Il lavoro sulla successione feudale di Gioia in Terra di Lavoro, presentato qualche anno fa, aveva permesso di raccogliere, attraverso le fonti documentarie e bibliografiche importanti informazioni sul territorio in merito non solo ai feudatari, ma anche ad un insieme di collegamenti tra potere temporale ed ecclesiastico. Il lavoro aveva permesso di ricostruire la successione dei feudatari, i collegamenti tra famiglie del medio Volturno e la Baronia di Gioia, ma nello stesso tempo la ricerca presentava anche delle lacune temporali, alcune ampie altre brevi, ma tali lacune lasciavano dubbi in merito anche al susseguirsi dei feudatari stessi. Indubbiamente si è compreso, così come per molti luoghi del medio Volturno, che era forte il legame con importanti famiglie nobili del territorio e non solo, ma che molte vicende facevano rientrare la Baronia di Gioia in giochi di potere molto grandi, spesso intrecciati con il potere monarchico del Regno.
I palmenti rupestri costituiscono una parte fondamentale della filiera produttiva e un documento di estre-mo interesse da un punto di vista storico-archeologico: oltre a rappresentare un indicatore cronologico e microeconomico, essi testimoniano il processo di adattamento della tecnologia ai contesti produttivi da parte delle comunità antiche. Gli esemplari giunti fino a noi pongono tuttavia notevoli difficoltà di inter-pretazione tipologica e di datazione e in molti casi sussistono forti dubbi sulla definizione della cultura di appartenenza. Circa il loro uso, non c’è dubbio che la funzione primaria fosse la spremitura delle uve nel processo di vinificazione.
Tutti conosciamo i gioielli e le oreficerie della tomba di Tutankhamon ma gli artigiani egizi hanno prodotto, per i re quanto per i privati, opere estremamente belle e significative. Si tratta tanto di amuleti e sarcofagi destinati alla vita nell’aldilà quanto di anelli, orecchini, bracciali e pendenti per adornare uomini e donne nelle occasioni speciali della vita quotidiana. Si va dai bracciali d’oro dei primi re agli ornamenti di Pseusenne I e dei re nubiani, in un arco temporale copre circa 2500 anni.
L’oro, pur meno prezioso dell’argento per gli Egizi, era particolarmente abbondante e lavorato, insieme alle pietre preziose, semi- preziose e pasta vitrea con grande abilità dagli artigiani; sono stati di ispirazione in epoca moderna anche per gli orafi, come mostrano ad esempio i gioielli “egizi” di Cartier.
Un uomo intelligente, colto, maturo e pragmatico, grande lavoratore, grande amante della natura e degli animali, allo stesso tempo imprenditore ricco anche di ideali e di obbiettivi culturali, ampi orizzonti. Soprattutto aveva capito come funzionano le cose, in regime democristiano!