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Laura TUSSI: I luoghi dell’educare.

Recensione al libro di G. Balduzzi e V. Telmon, Storia della scuola e delle istituzioni educative, Guerini, Milano 1998.

La scuola come istituzione rivolta, nello specifico, all’infanzia è risultato della modernità, in quanto il passato la poneva come “luogo separato” adibito alla formazione. Lo studio di Gianni Balduzzi e Vittorio Telmon traccia il percorso evolutivo nel tempo e le linee di sviluppo del modello scuola più recente che arriva all’obbligo formativo, fino ai problemi che investono attualmente la sua funzione e i diversi aspetti organizzativi, didattici e gestionali. La storia e i percorsi delle realtà educative e pedagogiche si sviluppano parallelamente agli usi e ai costumi, alla cultura e alle tradizioni di civiltà, di popoli, in diversi tempi, in varie epoche storiche. Il libro analizza l’evoluzione del modello scolastico nello spazio e nel tempo con l’obiettività e il giudizio scevro da contaminazioni modernistiche e da opinioni maturate alla luce dei cambiamenti e delle transizioni che l’istituzione educativa ha affrontato nell’ultimo secolo.

Le differenti culture pedagogiche ed educative propongono e stabiliscono obiettivi e regole in base al cui conseguimento si determinano i valori, gli ideali, le norme etiche, i precetti morali trasmessi all’individuo, dal punto di vista della realizzazione dell’”uomo possibile”.

Gli autori analizzano in una panoramica storica, sociale e culturale la nascita della scuola dall’Egitto alla Grecia, per poi proseguire con la descrizione delle modalità didattiche e dei contenuti pedagogici ed educativi, lungo il corso della storia e delle varie culture.

Anche il monachesimo e la Schola Palatina di Carlo Magno aprono la strada all’ affermazione della scuola cristiana. Dall’istruzione elitaria e circoscritta a pochi adepti si valuta lo sviluppo delle istituzioni educative nell’età moderna, fino a giungere alla scuola dell’obbligo, anche in Italia.

Autore: Laura Tussi

Roberto PETRIAGGI:Tecniche innovative per restaurare sott’acqua.

Tecniche innovative per restaurare sott’acqua. I recenti esperimenti condotti dal Nucleo subacqueo dell’Istituto Centrale per il Restauro.

Nel settembre scorso, presso il Parco Archeologico sommerso di Baia (Bacoli-NA), si è svolto il 2° cantiere sperimentale di restauro subacqueo di strutture archeologiche sommerse. Progettista e direttore dei lavori è stato Roberto Petriaggi, direttore del Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea dell’Istituto Centrale per il Restauro, che già nel 2001 aveva avviato analoga sperimentazione presso la Peschiera romana di Torre Astura (Nettuno-Roma), grazie alla disponibilità e alla collaborazione della Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio e della Direzione del Poligono Militare di Nettuno.

Anche in questo caso, è stata preziosa e indispensabile la cooperazione della Soprintendenza Archeologica per le Provincie di Napoli e Caserta, che ha messo a disposizione una porzione di area archeologica e ha offerto il contributo degli operatori del proprio nucleo subacqueo, permettendo ai tecnici dell’ICR di ampliare, con questo intervento, le esperienze precedentemente acquisite. Oggetto della sperimentazione di quest’anno è stato quello di testare nuovi strumenti e tecniche operative sulle strutture di un ambiente con mosaico pavimentale, facente parte dell’edificio denominato “Domus con ingresso a Protiro“, non distante dalla più celebre Villa dei Pisoni. Il pavimento si presentava fortemente degradato, con una macroscopica infestazione da parte di agenti biologici marini e in grave dissesto strutturale per il cedimento del massetto di fondazione.

Le fasi di lavoro, che hanno visto impegnati gli esperti dell’Istituto coadiuvati dai colleghi della Soprintendenza coordinati dal dr. Paolo Caputo, possono essere suddivise in quattro momenti principali: valutazione dei parametri ambientali; diserbo e pulitura delle superfici architettoniche; riempimento delle lacune del mosaico e ripresa dei paramenti murari; consolidamento e risanamento del dissesto strutturale del pavimento.

Per la pulitura delle superfici, oltre agli strumenti tradizionali già utilizzati a Torre Astura, è stata impiegata per la prima volta una microfresa pneumatica per abradere i residui carbonatici degli organismi marini su superfici particolarmente delicate, quali quelle delle tessere musive e degli affreschi.

A Torre Astura, per l’erogazione delle malte di allettamento e di consolidamento strutturale erano state impiegate sacche di tela impermeabile di forma conica.

