Archivi categoria: Sociologia

Michele Santulli. Sul costume ciociaro e sulle modelle e modelli.

Tutto quanto si riferisce ad un certo tipo di iconografia e cioè il costume ciociaro, la modella e il modello di artista, la figura del brigante, del pifferaio e anche dello zampognaro e dell’organettaro, sono ancora oggi pagine parecchio sbiadite, quindi quasi sconosciute della Storia dell’Arte.
Tale costatazione non prescinde però da un’altra presa di coscienza molto più significativa ed attuale e che cioè tali iconografie – pur quasi, ripeto, sempre senza nome, se non contrabbandate con altri, ecco perché quasi sconosciute! -in effetti sono presenti sistematicamente nella gran parte dei musei e delle gallerie del pianeta e perciò quelle sicuramente le più abituali e quindi più note al pubblico visitatore!
Se, per esempio, si prende atto che il Museo Rodin di Parigi ancora oggi non conosce o trascura perfino il nome di battesimo di quello che è da considerare il modello più conosciuto al mondo dell’arte, Pignatelli, così caro all’artista Rodin o che ancora ignora completamente la modella “bella come la Venere di Milo” che posò per la prima Eva, per la prima donna accovacciata, per il celebre Torso di Adele, per la prima edizione del Bacio o, in aggiunta, che i vari Musei Matisse non conoscono chi sia la modella, la enigmatica ‘Lorette’ -ancora oggi gli eredi la connotano, storcendo il naso, come ‘la femme italienne’– che per parecchi mesi, quasi in clausura con l’artista, al quarto piano di Quai S. Michel, di molto contribuì, grazie parecchio alla sua intelligenza e sensibilità, a favorire l’apertura ed il dischiudersi nell’artista di sentieri e orizzonti dell’arte prima inesplorati e che, oltre a ciò, fu eternata in almeno cinquanta opere – e qui ci arrestiamo, la elencazione non sarebbe breve!- offriamo le prove evidenti di quanto non dico lassismo e supponenza ma certamente noncuranza ed indifferenza e, si dica pure, negligenza, contrassegnano il comportamento di tali nobili istituzioni -musei, ecc.- nei confronti dei modelli di artista ciociari!
Gli inizi e gli embrioni sono tutti in Valcomino, questa piccola valle sconosciuta perfino agli abitanti, conficcata nel Molise, ad una diecina di chilometri dall’Abbazia di Montecassino: esiste la Ciociaria, palcoscenico della Storia tutto ancora da scoprire, non solo nella realtà folklorica; esiste il costume ciociaro, il soggetto più amato e più ripetuto nell’arte occidentale del 1800; esistono i modelli d’artista che hanno reso possibile con la loro presenza la creazione di capolavori incredibili nella storia dell’arte tra 1800 e inizi 1900 e che, ancora, hanno letteralmente inventato la professione ed il mestiere del modello; esiste il primato della emigrazione grazie ai nomadi ed agli artisti girovaghi non solo pifferari e zampognari ma anche venditori di fortuna ed ammaestratori di cani e di scimmie ed altro ancora, partiti da San Biagio Saracinisco, da certe frazioni di Picinisco, da Cardito frazione di Vallerotonda, da Villalatina, da Filignano e sue frazioni, località ignorate perfino dalla geografia, pertanto grondanti nostalgia e rimpianto e lacrime per tante creature che per primi hanno messo piede in Iscozia, a Londra, a Parigi, a Berlino già fine 1700; esiste la ciociarizzazione di Roma cioè la realtà storica a confermare che nel corso dell’ottocento i ciociari erano talmente prorompenti ed imponenti e numerosi nella Città Eterna da essere ritenuti da tutti -dalle autorità ecclesiastiche stesse- i veri abitanti della città: nate e maturate in Valcomino, tutte queste realtà sono nei fatti glorie e conseguimenti non solo della Ciociaria ma dell’Italia e del Mondo Occidentale.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

NAPOLI – POZZUOLI. Le Terme Flegree chiuse da anni, ne resta solo il ricordo!

