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Marco TILOCA, Gallia Narbonense. La colonia romana di Glanum (Saint-Remy-de-Provence) e i suoi monumenti.

Gli scavi di questa cittadina della Gallia Transalpina sono dovuti a Rolland; questi hanno messo in luce tre periodi distinti nella storia urbana del centro. Prima dell’occupazione romana, l’antico oppidum di Glanon, ellenizzato dai greci di Marsiglia, era divenuto uno dei santuari più frequentati della zona. Esso si trovava all’incrocio della via che da Marsiglia portava ad Avignone con il tracciato che scendeva dalle Alpi e che diventò poi quello della via Domiziana. Quel centro e quel santuario erano dotati di sorgenti e alimentati da correnti d’acqua provenienti anche da lontano. A questo periodo, d’origine e civiltà ellenistica, fa seguito un secondo periodo con l’apparizione delle prime legioni romane di Mario, dal 104 a. C., e una rapida romanizzazione del territorio. Un terzo periodo si può datare alla metà del primo secolo d. C., con la presa di Marsiglia da parte dei romani.

Il centro monumentale di questo agglomerato, sviluppatosi proprio attorno alla sorgente salutare all’inizio del I secolo a. C., si componeva di una piazza trapezoidale circondata da portici e fornita di un bouleuterion quadrangolare, il più occidentale fra tutti i boleuteria conosciuti. A partire dal 40 a. C., sicuramente in rapporto con l’ingresso di Glanum nella categoria delle colonie di diritto latino del territorio di Arles, si assiste ad una lenta, ma progressiva appropriazione degli spazi pubblici: si comincia con la costruzione di un santuario composto di due templi corinzi, il cui peribolo finisce per invadere il boleuterion. E’ poi la volta del foro, che viene costruito tra il 30 ed il 20 a. C., lungo l’asse longitudinale del centro civico: la distruzione dell’agorà trapezoidale e del quartiere ellenistico posto sul lato settentrionale, seguita da un imponente lavoro di livellamento, permette di compensare la naturale pendenza e di creare una piazza circondata da portici lungo i lati ad est ed ovest. La piazza, chiusa da un basilica a due navate sul lato corto settentrionale, viene dotata ,poco a poco, dei suoi annessi monumentali. All’inizio del I secolo d. C. viene costruita, sempre a nord, un’ampia basilica che poggia la sua facciata sulle fondazioni di quella vecchia, la porticus duplex. La nuova basilica presenta un deambulatorio periferico. Un tabularium ed una curia vanno a completare l’infrastruttura amministrativa del centro. A causa dei grandi dislivelli che il terreno presentava, sia il tabularium sia la curia poggiavano su altissime sostruzioni, andando a dominare dall’alto di più di 20 metri la strada e le case vicine. Questo organico complesso, che verrà completato a sud con una terminazione absidale in asse, costituisce senza dubbio una delle più trasparenti illustrazioni di sconvolgimento di un paesaggio urbano a seguito della introduzione delle istituzioni romane.

Al processo di trasformazione di tipo istituzionale si associa quello religioso. Nei pressi della sorgente, Agrippa dedica un santuario alla Valletudo; i due templi corinzi costruiti in età proto-augustea vengono poco dopo consacrati al culto dinastico, presumibilmente dedicati a Roma ed Augusto, come attesta la serie di ritratti giulio-claudi rinvenuta tra i ruderi. Proprio i due templi, chiamati «templi gemelli», vanno così a concludere il complesso amministrativo cui appartengono con il loro peribolo, costruito nel secondo decennio a. C., delimitando l’area religiosa del foro. All’interno di uno spazio aperto ad est e limitato su tre lati da una galleria ad ali ineguali e non parallele, una sorta di porticus triplex di cui oggi rimane solo il podio, si elevano due templi; il più grande è situato all’incirca sull’asse longitudinale del téménos, mentre il più piccolo è ubicato nella metà più orientale, dando l’impressione di occupare un luogo ritagliato in malo modo all’interno del recinto sacro. Loro resti, a dire il ver

Gabriella MONZEGLIO : Julia Augusta Taurinorum.

La fondazione di Torino avvenne nella seconda metà del I secolo a.C. e la città prese il nome di Julia Augusta Taurinorum. Un nome curioso che deriva dal fatto che, prima dell’arrivo dei Romani, in queste zone viveva il popolo dei Taurini, ma anche perché la città fu fondata da Giulio Cesare e da Ottaviano Augusto.

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Gabriella MONZEGLIO : Julia Augusta Taurinorum.

Autore: Gabriella Monzeglio

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Angelo DI MARIO: Vetona.

La Tabula Peutingeriana è la più famosa carta geografica dell’antichità; l’originale supera più di due millenni; antichissima carta di età romana, persa chissà quando, redatta però nel medioevo, di cui si conserva una copia in pergamena nella Biblioteca Nazionale di Vienna. Si tratta di una striscia divisa in undici segmenti, per una lunghezza di sette metri; si presenta molto schiacciata, data la sua altezza di appena 34 cm, dove l’autore costringe alcune poche località e il ricco sistema viario in modo poco coerente, lontano dai sistemi moderni che conosciamo; comunque leggera, comoda e utile per qualunque passeggero di quei tempi che avesse girovagato attraverso il mondo allora conosciuto; lo avrebbe informato in particolare sulle diverse stazioni dove fermarsi, per poi proseguire, consultando il comodo rotolo avvolgibile, da tenere in spalla, a portata di mano.

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Angelo DI MARIO: Vetona

Autore: Angelo Di Mario