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Laura TUSSI: La fenomenologia dell’età adulta.

La fenomenologia è definita anche approccio della psicologia esistenziale. Con essa non si interpreta il mondo, ma si cercano tracce e segni che ci permettono di delineare, osservare e descrivere non le verità assolute, ma le manifestazioni appariscenti di cose, emozioni, circostanze ed esperienze.
Ad ogni manifestazione della natura e del pensiero occorre avvicinarsi con la discrezione evocata dalla parola fenomeno (dal greco = ciò che appare).
L’osservatore ha un approccio diretto alla vita quotidiana propria e altrui per comprenderla. Il metodo empatico occorre per conoscere l’altro, entrando nella sua personalità e confrontando i rispettivi stati d’animo. Esistono autori che cercano i momenti più significativi per il soggetto nella costruzione della propria identità.
Secondo Maslow l’adulto ha disponibilità ad amare e possiede doti quali la socialità, la creatività e l’autonomia. La motivazione o il bisogno costituiscono un tratto distintivo dell’identità. I bisogni umani sono fisiologici, di sicurezza, sociali, dell’Io, di autorealizzazione. Secondo Maslow la teoria di fondo è che esiste la natura buona dell’uomo per cui i nostri bisogni più profondi non sono pericolosi o malvagi. I bisogni costituiscono il requisito perché si possa formare la struttura intrapsichica propria della maturità. Secondo Maslow esistono due tipi di motivazione: quella carenziale volta al soddisfacimento dei bisogni fondamentali ed è episodica e discontinua; e quella accretiva, ossia tendente allo sviluppo e all’autoperfezionamento dell’individuo sano. Il mutamento o cambiamento è determinato da fattori interni al soggetto più che esterni e ambientali. Il mutamento avviene tramite modalità uniche e irripetibili, denominate peak experiences (esperienze apicali) che mettono in grado l’individuo di percepire l’oggetto come unità totale distaccato dalla sua possibile utilizzazione, per cui si coglie la natura più profonda dell’oggetto. La persona vive la massima maturità e si sente più integrata, intelligente, percettiva, creativa, libera da blocchi e inibizioni, nel massimo grado di identità, attraverso le esperienze apicali quali l’essere genitore, l’esperienza mistica, l’intuizione, il momento creativo.   
Secondo il pensiero di Rogers l’adulto è una persona congruente, comunicativa, responsabile, creativa, ottimista, attiva e decisionista. L’autorappresentazione è ciò che l’individuo pensa di sé in quanto adulto; il rappresentarsi in modo incongruente, ossia in modo errato rispetto a ciò che il soggetto è autenticamente, è alla base dell’immaturità psicologica. Per Rogers l’età adulta è il periodo in cui le varie componenti del sé multidimensionale vengono a maturazione. Quando l’Io non riesce a far emergere la parte adeguata del sé a una specifica circostanza, né a stabilire tra esse adeguata armonia subentra l’incongruenza psicologica che rende l’adulto infelice e malato.
Lewin elabora una prospettiva topologica per cui l’attenzione del ricercatore è incentrata sullo studio della persona nella sua totalità, nel suo ambiente, nell’impossibilità di interpretare un fenomeno togliendolo dall’ambiente proprio.
Esiste un indirizzo della psicologia della Gestalt fondato sulla ricerca di metodi sperimentali nell’osservazione dei comportamenti, per cui è evidente l’adesione di Lewin alla Gestalt in quanto è attento alle dinamiche dell’atto percettivo e a trasferirle nello studio della personalità. Lewin distingue nella personalità le regioni periferiche, percettivo motorie e le regioni centrali, più profonde, caratterizzano la storia dell’identità personale. La struttura della personalità può essere intesa come insieme di regioni molto o relativamente dipendenti tra loro rispetto al livello di funzionalità che caratterizza una particolare situazione.


Approcci biografici e sperimentali.


L’approccio biografico alla vita adulta prevede ricerche di carattere clinico che si ri

Laura TUSSI: Ambiente e sviluppo cognitivo – Gli effetti dell’apprendimento.

Gli effetti dell’apprendimento (esperienza e influsso ambientale) sono filtrati dall’equilibrazione, fattore di regolazione interna di ogni organismo vivente, centrale nello sviluppo.

Il meccanismo dell’equilibrazione.


