Archivi categoria: Studi e Ricerche

Giuseppe Pipino. Plinio il Vecchio e i Bagni napoletani dei Campi Flegrei.

Come appassionato naturalista, residente per lo più a Roma, Plinio il Vecchio doveva conoscere bene i Campi Flegrei e, sicuramente, ne aveva visitato alcune delle celeberrime terme anche prima di essere nominato comandante della flotta romana di stanza a Miseno: giusto, quindi, che nomini più volte singolarità e località flegree nella Naturalis Historia, opera che, a quanto si legge, fu terminata e divulgata fra il 77 e il 78 d.C.
Da Miseno, come scrive il nipote Plinio il Giovane (Ep. VI, 16), salpò per soccorrere alcuni conoscenti a Stabia e vedere da vicino l’eruzione del Vesuvio, morendo soffocato dalle esalazioni vulcaniche (il 25 ottobre dell’anno 79).
All’autore vengono però attribuite, relativamente ai Campi Flegrei in generale e ad alcune zone (Solfatara di Pozzuoli e Agnano in particolare) affermazioni che non si trovano nella sua opera e, ancor di più, vengono interpretate in modo distorto alcune di quelle realmente scritte, mentre vengono ignorati o sottovalutati brevi ma importanti richiami a particolarità specifiche, come bagni e sorgenti minerali. Inoltre, sempre più spesso le attribuzioni sono fatte senza specifici riferimenti all’opera o citando il solo numero dei lunghissimi “Libri”, oppure, in tempi recenti, citando capitoli e frasi contenute in edizioni moderne, difficili da reperire anche quando espressamente indicate, ma per lo più senza neanche indicarle.
Come per altre occasioni, “…per Plinio ho ritenuto di dovermi attenere all’edizione di F. Domenichi (1561), data la persistenza temporale e le numerosissime edizioni, anche recentissime” (PIPINO 2016, pag. 5), attingendo in particolare a quella veneziana del 1844, oggi consultabile anche on line.
Ho sempre confrontato il testo italiano con quello latino a fronte, aggiornando il linguaggio quando necessario, e sono ricorso anche ad edizioni diverse, nonché a traduzioni inglesi e francesi, per i termini poco comprensibili.
Per facilitare eventuali riscontri, oltre al “Libro” ed al numero del capitolo, quando presente, segnalo il titolo o l’argomento di questo….

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Autore: Giuseppe Pipino  – info@oromuseo.com

Pier Luigi Guiducci. L’humanitas di Pio XII. Papa Pacelli e le azioni a tutela dei piccoli, dei deboli,  degli emarginati, degli umili.

Nel migrare del tempo, la figura e l’opera di Pio XII (Venerabile) è stata presentata in diversi modi. Evidentemente, un’attenzione particolare è stata rivolta alle sue virtù. Unitamente a ciò, conservano un particolare valore il suo magistero, i discorsi, i radiomessaggi, le esortazioni, le encicliche, le proclamazioni dogmatiche. Si tratta di una vasta eredità, rafforzata dalle opere di carità, che il Concilio Vaticano II e i Papi successivi sapranno accogliere e valorizzare. Accanto agli aspetti cit., la storia consegna anche un Papa “privato”, un Pacelli capace di “uscire” dagli schemi del tempo, e di manifestare in modo aperto il proprio animus. Tale realtà si riscontra, in particolare, nelle situazioni riguardanti anche i piccoli, i deboli, gli emarginati e gli umili….

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Autore: Pier Luigi Guiducci – plguiducci@yahoo.it

Francesca Pandimiglio. L’iconografia di Sant’Elena in alcune opere inedite a Viterbo.

Nell’immaginario la figura di Sant’Elena imperatrice è ricordata principalmente come colei che ha ritrovato il Sacrum Lignum a Gerusalemme nei luoghi santi della Passio Christi tra il 326 e il 332 ed è venerata il 18 agosto nel calendario cristiano. Su di lei i dati biografici sono piuttosco scarsi e …

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Autore: Francesca Pandimiglio – pandimigliofrancesca@gmail.com

Pozzuoli (Na). Convegno Hydrosophia, tra Formula dell’Acqua e Medicina Termale!

Si è tenuto nei giorni scorsi, presso la accogliente sala Athena Hotel Neronensis, in via Pergolesi a Pozzuoli, un interessante quanto significativo convegno, di Medicina Termale : “La Formula dell’ Acqua “, promosso dal Comitato del progetto Hydrosophia.
L’ evento, presenti studiosi, illustri ospiti ed un pubblico più che sensibile alla tematica, è stato coordinato e moderato dalla dr.ssa Antonella Cicale, Responsabile di “Terme del Cantarello” (fonte preziosa dei Campi Flegrei), e Presidente ISDE (Associazione Italiana Medici per l’Ambiente).

Bagno del Cantarello

L’incontro ha visto declinare l’acqua in tutte le sue forme: dall’ importanza storico-scientifico-termale, grazie a quanto trattato          egregiamente dal Prof. Walter Iorio e dal Dr. Arturo Armone Caruso, a quella turistico – culturale con il dr. Bruno Brillante; dall’importanza biologica e chimica, esposta con attenta dovizia documentale, dai professori Marco Guida e Marco Trifuoggi; a quella poi energetica, illustrata dal dottor Roberto Germano e, infine, a quella architettonica ed urbanistica, con l’architetto Alexander Valentino.
Sono intervenuti al convegno: Filippo Monaco, assessore al Turismo del comune di Pozzuoli; Francesco Maisto, presidente dell’ Ente Parco Campi Flegrei, e Roberto Laringe, presidente di “Federalberghi Campi Flegrei”.
Ad introdurre e presentare il meritevole, qualificato progetto, è stato il professor Gennaro Mantile, solerte presidente del Comitato promotore di “Hydrosophia”.
Cenni storici. L’area dei Campi Flegrei, essendo di origine vulcanica, presenta, si sa bene, fenomeni naturali, come l’emissione di vapori endogeni (fumarole) e sorgenti idrominerali, che hanno favorito da sempre la diffusione di complessi termali, soprattutto a scopo curativo e terapeutico.
Numerosi sono i resti, in molti casi abbandonati al degrado, di queste strutture, a Pozzuoli come intorno al lago d’Averno ed a Baia, ma anche ad Agnano, nel cratere degli Astroni ed a Bagnoli, di alcune delle quali sono state ritrovate parti di origine greca, a testimonianza di quanto fosse antica la pratica di sfruttare dette risorse.
I Romani, intorno a tali “fonti di utilità”, costruirono grandi edifici, mirati a valorizzare l’uso delle benefiche proprietà delle acque e dei sudatori, frequentati indistintamente da uomini e donne e, tra questi, imperatori, nobili, poeti, storici e filosofi. I cosiddetti bagni termali, pare che ne fossero 35, continuarono, per tutto il medioevo, a costituire “pratica importante e salutare”.
Di tutte queste strutture, oggi come oggi e quasi certo più di ieri, resta poco o nulla, tanto che di alcune solo le sorgenti e di altre…semplicemente i ruderi. La fine di questi edifici fu dovuta, è noto, alla distruzione generata dall’eruzione di Monte Nuovo che, in una sola notte, sconvolse l’area a ridosso del lago di Lucrino, che da sola ospitava ben otto edifici termali.
Don Pietro d’Aragona, viceré di Carlo II di Spagna, nel XVII secolo decise di recuperare i bagni termali, affidando il compito al medico Sebastiano Bortolo, che rinvenne numerose sorgenti e di ognuna, per volere del viceré, vennero indicati: nome, sito e proprietà terapeutiche. Una di queste iscrizioni si trovava sopra i cosiddetti sudatori di Tritoli, note come Le stufe di Nerone. In origine l’area termale consisteva nei sudationes, cavità scavate nella roccia a contatto diretto con il calore, proveniente dalla roccia stessa e/o da sorgenti calde poste in prossimità, dove si effettuavano i “bagni di sudore”. In seguito, intorno ovvero a ridosso di queste cavità, vennero aggiunti nuovi ambienti, destinati ad implementare il percorso termale ed a renderli più funzionali e confortevoli.
L’acqua insomma è vita e, come tale, fonte di risorse trasversali, la cui diffusione e riqualificazione contribuirebbero, non poco ed in prospettiva, al consolidamento dei flussi eco-turistici e conseguente sviluppo economico in senso ampio, del territorio flegreo-partenopeo.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it