Archivi categoria: Archeologia

Marco Morucci. Il Pittore di Castelgiorgio e la produzione attica a figure rosse nel primo V secolo a.C.

La denominazione convenzionale di Pittore di Castelgiorgio rientra nel sistema attributivo elaborato dalla moderna storiografia archeologica, in particolare nell’ambito degli studi di J. D. Beazley, fondato sull’analisi stilistica comparata dei vasi attici a figure rosse. Non si tratta pertanto di un artista noto dalle fonti antiche o da firme vascolari, bensì di una personalità ricostruita su base formale, identificata a partire da un gruppo coerente di kylikes accomunate da caratteristiche iconografiche, stilistiche e tecniche omogenee.
Il nome deriva da una coppa a figure rosse proveniente da Castelgiorgio, nell’agro volsieniese, oggi conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Il rinvenimento in area etrusca non implica necessariamente una produzione locale, bensì testimonia la vasta circolazione della ceramica attica nel Mediterraneo centrale e il ruolo determinante del mercato etrusco nella diffusione dei vasi figurati ateniesi nel V secolo a.C. …

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Autore: Marco Morucci – marcomorucci60@gmail.com

CERVETERI (Roma). La tomba dei Rilievi.

La tomba dei Rilievi (nota anche come “tomba degli Stucchi” o “tomba Bella”) fu scoperta da Giovan Pietro Campana nel 1847 a Cerveteri nella necropoli della Banditaccia.
Il sepolcro apparteneva alla gens dei Matunas una delle famiglie più potenti di Caere: su un cippo ritrovato all’interno della tomba si legge che fu fatta costruire da Vei Matunas, figlio di Laris. George Dennis precisa che al tempo della scoperta (l’esploratore viaggiò in Etruria tra il 1842 ed 1847) in tre nicchie si leggeva ancora il nome Matunas
Un lungo e ripido dromos a gradini scavato nel tufo immette in una camera unica rettangolare (7,70 m di lunghezza x 6,50 m di larghezza x 2,60 m altezza). Due pilastri con capitello eolico sostengono il soffitto a doppio spiovente con ampia trave di colmo. Vi sono 13 loculi (letti funebri): 4 in ognuna delle pareti laterali, 3 nella parete di fondo, 2 in quella d’ingresso. Le singole nicchie, salvo quelle poste nella parete d’ingresso, sono separate l’una dall’altra da finte colonne scanalate (paraste) addossate alle pareti. Nell’angolo destro di ogni nicchia sono scolpiti due cuscini sovrapposti. Ulteriori deposizioni potevano essere collocate su una banchina ricavata davanti alle pareti su tre lati ed interrotta solo in corrispondenza con l’ingresso della tomba.
Sulla parete di fondo è realizzata una nicchia centrale, più profonda delle altre, che ospitava la coppia capostipite che probabilmente fece costruire la tomba. Avanti la nicchia vi è una kline munita di piedi e un poggiapiedi con sopra un paio di sandali. Sotto la kline sono rappresentati due divinità infernali: a destra Cerbero con corpo di cane a tre teste ed a sinistra un busto maschile con gambe a forma di serpente (Tifone, Scilla ?). Sulle colonne ai lati della nicchia vi sono due busti, uno maschile, l’altro femminile, che potrebbero essere Aita e Phersipnai. A destra del letto vi sono un bastone ed un flabello che evidenziano l’elevata condizione della coppia coniugale. A sinistra del letto vi è anche una cassa, un baule munito di serratura, che poteva contenere le tabulae con le res gestae degli antenati. Sopra il mobile si vedono dei teli ripiegati, forse si tratta un liber linteus utilizzato per scritti religiosi (funzioni sacerdotali del proprietario della tomba?).
La peculiarità della tomba (da cui infatti deriva il nome) è costituita dalla decorazione realizzata con rilievi a stucco policromo (modellati in malta) concernenti armi ed oggetti della vita quotidiana, politica e religiosa. Si tratta di un unicum. Gli oggetti sono rappresentati come se fossero appesi con chiodi alle pareti e sui pilastri. Le armi si trovano nella parte alta delle pareti della tomba, gli altri oggetti sono visibili sulla parete di fondo intorno alla nicchia centrale, sulla parete d’ingresso e sui due pilastri.
Tra le armi si segnalano spade sguainate e spade nel fodero, elmo frigio, elmi a calotta emisferica e conica, schinieri, scudi circolari. Secondo quanto affermato dal Campana, ai fianchi della porta d’ingresso vi erano due guerrieri in stucco dipinto con berretto frigio e la spada sguainata (oggi scomparsi) a guardia o custodia della tomba. Sempre secondo lo scopritore ottocentesco nell’ipogeo furono trovate anche armi di guerrieri ivi sepolti; George Dennis, in particolare, riferisce che parti delle armature di bronzo furono trovate nelle nicchie sepolcrali.
Nella tomba sono riprodotti i più svariati oggetti della vita quotidiana: vasellame da cucina, da mensa e da banchetto, sacchi, corde, ghirlande ed attrezzi vari. Vi sono raffigurati anche animali: cane, oche, anatre, faina, lucertola, tartaruga.
I litui, i corni e la sella curulis attestano che tra i defunti dei Matunas vi erano anche dei magistrati.
Tra gli oggetti si scorge anche una tabula luxoria con sacchetto
La tomba è databile alla fine del IV scolo a.C.

