Archivi categoria: Archeologia

Marco Morucci. Valutazione analitica del thesaurus del Fanum orvietano.

Il presente contributo analizza il thesaurus rinvenuto nel Tempio A di Campo della Fiera, area comunemente identificata con il Fanum Voltumnae. Lo studio approfondisce le caratteristiche materiali e numismatiche del deposito, mettendo in luce la possibile riutilizzazione del contenitore litico ed il contesto produttivo locale delle macine in leucite fonolite. L’esame delle 221 monete rinvenute consente di delineare una cronologia di frequentazione compresa tra il 211 a.C. e il 16 a.C., suggerendo un uso prolungato ma non continuo dell’area sacra. I dati topografici e la testimonianza del rescritto di Spello concorrono a riconsiderare l’identificazione diretta del sito con il Fanum Voltumnae.

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Autore: Marco Moruzzi – marcomorucci60@gmail.com

Michele Zazzi. Stele Peruzzi o Stele dell’Antella.

Proveniente da Varlungo – Firenze (e non da Antella come si è pensato inizialmente) fu venduta nel 1893 dalla famiglia Peruzzi al Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
Il segnacolo funebre, in pietra arenaria grigia, è alto cm 159, largo cm 33,2-36 ed ha uno spessore di cm 8,5. La stele ha forma trapezoidale rastremata verso l’alto, è coronata da una palmetta a sette foglie e presenta decorazione su due riquadri.
Nel riquadro superiore vi è una tipica scena di simposio con due figure maschili semisdraiate su una kline ed un coppiere. Lo schiavo è coperto nella parte inferiore da un tavolo a tre gambe sul quale sono poste due situle. La rappresentazione del simposio si ritrova frequentemente nelle stele fiesolane (cfr. ad es. Stele di Travignoli, Stele di Sansepolcro, Stele di Via Corsica).
Sul registro inferiore vi è rappresentata una scena di gioco con due giovani seduti su sgabelli uno di fronte all’altro. In mezzo un tavolo a tre gambe con un cuscino e una tavoletta. Il personaggio di destra con la mano avanzata sembra prendere o lanciare qualcosa (pedine, dadi?). La maggiore altezza della figura di sinistra, unitamente alla barba, potrebbe evidenziare il ruolo socialmente più significativo (gerarchia) del personaggio. Si tratta di una scena unica nell’ambito del corpus delle stele fiesolane. La tavoletta è stata interpretata come una tabula luxoria.
L’immagine di due giocatori davanti ad un tavolo su cui sono collocati oggetti circolari (pedine?) si ritrova anche nella decorazione a cilindretto di buccheri chiusini del terzo quarto del VI secolo a.C. I giocatori tengono un bastone in mano e con l’altra prendono uno degli oggetti posti su quella che sembra una scacchiera (in questo senso Giovannangelo Camporeale). L’uomo a sinistra, forse di più elevato livello sociale, è seduto su un diphros, mentre l’altro ha una semplice seduta.
Nella più antica tomba dipinta di Capua (tomba III in località Auattro Santi) del 470 a.C. circa sono raffigurati due uomini, appoggiati ad un bastone, di fronte ad un gioco da tavolo. I personaggi giocano seduti su un diphros, davanti ad un tavolo basso, su cui sono visibili otto pedine emisferiche.
Entrambe le scene riprodotte sulla stele Peruzzi comunque attestano l’appartenenza del defunto ad un ceto abbiente ed elevato.
La stele è databile tra la fine del VI secolo e l’inizio del V secolo a.C.
Il monumento funebre è conservato a Firenze in Villa Corsini a Castello.

Sulla stele Peruzzi cfr., tra l’altro:
– L’ombra degli Etruschi Simboli di un popolo tra pianura e collina a cura di Paola Perazzi, Gabriella Poggesi, Susanna Sarti, Edifir edizioni Firenze, 2016, pag. 101 scheda 16;
– Luca Cerchiai, Il logos delle origini orientali degli etruschi: breve appunto sull’immaginario visuale in Annuali di Archeologia e Storia Antica 2016 – 2017 Napoli;
– Petra Amann, Le pietre “fiesolane”: repertorio iconografico e strutture sociali in Cippi, Stele, Statue – Stele e Semata Testimonianze in Etruria nel mondo italico ed in Magna Grecia dalla prima Età del ferro fino all’Ellenismo Atti del Convegno internazionale Sutri, Villa Savorelli, 24 – 25 aprile 2015 a cura di Stephan Steingraber, pag. 68;
– Edwige Lovergne, Les Etrusques jouaient-ils aux jeux de plateau ? , Revue d’Etudies Antiques, 2022

Di seguito immagini della stele Peruzzi.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Mario Zaniboni. La Venere di Hohle Fels.

