra che all’inizio del Novecento lo Scià di Persia acquistasse a Parigi l’armamentario per proiettare le pizze di film osé e che a Roma si organizzassero serate a “luci rosse” proprio come nelle moderne sale rimaste fedeli alla programmazione di film hard. Dimentichiamo pietosamente la lunga sequela di titoli con contenuti idioti o deliranti attorno ad un argomento le cui radici sono invece profondamente conficcate nella psiche e negli impulsi consci e inconsci dell’essere umano, per citare qualche film che ha tentato di presentare il sesso e le sue implicazioni in modo serio anche se in maniera estremamente ed inevitabilmente provocatoria.
Emblematico è il recente film di Michael Haneke “La pianista” (2001) nel quale si evidenzia la dicotomia tra l’essere e l’apparire, le eccessive pulsioni naturali castrate per lungo tempo da convenzioni che esplodono poi in eccessi di autodistruzione come in “Bella di giorno” (1967) di Luis Buñuel.
In “Ultimo tango a Parigi” (1972) Bernardo Bertolucci esamina con immagini forti il dramma della solitudine nella nostra società. In “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975) di Pier Paolo Pasolini – tratto da un testo del Marchis De Sade – il sesso diventa degradazione e morte così come in “Kagi” (La chiave, 1960) di Kon Ichikawa, trasposizione del libro omonimo
Tutti gli articoli di admin_med
Leonella CARDARELLI, Il rapporto tra la musica e il divino.
Fin dalla notte dei tempi, la musica è sempre stata associata al divino. Si è sempre pensato che la musica unisse l’uomo alle divinità e tuttora si ritiene che l’universo si sia creato tramite un suono magico: AUM, da cui tutto è nato.
Il suono stesso è ritenuto di origine sacra e la stessa musica è considerata qualcosa di potente e di enigmatico.
La musica, all’interno delle religioni, è presente nelle sue due forme: musica strumentale e musica vocale (canti) tuttavia non tutte le religioni hanno avuto lo stesso comportamento nei confronti della musica, soprattutto le religioni monoteiste (islam in particolare).
La principale fonte di suono nei rituali è costituita dalla musica strumentale.
L’esempio più calzante di musica strumentale trascendentale è presente nello sciamanesimo: lo sciamano entra in trance tramite il suono del tamburo che riesce ad eccitare la mente portando l’uomo verso altri stato di coscienza in cui comunica con gli spiriti guida.
Il tamburo è lo strumento sciamanico per antonomasia in quanto cagiona lo stato di trance. Tamburo = trance = sciamanesimo. Il tamburo è noto per il suo complesso simbolismo e per le sue virtù magiche. Secondo una credenza lo sciamano costruisce il tamburo tramite un ramo dell’Albero cosmico, che si trova al Centro del mondo, ove lo sciamano si reca durante i suoi sogni iniziatici. L’Albero cosmico rappresenta la comunicazione tra cielo e terra. Anche il tipo di legno con cui verrà costruita la cassa del tamburo dipende dagli spiriti o da una volontà trans-umana. E’ grazie al tamburo che lo sciamano viaggia, così come è grazie al tamburo che il tarantato guarisce.
M. Zucca (2004) riporta un frammento di Musica generale di Virdung (1511) il quale sostiene che i tamburi siano stati inventati dai diavoli [1]. Zucca ci dà molte testimonianze di come, a causa del sopravvento della Chiesa, i tamburi e le danze ebbero vita difficile e sparirono molti strumenti musicali, tra cui i tamburi che per via delle loro dimensioni non si potevano nascondere facilmente. Nonostante ciò molti canti e balli riuscirono a sopravvivere, ad esempio nei cimiteri si è ballato fino al ‘700. Nei cimiteri si ballava sovente nudi e con molte risate e salti, al fine di scacciare gli spiriti maligni. Per rafforzare il potere della magia contro la morte si usava ballare all’indietro ma vi sono anche altre due tipologie di danza: la danza estatica e la danza in cerchio (che può essere oraria o antioraria). La prima veniva utilizzata primariamente per entrare in comunicazione con il mondo dei morti e degli spiriti, la seconda rappresenta un momento particolare della ritualità della natura medievale ed è utilizzata principalmente a scopi magici, infatti la Chiesa ha perennemente cercato di combatterla. Parimenti, la cacofonia è stata associata a divinità malvagie (demoni).
Molti strumenti sono composti con sostanze animali o umane: il tamburo è fatto di pelle di capra, il flauto con ossa animali, la tromba con corna di ariete, le corde con intestini di animali. Esistono poi in Tibet due strumenti particolari che sono fatti con ossa umane: il tamburo thod rnga (creato con un teschio umano) e il khang glinh che si realizza con un femore umano.
Per quanto riguarda la musica vocale, invece, l’associazione parola/musica è stata usata fin dall’antichità per trasmettere i miti delle origini e per recitare testi sacri.
Le religioni monoteiste sono sempre state piuttosto sospettose verso la musica strumentale visto che permetteva di raggiungere, come nel caso dello sciamanesimo e dei sufi, di cui parlerò successivamente ,altri stati di coscienza. Così queste religioni hanno finito per accettare solo la musica vocale, intesa più che altro come cantillazione dei versi sacri, respingendo la musica strumentale in sé e per sé.
Ad ogni modo bisogna ammettere che una liturgia senza musica difficilmente attira i fedeli perciò alcune tracce di musica strumentale nelle religioni monoteiste vi so
Vincenzo ANDRAOUS, La clinica della vergogna.
Non ho voluto di proposito scrivere nell’immediato sulle immagini televisive che mostravano una struttura preposta al trattamento sanitario di degenti anziani non autosufficienti, persone malate nella carne e nello spirito, per non incorrere in parole troppo forti, in aggettivi e sostantivi di nessuna comprensione per questi “riferimenti professionali”, tanto ricercati per alleviare le sofferenze di esseri umani bisognosi di un aiuto appropriato.