Sulla tomba dei rilevi cfr., tra gli altri:
La Tomba dei Rilievi di Cerveteri, Studi di Horst Blanck e Giuseppe Proietti, De Luca Editore, 1986;
– Sybille Haynes, Storia culturale degli Etruschi, Johan & Levi editore, 2023, pagg. 397 – 398;
– Danilo Sanchini, L’ultima dimora dei Matunas – La Tomba dei Rilievi a Cerveteri, 14 agosto 2018, sito internet sistemacritico.it;
– immagini e notizie sulla tomba nel sito Facebook “Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia”;
– Stephan Steingraber, Affreschi Etruschi dal periodo geometrico all’ellenismo, Traduzione di Carlo Mainoldi, arsenale editrice, 2006, pag. 263;
– George Dennis, Città e necropoli d’Etruria, Edizione italiana a cura di Elisa Chiatti e Silvia Nerucci, Nuova immagine, 2015, Volume primo, pagg. 363 – 369.

Di seguito immagini degli interni della tomba dei Rilievi del cippo iscritto e del dromos.

Autore:
Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

ISOLA DEL GIGLIO (Gr). Il relitto arcaico di Giglio Campese.

Nell’agosto 1961, nel corso di immersioni di una scuola di subacquei nella baia del Campese dell’Isola del Giglio fu individuato il relitto di una nave antica. Numerosi reperti provenienti dal relitto furono trafugati.
Negli anni 1983 – 1985 Mensun Bound (Università di Oxford) curò lo scavo del relitto, in stretto raccordo con la Soprintendenza Archeologica della Toscana. Lo scavo, in particolare, fu effettuato sulla Secca I Pignocchi a circa 45-50 m di profondità, su un’area di circa 10 x 15 m. Lo scopritore negli anni successivi riuscì anche a recuperare alcuni dei reperti trafugati.
La nave trasportava anfore, vasellame in ceramica e metalli.
La gran parte delle anfore (circa 130) era di produzione etrusca (Caere o Vulci?), altri contenitori erano di provenienza greca (14, di cui 7 anfore di Samo). Le anfore hanno restituito tracce di vino, noccioli di olive, pinoli e resina.
La prevalenza dei vasi apparteneva al corinzio arcaico ed al mesocorinzio (crateri, oinochoai, aryballoi, lekanai). Era rappresentata anche la ceramica geco-orientale (coppe, olpai, lekythos, pisside e lucerne). La ceramica etrusca comprendeva vasellame etrusco-corinzio (coppetta, piatto, pisside, aryballos globulare), buccheri (kantharoi), ceramica in impasto rosso (ollette e bacili) e bruno (olla).
Le analisi effettuate hanno consentito di accertare la presenza di essenze profumate contenute in appositi vasetti.
Per quanto riguarda le armi risultano cinque elmi corinzi (sia da parata che per uso funzionale) ed almeno 30 punte di frecce di varie forme e dimensioni. Parte delle armi servivano quindi per la difesa del carico della nave. Tra gli oggetti rinvenuti con il relitto nel 1961 vi sarebbe stato anche un elmo corinzio in bronzo di particolare pregio (decorato con serpenti come sopracciglia e cinghiali sulle guance) ed un sub tedesco (Frans Gradl) che partecipò all’immersione l’avrebbe conservato in una cassetta di sicurezza in Germania. L’ultimo a vederlo sarebbe stato proprio Mensun Bond che riuscì a rintracciarlo nel tentativo non riuscito di riportarlo al Giglio.
Fu rinvenuto anche un calibro a corsoio in legno che, secondo quanto descritto da Bound, all’interno dei denti presentava lettere greche; si tratta dello strumento della specie più antico di cui siamo in possesso.
Tra gli altri reperti ci è pervenuto anche un set scrittorio (parte di una tavoletta lignea e forse di uno stilo) probabilmente utilizzato per calcoli commerciali.
Dal fondale emersero anche11 auloi, interi e frammentari (uno in avorio, gli altri in legno).
Del carico facevano parte anche lingotti di rame e di piombo (probabilmente di provenienza attica) contrassegnati con segni vegetali, geometrici e lettere greche.
Il relitto restituì anche pesi commerciali di varie forme e peso.
Grumi di rame di piccole dimensioni e piccoli nuclei di ambra erano forse utilizzati per transazioni commerciali.
La lunghezza dello scafo è difficile da valutare in considerazione della parzialità dello scavo.
I reperti lignei appartenenti al relitto sono stati esaminati al fine di identificare le specie legnose utilizzate. L’esito delle verifiche non ha consentito di far luce sull’origine della nave poiché ogni specie si ritrova su tutti i paesi che si affacciano sul mediterraneo.
I reperti recuperati consentono di datare il relitto al 580 -570 a.C.