A Baia è stato utilizzato anche un prototipo di erogatore subacqueo di malta a pressione, costituito da un serbatoio di acciaio inox alimentato da una bombola di aria.

Una pistola a ugelli intercambiabili di vario calibro, manovrata dal restauratore, permette di
rilasciare il giusto quantitativo di malta per ogni esigenza, sia che si tratti di colmare una profonda lesione, sia che si debba intervenire nel riempimento di una lacuna. Al termine dell’intervento le strutture sono apparse libere dagli infestanti biologici, risarcite delle lesioni e delle lacune e perfettamente leggibili, sia per lo studioso, sia per i visitatori.

E’ ovvio che tale situazione non è destinata a protrarsi nel tempo perché, in assenza di provvedimenti per contenere l’aggressione degli organismi colonizzatori, i muri ed il tappeto musivo saranno presto ricoperti, oltre ad essere soggetti al degrado meccanico e chimico dovuto ai fattori ambientali.

Per ovviare ad inconvenienti di questo tipo, per le strutture non facenti parte di un percorso di visita, il metodo di protezione più semplice ed economico è costituito dalla ricopertura con geotessuto bianco e sabbia, accompagnato da una periodica ed insostituibile sorveglianza da parte del personale tecnico.

Questa procedura potrebbe servire anche per i settori costituenti il percorso di visita ma, in questo caso, le strutture andrebber

Narcisa FARGNOLI: L’Assunta del Vecchietta a Montemerano Restauro e nuove proposte di lettura”

Montemerano, piccolo borgo medievale fra i più caratteristici di tutta la Maremma, conserva una collezione di dipinti e sculture di scuola senese di inestimabile valore, tra cui la pala d’altare in legno policromo con l’Assunta del Vecchietta. Il terzo volume della collana dedicata alla Soprintendenza senese e alla valorizzazione della sua attività di tutela, recupero e ricerca sul territorio, illustra il recente lavoro di restauro di questa importante pala quattrocentesca, evidenziandone le particolarità tecniche e l’altissima qualità di esecuzione.

Articolata in tre capitoli – il primo dedicato alla iconografia dell’Assunta, il secondo alla fortuna critica dell’opera, il terzo al lavoro di restauro vero e proprio – la pubblicazione è corredata da una ricca documentazione fotografica e di un’aggiornatissima bibliografia.

L’autrice affronta il tema iconografico dell’Assunzione, anche in relazione all’importanza della figura della Vergine come simbolo religioso e civile della città di Siena, e ripercorre tutta l’attività dell’artista cogliendo le relazioni tra la pala lignea di Montemerano e le altre dello stesso soggetto, scolpite o dipinte dal Vecchietta nel corso della sua lunga esperienza: dalla famosa Assunta pientina del 1462 (per il Duomo voluto da Pio II) all’Assunta lignea conservata a Lucca nel museo di Villa Guinigi e ad altre preziose testimonianze di questa rara tipologia.

Il restauro, che ha riportato alla luce il modellato originale falsato dalle numerose ridipinture, le caratteristiche costruttive della pala e la raffinata eleganza della policromia, consente di confermare la pala di Montemerano come opera eseguita da Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, la personalità più originale e innovativa del Quattrocento senese.

Ali edizioni, Asciano Si, 2004, pp. 112, ill. 49, ISBN 88-88769-08-0; € 28.

Info: tel/fax 0577 700020 – URL: www.ali-edizioni.com – E-mail: ali@ali-edizioni.com

MASSA CARRARA: il Duomo si racconta.

Ricostruita virtualmente da Brunello Pucci una importante targa marmorea, che si trova all’interno del cortile del Duomo di Massa.

La targa parla dell’evento miracoloso che nel 1632 risparmiò all’intero stato di Massa il contagio della peste (la famosa peste del Manzoni nei Promessi Sposi). La targa stabilisce come nello stato di Massa si debba festeggiare il XIII giugno, perché in quel giorno si scopri il male salvando l’intera comunità.

La scoperta di indubbio interesse storico e culturale, che farà affluire studiosi da ogni parte d’Italia, dichiara il critico d’arte Brunello Pucci, da sempre impegnato a valorizzare la cultura locale, è stata possibile grazie alla costanza di chi è convinto che il Duomo di Massa sia una vera e propria miniera, ricca di storia su cui è scritto tutto il nostro essere e dove gli storici, al di là delle edizioni patinate propinateci a Natale, devono scavare per decifrare il nostro passato. Passato che merita diessere scoperto e valorizzato. E’ incredibile, asserisce Brunello Pucci, poter disporre di un patrimonio culturale come la Cattedrale e non utilizzarla pienamente sotto ogni profilo culturale.

Autore: Brunello Pucci