Il servizio mostrava i reparti di una casa di riposo con gli anziani seduti sulle carrozzine, sulle poltroncine, sdraiati sui letti, ma ogni volta che un operatore deputato alla loro cura e sicurezza, passava loro vicino, partivano spintoni, gomitate, percosse di varie entità, addirittura si vedevano questi uomini e queste donne preparati professionalmente all’attenzione sensibile dei malati, strattonarli brutalmente per metterli a letto, lanciarli sui materassi come fossero sacchi di patate.
La violenza è sempre sbagliata, perché è uno strumento che cambia i rapporti e le relazioni, soprattutto viola i diritti dell’altro, azzera il rispetto per la libertà di ogni individuo.
In questo caso non c’è solamente un’esplicitazione di violenza gratuita, è violenza che non nutre segni di colpa, una violenza consolidata nell’assenza di valori, una sorta di associazione criminale composta da soggetti cosiddetti per bene, padri e madri di famiglie esemplari, che fuori dalle proprie abitazioni, assumono i panni dei torturatori.
Si tratta di una violenza ancora più inaccettabile, perché ai danni di persone-pazienti di età avanzata, con le membra stanche, una umanità dolente e silente alle stagioni rimaste, per questo motivo da considerare sacre nel rispetto dovuto.
In quello spazio dei comportamenti vigliacchi, dei colpi distribuiti con insignificanza, delle offese e delle umiliazioni, c’è la conferma che l’essere umano non è indomabile nel suo istinto, non è un animale, infatti gli animali non conoscono l’odio, non sanno di che pasta è fatta la cattiveria disumana, la sporcizia morale degli uomini, gli animali sono esseri viventi che non conoscono la violenza gratuita.
Esseri viventi operavano in quella casa della solidarietà costruttiva, esseri viventi e umani che hanno deciso di frantumare la libertà di persone deboli, indifese, colpite nella fortezza più importante la propria dignità.
In quella casa di cura c’è il reato dell’infamia, della vergogna, asprezza umana che invade e pervade il cuore di uomini e donne con una vita normale, con figli e futuro a portata di mano.
Forse però quel benessere che riempie le coscienze di quegli operatori sociali non è rapportabile a una tavola di valori condivisi, mantenuti e curati con decoro, quel benessere è di ben altra dimensione, miserabile come la violenza del fare e del dire per riempire di contenuti il vuoto che li opprime, nel primato di maltrattamenti ai più innocenti.
Nonostante questa ennesima dimostrazione di turpe metodo a umiliare l’altro disperdendone i residui di dignità, in questi arresti di persone al di sopra di ogni sospetto, in questo metterci a mezzo per arginare la deriva dell’esistenza, ci sono i puntelli necessari per non perdere la fiducia: il bene, quello vero, esiste, c’è, e così l’amore per la giustizia, quale condizione e pre-requisito affinché la speranza non smetta mai di formare gli uomini a non arrendersi all’indifferenza, se così non fosse rimarrebbe il solo messaggio della vergogna che colpisce al cuore, e la vita stessa non avrebbe più senso.
Autore: Vincenzo Andraous
Email: vincenzo.andraous@cdg.it
Giuliano CONFALONIERI, Sole mio.

Nel mese di maggio è rientrato trionfalmente nel porto di Monaco il futuribile catamarano PLANET SOLAR TURANOR così come futuribile era il Nautilus nato dalla fantasia di Verne. In un periodo in cui l’energia nucleare ha molti critici, quella idrica è in crisi con conseguente timore perfino per l’acqua potabile, l’uomo ha guardato in alto e si è accorto che esiste il sole.
Lo splendido natante (lungo 31 mt., largo 15 mt., costo $ 24 milioni) lo vedo fantasticamente scortato da un enorme esemplare di albatro ad ali spiegate che lo ha seguito nel giro del mondo. Completamente coperto da 537 mq. di pannelli solari (oltre ai servizi di bordo hanno dato una spinta massima di 15 nodi), ha potuto percorrere in completa autonomia 53.000 km. per una durata di 584 giorni. Le spese per il progetto e la realizzazione sono stati sostenute dalla Fondazione Prince Albert II.
Il catamarano ha attraversato l’Oceano Atlantico fino a Miami per poi proseguire – sulla linea equatoriale – verso il Messico, la Colombia, la Polinesia, l’Australia. Scopo di questo avveniristico esperimento è quello di dimostrare l’efficacia delle energie rinnovabili diventate indispensabili per la sopravvivenza stessa del nostro pianeta.
Acqua, luce, telefono di bordo sono attivate sempre dall’enorme quantità di pannelli che lo sovrastano, può ospitare fino a 40 persone e potrebbe navigare perpetuamente proprio grazie all’astro che illumina e fa vivere la Terra.
A questa dimostrazione si affiancano altre metodologie per contenere le emissioni nocive (riscaldamento urbano, gas di scarico, smaltimento dei rifiuti) di una popolazione mondiale arrivata alla cifra record di sei miliardi con conseguenti problematiche esistenziali. Lo sviluppo dell’energia solare ed eolica possono diminuire i pericoli che vediamo all’orizzonte ma che – per ora – non siamo capaci di combattere efficacemente.
La crociera del Planet Solar Turanor è un grande esperimento, precursore di novità tecnico-scientifiche che possano fare vivere meglio le megalopoli e tutti i popoli che stanno soffrendo la precarietà per l’invasione incontrollabile dei deserti e per la penuria d’acqua.
Autore: Giuliano Confalonieri
Email: Giuliano.confalonieri@alice.it