Due campagne di scavo (nel 1987 e nel 1991) portarono alla luce sotto la collina del Castellare del Campese una capanna ovale con piccoli annessi, in parte infossata nel granito ed in parte costruita con blocchi dello stesso materiale, nonché tracce di abitazioni.
I materiali rinvenuti sul sito (frammenti di anfore etrusche, di ceramica da fuoco, di piatti in figulina, di bucchero) hanno consentito d’interpretare la struttura come insediamento posto a controllo dell’approdo naturale costituito dal Golfo del Campese. L’Isola del Giglio faceva parte quindi degli approdi etruschi inseriti nelle antiche rotte marittime del Mediterraneo occidentale.
Gli studiosi hanno formulato diverse ipotesi sull’origine della nave: greca, greco-orientale, etrusca (cfr. Cristofani 1998, Colonna 2006, Maggiani 2006). La compresenza di prodotti di produzione etrusca e greca rende difficile farsi un’idea precisa in ordine al luogo di fabbricazione dell’imbarcazione.

Secondo un’ipotesi formulata sulla base del carico, la nave sarebbe salpata da un porto della Ionia (forse da Samo). Scali potrebbero essere stati effettuati al Pireo (porto di Atene) ed al Lecheo (porto vicino a Corinto). Prima che il viaggio avesse termine al Giglio, la nave probabilmente fece scalo nei porti di Caere e Vulci. Le destinazioni dell’imbarcazione (mai raggiunte a causa del naufragio) potevano essere la Corsica e la Gallia Meridionale.

Alcuni reperti provenienti dal relitto del Giglio Campese sono esposti nel Museo delle Fortezza Spagnola a Porto Santo Stefano.

Sul relitto del Giglio Campese cfr., tra gli altri:
– Enrico Maria Giuffrè, Matteo Milletti, Alessandro Naso, Jacopo Tabolli, Andrea Zifferero, Il relitto arcaico del Giglio-Campese in Gli Etruschi nel Mediterraneo Commerci e Relazioni Culturali (VII-V secolo A.C.) Annali della Fondazione per il Museo “Claudio Faina”, Volume XXIX, Edizioni Quasar, 2025, pagg. 265 e ss.;
– Maria Laura Abbate Edlmann – Gianna Giachi, I segni di un relitto navale recuperato presso l’Isola del Giglio, in Studi Etruschi LV, 1987-1988, pagg. 235 e ss;
– Paola Rendini, L’isola del Giglio e la rete di approdi in età arcaica in La Valle del Vino Etrusco Archeologia della valle dell’Albegna in età arcaica a cura di Marco Firmati, Paola Rendini, Andrea Zifferero, edizioni Effigi, 2011, pagg. 52 e ss.;
– G. Ciampoltrini, P. Rendini, Vie e porti del vino nella Valle dell’Albegna in età etrusca, in Archeologia della vite e del vino in Toscana e nel Lazio, Firenze, 2012, pagg. 391 – 401;
– Paola Rendini, Isola del Giglio in luci delle tenebre. Dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei, Cortona, 2011, pagg 225 – 229;
– Cristiano Pellegrini, Sulle tracce dell’elmo etrusco del Giglio. Nel 1982 trafugato all’estero da un relitto al Campese, 25 luglio 2012, nel sito internet agenziaimpress.it

Immagini del recupero del Giglio Campese di un lingotto di rame da parte della Oxford University Mare (rielaborata da Beuderley 1991), nonché immagini di alcuni reperti provenienti dal relitto stesso: aryballos, flauti e parte della chiglia della nave.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com