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Anna PICCIRILLO: Caratterizzazione e studio di invecchiamento di materiali pittorici organici naturali: oli siccativi.

Il crescente interesse verso il patrimonio artistico e la sua tutela ha dato un fortissimo impulso allo sviluppo della chimica dei beni culturali. Tra le varie problematiche, particolarmente interessante è quella della caratterizzazione del materiale pittorico. L’identificazione dei composti di natura organica utilizzati in ambito pittorico è un aspetto importante e complesso. Le difficoltà nascono dalla natura e dalla molteplicità dei materiali utilizzati, molto spesso anche sottoforma di miscele di più componenti sia organiche sia inorganiche.

Il legante pittorico è il mezzo in cui sono dispersi i pigmenti sotto forma di polvere per dare origine alla pittura, ossia ad un sottile rivestimento cromatico in grado di aderire a superfici di varia natura. Il legante deve possedere buone proprietà filmogene: deve formare un film sottile ma coerente che aderisca perfettamente al supporto, deve essere trasparente ed incolore in modo da non alterare la tonalità del pigmento ed inoltre deve essere stabile agli agenti atmosferici ed alla luce. La miscela pigmento-legante, così preparata, può essere stesa a pennello su preparazioni su muro, tavola, tela o stucco. Il termine “olio siccativo” è utilizzato per indicare un olio che, una volta steso, tende ad essiccare per formare un film solido.

Oggetto di questo progetto è stato lo studio dei processi di invecchiamento di oli siccativi, usati come leganti pittorici, e lo sviluppo di una metodologia adatta per il loro riconoscimento anche in condizioni di avanzato invecchiamento.

La ricerca bibliografica ha mostrato che, mentre risultano molti studi sull’olio di lino, sono reperibili un minor numero di lavori su altri oli, quali quelli di noce e di papavero, ugualmente usati in campo artistico. Si sono quindi voluti confrontare i processi di invecchiamento dell’olio di lino con quelli dello stand oil, un olio di lino prepolimerizzato mediante riscaldamento a 250 °C in assenza di aria, dell’olio di noce e dell’olio di papavero.

Gli oli sono grassi vegetali costituiti da miscele di trigliceridi, ossia da esteri formati da una molecola di glicerolo e tre molecole di acidi grassi a catena lineare. Gli acidi grassi più comuni nella composizione degli oli siccativi sono acidi saturi, palmitico e stearico, e acidi grassi insaturi, oleico, linoleico e linolenico con uno, due e tre doppi legami rispettivamente. Il potere siccativo di un olio è in relazione alla sua composizione chimica; gli acidi linoleico e linolenico sono molto reattivi e, in particolare, tendono a formare il film solido attraverso una polimerizzazione ossidativa, con una contemporanea produzione di piccole molecole sotto forma di acidi mono e dicarbossilici. La lunghezza delle catene di questi prodotti dipende dalla posizione dell’insaturazione nell’acido grasso di partenza e, poiché tutti i maggiori costituenti degli oli sono caratterizzati dalla presenza di insaturazioni in C9, il prodotto principale è l’acido azelaico. La presenza di quest’acido è indicativa di un olio siccativo invecchiato. Gli acidi saturi sono meno reattivi e restano inalterati nel film pittorico.

I processi di essiccamento e indurimento sono favoriti dalla presenza di luce ed aria e catalizzati da alcuni metalli. Con l’invecchiamento si può osservare il degrado del film generato dallo stesso tipo di reazioni che portano alla formazione dello strato pittorico, ossia reazioni di ossidazione, polimerizzazione, scissione e isomerizzazione. I cambiamenti molecolari che ne derivano influenzano le proprietà fisiche di tali materiali: nel corso del tempo si assiste ad un progressivo ingiallimento delle superfici, ad un aumento della fragilità e a notevoli variazioni di solubilità.

Lo studio del processo di indurimento ed invecchiamento di questi leganti naturali è stato effettuato tramite FTIR, cromatografia di esclusione dimensionale e gascromatografia. Sono stati confrontati tra loro gli oli freschi e quelli sott

Nicoletta TRAVAGLINI: Ponzio Pilato.