La Venere di Hohle Fels, anche conosciuta come Venere di Schelklingen, è la testimonianza più antica dell’arte umana.
È stato scoperto nella grotta di Hohle Fels. La grotta si trova all’interno di un affioramento roccioso calcareo, e si trova ad Achtal, un’ampia valle del piccolo fiume Ach, un affluente del fiume Blau (che è un affluente del Danubio), nel Baden-Württemberg, nel sud della Germania.
Nella stessa valle, a circa 3 km dall’Hohle Fels, si trova un altro importante sito archeologico, la Grotta di Geissenklösterle, dove è stato rinvenuto un piccolo bassorilievo paleolitico-aurignaziano raffigurante un umano (di sesso non identificato) con le braccia alzate (soprannominato adoratore) e figurine di vari animali.
La valle è costellata di formazioni rocciose calcaree, e può essere considerata come un tipico paesaggio sacro.
La piccola scultura in avorio di mammut, ritrovata in una grotta tedesca, risale a circa 35-40mila anni fa e rappresenta una figura femminile.
L’arte è una delle espressioni più caratteristiche dell’essere umano, ma quando e come ha avuto origine?
Una possibile risposta ci viene fornita dalla Venere di Hohle Fels, la scultura umana più antica mai ritrovata, datata a circa 35-40mila anni fa.
È stata datata, col metodo del radiocarbonio, a un periodo che va tra i 31.000 ed i 40.000 anni fa, durante la cultura dell’Aurignaziano agli inizi del Paleolitico superiore, ed è associabile alle prime presenze dell’Homo Sapiens (Cro-Magnon) in Europa.
Si tratta della più antica rappresentazione del corpo umano di età paleolitica (Aurignaziano basale) oggi conosciuta, più antica di circa 5.000 anni rispetto alle altre “veneri” conosciute di età gravettiana.
Per fare una comparazione, la famosa “Venere di Willendorf”, il più famoso esempio di scultura paleolitica, secondo le più recenti datazioni risale a 22-24.000 anni fa.
Si tratta di una piccola figura femminile, alta appena sei centimetri, realizzata in avorio di mammut e conservata in buone condizioni, tranne per il braccio sinistro mancante.
La Venere di Hohle Fels è stata scoperta nel 2008 da un team di archeologi guidato da Nicholas Conard, dell’Università di Tubinga, nei riempimenti sotto il pavimento di una grotta situata vicino a Schelklingen, nel Baden-Württemberg, in Germania.
La grotta, nota come Hohle Fels (che significa “roccia cava”), è stata frequentata da diversi gruppi umani nel corso del Paleolitico superiore e ha restituito numerosi reperti di interesse, tra cui strumenti in pietra e osso, ornamenti, oggetti musicali e altre sculture in avorio.
La Venere di Hohle Fels si distingue per la sua antichità e per la sua raffigurazione di una figura umana, che la rende unica tra le altre sculture paleolitiche, che rappresentano prevalentemente animali.
La scultura è priva della testa, sostituita da un piccolo anello inciso, che potrebbe aver avuto la funzione di appendere la Venere come amuleto o pendente.
Il corpo è caratterizzato da forme rotonde e voluminose, tipiche delle cosiddette “veneri paleolitiche”, che enfatizzano il seno, i fianchi e il ventre, mentre le braccia sono sottili e le mani hanno dita ben distinte.
Le gambe sono corte e unite, e i piedi sono appena accennati. I dettagli genitali sono evidenti e marcati.
L’interpretazione della Venere di Hohle Fels non è univoca e ha suscitato diverse ipotesi tra gli studiosi.
Alcuni la considerano una rappresentazione di una dea della fertilità, altri un simbolo di seduzione o di maternità, altri ancora un autoritratto o una caricatura di una donna reale.
In ogni caso, la Venere di Hohle Fels testimonia la capacità degli uomini preistorici di creare opere d’arte con una forte valenza simbolica e emotiva, che ci permettono di avvicinarci alla loro cultura e alla loro visione del mondo.
A Schelklingen c’è un piccolo museo, dove le informazioni sulla preistoria costituiscono solo una piccola parte dell’esposizione.
A Blaubeuren si trova un eccellente Museo della Preistoria (Urgeschichtliches Museum, URMU), dove è esposto l’originale della Venere di Hohle Fels. Oltre alla Venere, ci sono molti altri oggetti esposti, come un flauto, il più antico strumento musicale conosciuto.

Nota: Galleria di immagini della Venere di Hohle Fels: https://www.alamy.it/fotos-immagini/venere-di-hohle-fels.html

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

Francesca Bianchi. Alla scoperta del Santuario Nuragico di Santa Vittoria di Serri.

In una bella intervista rilasciata a FtNews, Giorgio Angius, accompagnatore della Fondazione Petrass, ha ripercorso la storia del Santuario Nuragico di Santa Maria delle Vittorie di Serri (SU), considerato uno dei più importanti complessi cultuali della Sardegna nuragica, testimone silenzioso del ricco passato, della cultura e della storia che hanno caratterizzato il Sarcidano. Il sito è stato portato alla luce dall’archeologo Antonio Taramelli….

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Autore: Francesca Bianchi – francesca-bianchi2011@hotmail.com