Jacopo Moretti. Storia, cultura e attrazioni della Val d’Enza (Reggio Emilia).

Il territorio della Val d’Enza è situato nel versante ad Ovest della provincia di Reggio Emilia, al confine con la provincia di Parma, dalla quale è separata dal fiume Enza, che sancisce il confine tra le due province e che dà, appunto, il nome alla valle. Quest’ultima comprende otto comuni che, in ordine alfabetico, sono Bibbiano, Campegine, Canossa, Cavriago, Montecchio Emilia, Sant’Ilario e San Polo d’Enza. La valle attraversa paesaggi molto differenziati, da quello appenninico e collinare caratteristico della zona a Sud, a quelli tipici della Pianura Padana nella zona a Nord. La superficie ammonta, in termini di estensione, a 240 km2….

Leggi tutto nell’allegato: Storia, cultura e attrazioni della Val d’Enza (Reggio Emilia) – Jacopo Moretti

Autore: Jacopo Moretti – iacopo@tuta.io

Michele Santulli. Sul costume ciociaro e sulle modelle e modelli.

Tutto quanto si riferisce ad un certo tipo di iconografia e cioè il costume ciociaro, la modella e il modello di artista, la figura del brigante, del pifferaio e anche dello zampognaro e dell’organettaro, sono ancora oggi pagine parecchio sbiadite, quindi quasi sconosciute della Storia dell’Arte.
Tale costatazione non prescinde però da un’altra presa di coscienza molto più significativa ed attuale e che cioè tali iconografie – pur quasi, ripeto, sempre senza nome, se non contrabbandate con altri, ecco perché quasi sconosciute! -in effetti sono presenti sistematicamente nella gran parte dei musei e delle gallerie del pianeta e perciò quelle sicuramente le più abituali e quindi più note al pubblico visitatore!
Se, per esempio, si prende atto che il Museo Rodin di Parigi ancora oggi non conosce o trascura perfino il nome di battesimo di quello che è da considerare il modello più conosciuto al mondo dell’arte, Pignatelli, così caro all’artista Rodin o che ancora ignora completamente la modella “bella come la Venere di Milo” che posò per la prima Eva, per la prima donna accovacciata, per il celebre Torso di Adele, per la prima edizione del Bacio o, in aggiunta, che i vari Musei Matisse non conoscono chi sia la modella, la enigmatica ‘Lorette’ -ancora oggi gli eredi la connotano, storcendo il naso, come ‘la femme italienne’– che per parecchi mesi, quasi in clausura con l’artista, al quarto piano di Quai S. Michel, di molto contribuì, grazie parecchio alla sua intelligenza e sensibilità, a favorire l’apertura ed il dischiudersi nell’artista di sentieri e orizzonti dell’arte prima inesplorati e che, oltre a ciò, fu eternata in almeno cinquanta opere – e qui ci arrestiamo, la elencazione non sarebbe breve!- offriamo le prove evidenti di quanto non dico lassismo e supponenza ma certamente noncuranza ed indifferenza e, si dica pure, negligenza, contrassegnano il comportamento di tali nobili istituzioni -musei, ecc.- nei confronti dei modelli di artista ciociari!
Gli inizi e gli embrioni sono tutti in Valcomino, questa piccola valle sconosciuta perfino agli abitanti, conficcata nel Molise, ad una diecina di chilometri dall’Abbazia di Montecassino: esiste la Ciociaria, palcoscenico della Storia tutto ancora da scoprire, non solo nella realtà folklorica; esiste il costume ciociaro, il soggetto più amato e più ripetuto nell’arte occidentale del 1800; esistono i modelli d’artista che hanno reso possibile con la loro presenza la creazione di capolavori incredibili nella storia dell’arte tra 1800 e inizi 1900 e che, ancora, hanno letteralmente inventato la professione ed il mestiere del modello; esiste il primato della emigrazione grazie ai nomadi ed agli artisti girovaghi non solo pifferari e zampognari ma anche venditori di fortuna ed ammaestratori di cani e di scimmie ed altro ancora, partiti da San Biagio Saracinisco, da certe frazioni di Picinisco, da Cardito frazione di Vallerotonda, da Villalatina, da Filignano e sue frazioni, località ignorate perfino dalla geografia, pertanto grondanti nostalgia e rimpianto e lacrime per tante creature che per primi hanno messo piede in Iscozia, a Londra, a Parigi, a Berlino già fine 1700; esiste la ciociarizzazione di Roma cioè la realtà storica a confermare che nel corso dell’ottocento i ciociari erano talmente prorompenti ed imponenti e numerosi nella Città Eterna da essere ritenuti da tutti -dalle autorità ecclesiastiche stesse- i veri abitanti della città: nate e maturate in Valcomino, tutte queste realtà sono nei fatti glorie e conseguimenti non solo della Ciociaria ma dell’Italia e del Mondo Occidentale.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Carmine Venezia. Cosa si intende per metodo storico nell’ordinamento di un archivio.

