L’ AIEP Editore di San Marino pubblica “L’Amante del Papa”, di Bruna Bianca De Stefano, romanzo che unisce due lavori precedenti dell’autrice, arricchito da nuovi temi.
La presentazione completa la trovi in www.mecenate.info all’indirizzo:
L’ AIEP Editore di San Marino pubblica “L’Amante del Papa”, di Bruna Bianca De Stefano, romanzo che unisce due lavori precedenti dell’autrice, arricchito da nuovi temi.
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La Liguria è una regione da sempre crocevia di popolazioni, sia autoctone che nomadi, caratterizzate da una grande venerazione per quella religione naturale espressa poi nel culto per quell’antica divinità protostorica chiamata comunemente Grande Madre. Il presente lavoro è così una “cerca” delle ataviche tracce lasciate dalla dea nel territorio ligure, sia sotto forma di culto delle pietre di fertilità che delle sacre fonti, due aspetti di una antica religione che, mai scomparsa, si è conservata in quella cultura subalterna popolare che potremmo definire Folklore. La ricerca effettua così un cammino tra la toponomastica locale, il megalitismo e le credenze popolari alla ricerca delle tracce delle antiche conoscenze primitive ed autoctone regionali.
Antropologia e Megalitismo Regionale – La Liguria tra pietre sacre e scivoli della fertilità.
Un attento esame etimologico di molte aree presenti nella regione mette in evidenza lo stretto rapporto tra le diverse località e alcune antiche divinità femminili come Hola, Troza e Padellar. Se così esaminiamo molti toponimi locali ritroviamo una presenza quasi ossessiva del culto matriarcale, a sottolinearne l’estrema venerazione nell’area. La denominazione del monte Maremagna è facilmente riconducibile alla Mater Magna mentre la località Predallara di Arcola (1) è strettamente legata al culto della divinità osco-umbra precedentemente menzionata. Le stesse Alpi Pennine, gli Appennini, i monti Penna e Pennino sarebbero dedicati alla dea Penn o Pennin, antica divinità celtica di origini transalpine, il cui culto fu cancellato dai romani che lo sostituirono, con un’operazione di sincretismo religioso, con quello di Giove, poi detto Pennino (2). Continuando il nostro excursus tra i toponimi della zona il monte Tellaro ricorda la dea Tellus (3), mentre le località Capri, Capria, Caprione, Caprignano sono strettamente legate all’antica dea umbra Cupra (4), divinità ctonia legata a rituali di fecondità e al culto delle acque esportata dall’area umbro-abruzzese. E’ però nell’antro e nel culto delle acque che, attraverso credenze, ricordi, narrazioni, passaggi e sincretismi, ci sono state tramandate le antiche conoscenze.
Troviamo così traccia nel folklore locale di quella tradizione italiana delle “pocce lattaie” o “latte di grotta”, il liquido lattescente che, a causa dell’alto contenuto di carbonato di calcio, è estremamente simile al siero mammario femminile. Se dunque l’acqua macrocosmicamente è il sacro liquido della Mater che garantisce la fertilità, diventa di estrema importanza raccoglierla in piccole conche rituali che potremmo definire “Coppelle”. In moltissime aree neolitiche liguri sono state così ritrovate pietre con strane incisioni cuppelliformi o a forma di “U”, una rappresentazione schematica del toro, animale totemico della dea (5), come sul Promontorio del Caprione, sul monte Beigua o a Monte Matto. Su quest’ultimo moltissimi sono stati i ritrovamenti di massi a forma di losanga (6), geometria non casuale ma messa proprio in relazione all’organo genitale femminile, con sopra incise proprio delle piccole coppe, che sottolineerebbero l’idea esposta.
Se così la pietra rappresenta la figura femminile, l’incisione centrale è simbolo di prosperità, più essa è ricca dell’acqua che in essa si accumula e più è sacra e la coppella posta al centro della roccia indicherebbe così la “gravidanza” della mater.
Identici significati sacrali hanno i piccoli canali di scolo scavati nella roccia le cui funzioni, scarsamente pratiche, hanno un importante carattere rituale come dimostrato in moltissime altre parti di Italia come in Basilicata, e precisamente a Rossano del Vaglio o ad Armento i cui santuari erano legati alla locale dea Mefitis.
