Archivi categoria: Storia

Gabriele ROSSI-OSMIDA, La storia dei tre Re.

Ben poche sono le leggende che hanno conservato attraverso i millenni un fascino inossidabile come quella dei Re Magi coinvolgendo esegeti, storici, teologi e, ora, anche archeologi.


in Atrium, Studi Metafisici ed Umanistici, a cura dell’Associazione Culturale “Cenacolo Pitagorico Adytum”, Anno XIV, Numero 4


L’intero studio si trova nell’allegato, vai >>>


 

Autore: Gabriele ROSSI-OSMIDA

Allegato: ATRIUM.pdf

Giuliano CONFALONIERI. La corazzata ROMA.

I quotidiani hanno dato ampio risalto al ritrovamento, con l’ausilio del robot subacqueo, di una torretta della corazzata “ROMA” affondata a mille metri dalle bombe tedesche il giorno successivo all’armistizio con gli anglo americani nella II guerra mondiale: l’esercito allo sbando, i reali in fuga, caos totale e inizio delle vendette personali che proseguiranno per molti mesi.
Millequattrocento marinai morti e la scomparsa di una nave da guerra varata nel 1940 e colpita nel 1943 nel Golfo dell’Asinara. Una breve vita di questo gigante del mare (46.000 ton. di stazza) lungo 240 metri. Armata con 37 cannoni, 48 mitragliere e la possibilità di alare un paio di idrovolanti, la corazzata era un formidabile mezzo di offesa ricercata da decenni nel suo sepolcro in fondo al mare, coperta dall’acqua in meno di 30 minuti. Una velocità massima di 32 nodi – eccezionale per l’epoca e per la stazza – la nave era ancorata nel Golfo di La Spezia quando arrivò l’ordine di salpare verso La Maddalena in attesa della decisione di auto affondarsi o di sapere quale porto sicuro avrebbe potuto accoglierla. Nove settembre – al comando l’ammiraglio Bergamini – poche miglia percorse quando un messaggio avvertì che l’Asinara era occupata dai tedeschi. Contrordine per dirigere la prua verso sud ma ormai l’aviazione nazista era già sulle sue tracce. Arrivano i bimotori in formazione a pochi metri dal livello del mare, posizione ottima per attaccare un bersaglio mastodontico. Verso le 16 la corazzata viene colpita due volte e comincia ad incendiarsi, immobile senza altra speranza che i bombardieri debbano allontanarsi per qualche ragione. Invece le bombe la spezzano in due parti affrettandone la fine. Fiamme, puzza acre della nafta, i superstiti avvolti da una atmosfera terribile tentano di avvicinarsi alle scialuppe delle navi di scorta per essere soccorsi, una tragedia per i 2.000 uomini a bordo (poco più di 600 gli scampati) malgrado il massiccio armamento che avrebbe dovuto difenderla.

Autore: Giuliano Confalonieri

Email: Giuliano.confalonieri@alice.it

Giuliano CONFALONIERI. STORIA DEL VOLO UMANO.

Nell’iconografia religiosa il volo è identificato con l’Angelo, in quella mitologica con Dedalo ed il figlio Icaro. L’uomo ha da sempre desiderato vincere la forza di gravità che lo vincola alla materia.


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Autore: Giuliano Confalonieri

Email: giuliano.confalonieri@alice.it

Allegato: volo umano.pdf

Gennaro TEDESCO. L’Italia meridionale peninsulare nella storiografia bizantina.

L’Italia meridionale peninsulare viene indagata e rivista alla luce di tutte le fonti storiografiche e cronachistiche bizantine nel loro lungo e complesso dinamismo. Da questo originale e particolare angolo visuale la storia del Bel Paese si presenta sempre più come un’Altra Storia, diversa e alternativa nel contesto europeo.


Recensione
Il testo, che qui si recensisce, nasce e si sviluppa in numerosi anni di ricerca, dalla fine degli Anni Settanta del secolo scorso. A quest’epoca molti testi di bizantinistica, dalle fonti fino alla stessa letteratura su Bisanzio, non erano di facile accesso.  Solo a partire dagli ultimi anni abbiamo assistito ad una vera e propria proliferazione di pubblicazioni dedicate a Bisanzio. E se quest’opera, L’Italia meridionale peninsulare nella storiografia bizantina (secc.VI-XIV), può presentare qualche piccolo pregio, esso consiste nel costante e continuo riferimento a tutte le fonti storiografiche e cronachistiche bizantine dal VI al XIV secolo,  che contengono notizie sulle vicende lunghe e complesse dell’Italia meridionale peninsulare nel periodo bizantino. Non è stato tralasciato nemmeno un autore bizantino.
Il quadro dell’Italia meridionale peninsulare, durante il periodo bizantino, che ne scaturisce è quello di un’area strategica fondamentale nel complesso ed estenuante gioco diplomatico, militare e geopolitico dell’Impero Romano d’Oriente. Questa area si configura come lembo estremo dell’Occidente bizantino.
Con alterne vicende, il pendolo del potere bizantino si orienta sempre più verso le rilevanti e importanti regioni microasiatiche d’Oriente, mentre la provincia bizantina d’Italia, ovvero l’estremo Occidente bizantino almeno fino all’XI secolo, continua, malgrado tutto, ad assumere ed a svolgere un ruolo sempre più dinamico nella prospettiva globale e mediterranea dell’Impero romano d’Oriente. Se l’Oriente rimane il caposaldo strategico dell’Impero romano d’Oriente, l’Occidente italo-meridionale, esclusa Venezia che, percorrerà una sua via divergente, rimane l’unico e ultimo baluardo occidentale dell’Impero. Esso,  l’Italia meridionale peninsulare, malgrado tutto ed in ogni caso, diviene la sentinella avanzata, l’osservatorio privilegiato e la piattaforma mobile e strategica di Bisanzio da cui lanciare e sviluppare qualsiasi iniziativa diplomatica e militare nei confronti di intrusi nord-europei o arabo-africani in cerca di conquiste. La posizione centrale nel Mediterraneo della provincia italo-meridionale consente ai Romani d’Oriente di sbarrare il passo a qualsiasi tentativo di aggressione egemonica tendente al monopolio del bacino del Mediterraneo e soprattutto delle sue rotte marittime.
Durante il Medioevo e per lo meno fino all’XI secolo, malgrado intrusioni longobarde, franche, arabe e normanne, la grecità del Sud non solo conservò la sua lingua, il greco, il suo rito religioso, quello greco-ortodosso, le sue tradizioni e istituzioni romano-orientali, ma sperimentò ed aggiornò le sue strutture economiche ed amministrative all’ombra possente del Basileus costantinopolitano.
Le prerogative della piccola e media proprietà contadina di origine greco-romana ebbero un ritorno di fiamma e furono adeguatamente preservate da un potere attento e consapevole dell’intima interconnessione tra salvaguardia della cellula sociale ed economica di base costituita dalla libera proprietà contadina, coesione sociale, consenso politico e stabilità, conservazione ed espansione territoriale marittima di confini e sfere d’influenza “magno-greche” e mediterranee.
Più volte gli strateghi bizantini, lasciati spesso a gestire in modo autonomo, in assenza di risorse adeguate, politiche volte a contrastare piani, alleanze e coalizioni dei nemici nei temi   peninsulari ed insulari dell’Italia bizantina, trascinati da inevitabili ed ineluttabili eredità  storiche e da congenite e oggettive tendenze geo-strategiche, si