Ci troviamo all’interno di un archivio, un ammasso di carte che siamo in qualche modo chiamati a governare. Ma quale metodo utilizzare per mettere ordine? Le idee non mancano: si potrebbero raggruppare tutti gli atti che trattano di un determinato argomento, oppure affidarsi ad un criterio puramente cronologico per la totalità delle carte oppure riunire il materiale per formato documentario (tutti i registri, tutti i faldoni ecc.).

Leggi tutto nell’allegato: Cosa si intende per metodo storico

Autore: Carmine Venezia – carmine.venezia@cultura.gov.it

PERUGIA. Urna di Vel Rafi.

Nel cimitero monumentale di Perugia nel 1887 fu ritrovata la tomba ellenistica della gens Rafi che ospitava 40 sepolture.
Tra le deposizioni vi era anche l’urna in travertino (h. 93 cm) databile fra il III ed il II secolo a.C. di Vel Rafi, figlio di Arnth e di una donna della gens Cai: “VL.RAFI.AR.CAIAL”.
L’urna occupava la posizione centrale dell’ipogeo e probabilmente apparteneva al capo famiglia.
Sul coperchio è rappresentato il defunto recumbente.
Sulla cassa vi è una porta sbarrata e profilata da un arco ai cui lati sono state scolpite due teste.
Davanti alla porta in posizione eretta si trova un uomo anziano, il defunto che tiene nella mano destra un regolo (che è posto al centro della composizione), righello dotato di tacche.
Forse il defunto aveva svolto la professione dell’architetto e potrebbe aver collaborato alla realizzazione degli ingressi urbici della città. Le mura etrusche di Perugia furono realizzate tra il IV ed il III secolo a.C.
La porta riprodotta nell’ossuario quindi potrebbe non essere la porta degli inferi ma un accesso della cinta muraria realizzato dall’architetto Rafi.
Le due teste ai lati della porta inoltre appaiono simili a quelle che ornavano le porte di Perugia (protomi di divinità protettrici).
In particolare si è fatta l’ipotesi di Porta Marzia, l’entrata sud di Perugia etrusca. L’arco nel 1500 fu smontato da San Gallo il Giovane per essere incorporato nel bastione della Rocca Paolina. Potrebbe però trattarsi anche dell’Arco di Augusto, altro ingresso della città etrusca a nord.
L’urna (inv. 26.291) è esposta al Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria a Perugia.

Sull’urna cfr., tra gli altri:
– Sybille Haynes, Storia Culturale degli etruschi, Joahn & Levi editore, 2020, pagg. 463 – 464;
– Daniele Bigi, Di professione architetto. Sull’urna di Vel Rafi, nel tentativo di restituire dignità ad un ipogeo dimenticato in Dialogando. Studi in onore di Mario Torelli, 2017;
– Antonella Bazzoli, Vel Rafi. Ritratto di un architetto etrusco 27 ottobre 2010, nel sito internet evus.it;
– informazioni sul sito Facebook “Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria – Pagina Istituzionale”.

Di seguito immagini dell’urna di Vel Rafi e della ricostruzione dell’ipogeo dei Rafi tratta da “l’Ipogeo della Famiglia Etrusca “Rufia” presso Perugia”, 1911 del Prof. Giuseppe Bellucci.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Ricerche, Studi, Tesi e Saggi