Erode il Grande fu un re di immenso spessore politico, così alla sua morte le province orientali furono affidate al figlio, che non dotato della stessa diplomazia dell’illustre genitore, collezionò una serie di insuccessi che lo portarono ad essere allontanato dalla sua pubblico ufficio e mandato nelle Gallie. Queste Province orientali dell’impero, quindi tornarono sotto la giurisdizione di Roma, la quale si faceva rappresentare da un Procuratore, che dipendeva dalla Siria. Ponzio Pilato ricoprì questa carica per ben dieci anni dal 26 al 36 d.C., ma egli non ebbe mai un ruolo di rilievo nella vita politica romana se non per quella illustre condanna che gli condizionò la vita e lo consegnò alla storia come uno dei tanti aguzzini del Cristo.

Di probabili origini sannite, egli apparteneva all’ordine equestre, fece carriera all’ombra del prefetto Tiberio finché non arrivò la sua grande occasione diventando procuratore della Giudea. Egli, essendo un debole, non sfruttò a fondo quest’occasione e così dopo una serie di errori (porre le insegne romane sul Tempio di Gerusalemme, depredare il tesoro del medesimo per costruire acquedotti, reprimere nel sangue tumulti scoppiati a causa della sua superficialità) gli revocarono l’incarico, ma, mentre rientrava a Roma, il suo protettore, che nel frattempo era diventato imperatore, morì e le tracce di questo personaggio storico si perse sotto le pesanti sabbie del tempo, per rinascere nel mito, come una novella fenice che rinasce dalla proprie ceneri.

Secondo alcune leggende, pare che Ponzio Pilato sia nato ad Amiterno, antica e leggendaria città nelle vicinanze dell’Aquila, da cui, il capoluogo abruzzese, ebbe origine; sempre in questo luogo sembra che sia stata ritrovata anche una pergamena che potrebbe essere la sentenza di morte pronunciata contro il Nazzareno.

In un’altra leggenda si sostiene che Pilato fosse nato a Bisenti in provincia di Teramo, dove vi è stata addirittura individuata la casa che diede i natali a cotale personaggio.

Si dice che la presunta casa del procuratore sia ancora oggi “visitata” dal suo fantasma che cerca un po’ di pace, che forse non troverà mai!

Adiacente la casa vi è ubicato un pozzo che nasconde oscuri e lugubri misteri di cui nessuno è ancora riuscito a svelarne i segreti.

La tradizione popolare vuole che a Corfinio, Pilato possedesse un bellissimo castello, frutto di eredità della sua nobile stirpe proveniente dalla Gens Pontia; questo mastio era dotato di potentissime mura e torri ed aveva un’unica via di accesso, a mo’ di forte.

Il procuratore era molto conosciuto presso i romani per la sua lealtà e diplomazia, così fu chiamato da Tiberio con l’incarico di presiedere all’interrogatorio del Cristo e, nel caso, assolverlo; poiché l’imperatore, essendo lebbroso, sperava in eventuale gesto di gratitudine da parte dell’imputato, che lo avrebbe forse guarito dalla sua malattia.

Ponzio arrivato a Gerusalemme, purtroppo, si trovò di fronte a gente convinta della colpevolezza dell’imputato e così “lavandosi le mani”, indirettamente, lo condannò. Per paura delle ritorsioni dell’imperatore tornò al suo castello in incognito.

Passarono alcuni giorni e Tiberio fu informato della triste sorte del Nazzareno e così adirato chiamò a Roma il procuratore, che nascosto nel suo castello, non si presentò; allora l’imperatore fece assediare il castello. Per ritorsione egli uccise tutti i suoi servi di fede cristiana. Il suo sacrilegio fu punito da Dio in maniera crudele: improvvisamente le statue iniziarono a sanguinare e una colonia di topi assaltò il maniero che cadde travolgendo tutti compreso il suo proprietario, che afferrato da una schiera di diavoli fu buttato in un fiume che non volle accogliere le spoglie sacrileghe, le quali furono scagliate, successivamente in una pozza d’acqua dove giaceranno fino alla fine dei secoli .

In queste leggende comuni a molte regioni, paesi e citt