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Michele SANTULLI. La famosa Seminatrice di Francia è una modella italiana della Ciociaria.

Tutti i francesi di Francia e dei loro territori nel mondo conoscono la Marsigliese, la presa della Bastiglia, Coluche e anche la Semeuse ossia la Seminatrice.
Chi è la Seminatrice? Se si ha la possibilità di scorrere tra le mani le monete francesi d’argento degli inizi del secolo oppure di osservare i francobolli che per molti anni si impiegavano per la corrispondenza o se si osserva l’Euro francese di oggi, si scoprirà che la Seminatrice famosa è la ragazza che con gli abiti svolazzanti e un copricapo in testa getta e spande la semenza attorno nei campi: una immagine cara a tutti i francofoni. E vi è anche una bella storia dietro alla immagine.
Ci troviamo a Parigi alla fine del 1800 e lo scultore Oscar Roty ha ricevuto dal Governo l’incarico di proporre una immagine per la nuova monetazione da immettere in pubblico. L’artista, pur essendo esperto del settore e con già altri lavori eseguiti per il Governo, comprende la importanza del nuovo incarico e si mette alla ricerca non agevole di un soggetto e di una immagine da proporre.
Un giorno, in giro per Montparnasse, quartiere celebre di Parigi, scorge un assembramento di donne ed è attirato dagli abiti curiosi che in gran parte indossavano: erano modelle quasi tutte ciociare in attesa dei pittori o scultori o fotografi che le assoldavano, come era prassi: infatti le modelle e i modelli, ciociari e non, si riunivano in luoghi ben noti e in giorni precisi.
Lo sguardo si posa su una ragazzina, di circa tredici-quattordici anni, già pienamente formata, nel suo abito ciociaro, piccolina di altezza, circa 1,55 m: lo scultore ne resta colpito e immediatamente ritiene d’aver trovato il soggetto sul quale lavorare. Si mettono d’accordo sulla tariffa, ecc. e iniziano le pose nello studio dell’artista.
Stiamo parlando di Rosalina Pesce originaria di un paesino della Ciociaria, emigrata a Parigi da pochi anni con la famiglia. Nelle mie ricerche ho avuto la ventura di entrare in contatto con un signore pure dei luoghi, Mario Franciosa, residente in un sobborgo di Parigi che negli anni ’50 frequentò Rosalina che all’epoca abitava ancora con la vecchia madre in un cortile dietro un albergo, l’Hotel de Paris, ancora sul posto, a Montparnasse: e da questo signore appresi qualche dettaglio sul rapporto avuto da Rosalina con lo scultore Roty: ebbero luogo parecchie sedute e fruttò alla modella una bella cifra, a quell’epoca. Mi riferì che l’artista per ottenere quell’effetto di abiti svolazzanti, le faceva indossare degli abiti leggeri anche un pò bagnati e poi con l’aiuto di un rudimentale ventilatore otteneva quell’effetto ricercato. La cosa andò avanti per alcune sedute e alla fine la povera Rosalina si prese quasi una bella polmonite! Mi colpì anche il particolare che, negli anni successivi, ogni tanto andavano da lei i pittori per disegnare i suoi piedi soprattutto!
Rosalina, stando ai documenti fotografici rinvenuti, era stata anche modella alla Accademia di Belle Arti di Parigi e di altri artisti ma preferì successivamente optare per i servizi domestici perché non amava posare nuda. Rimase sempre analfabeta ed illetterata tutta la vita. Quando venne il momento si ritirò in una casa per vecchi, sempre a Montparnasse.
Intanto il progetto di Oscar Roty fu approvato dal Governo e quindi la Francia fu sommersa di monete d’argento con la immagine della Seminatrice, poi per altri anni sui francobolli e il termine ‘Semeuse’ divenne patrimonio generalizzato. La sua immagine era presente anche sulla monetazione fino all’arrivo dell’Euro.
La nemesi volle che non solo non si conoscesse chi era stata la modella, ma che si cominciasse a parlare di altre possibili modelle. Le pubbliche istituzioni come pure la Zecca francese nulla sapevano, o volevano sapere, di Rosalina.
Iniziai da parte mia uno scambio di note e di chiarificazioni con i responsabili del Museo Roty: infatti nelle ultime decadi all’artista fu eretto un apposito museo. E i responsabili continuavano a pubblicare la loro ipotesi. Fu dopo qualche anno che si convinsero, alla luce di prove concrete, che erano in errore e approfondendo e ampliando loro stessi le loro ricerche documentarie pervennero al convincimento che effettivamente la modella della Semeuse fu ‘une petite italienne’ di nome Rosalina (che loro chiamano Rosalinda)! E questo è quanto appare anche nel sito del museo Roty.
Il Signor Mario Franciosa, di cui più sopra, mi raccontava anche un altro episodio. Ogni giorno Rosalina per ragioni di lavoro passava davanti alla maestosa scultura di Rodin che illustra Balzac, situata all’incrocio tra Boulevard du Montparnasse e Boulevard Raspail, di fronte al caffè Charivari e a quello ancora più famoso e antico  La Rotonde e il cuore sempre le balzava in  petto, commossa: e la ragione era, altro miracolo incredibile, che il modello, cioè il volto del grande scrittore Honoré de Balzac della scultura di Rodin era quello di Celestino, il padre di Rosalina! Quando a Parigi si vada ad ammirarlo: quel volto solcato dalle rughe, dal lavoro, dai sacrifici, gli occhi incavati che guardano lontano, i capelli al vento…è Celestino diventato il grande Balzac!
E le istituzioni nostrane? E i politici? Anche i fratelli francesi ignorano queste due pagine della storia, di Celestino e di Rosalina.