Piaget afferma che la ristrutturazione endogena è un processo continuo e la natura di questo processo è la ricerca di stati di equilibrio. Il movimento verso l’equilibrio non si volge nel senso di una maggiore staticità, ma di un’attività crescente che permette la costruzione intellettiva di strutture più complesse. La vita è autoregolazione, per cui la conoscenza non risiede in un qualunque organo fisico, ma usufruisce dell’interazione di insiemi di organi per il suo funzionamento, in una prospettiva solipsistica. Lo scambio con l’ambiente (stimolo-risposta) è alla base del comportamento. Piaget parlando di ambiente si riferisce a quello fisico, mentre Vigotskj considera l’ambiente sociale. Piaget ha sempre rifiutato la prospettiva neodarwinista sull’evoluzione in quanto selezione naturale vista da Piaget come processo subito dall’organismo, senza partecipazione attiva. Piaget propone un modello in cui l’organismo sia perennemente attivo e prenda iniziativa di cambiamento, come parte del processo globale di autoregolazione. Questo è l’equilibrio, ossia la ricerca di omeostasi. Quando le pressioni esogene sono tali da rendere impossibile l’assimilazione, vale a dire l’apprendimento, si ha una situazione di squilibrio. L’organismo cerca la soluzione, costruendo una nuova struttura mentale che si adatti alle esigenze dell’ambiente e dell’organismo. Il problema fondamentale in questa prospettiva consiste nel dover insegnare la struttura al bambino o doverlo mettere nella situazione in cui è attivo e si crea la struttura. Secondo Piaget non si riesce a fermare il progresso dell’apprendimento specifico indipendentemente dal progresso stesso, ossia tramite l’idealismo meccanicista. Piaget sostiene che l’apprendimento è una strategia di scoperta per cui le organizzazioni precedenti si trovano in un tutto coerente che è una nuova struttura di equilibrio. L’apprendimento è ricerca di equilibrio e lotta contro l’entropia, ossia il disordine. L’apprendimento non è in rapporto con la motivazione per una questione socioculturale, ma l’apprendimento nella nostra società è lo stato naturale del bambino e dell’adulto. L’ambiente preposto all’apprendimento è la scuola. Secondo Piaget il ruolo della stimolazione precoce non ha gran peso perché nella sua prospettiva lo sviluppo si svolge in una successione obbligatoria di stati. La ricchezza o la povertà dell’ambiente non costituiscono fattori importanti perché non alterano i meccanismi fondamentali dello sviluppo, nell’equilibrazione e nell’adattamento. Piaget ritiene importante l’articolazione interna delle strutture cognitive.


Contenuti d’insegnamento e processi cognitivi.


La disciplina pedagogica riguarda processi d’accrescimento e di trasformazione soggettiva, di sviluppo e problematicità dei saperi e dei contenuti. Contenuti e processi sono termini fortemente intrecciati nella letteratura pedagogica per l’opinione comune secondo cui i contenuti dell’insegnamento sono identificati con le materie scolastiche, i saperi valutati come nozioni. Il termine disciplina quale aspetto formativo ed educativo indica delle conoscenze trasmesse e la ricerca educativa recente vuole rimuovere questa distinzione. Il concetto di processo quale attività educativa priva di finalità prestabilite, riguar

Andrea ROMANAZZI: Il ritorno del Dio che balla: culti e riti del tarantolismo in Italia.

Il tarantismo affonda le proprie radici tra le ataviche paure dell’uomo Antico che vede il Dio Vegetazionale, resosi immanente nella pianta, perire per mano propria e che dunque ha timore che la stessa divinità, offesa ed usurpata, si vendichi con tutta la sua forza.

E’ il momento in cui si genera la mistica crisi umana, è il contadino stesso in realtà causa della morte del Dio falciato e dunque della sua stessa disperazione ponendo termine alla vita vegetale e così prostrandosi alla punizione del dio.


Unica soluzione è la ricerca di un capro espiatorio, l’animale sacro che, come novello agnello, possa lavare dalle ataviche colpe e nascondere il misfatto camuffandolo e trasformando l’uomo da assassino in assassinato.


Sarà così che nel corso della pagine del libro ci imbatteremo tra antiche divinità e numerosi animali totemici, il lupo, il toro, la capra, il coniglio, espressioni essi stessi dell’immanenza del divino ed allo stesso modo colpevoli esecutori della morte del dio.


Sarà durante questo excursus che giungeremo al cospetto dell’aracnide, la mistica Taranta dal duplice aspetto: espressione del Nume che deve esser ucciso ma anche temibil capro espiatorio sul quale riversare le ancestrali colpe.


