Questo articolo nasce dalla mia tesi magistrale sulle mura delle città romane in Piemonte e Valle d’Aosta: con essa si è cercato di delineare la nascita e lo sviluppo delle cortine difensive di tali insediamenti.
Una signora mi ha chiesto se in carcere si muore ancora?
Qualcuno le ha detto che il sovraffollamento come problema endemico dell’Amministrazione Penitenziaria è stato debellato.
Che la totale chiusura di movimento all’interno degli istituti è stata corretta e riveduta. In carcere ora è possibile vivere e non solo sopravvivere.
Tra i piu’ interessanti e stringenti interventi elaborati sul massacro di Charlie Hebdo, quello dell’amico Erri de Luca m’è parso il più eloquente nel mettere sull’avviso qualunque tentativo di manomissione della verità: “Morire con la matita in mano, la scatola dei colori, mentre si sta disegnando lo sgambetto a una qualche tirannia, con lo strumento insuperabile del sorriso. La strage non si limita a minacciare la libertà di critica. Mira a ferire la libertà in se stessa, data per immorale dagli assassini”.
Il convegno promosso dall’Università di Trento, dedicato alla presentazione dei più recenti ritrovamenti di necropoli longobarde in Italia, ha costituito un forte stimolo a proporre all’attenzione della comunità scientifica due contesti particolarmente significativi – non solo dal punto di vista quantitativo – messi in luce negli anni 2009-2011 in Piemonte: il primo a sud, in provincia di Cuneo (Comune di S. Albano Stura), il secondo nel territorio novarese (Comune di Momo).
in “NECROPOLI LONGOBARDE IN ITALIA. Indirizzi della ricerca e nuovi dati.”
Atti del Convegno Internazionale – 26 – 28 settembre 2011 – Castello del Buonconsiglio, Trento