Un esempio ligure potrebbe essere il sito del “Rifugio di Sant’Anna” ove, sul tetto è incisa una grondaia, le cui scarse finalità pratiche sicuramente la collegano ai rituali
Sull’argomento si segnalano i seguenti siti:
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LA TOMBA DEL BARONE DI TARQUINIA
Autore: Giacomo Prati
Link: http://ilsantograal.blog.excite.it” target=”_blank
Email: prati@lombardia.beniculturali.it
L’approccio autobiografico esercita sul soggetto scrivente e pensante degli stimoli narrativi che aprono il pensiero e la riflessione verso motivi rimossi dalla coscienza, sospendendo ogni giudizio ed ogni interpretazione rispetto a tutto quanto viene assorbito dall’oblio e dalla dimenticanza. L’educatore, proprio per la presenza di codeste latenze inconsce, fornisce materiale prezioso all’analisi dello psicoterapeuta. Gli scritti, il materiale prodotto tramite la metodologia autobiografica appartengono alle zone profonde e complesse della psiche del narratore, agendo soltanto su ciò che appartiene alla consapevolezza e alla preconsapevolezza.
L’inconscio viene accettato nella sua latenza e insondabilità, per cui l’educatore/insegnante opera in relazione allo sviluppo narrativo che riesce a visibilizzare. L’insegnante/educatore si trasforma nella figura di sollecitatore di narrazioni e guida nell’evoluzione di risorse narrative e nello sviluppo delle possibilità dell’attività di scrittura, contribuendo così con altri specialisti a rinforzare un elemento compositivo delle potenzialità identitarie a livello cognitivo per poter migliorare le capacità rappresentazionali del suo mondo. Il meta-ego della capacità autoriflessiva, automeditativa affiora con il tramite di termini e vocaboli autoriflessivi e delle esperienze che il soggetto attribuisce a se stesso nel circolo vizioso del lavoro educativo. Incrementare le funzioni del meta-ego significa educare ad un’attività endofasica che concerne lo sviluppo delle condizioni del comprendersi per accettare, tollerare, integrare e assimilare la solitudine, la sofferenza, l’errore, ma anche al fine di incrementare la personale relazionalità, allo scopo di esperire rapporti interpersonali più significativi e maturi, per cui il meta-ego cerca di comprendersi nel suo insieme e a tal fine la metodologia autobiografica si prefigge di fornire una rappresentazione d’insieme, un tracciato olistico, un percorso globale di una storia, assolvendo completamente a questa sua funzione.
Sussistono dei livelli metodologici per esprimersi in senso autobiografico come con la saturazione fattuale, domandandosi il sufficiente grado di esplicitazione del testo autobiografico e quali esperienze sono state tralasciate e dimenticate. Un altro elemento fondamentale risulta essere l’opacità che indica le zone oscure, latenti, implicite ed enigmatiche del testo, eludendo segreti, misfatti e desideri. E’ importante considerare in quali parti il testo potrebbe essere condiviso con altri, attuando il principio della comunicabilità. Il livello dell’ulteriorità indaga in quali momenti, rispetto a quali persone o a quali scelte esistenziali, il testo solleva quesiti ed interrogativi a cui andrebbe data una risposta…
Quando il testo autobiografico cresce anche nel corso di incontri laboratoriali o momenti personali di riflessione intima, accade di notare l’emergere di ricorsività tematiche e mnestiche che forniscono all’insegnante/educatore informazioni che non gli interessano rispetto all’analisi della personalità del narratore coinvolto, ma rispetto all’analisi del valore che costui attribuisce alla propria storia e alle modalità con cui ha scelto di rappresentarla. La valutazione attiene pertanto alla decodificazione delle presenze o delle assenze appartenenti ai due livelli di testualità considerati. Gli scopi e le abilità che un allievo dovrebbe conseguire in seguito alla frequenza di un laboratorio o di un lavoro individualizzato di autobiografia coincidono con lo sviluppo di comportamenti ed attitudini narrative-cognitive, volte ad accrescere le modalità di autorappresentazione della propria esistenza e storia di vita e delle pratiche di autoconoscenza delle proprie tematiche esistenziali, al fine di indurre forme di progressiva autonomizzazione, tese ad accrescere la ricchezza della vita interiore che costituisce per il particolare approccio in questione, il vero scopo dell’impegno pedago