Le Terme “fantasma”. Da Bagnoli, quartiere ad ovest di Napoli, importante centro termale da tempi antichissimi assieme al resto dei Campi Flegrei, un unicum con “La Pietra” e oltre verso Pozzuoli: Terme Subveni-Homini, La Salute, Terme Puteolane e quelle Pisano-Verdino, resta tutto oramai un lontano ricordo.
Un esponenziale attrattore turistico e di sviluppo economico, oggi più di ieri sostenibile, affossato dall’incuria assoluta e dalla mancata lungimiranza, a livello di valorizzazione-riqualificazione, di una gestione imprenditoriale e di una classe politica dirigente, susseguitesi in quegli anni, a dir poco “senza vedute” e quanto meno superficiali, per non dire incapaci e non all’altezza della situazione.
Ecco infatti, di seguito, la descrizione sommaria delle più importanti fonti termali antiche e relativi stabilimenti, ormai quasi completamente (ed inspiegabilmente) scomparsi. Il primo autore moderno che scrisse delle acque Flegree (32 bagni), fu il medico Alcadino di Siracusa che, dedicando la sua opera all’imperatore Enrico VI, la scrisse in versi, per renderne più gradevole la lettura. Successivamente, si interessarono allo stesso tema: Pietro da Eboli, scrittore e forse medico; Sebastiano Bartoli, medico; Alessio De Sariis, politico e governatore regio di Pozzuoli e, infine, William Paget Jervis, detto Guglielmo, geologo e ingegnere inglese, naturalizzato italiano.
L’origine del nome della località di Bagnoli, è certamente legata ai bagni termali qui abbondanti e, con ogni probabilità, deriva da quello più antico della zona detto Bagnuolo (o Balneolo).
Partendo da Posillipo, il primo bagno propriamente flegreo è quello conosciuto come Balneum Foris Cryptae, ovvero Bagno Fuori la Grotta, con riferimento alla Grotta di Seiano (Coroglio), distante 112 passi dalla spiaggia del Lazzaretto (davanti Nisida), e 130 dalle radici del Monte Posillipo, con vicine allora le vestigia di un edificio che si giudicò essere i ruderi di bagni, da una vena d’acqua chiara e un sapore al quanto alcalino. Vi si fece quindi un pozzo in cemento, che fungeva da approvvigionamento idrico per le case vicine, verso il bivio per Coroglio. Conosciuto anche come Bagno dei Giunchi o Balneum Juncariae, perchè sorto in terreno paludoso e pieno di giunchi, successivamente, nei pressi vi nacque lo stabilimento Di Pierno, poi Terme Manganella, alla cui sinistra sorse anche lo stabilimento Hotel Terme Tricarico, mentre a pochi metri dalla piazza, sulla strada verso Fuorigrotta – Via Nuova Bagnoli, venne realizzato lo stabilimento Terme Rocco e così via. L’acqua che alimentava questi bagni fu chiamata da Alcadino: Aqua de Balneo Plage, seu Balneoli. Il primo nome fu dovuto alla sua posizione rispetto alla spiaggia, il secondo, per Eliseo, alla poca lunghezza del bagno.
Gli antichi “stabilimenti”, situati immediatamente dietro la casa di quelli moderni, seppelliti per lungo tempo sotto le macerie cadenti del sovrapposto monte, vennero scoperti per caso nel 1864, ad un metro di profondità, nello zappare la terra per piantarvi viti ed agrumi. La temperatura delle acque raggiungeva i 50°/C. L’impianto, caduto in disuso, venne trasformato in un complesso residenziale: Il Balneum Petra o De Petra, così soprannominato grazie alle proprietà litontritiche delle acque, se bevute (disgregazione dei calcoli renali).
Poco lontano dal Bagno del Bagnuolo, fu realizzata una celebre struttura termale attrezzata: Terme La Pietra, caduta poi in disuso e trasformata in un complesso residenziale…
Il resto, tutto il resto di quanto appena raccontato, è storia degli anni passati ma non troppo lontani e, peggio ancora, dei nostri giorni. Le suggestive quanto medicamentose e, quindi, salutari, “Terme Flegree”, da Bagnoli a via Napoli – Pozzuoli (e viceversa), hanno una alla volta segnato il passo, abbassato le classiche saracinesche, per essere infine “misteriosamente” serrate.
Un vilipendio, uno sfregio insanabile, all’allora particolarmente evidente richiamo storico-culturale e turistico-inclusivo, di e per Pozzuoli, dei e per i Campi Flegrei, di Napoli, della Campania. Insomma un inglorioso tramonto, di cui ancora oggi restano ferite non più rimarginabili. Purtroppo e specie in danno dell’interesse di tutti.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

Pier Luigi Guiducci. L’humanitas di Pio XII. Papa Pacelli e le azioni a tutela dei piccoli, dei deboli,  degli emarginati, degli umili.

Nel migrare del tempo, la figura e l’opera di Pio XII (Venerabile) è stata presentata in diversi modi. Evidentemente, un’attenzione particolare è stata rivolta alle sue virtù. Unitamente a ciò, conservano un particolare valore il suo magistero, i discorsi, i radiomessaggi, le esortazioni, le encicliche, le proclamazioni dogmatiche. Si tratta di una vasta eredità, rafforzata dalle opere di carità, che il Concilio Vaticano II e i Papi successivi sapranno accogliere e valorizzare. Accanto agli aspetti cit., la storia consegna anche un Papa “privato”, un Pacelli capace di “uscire” dagli schemi del tempo, e di manifestare in modo aperto il proprio animus. Tale realtà si riscontra, in particolare, nelle situazioni riguardanti anche i piccoli, i deboli, gli emarginati e gli umili….

Leggi tutto nell’allegato: PIO XII papa Pacelli

Autore: Pier Luigi Guiducci – plguiducci@yahoo.it

Michele Santulli. Ciociare nei Musei Vaticani.

L’iconografia del costume ciociaro cioè le opere d’arte che illustrano la donna o il contadino o il brigante o il pifferaro in costume ciociaro è quella più ricorrente e più comune nell’ambito dell’arte occidentale tra fine 1700 e prime decadi del 1900, all’incirca 150 anni caratterizzati da quella che gli artisti stessi definirono peinture de genre à l’italienne, che la maggior parte dei pittori europei illustrarono e che anche la crema, Degas, Corot, Manet, Cézanne, Sargent, Leighton, Van Gogh, Picasso fino ai futuristi amarono e decantarono, come nessun altro soggetto.
La Ciociaria, la regione distesa ai piedi di Roma, una volta Latium Novum, poi Campagna di Roma, è la regione madre di Roma; la Chiesa, sempre pragmatica, ha tenuto sotto costante vigilanza la Ciociaria perché dall’inizio della storia, tra il tanto altro, è stata anche la vera sacrestia di San Pietro arricchendo sistematicamente le gerarchie con preti e monaci fino ai monsignori ed ai cardinali e ad almeno nove papi nel corso dei secoli. E la Chiesa ha confermato tale attenzione l’8 dicembre 1854 allorché proclamò, nella persona di Pio IX, il Dogma della Immacolata e nel quadrone esposto in San Pietro confermò pubblicamente che il popolo di Roma erano in prevalenza i ciociari, come presenti anche alla cerimonia.
Fu la prima volta che ufficialmente si prese atto che la numerosa presenza ciociara a Roma in realtà si imponeva sul popolino di Pinelli e sui bottegai e cantinieri grazie al notevole successo tra gli artisti stranieri e nazionali e a non poche altre motivazioni: al lettore attento raccomando in merito il libro CIOCIARIA SCONOSCIUTA.
Tuttavia in quella solenne giornata del 1854, nelle Paludi Pontine soffrivano e morivano ancora quantità di povere creature ciociare, a causa della malaria, della cui terribile esistenza quasi secolare nessuno si era mai dato premura.
Negli anni successivi tale attenzione della Chiesa doveva venir confermata e ribadita grazie alla realizzazione nei Musei Vaticani della Stanza della Immacolata Concezione dove venne illustrato ai posteri lo straordinario evento e dove anche ora il popolo è rappresentato dalla bella ciociarella nel suo magnifico costume che addita al pargolo la figura officiante del Papa. Ed è di questi giorni la notizia gioiosa e perfino esultante da parte degli specialisti vaticani della scoperta nei loro depositi e della presentazione ed esposizione nei Musei Vaticani, del quadro suggestivo di una seconda ciociara!
Il titolo dell’opera, significativa anche per le dimensioni, 140×222 cm, è Malaria, e illustra una ciociara che assiste un adolescente sofferente steso su un giaciglio: la dr.ssa Micol Forti, incaricata del Vaticano per l’arte dell’Ottocento e Novecento, ha trovato le parole idonee per evidenziarne la grande qualità ed impegno artistico nonché significato; l’autore è una donna, Maria Martinetti (1864-1937), romana, educata alla pittura da uno dei due o tre grandi maestri della Roma fine1800-inizi 1900 e cioè Gustavo Simoni; e Malaria è la consacrazione stupefacente quasi incredibile della simbiosi maestro-allieva!
E per tornare al terribile morbo fu solo tra fine 1800 e inizi 1900 che un manipolo di benpensanti iniziò ad intervenire specie sui bambini delle micidiali Paludi Pontine, dapprima vicino a Roma e poi piano piano anche più a Sud: è stata una pagina che rende indimenticabili i protagonisti e che andrebbe eternata a caratteri d’oro nella storia del Paese ed in special modo nelle Cronache della Ciociaria, un momento miracoloso e magico che ispirò Giovanni Cena noto scrittore e giornalista e la sua compagna Sibilla Aleramo, famosa scrittrice, Angelo Celli, virologo e scienziato e uomo politico con la compagna Anna Fraentzel tedesca instancabile e sensibile nella sua opera a favore dei poveri bimbi; determinante contributo didattico nonché amministrativo ed organizzativo nella creazione di scuole e strutture venne da Alessandro Marcucci, maestro e pedagogo e da altri benemeriti tra cui il pittore Duilio Cambellotti che con la sua arte documentò ed illustrò la esistenza nelle paludi: in merito è bello rammentare al lettore che nella originaria Littoria, oggi Latina, sorta sulla bonifica delle Paludi Pontine, alcuni benpensanti e le istituzioni sensibili, negli anni passati hanno istituito un Museo a Duilio Cambellotti con numerose opere e documenti sulle Paludi. Va ricordato che a tale manipolo si aggiunse anche lo scienziato Ettore Marchiafava originario di Patrica, medico personale del re e del papa, che con Angelo Celli, individuarono i germi patogeni della malaria e finalmente debellarla: Angelo Celli, anche membro del Parlamento, ottenne che il chinino, farmaco miracoloso, venisse distribuito gratuitamente ai ciociari delle Paludi.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Didascalia immagine:
Martinetti, M.: La Malaria, 140×222 cm, 1887, Stanze Vaticane