Autore: Michele Santulli

Fonte: www.qaeditoria.it, 3 mag 2021

Stefano PRUNERI, Sant’Agata la scomparsa.

Nella parte settentrionale del centro storico di Monza sorgeva un tempo il vetusto edificio della chiesa di Sant’Agata – una delle più antiche della città – documentata come già esistente in epoca longobarda (in un testamento risalente al 768); venne edificata in una zona esterna all’abitato, ai piedi del terrazzamento naturale di riva destra della valle del Lambro, in margine a un percorso viario storico che conduceva a un guado sul fiume. …

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Autore: Stefano Pruneri stefanopruneri170@gmail.com

Marco BONINO.Triremi e quinduiremi romane durante la Prima Guerra Punica.

Intervento del 2015 al Convegno di Favignana: La battaglia delle Egadi, (pubblicato nel 2016) riguardo alle navi a remi primcipali (triremi e quinquiremi) usate durante la prima guerra punica.
Questo vuole arricchire il dibattito su queste navi a remi così importanti per la storia romana e completare quanto recentemente pubblicato sulla battaglia delle Egadi nel volume di Jeffrey Royal e del compianto Sebastiano Tusa edito dall’Erma di Bretschneider (The site of the Battle of the Aegates Islands at the end of the first Punic War, Fieldwork, analyses and perspectives, 2005-2015, Roma 2021), che proprio dal convegno di Favignana del 2015 prende le mosse.

La ricerca sulle poliremi antiche, e in particolare sulle triremi, ha monopolizzato la storia dell’archeologia navale con alcune idee brillanti, ma con risultati per lo più scarsi, soprattutto per il fatto che le fonti iconografiche ed archeologiche su questi argomenti sono poco numerose e che in generale la preparazione tecnica navale degli umanisti non era sufficiente….

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Autore:
Prof. Marco Bonino – Archeologo navale
Via G. Matteotti N. 4,  40129 BOLOGNA, cell. 347.8778739
email: marco_bonino@iol.it

Giuseppe GRECO. Il toponimo Pelago: un alto lago ci aveva portato in alto mare.

Il toponimo Pelago si riferisce a un caratteristico borgo dell’area metropolitana di Firenze, su di un ridente poggio a 309 mt slm, in un’area d’importanza strategica lungo il percorso tra il Casentino e la pianura fiorentina. La sua prima attestazione risale al marzo 1089, data di compilazione di un documento redatto proprio in quel castello, feudo dalla famiglia casentinese dei conti Guidi…

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Autore: Giuseppe Greco – greco_giu@me.com