Questa l’intima essenza della ragno e del suo lascivo e voluttuoso morso. Essa ripropone il momento di crisi umana, il vero ed unico Peccato Originale della stirpe di Eva, la raccolta del frutto proibito, delle “messi del Signore” che viene così ucciso per dare la conoscenza all’uomo e ai suoi discendenti. E’ la crisi che genera la cacciata dall’Eden, la dipartita dal bosco che produceva per l’uomo, è la comparsa della vergogna primordiale, l’uman terrore che si annida tra le spire del serpente tentatore, la Tarantola Primigenia nascosta tra  i rami non per tentare e dannare, ma per sedurre ed ostentare il suo sensuale morso, simbolo della caducità umana, della illusoria dominazione da parte dell’uomo sulla natura che è Divinità.


Al ritmo ossessivo e ripetitivo delle pizziche e delle tarantelle ecco che musica e la danza diventan il tramite con il mondo numinoso, la mutevole via che conduce l’uomo all’estasi mistica ballando attorno all’Albero del Sabba primordiale. E’ qui che tra le spire dell’eterno Serpente, l’Antico Dio dal passo saltellato continua ad offrire il Frutto ai suoi figli che timorosi lo colgono. Ogni anno, da qui all’eternità, all’ondeggiare delle spighe di grano al soffio del vento, l’uomo vedrà il ritorno del “dio che balla” e con lui danzerà fino allo scomparir del chiaror di luna quando avrà finalmente termine l’estenuante Notte della Taranta.


Edizioni Venexia


Laura TUSSI: Interpretazioni della didattica – Metodi di insegnamento.

Nel linguaggio comune didattica significa insegnamento, insegnare, dal latino didasco e dal greco didactein.

I modi di insegnamento sono diversi. Possiamo insegnare facendo cose che sappiamo fare, lasciando che altri ci imitino, per esempio, la forma prevalente di insegnamento possiede un carattere implicito nell’imitazione di un comportamento. Possiamo proporci esplicitamente l’intento di insegnare qualcosa, ossia rendere evidente ciò che stiamo facendo.


Questo è il precettorato di carattere esplicito per il rapporto duale tra maestro e allievo, nelle interazioni personali finalizzate a comunicare competenze. Possiamo rendere l’insegnamento scopo della nostra attività. Lo scopo primario prevede una struttura di esclusivo dispositivo per l’insegnamento e lo scopo secondario rivela una struttura per altri fini. L’attività formale implica una struttura adeguata all’insegnamento al pubblico che deve imparare.


Da quando l’insegnamento è diventata una professione praticata da addetti, si è compreso che le sole doti personali non forniscono competenze necessarie. La capacità d’insegnamento è considerata maggiormente una dote nativa, ma acquisita attraverso lo studio sistematico.


Questa consapevolezza si diffuse in Italia dalla seconda metà dell’800. La maestra Pedani in “Amore e ginnastica” di Edmondo De Amicis 1892, quale protagonista rivela una formazione scolastica che può incidere sulle caratteristiche della popolazione per modificarle. La maestra rifiuta le mollezze e le sdolcinature in educazione, contrapponendosi al lassismo. Vi è la scelta di una strategia di intervento sulla società e l’influsso della cultura positivista che pone attenzione alla realtà umana.


L’intento della scuola è fungere da fattore di trasformazione nella società. La scuola è l’immagine della vita. Il romanzo di De Amicis risulta coerente alla trasformazione della società del tempo nella seconda metà dell’ottocento. “Il mondo di ieri. I ricordi di un europeo” di Zweig nel 1946 descrive gli ultimi decenni dell’impero asburgico. Elenca alcuni criteri educativi. La scuola ha il compito di selezionare gli alunni per la scuola superiore. Il titolo di istruzione superiore equivale a un prestigio sociale. L’impegno richiesto assorbe tutto il tempo agli allievi. Gli studi suggeriscono un’immagine seria della vita. Le lezioni svolte con pedanteria presentano una rigida schematizzazione. La figura dell’allievo coincide con la prestazione che fornisce. La personalità dell’insegnante è centralizzata e non esistono interazioni affettive tra insegnanti e allievi. Questi punti costituiscono la scuola tradizionale a cui corrisponde una pedagogia complessa e una didattica schematica e povera.




Coincidenze tra scuola e società


L’approccio progressista di De Amicis consiste nell’anticipare le rappresentazioni della realtà ricercando coerenza tra la concezione della realtà stessa e le caratteristiche degli individui. L’approccio conservatore di Zweig consiste nell’esprimere il disagio per l’inadeguatezza delle pratiche di formazione,