Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Alessandro Daudeferd Bonfanti, Siculi, chi sono costoro? Origine, arrivo in Lazio e in Sicilia, rapporti con altri Italici.

Da poco più di una decina di anni mi occupo del problema ”Siculi” all’interno del quadro etnografico e culturale della compagine preistorica e proto-storica della Sicilia e dell’Italia…

Leggi tutto nell’allegato (in italiano): Siculi

Leggi tutto nell’allegato (in inglese): Siculi, english

Autore: Alessandro Daudeferd Bonfanti – daudeferd@email.it

Gianluca Padovan. Milano, città Celta.

L’area dov’è nata e da dove si è sviluppata l’antica città di Milano era necessariamente la più elevata della zona. Era ed è la “Quota 124,4 metri sul livello del mare”, ovvero laddove si è poi sviluppata la fortezza viscontea e sforzesca tra XIV e XV secolo.

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in “Sopra e Sotto il Carso” – Rivista on line del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” aps – Gorizia, ottobre 2022

Sommario:
Una Milano inedita da scoprire e … salvaguardare
Milano città Celta
La “Nostra Storia” – La prima “collina” di Milano
Udine: un esempio straordinario
«Dùn Insubre Quota 124,4 m»
Cesare descrive la fortezza celta
La seconda città-fortezza: «Mediolanodunon»
A. Asse nord-est – sud-ovest: Via Bigli – Via San Vito
B. Asse nord-ovest – sud-est: Piazza Castello – Via Festa del Perdono
C. Centro in Piazza Mercanti
Il «Nemeton» ellittico
Il «Fanum»: tempio quadrangolare celta in Piazza del Duomo
Templi celti in Europa – Templi celti in Italia
Chi è arrivato per primo?
La città-fortezza ellittica del Quartiere Ticinese
Cardo e decumano celti
Le misure del Dùn
Tre fortezze celte
La cinta ellittica esterna di Mediolanodunon: i “terraggi”
Le mura “romane” e i terraggi – Le mura terrapienate dei Celti sopravvissute per più di mille anni
Osservazioni sulle difese – Considerazioni finali – Per saperne di più … abbiamo già pubblicato.

Info: seppenhofer1978@gmail.com

Michele Zazzi. Le ghiande missili in Etruria.

I proiettili da fionda, cd. ghiande missili, già attestati in Grecia almeno in epoca tardo classica, si diffusero in Etruria prima del III secolo a.C. come dimostrato da alcuni esemplari inscritti.
L’utilizzo di tali munizioni era prevalentemente bellico, ma potevano essere usate anche per la caccia.
Le ghiande missili erano in piombo, ma anche in pietra e terracotta ed avevano forma biconica, ovoide o globulare.
Le ghiande plumbee venivano fabbricate attraverso una colata di metallo entro matrici bivalve di argilla, come documentano anche i ritrovamenti di Gravisca e Populonia. Talvolta i proiettili recavano iscrizioni (ad es. tra i non pochi esemplari greci e romani risultano i nomi del soldato o del comandante, della legione di appartenenza, di località, ma anche motti di scherno o minacce verso il nemico).
Tra le pitture della tomba della Caccia e della Pesca di Tarquinia è rappresentato un fromboliere nell’atto di colpire degli uccelli con la fionda.
Presso la fortezza etrusca di Montalcino (Poggio Civitella) sono state ritrovate ghinde missili in pietra per probabile uso venatorio.
Da Populonia, in un deposito di scorie nella zona del Podere di San Cerbone, proviene un proiettile di piombo a forma ovale inscritto “hur”.
Similmente alcune ghiande missili scoperte nella zona di Chiusi recano incisa la parola “hurtu” interpretata come urta o ferisci.
Relativamente all’impiego dei frombolieri in attività bellica si può osservare che probabilmente appartenevano a classi povere, che non necessitavano di particolari armi difensive ed offensive, in quanto la loro azione si svolgeva ad una certa distanza dal bersaglio.
Altri rinvenimenti sono stati effettuati a Poggio la Croce (Castellina in Chianti), a Pyrgi e a Vetulonia.
A Poggio Buco, a circa 8 km da Manciano, sono state ritrovate numerose ghiande missili inscritte “statnes”, “staties” o ”statiesi”. In almeno un caso il proiettile è stato rinvenuto in una tomba. L’iscrizione è stata interpretata come gentilizio espresso al genitivo, forse da riconoscere nel comandante della truppa.

Immagini:
Il fromboliere della tomba della Caccia e della Pesca di Tarquinia e ghiande missili da Castellina in Chianti e da Populonia.

Autore: Michele Zazzi – michele.zazzi@alice.it

Michele Santulli. Appuntamento a Parigi.

