Questo saggio nasce per l’esigenza di interpretare una “sepoltura anomala” di età medievale rinvenuta alla fine degli anni novanta nella necropoli longobarda di San Mauro a Cividale del Friuli (UD), che attende ancor oggi una compiuta analisi ricostruttiva, per la specificità del suo contesto.
Urna cineraria nel chiostro della abazia di Moggio Udinese, prima del terremoto.
Mozium, nunc Abbatia, olim arx Chazzila: è la citazione che Bernardo Maria De Rubeis ci ha tramandato fin dal 1740.
Numerose, troppe per essere citate nei dettagli, sono le citazioni storiche e bibliografiche che parlano di un “insediamento” situato sul colle, precedente la costruzione dell’abazia nell’XI secolo: insediamento che viene denominano talora arx (= luogo elevato, rocca, fortificazione), talora castra (= accampamento, alloggiamento militare), talora oppidum (= luogo fortificato). Questi termini concordano nel definire una costruzione dalle caratteristiche di tipo militare o difensivo, non di tipo signorile o residenziale.
Concorde, in tutti i documenti e in tutte le citazioni, a partire dal XII secolo, è il riferimento a Cacellino: figura chiave della storia di Moggio nel periodo in cui avvenne la trasformazione del sito, caratterizzato da manufatti di origini romane, a quello occupato dall’abazia.
La musica egizia rivestiva un ruolo importantissimo nella società dell’epoca: ne sono testimonianza, anche se indiretta, le numerosissime raffigurazioni di musicisti, cantanti e danzatori, la tradizione letteraria (ad esempio i “canti degli arpisti” o i “canti d’amore”, oltre diverse a testimonianze di autori classici), insieme ai fortunati ritrovamenti di strumenti musicali, che hanno permesso ad archeologi e musicologi di costruire repliche e tentare di comprendere quali fossero le melodie e le tecniche strumentali utilizzate dagli antichi Egizi.
La musica copta, ancora utilizzata nelle cerimonie religiose, ha fornito interessanti spunti per quanto concerne il canto e l’utilizzo di strumenti quali il sistro, senza trascurare l’apporto fornitoci dalla musica popolare egiziana e araba in generale.
Eschilo, con l’ingresso delle Erinni nelle sue Eumenidi, ha firmato una delle scene più potenti del teatro mondiale. Fiutando selvaggiamente l’odore della colpa, come cagne feroci, esse inseguono e finalmente scovano la loro preda, un Oreste supplice, avvinghiato alla statua di Atena. Sono furibonde, le Erinni: l’eroe forse spera di sottoporsi ad un processo per sfuggire ai loro tormenti, per scampare alla punizione per l’omicidio della madre Clitemnestra? Si sbaglia…