Carlo FORIN: AN TAR ISH = TARANIS

Non è nelle nostre corde il fare lunghi preamboli. Ma, otto anni di ricerca ininterrotta ci hanno convinto di aver trovato una strada nuova che ci mostra cose sorprendenti sull’antico. Dichiariamo che i nomi degli dèi sono reperti archeologici da osservare e paragonare tra loro senza lenti ideologiche.
Siamo fuori dalla norma in questo studio e lo sottolineiamo.
Chiedo il confronto e la critica ed auspico l’interesse di altri.
 Lo studio comparato dei nomi degli dèi (TO) ha fatto emergere la figura colossale di Virgilio Maro, cioè sacerdote etrusco devoto a Saturno (che sviluppiamo su www.tellusfolio.it /critica della cultura/viaggi): un genio così grande da aver messo le sue opere sotto gli occhi delle cento generazioni che gli sono succedute senza svelare la sua identità e la sua etnia in duemila anni.
Ho raccontato “L’orientamento sumero del Cielo di Virgilio” al II Congresso Internazionale di Paletnologia delle Alpi Occidentali a Pinerolo nell’ottobre del 2003 (aspettiamo gli Atti).
Più in generale la TO mette in pace l’archeologia con la letteratura archiviando un divorzio che supponiamo causato dall’ideologia. Proponiamo ai giovani che si appassionano alla ricerca archeologica, forse stanchi di ripetere cose letterarie affrontate acriticamente, di rivedere i documenti antichi in una nuova luce: i nomi degli dèi si offrono come sono stati composti, senza filtri degli osservatori. Occorre fare una disamina degli dèi sovrani delle culture euro-afro-asiatiche essendo consapevoli che ogni cultura si sovrappone alla precedente esaugurando le divinità dei vinti. Il lavoro di scavo linguistico per farle riemergere va fatto individuando teonimi sinonimi fino a porre in luce la stessa divinità con nomi diversi.
Saturno è SAG US, ‘inizio fine’ in sumero.


Ci siamo proposti di fare archeologia linguistica esibendo confronti che l’ideologia indoeuropea giudica improponibili; uno di questi tabù è il raffronto tra il dio sumero AN TAR ISH ed il celtico Taranis.
Giovanni Semerano, il linguista spirato ultranovantenne nel luglio 2005, descrive Taranis nella sua Le origini della cultura europea (Olschki Firenze 1984) così:


Elementi del simbolismo arcaico nella religione dei Celti furono scorti nella ruota che rappresenta il Giove celtico e nelle colonne dette del “Giove giacente” studiate da Werner Muller. La ruota a quattro raggi sviluppa il significato dell’anno col suo ciclo di quattro stagioni ed è noto che i Celti usano un unico termine per indicare la “ruota” e “l’anno” come i Romani per dire “asse” e “cielo”. La colonna è l’axis mundi, perciò l’attributo Taranis (ciclo del cielo) del loro Giove va inteso come accadico taru (giro) e Anu (dio Cielo); «il più grande fra gli dèi del cielo» come chiosa l’autore dei Commenta Bernensia è proprio quel Giove dei cicli al cui compiersi, come usa al nostro fine d’anno, viene bruciato il fantoccio di legno imbottito di uomini vivi, proprio come i fantocci, gli Argei che i Romani lasciavano cadere nel fiume: l’abusato raffronto fra Taranis e il germanico Donar è da escludere. (p. 293)


Questo sopra riportato è un esempio di Teonomasiologia (TO), studio comparato dei nomi degli dèi, che qui paragona Giove romano a Taranis –massimo dio dei druidi (sacerdoti celtici)- e al dio accadico del giro del Cielo (taru Anu)- con immagini significative.
Il nostro punto di partenza pratico fu il nome ‘Monte de Antares e colo Maledicto’ trovato nel 1999 in un documento dell’archivio storico della Biblioteca Civica di Vittorio Veneto che risale fino al 1435. Corrisponde a ritrovamenti raccontati da Giovanni Gorini e Attilio Mastrocinque in Stipi votive delle Venezie, Altichiero, Monte Altare, Musile, Garda, Riva edito da Giorgio Bretschneider, Roma 2005.


Abbiamo acquistato Le orig

Dott. Luca BASILE: Alcune osservazioni sul gruppo dei Tirannicidi al Museo Archeologico di Napoli.

Il 514 a. C. è ricordato dalla storiografia greca come l’anno dell’uccisione di  Ipparco, figlio del tiranno Pisistrato, e succeduto alla morte di questi insieme al fratello Ippia alla guida della polis di Atene.
Gli autori  del tirannicidio, che restituiva al popolo ateniese ( ma molto più probabilmente alla sola aristocrazia terriera) la piena autonomia legislativa e governativa, erano i nobili Aristogitone ed Armodio che furono nel 510 a. C. , dopo la cacciata dei tiranni,  immortalati in un gruppo scultoreo opera dell’artista Antenor.


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Autore: Dott. Luca Basile

Dott. Luca BASILE. Brevi note sulla prima “colonizzazione” greca in Occidente (estratto).

Dopo questa città (Volturnum) viene Cuma, fondazione assai antica dei Calcidesi e dei Cumani: è la più antica di tutte le colonie di Sicilia e d’Italia” (Strabone, Geografia, V, 4, 4).
Lo scrittore di età augustea Strabone parla in questi termini di Cuma, la più antica fondazione greca in Italia. L’interpretazione del passo straboniano, in realtà, è tuttora parecchio discussa. Dai dati archeologici emersi dalle campagne di scavo dell’inizio del XX secolo, si evince che Cuma fu fondata intorno al 730 a. C., circa un quarantennio dopo l’iniziale frequentazione greca di Pitecusa.
Essenzialmente, la datazione di Cuma ci viene data da frammenti ceramici afferenti al periodo del Protocorinzio Antico e dalle tipiche coppe di tipo Thapsos con, e senza, pannello.


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Autore: Dott. Luca Basile

Luana MONTE: Thera, l’isola dai tanti nomi, è forse la mitica Tarsis?

Nel mar Egeo, subito  a nord di Creta, si trova Thera, la più meridionale delle Cicladi, isole così chiamate per il fatto di essere disposte a circolo, in greco kyklos, intorno a Delo, luogo di nascita di Apollo. In epoca minoica la  configurazione di Thera è stata sconvolta dal terribile vulcano che la dominava e “ l’odierna Thera non è più un isola, ma  un insieme di più isole, formatesi dopo l’eruzione della metà del II° millennio a.C. e di quelle successive: Thera, Aspronisi e Therasia intorno alla caldera,  Palaea Kameni e Nea Kameni al centro della stessa. Se in origine era rotonda e dominata dalla montagna, ora la sua caratteristica principale è appunto questa caldera, sulle cui pareti, che si innalzano verticalmente sul mare per oltre 200 metri, è praticamente impressa, grazie agli strati che si susseguono, tutta la storia geologica dell’isola”.


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Autore: Luana Monte

Ricerche, Studi, Tesi e Saggi