Un certo giorno di sabato alle 16,00 un piccolo incontro a Vavin, di fronte al caffè la Rotonde e al caffé Charivari, dove si leva il monumento allo scrittore Balzac, al quale Rodin diede, dopo non pochi tentativi e esperimenti, il volto di Celestino, modello ciociaro della Valcomino, padre di Rosalina, la Semeuse! Incredibile i miracoli dell’arte: l’umile Celestino è diventato Balzac e Balzac…Celestino!
Ci troviamo in un luogo classico di Parigi, all’incrocio del Boulevard du Montparnasse col Boulevard Raspail, al Municipio 14, luogo dove si trovano ancora caffè e ristoranti risalenti alla fine del 1800, che hanno ospitato la crema artistica e letteraria e politica e diplomatica e finanziaria mondiale, oggi sempre attivi e ricercati: la Coupole, le Dôme, le Select, la Clôserie des Lilas, la Rotonde….
Le cronache, tra il tanto, ricordano che Modigliani, il grande artista, passava tra i tavoli, cantando e declamando, offrendo in vendita i propri disegni, per guadagnare qualche soldo! Quale umiliazione: oggi le sue opere, terribile nemesi, sono le più costose e le più ricercate! Ma questo luogo è memorabile anche perché vi aveva luogo ogni giorno una iniziativa unica e tipica della Parigi dell’epoca e cioè il cosiddetto mercato delle modelle di artista e dei modelli, dove i pittori e scultori, all’epoca in numero elevatissimo provenienti da tutto il mondo, si recavano a individuare la modella o modello desiderato e contrattare il prezzo per le sedute, ecc. Siamo in un luogo strategico di Parigi per ritrovare e ricordare certe memorie che hanno fatto la storia dell’arte.
A poche decine di metri si distende una stradina, Rue Campagne Première, dove al n.3, oggi un informe palazzone, si trovava la trattoria Chez Rosalie tenuta da Rosalia Tobia, con addentellati di Picinisco, nella gioventù modella dal corpo statuario, come si ammira nelle opere di Bouguereau: qui solo cucina e vino italiani, Modigliani e Utrillo erano di casa, frequentata anche da Apollinaire, Ungaretti, Arago, Picasso, da Susanne Valadon, dalla leggendaria amatrice Kiki di Montparnasse; nei pressi gli studi di numerosi artisti, ancora sui luoghi.
A pochi metri Rue de la Grande Chaumière dove al n.10 ancora si leva il palazzetto che ospitava l’Académie Colarossi fondata nel 1870 da Filippo Colarossi, da Picinisco, a Parigi col fratello già nel 1855-56 e rimasta attiva fino agli anni ’30 del Novecento.
Assieme alla Accademia di Belle Arti statale, era une delle due scuole private più ricercate di Parigi: qui fu per la prima volta possibile insegnare pittura e scultura alle donne, in massima parte straniere e da modelli maschili o femminili viventi, già dagli anni ’70 dell’Ottocento, cosa prima di allora impossibile e proibito, solo maschilismo.
Altra novità quasi rivoluzionaria all’Académie Colarossi fu che per la prima volta salì in cattedra una donna, nel 1910! Migliaia hanno frequentato l’Académie Colarossi nel corso dei suoi quasi ottanta anni di vita sia in questa via sia in una succursale in altra parte della città: Camille Claudel, Gauguin, Modigliani, Alphonse Mucha, Lionel Feininger e decine di altri grandi artisti oltre a migliaia di sconosciuti di tutto il mondo, presero lezioni all’Académie Colarossi dove, tra l’altro, uomini e donne frequentavano assieme.
Oggi l’attività didattica continua sotto un altro nome. A poche centinaia di metri si leva ancora, in un angolo, la sempre attiva e frequentata Clôserie des Lilas, ristorante e birreria dove era abitudine vedere seduti Hemingway, Picasso, Apollinaire, Salmon, Stravinskji: si racconta che più di una volta il povero Modigliani, in preda ai fumi dell’alcol, veniva trovato disteso su una panchina là davanti, talvolta sotto la pioggia: qualche caro amico, Soutine o Moỉse Kisling, lo alzavano e accompagnavano da Rosalie, lì vicino, che l’accoglieva e faceva riposare in angolo su una coperta, per terra, fino al risveglio.
Nelle vicinanze al n.49 del Bd. du Montparnasse in una stanza al primo piano cui si accedeva a mezzo di una scala esterna, operò con successo per una ventina d’anni l’Académie Vitti, scuola d’arte anche essa fondata e gestita da ciociari della Valcomino. Nel contesto delle scuole di disegno operate da ciociari va ricordata anche l’Académie Carmen, gestita da una famosa modella ciociara, detta la Venere di Montparnasse, con grande successo, frequentata da allievi in gran parte americani sotto la guida del grande pittore Whistler; altra scuola analoga pure guidata da un ciociaro di Atina, fu quella fondata personalmente da Rodin e frequentata anche da Matisse.
Ancora nelle vicinanze si trova Rue du Maine dove abitavano in gran parte solo gallinaresi quali i Pignatelli e i Bevilacqua al.n.16 e nei pressi, all’Avenue du Maine, al nr. 51, nel cortile, abitò per molti anni la famiglia di Celestino e l’ultima inquilina fu la figlia Rosalina, la Seminatrice; davanti si levava l’Hotel de Paris, oggi ancora sui luoghi.
Una passeggiata nei dintorni, a pochi passi dal cimitero, si irradiano una serie di stradine tutte in gran parte abitate, all’epoca, da ciociari: Rue Delambre, Rue Vandamme, Rue Huyghens, Rue Poinsot, Rue du Cange… Quanti ricordi, quale nostalgia…

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu