Archivi categoria: Sociologia

Giuseppe Costantino Budetta. Termodinamica – anatomia – psicologia.

Nel mio studio di anatomia comparata, di fisiologia e psicologia, si evidenziano nove elementi di analisi. Ho elaborato alcuni dati e formule matematiche, consultando oltre trecento autori.
UNO. La consapevole quotidiana rappresentazione del mondo che ci circonda è possibile solo dopo una grande quantità di computazioni inconsce. Questa rappresentazione può in un certo modo essere condizionata e modellata da immagini pubblicitarie o da altro?
DUE. Un volume eccessivo del neurocranio rispetto allo splancno-cranio, condiziona l’efficienza cerebrale. Razze di delfini dell’Eocene con un volume cranico molto superiore ai delfini odierni si sono estinte. Homo di Neanderthal con un volume cranico superiore a quello di Homo Sapiens sapiens non ne mostrava intelligenza superiore. Si è visto inoltre che negli ultimi settantamila anni il volume cranico di Homo Sapiens sapiens si è ridotto, ma l’efficienza cerebrale incrementata, in particolare la neocortex.
TRE. Esisterebbe un unico criterio progettuale non conflittuale circa la disposizione e la forma geometrica delle terminazioni di alcuni muscoli adduttori della coscia nel Cavallo ed il nucleo genicolato laterale nell’Uomo.
QUATTRO. Nell’Uomo negli ultimi periodi di vita intrauterina, il poligono di Willis è incompleto, mancando la comunicante anteriore. Prima della nascita, il cervello ha elevato sviluppo. Asimmetrie cerebrali iniziate dalla 31° settimana di gestazione continuerebbero dopo la nascita. Prima della nascita sarebbero favorite le asimmetrie verso destra. L’asimmetria del Planum temporale sinistra, notata nel feto, potrebbe collegarsi a variazioni di flusso sanguigno cerebrale. L’assenza della comunicante anteriore favorirebbe anche l’asimmetria volumetrica dei lobi frontali, che intorno ai diciotto anni misurano:
sin.: 200,1 cm3 – destro: 216 cm3 (donne).
sin.: 224,4 cm3 – destro: 235,5 cm3 (uomini).
Infine solo nell’Uomo, l’arteria carotide comune di sinistra si origina direttamente dall’arco aortico.

Leggi tutto nell’allegato: TERMODINAMICA-ANATOMIA.-PSICOLOGIA -21 maggio – 2024

Info:
Giuseppe C. Budetta, Via 25 Luglio, numero 24, CAP 53048
Sinalunga – Guazzino – (Siena).
Mail: giuseppe.budetta@gmail.com
Tel. 3405969441 – 05771510323

Michele Santulli. Un’altra grande donna ci ha lasciato.

A distanza di un paio d’anni ci ha lasciato Caterina Valente, anche lei riconosciuta ed acclamata artista ciociara, questa grande donna, figlia della emigrazione.
Due tre anni addietro ci ha lasciato Gina Lollobrigida, figlia di Subiaco, che per mezzo secolo ha fatto godere il mondo intiero, ora una figlia di San Biagio Saracinisco, questo antico paesetto ai piedi delle Mainarde in Valcomino che oggi conta due-trecento anime…
In queste brevi linee dedicate a Caterina Valente richiamo alla memoria, a parte le antiche vicende medievali coi Saraceni razziatori arrivati fino a quei luoghi e che hanno dato il nome alla località, soprattutto la feroce esperienza durante la seconda guerra mondiale vicino al fronte di Cassino che ne causò la totale distruzione.
Rammento che alcuni anni addietro Caterina Valente è stata presentata per la prima volta nel libro “ORGOGLIO CIOCIARO/Ciociaria Pride” che caldamente raccomando.
La vera caratteristica sociale e folklorica della popolazione di San Biagio e delle sue frazioni sparse nel territorio erano il nomadismo e l’emigrazione non solo stagionali: li si incontravano nelle località vicine come braccianti e giornalieri o nei mercati e fiere della zona come venditori della fortuna col pappagallo nella gabbia o come cantastorie e cartomanti, ammaestratori di cani e perfino talvolta del povero orso marsicano e addirittura con la scimmietta e anche come esperti mestieranti: arrotini, ombrellai, ramai, piattai e vasai, cordai.
Altrove si incontravano i pifferari e zampognari pure di San Biagio che in occasione di certe celebrità religiose abbandonavano, a partire dalla Immacolata Concezione, le rispettive famiglie per almeno tre settimane, andando a suonare e a cantare la Nascita del Bambinello a Natale davanti alle edicole o alle case nelle grandi città, non solo Roma e Napoli, per guadagnare il loro gruzzolo: altri spostamenti in più occasioni durante l’anno.
La tradizione degli artisti girovaghi già verso la fine del 1700 la incontriamo all’estero specie in Francia, Inghilterra e Germania e chissà dove altro, i veri pionieri della emigrazione italiana, iniziata proprio dalla Valcomino: S.Biagio, Picinisco e sue frazioni, Cardito di Vallerotonda, Vallegrande di Villalatina, da Atina, da Cerasuolo di Filignano furono gli avamposti.
Allorché iniziò la grande emigrazione italiana a livello nazionale dopo l’Unità, la diaspora divenne continua fino al quasi spopolamento di questi luoghi ed in tale esodo dalla metà del 1800 gli artisti girovaghi continuarono la loro peregrinazione con la presenza della donna che ballava e suonava il tamburello; uno spettacolo consueto per le vie delle città europee e naturalmente non solo ciociari ma anche i posteggiatori e i mandolinisti napoletani e anche pur se un numero esiguo, gli arpisti di Viggiano di Potenza.
Da notare che i suonatori di zampogna e di piffero di San Biagio erano particolarmente conosciuti, ci fu perfino qualche importante artista, quale Henri Lehmann, che fu attratto a quei tempi a San Biagio grazie ad uno di questi artisti girovaghi, un Iaconelli, che aveva conosciuto a Parigi. E tra questa umanità, verso la fine del 1800 e gli inizi del 1900, a Parigi, ammaliante e sfavillante, che tutti accoglieva e tutti faceva valere, incontriamo anche questo ragazzo organettaro di San Biagio; Giuseppe Valente che al momento opportuno si unì con Maria, ballerina, cantante, esperta di strumenti musicali, spigliata ed espansiva e assieme vissero la loro esistenza sui palcoscenici delle strade e dei teatri e nel 1931 misero al mondo quel capolavoro di figlia, Caterina: la rete fornisce infinite informazioni su questa artista sprizzante gioia di vivere ed entusiasmo e comunicazione.
Da evidenziare la sua assoluta umanità ed umiltà, la non comune spontaneità e amore del pubblico, la grande versatilità e ricchezza espressiva: richiesta e apprezzata in tutto il pianeta, dove era di casa, anche perché la sua carriera l’aveva abituata al cosmopolitismo ed alla padronanza delle principali lingue europee.
A Parigi negli stessi anni delle esibizioni di Caterina, anni ’55-’65, un altro massimo artista teatrale e televisivo pure di origini ciociare e cioè quell’impagabile Coluche, una autentica reliquia della popolazione francofona, anche lui estroverso, aperto, amante della gente specie dei poveri e anche degli animali, mieteva successi e riconoscimenti: rinvio ai miei articoli su questo inimmaginabile personaggio, reale patrimonio della Francia e dei Francesi, più ancora di Caterina Valente, laddove in Italia è zero completo, senza parlare della Ciociaria…

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

 

Michele Santulli. Parigi, Parigi!

Grande Paese la Francia già dall’oblò dell’aereo o dal finestrino del treno: i grandi spazi, le campagne sterminate coltivate, i grandi fiumi che solcano il territorio, le foreste.
Pur coi suoi problemi e necessità, soprattutto oggi periodo infelicissimo di guerra e di servaggine agli USA del suo primo cittadino, la Francia rispetto agli altri paesi civili ha qualcosa in più, di inspiegabile e che è quanto colpisce e non tanto la inappuntabile gestione quasi capillare del territorio e delle località più appartate e la cura e l’attenzione delle istituzioni pubbliche di ogni genere quanto l’atmosfera che si respira in giro, già per una strada cittadina riposante e rilassata pur se affollata!, tutto il resto è patrimonio comune europeo vivibile in una società altrettanto civile.
Una riflessione a parte per la organizzazione burocratica cioè dipendenti pubblici ben preparati ed educati, nel complesso onesti e rispettosi dei cittadini e soprattutto competenti ciò che mette in condizione il Paese di essere efficientemente guidato ed amministrato: è una peculiarità nazionale che si osserva ed assapora quando si vive in Francia! E perciò la organizzazione del territorio nonché il rispetto e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente: è vero le antiche architetture sono quasi dovunque scomparse e non solo a seguito delle guerre e lotte intestine che hanno martoriato il Paese nel corso dei secoli.
E qui ci arrestiamo e solo ricordiamo che una ragione profonda deve pur esserci se da sempre, per esempio, certe categorie di italiani sono da anni tra i più numerosi compratori di appartamenti a Parigi! Abituati al disordine in gran parte delle nostre città dove più dove meno, a una cementificazione orribile e sgangherata, si capisce bene perché i fortunati di cui sopra mettano piede anche a Parigi, perché in effetti è un mondo diverso, un’aria differente.
Tutto si fa iniziare da poco prima del 1870, una transizione, un periodo, vissuti al massimo, come in nessun altro luogo: Parigi diviene il punto di convergenza ed il fulcro della cultura occidentale nelle sue varie espressioni tanto da trasformarsi in crogiuolo e punto di incontro e di acculturamento degli artisti provenienti letteralmente da tutto il mondo che, chi più chi meno, trovavano in questa fantastica città cosmopolita ed aperta, in entità e maggiormente in tenore e qualità, come nessuna al mondo, la possibilità di esprimersi e di realizzarsi; ed anche industriali, diplomatici, aristocratici e nobili, perfino monarchi, anche scrittori, attori, attrici, ballerine, pittori e pittrici, cantanti, ed avventurieri naturalmente, e poi un mondo inaudito di donne splendide di ogni categoria, straniere e non, tra le quali si evidenziavano per numero e modo di vivere le parigine vere e proprie, cosiddette ‘insoumises’ termine arduo a tradurre; anche le donne italiane seppero giuocare un ruolo rimasto nella storia: la Marchesa Luisa Casati forse la più celebre non fosse per la sua eccentricità e le enormi ricchezze profuse, la principessa Ruspoli di Roma, Maria Brignole Sale de Ferrari duchessa di Galliera dallo spirito filantropico ed artistico insuperabili, le cui tracce ancora ben visibili sono a Parigi e a Genova, la Marchesa Landolfo Carcano avida collezionista d’arte, Franca Florio immortalata da Boldini, più tardi Mimì Pecci Blunt, il cui salotto di Rue Babylone 32 divenne tra i primari e più ambiti di Parigi, come pure a Versailles quello di Roffredo Caetani duca di Sermoneta in Ciociaria e di Marguerite, più tardi la regina della moda Elsa Schiaparelli e altre ancora, per non citare le parigine e le straniere, queste ultime un florilegio impareggiabile: Cleo de Mérode, Isadora Duncan, Ida Rubinstein, Natalie Clifford ed il suo salotto della Rue Jacob, Romaine Brooks, Peggy Guggenheim, Sara e Gertrude Stein le cognate scopritrici e promotrici di Picasso e di Matisse, Louisine Havemeyer, Isabella Stewart Gardner, Tamara de Lempicka, Vita Sackville West e poi, polacca russa, quella che sarà Madame Curie dai due premi Nobel e poi le russe aristocratiche fuggitive e non, pittrici e scrittrici mai abbastanza illustrate e fatte rivivere: da non dimenticare anche quel florilegio incredibile delle modelle e modelli ciociari che diedero corpo e sembiante ad opere d’arte di grandi artisti che fanno il godimento dei cultori d’arte del pianeta; un ruolo anche inimmaginabile giuocato dai grandi collezionisti d’arte tra i quali due russi I.Morozov e S.Schuckin che hanno dotato la loro patria di incredibili capolavori e poi il dr Barnes e le sorelle Cone, americani, anche insaziabili compratori.
E quanto è da ritenere la prova più palese e manifesta e veritiera di un mondo unico e sicuramente senza eguali, ovviamente proiettato e finalizzato all’arte e alla cultura e alla bellezza, quindi alla sensibilità d’animo e all’apertura mentale, erano, e sono ancora pur se meno numerose, gallerie d’arte e librerie: le librerie, una quantità inaudita, come in nessun’altra città del mondo, di ogni tipo e di ogni disciplina, un numero incredibile sparse in tutta la città, testimoni taciti ed ancora di più documenti clamorosi e sensazionali dell’arte e della letteratura come ed in quale qualità ed intensità coltivate e vissute a Parigi: i luoghi strategici più appetiti, per esempio agli angoli delle strade, erano solo librerie.
Quale spettacolo! E tutte vive, naturalmente, tutte un luogo di vita e di incontri e di scambi. Oggi in tutte, dico tutte, le librerie agli angoli e quelle nei luoghi centrali e più frequentati, e ne erano centinaia! vediamo in gran parte banche o locali di ristorazione o mutanderie!! E le librerie quasi ogni giorno che passa, tra quelle rimaste in verità, ne chiude sempre qualcuna, un mondo è in via di estinzione! Un altro mondo dunque, sta vivendo Parigi.
Ma altre antiche impronte e tipicità sono ancora vive e presenti e cioè quell’altra realtà unica parigina rappresentata dai bouquinistes cioè i venditori di stampe e analoghi e libri antichi sui muretti lungo la Senna!
Torneremo a parlare di questa città clamorosa ed unica.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

 

Michele Santulli. La Ciociaria e Sofia Loren.

Tra breve si avrà l’occasione di rivedere alla televisione La Ciociara, presentata come si sa da tre giganti dell’arte e della cultura: Alberto Moravia, Vittorio de Sica e Sofia Loren.

Una pagina di storia, di storia comune purtroppo, vissuta e rivissuta tante volte nelle vicende umane: la violenza dell’uomo sull’uomo, in questo caso  quella ancora più nefanda ed imperdonabile, dell’uomo assatanato sulla donna inerme, uno dei crimini peggiori, mai abbastanza punito, nemmeno oggi: solo nella Bibbia, quindi già  migliaia di anni fa, per la violenza sessuale era normale la lapidazione, senza pietà. Che cosa è stato il famoso ratto delle sabine della storia di Roma antica se non un episodio di stupro collettivo, pur se una storiografia ipocrita e falsa lo ha rivestito di un paludamento quasi romantico e sentimentale?

Tratta dal romanzo La Ciociara di Alberto Moravia, la versione cinematografica   prodotta da Vittorio De Sica illustra  e documenta un episodio di violenza avvenuto dopo  la distruzione  e presa di Cassino, quasi in contemporanea allo sbarco in Normandia, cioè verso maggio 1944, a sconfitta ormai avvenuta del Nazismo: lo stupro che il film ricorda viene perpetrato sulle montagne intorno a Fondi in Ciociaria: impareggiabile quasi miracolosa la interpretazione, premiata col Nobel, di Sofia Loren che, le primitive cioce ai piedi, assiste al martirio della figlia Cesira! E’ uno scherzo della storia che queste medesime montagne abbiano assistito, un secolo prima, per anni e anni, alle imprese dei famigerati briganti di Sonnino, Itri, Monte S. Biagio, di Lenola, ecc. per i quali anche la violenza sulle donne era un ingrediente quasi normale delle loro imprese!

Alberto Moravia fa scorrere sotto gli occhi un episodio della seconda guerra mondiale di cui attori e protagonisti sono i nordafricani del Maghreb, in gran parte tribù marocchine, adibite ad assalti di prima linea o ad azioni particolari dell’esercito francese: oggi di migliaia di soldati sul fronte terribile di Cassino restano le croci coi nomi nei cimiteri della zona: quello dei Tedeschi, degli Inglesi, dei Francesi, dei Polacchi, degli Italiani….E se si percorre la statale tra Venafro e Isernia nel Molise ad un certo punto si incontra un cimitero francese, molto ben tenuto,  rivolto verso la Mecca: qui infatti sono sepolti nordafricani delle varie etnie, in numero di sei-settemila, il destino finale di questa tragica umanità di cui si parla nel film e nel libro.

Le ormai tristi marocchinate ancora oggi sono storia di vita indimenticabile in certe località del Basso Cassinate e non solo.

Il libro di Alberto Moravia ha anche un risvolto geografico molto significativo e cioè è la prima volta che il termine ‘ciociaro’ pur conosciuto e sperimentato nella storia dell’arte da anni, ora grazie a Moravia irrompe nel pubblico con risultati quasi  rivoluzionari: infatti è la prima volta, grazie anche al successo strepitoso e planetario della pellicola cinematografica, che il termine assume una connotazione identitaria e quasi assiomatica, è la prima volta che quelle zone vengono riconosciute, anzi riappropriate, in modo ormai indiscutibile come ‘Ciociaria’. In realtà certe contingenze politiche della Storia, alludiamo all’epoca mussoliniana, hanno in qualche modo stravolto e fatte cadere quasi nell’oblio le comuni radici e tradizioni e storia plurisecolari di questi luoghi: anche personaggi di rilievo hanno dato  il loro apporto culturale alla ciociarità  di questi luoghi, come il regista Giuseppe De Santis di Fondi coi suoi indimenticabili films  – Riso Amaro e Non c’è pace tra  gli Ulivi-  e Libero de Libero pure di Fondi, scrittore e poeta, coi suoi scritti e poesie e non per ultimo il pittore anche fondano Domenico Purificato.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu