Quella che un dì fu emula a Roma, non è più: sorte fatale a cui vanno soggetto le cose di quaggiù, perchè mortali e caduche: anche le città pari al destino dell’uomo, nascono, vivono e muojono…
Il presente articolo, relativo all’evoluzione storico-topografica dell’area localizzata presso il limite meridionale del centro storico di Monza, occupata un tempo dal castello visconteo e sulla quale oggi sorge il palazzo della Rinascente, si inserisce nell’ambito di una più ampia attività di ricerca, finalizzata alla tutela preventiva dei resti archeologici ancora presenti nel sottosuolo della città.
In Abbadia Lariana (Lc), sulla sommità di un isolato sperone roccioso conosciuto con il significativo toponimo di Zucco della Rocca (846.30 m. s.l.m.), sono ancora oggi visibili gli sparsi ruderi di una fortificazione; l’altura, localizzata lungo il crinale sud-occidentale dello Zucco Portorella, presenta verso O, S ed E fianchi scoscesi e quasi inaccessibili. All’interno di quello che doveva essere il perimetro difensivo della scomparsa fortificazione si possono distinguere, da un punto di vista morfologico, tre settori: Terrazzo principale, sommità dello Zucco, terrazzo secondario; tutti presentano tracce di vari interventi artificiali, finalizzati alla regolarizzazione del banco di roccia calcarea dell’altura e alla realizzazione di strutture murarie di sostruzione e contenimento dei declivi verso valle.
Il presente articolo si inserisce nell’ambito di una più ampia ricerca, attualmente in corso, finalizzata alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico e archeologico monzese, con una particolare attenzione rivolta alle scomparse strutture difensive della città.
Scomparse ma non cancellate in modo definitivo, dato che esse continuano in qualche modo ad esistere, negli archivi come memorie storiche e nel sottosuolo come resti strutturali sepolti. Simili ricerche, che possiamo definire di archeologia preventiva, sono dunque utili non solo per determinare la natura e la posizione topografica di queste vestigia, ma anche per favorirne la tutela, impedendone la definitiva distruzione.