Paola SFAMENI, Davide BUSATO: Archeologia urbana a Venezia: la storia e i personaggi.

 La storia di Venezia, come la conosciamo oggi, affonda le proprie radici nella Venezia Medievale prima e in quella Rinascimentale poi. E’ impossibile, infatti, non immaginare ad una Venezia prima di Venezia.
Testimonianza diretta di quel mondo antico è esibita dagli stessi palazzi, dalle chiese, da qualsiasi forma di architettura che, cioè, non sia  una espressione del mondo attuale ma che rappresenti un susseguirsi di eventi che hanno caratterizzato un momento storico ed evolutivo che non ci appartiene più ma, che ha dato gli strumenti alla stessa città per poter sopravvivere e per poter combattere le insidie del tempo.


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http://www.archeomedia.net/articolo.asp?strart=2933&cat=Studi%20e%20Ricerche

Autore: Paola Sfameni, Davide Busato

Laura TUSSI: La fenomenologia dell’età adulta.

La fenomenologia è definita anche approccio della psicologia esistenziale. Con essa non si interpreta il mondo, ma si cercano tracce e segni che ci permettono di delineare, osservare e descrivere non le verità assolute, ma le manifestazioni appariscenti di cose, emozioni, circostanze ed esperienze.
Ad ogni manifestazione della natura e del pensiero occorre avvicinarsi con la discrezione evocata dalla parola fenomeno (dal greco = ciò che appare).
L’osservatore ha un approccio diretto alla vita quotidiana propria e altrui per comprenderla. Il metodo empatico occorre per conoscere l’altro, entrando nella sua personalità e confrontando i rispettivi stati d’animo. Esistono autori che cercano i momenti più significativi per il soggetto nella costruzione della propria identità.
Secondo Maslow l’adulto ha disponibilità ad amare e possiede doti quali la socialità, la creatività e l’autonomia. La motivazione o il bisogno costituiscono un tratto distintivo dell’identità. I bisogni umani sono fisiologici, di sicurezza, sociali, dell’Io, di autorealizzazione. Secondo Maslow la teoria di fondo è che esiste la natura buona dell’uomo per cui i nostri bisogni più profondi non sono pericolosi o malvagi. I bisogni costituiscono il requisito perché si possa formare la struttura intrapsichica propria della maturità. Secondo Maslow esistono due tipi di motivazione: quella carenziale volta al soddisfacimento dei bisogni fondamentali ed è episodica e discontinua; e quella accretiva, ossia tendente allo sviluppo e all’autoperfezionamento dell’individuo sano. Il mutamento o cambiamento è determinato da fattori interni al soggetto più che esterni e ambientali. Il mutamento avviene tramite modalità uniche e irripetibili, denominate peak experiences (esperienze apicali) che mettono in grado l’individuo di percepire l’oggetto come unità totale distaccato dalla sua possibile utilizzazione, per cui si coglie la natura più profonda dell’oggetto. La persona vive la massima maturità e si sente più integrata, intelligente, percettiva, creativa, libera da blocchi e inibizioni, nel massimo grado di identità, attraverso le esperienze apicali quali l’essere genitore, l’esperienza mistica, l’intuizione, il momento creativo.   
Secondo il pensiero di Rogers l’adulto è una persona congruente, comunicativa, responsabile, creativa, ottimista, attiva e decisionista. L’autorappresentazione è ciò che l’individuo pensa di sé in quanto adulto; il rappresentarsi in modo incongruente, ossia in modo errato rispetto a ciò che il soggetto è autenticamente, è alla base dell’immaturità psicologica. Per Rogers l’età adulta è il periodo in cui le varie componenti del sé multidimensionale vengono a maturazione. Quando l’Io non riesce a far emergere la parte adeguata del sé a una specifica circostanza, né a stabilire tra esse adeguata armonia subentra l’incongruenza psicologica che rende l’adulto infelice e malato.
Lewin elabora una prospettiva topologica per cui l’attenzione del ricercatore è incentrata sullo studio della persona nella sua totalità, nel suo ambiente, nell’impossibilità di interpretare un fenomeno togliendolo dall’ambiente proprio.
Esiste un indirizzo della psicologia della Gestalt fondato sulla ricerca di metodi sperimentali nell’osservazione dei comportamenti, per cui è evidente l’adesione di Lewin alla Gestalt in quanto è attento alle dinamiche dell’atto percettivo e a trasferirle nello studio della personalità. Lewin distingue nella personalità le regioni periferiche, percettivo motorie e le regioni centrali, più profonde, caratterizzano la storia dell’identità personale. La struttura della personalità può essere intesa come insieme di regioni molto o relativamente dipendenti tra loro rispetto al livello di funzionalità che caratterizza una particolare situazione.


Approcci biografici e sperimentali.


L’approccio biografico alla vita adulta prevede ricerche di carattere clinico che si ri

Eva PIANFETTI: Purpurae.

1.Porpora: tra mito e realtà.


PIRRONIANI SECONDO DIOGENE LAERZIO
Nulla si manifesta in forma pura e in sé, ma sempre in nesso all’aria e alla luce, al caldo e al freddo, al movimento, all’evaporazione o ad altre proprietà. Il porpora appare per esempio di colore diverso se è esposto al sole, alla luce lunare o a quella di una lampada…


PLATONE [DA: TIMEO, 67c-68d]
Il rosso mescolato con il nero e il bianco origina il porpora.


TEOFRASTO, OVVERO ARISTOTELE, SUL COLORE
17. Appare un porpora vivace e luminoso se dei raggi di sole deboli e attenuati vengono mescolati con un bianco non troppo forte e ombreggiato.
18. La ragione per la quale intorno al sole dell’aurora e del tramonto l’aria appare purpurea è che i suoi deboli raggi penetrano in un’atmosfera ormai buia.
19. Anche il mare pende un colore purpureo quando sulla superficie agitata le onde si piegano e i raggi del sole illuminano solo debolmente le parti in ombra.
20.La stessa cosa accade con le piume che, dispiegate alla luce, mostrano una tonalità porpora, e che prendono invece un colore scuro – detto orphninos – allorquando su esse cade poca luce.
(brani tratti da Goethe, “La storia dei colori”)


La nascita della preziosa porpora si perde nell’ombra dei tempi.


Secondo un’antica leggenda, essa venne scoperta grazie al cane del dio tintore fenicio Melkarth che una mattina, prendendo con la bocca una conchiglia, si tinse di un particolare colore. La ninfa Tiros, presente alla scena, ne restò affascinata, e chiese al dio una tunica del medesimo colore.
Altre leggende, molto simili a questa, vedono come protagonista il cane di Ercole, oppure la cagna di un pastore greco.
L’invenzione del colorante purpureo è stata attribuita, di volta in volta, ai cretesi o ai fenici.


Il popolo fenicio aveva una grande tradizione tintoria. Una leggenda vuole che il loro esodo da Creta, avvenuto intorno al 1600 avanti Cristo, fosse dipeso dal disprezzo che suscitava presso la benpensante società cretese l’uso dell’urina rancida, elemento essenziale per la produzione dei coloranti per tessuti.
I fenici divennero i principali produttori e commercianti di porpora, trasformandola in una grande fonte di ricchezza e sostentamento, loro primaria fonte di reddito. Impararono a conoscere talmente bene la sostanza, da riuscire a ottenere una vasta gamma di toni. La porpora di Tiro divenne famosa in tutto il mondo antico.


I greci appresero proprio dai fenici le tecniche di produzione di questo colorante.


Presso l’antico popolo romano, il colore purpureo divenne simbolo di nobiltà e prestigio. Nella Roma repubblicana tale colore era riservato alle persone di alto rango, come i generali vittoriosi, mentre nella Roma imperiale fu addirittura eletto colore ufficiale dell’impero.
Furono stabilite scrupolose norme a salvaguardia dei processi di produzione e distribuzione del colorante e delle lane pregiate con esso tinte. Nel IV secolo solo l’imperatore aveva il diritto d’indossare indumenti purpurei, pena sanzioni molto salate. Venne persino vietato l’uso di abiti tinti con colori imitanti il porpora.
Sotto Alessandro Severo, la produzione della porpora divenne monopolio esclusivo dell’impero: le officinae purpurarie, distribuite sul territorio imperiale, dovevano essere regolamentate e autorizzate dall’imperatore, e dipendevano da un centro mercantile e dall’autorità della capitale. Vennero istituiti corpi speciali di guardie addette alla sorveglianza di queste officine.
Sotto Valentiniano, Teodosio e Arcadio, i trasgressori delle leggi purpuree potevano essere puniti addirittura con la morte. Tale drastica pena non riusciva a scoraggiare gli amanti del porpora: taluni arrivarono addirittura a indossarlo sempre, nascosto sotto abiti di altre tinte.


La rea

Raffaella LA MARRA: Lucus Feroniae – sulle tracce di Annibale.

Narra Livio che nel 211 a.C. Annibale, protagonista indiscusso degli episodi più noti della seconda guerra punica in Italia, volendo allontanare l’esercito romano impegnato nell’assedio di Capua, decise di marciare direttamente su Roma, sperando di poterla prendere con un’azione improvvisa che generasse spavento e scompiglio (Livio, XXVI, 7).

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Autore: Raffaella La Marra

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