Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Giuseppe C. Budetta. Il linguaggio umano – Aree di Broca e di Wernicke.

Gazzaniga, M. S. (1998 e. (2000) nell’Uomo, hanno scoperto che tutte le zone implicate nelle funzioni linguistiche sono adiacenti a formare un territorio contiguo. Nell’afasia di Wernicke i pazienti pronunciano fiumi di sintagmi più o meno grammaticali, ma il discorso non ha senso, pieno di neologismi e di sostituzioni di parole. A differenza di molti soggetti colpiti da afasia di Broca, quelli con afasia di Wernicke, hanno una consistente difficoltà nel nominare gli oggetti, nel trovare le parole giuste, per le quali usano parole ad esse collegate, o distorsioni del suono di quelle corrette….

Leggi tutto nell’allegato: IL LINGUAGGIO UMANO

Autore: Giuseppe C. Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com

Michele Zazzi. La tomba del Tasso della necropoli etrusca di Casenovole.

La tomba 1 o del Tasso fa parte della necropoli ellenistica di Casenovole (IV – II secolo a.C.) scavata sulla collina denominata “il Boschetto” nei pressi di Casale di Pari (comune di Civitella Paganico – GR). Ad oggi la necropoli ha restituito undici sepolture.
L’ipogeo cosiddetto del Tasso prende il nome dai resti scheletrici di un animale rinvenuti nel corridoio della tomba che in un primo momento vennero attribuiti ad un tasso, ma che, ad un più accurato successivo esame, sono invece risultati appartenere ad una volpe.
La tomba (rinvenuta nel 2007) presenta una piccola camera rettangolare irregolare (170x220x130x220 cm; altezza 140 cm) scavata nella roccia con banchine di pietra su tre lati. All’ipogeo, segnalato da un rudimentale cippo, si accedeva tramite un dromos di circa 8 metri di lunghezza.
La tomba, che risultò inviolata, conteneva 28 cinerari deposti sulle banchine ed in parte sul pavimento. Le ceneri erano conservate dentro olle in ceramica, due ossuari di bronzo e tre urne di pietra fetida. Gli individui sepolti probabilmente erano 33 (alcuni ossuari ospitavano sepolture bisome).
I corredi erano posti accanto ai rispettivi cinerari (talvolta anche sopra i contenitori delle ceneri) ed in alcuni casi sono stati trovati oggetti all’interno del cinerario (orecchini, anelli, amuleti).
Dentro i coperchi dei cinerari od all’interno dei cinerari stessi sono state rinvenute monete, probabilmente destinate a Caronte per pagare il viaggio all’oltre tomba.
Le ceneri della coppia maritale più importante dell’ipogeo erano ospitate su due urne in pietra collocate in posizione dominante sulla banchina di fronte all’ingresso. L’urna più grande, munita di coperchio testudinato, aveva all’interno i resti di un uomo; il corredo era costituito da una punta di giavellotto in ferro, uno strigile in ferro ed una spada (o un altro strigile) sempre in ferro. L’urna più piccola, inscritta ulfnei, con coperchio con riproduzione di coppi e tegole del tetto conteneva i resti di una donna. All’interno del cinerario vi era un orecchino in bronzo ed il corredo era composto da un’olpetta in bronzo laminato.
Tra i reperti della tomba vi erano anche tre specchi di bronzo figurati con rappresentazione di una lasa; uno dei tre specchi risulta defunzionalizzato (due lembi del disco sono ripiegati su sé stessi).
Le iscrizioni rinvenute sui reperti della tomba attestano due gentilizi: I Lecne (documentato su almeno tre reperti), forse la famiglia titolare dell’ipogeo e gli Ulfna/Ulfnei
La tomba è databile al II scolo a.C.

Sulla tomba del Tasso cfr, tra l’altro:
Gli Etruschi di Casenovole Passato remoto di una comunità, Effigi, 2023 a cura di Giacomo Baldini, Valerj del Segato, Andrea Marcocci, Matteo Milletti.
– Sulla necropoli di Casenovole e sulla tomba del Tasso vedi post ed informazioni sul sito Facebook del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma.

Di seguito immagini dell’ingresso della tomba e dei reperti ivi rinvenuti.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Mario Zaniboni. Due Flagon – recipienti bronzei di lusso.

Quando si intraprendono lavori che interessano il suolo, con sterri ed escavazioni di grande rilievo, non di rado si incontrano oggetti che provengono dal passato, anche molto lontano. Ed è quanto è successo nel 1927, durante la costruzione di una ferrovia presso la città di Basse Yutz nel dipartimento francese della Mosella: in quell’occasione, sono venuti alla luce due flagon (flaconi, brocche o caraffe, che dir si voglia); comunque, che si chiamino in un modo o in un altro, non cambia nulla.
Forse avevano ragione i Greci quando affermavano, abbastanza disgustati, che i Celti erano formidabili bevitori di vino, birra e idromele (quest’ultimo da loro definito la “bevanda degli dei”, ottenuto dal miele e forse il fermentato alcolico più antico del mondo). Ed è probabile che essi preferissero che le loro preziose bevande fossero contenute in altrettanto preziosi flaconi. In realtà risulta che, fin da circa 500 anni prima di Cristo, gli alcolici scorressero a fiumi durante le feste e le riunioni celtiche, dominate dal lusso sfrenato. E così, i flagon erano oggetti molto apprezzati, particolarmente quando erano arricchiti con incrostazioni di corallo rosso del Mediterraneo.
I due Basse Yutz Flagons, appartenenti all’età del ferro e databili verso la metà del 500 a.C., sono molto simili e alti rispettivamente 39,65 e 40,60 centimetri. Si tratta di oggetti ben fatti e rifiniti, a dimostrazione che gli artigiani celti erano bravi e validi conoscitori della lavorazione dei metalli e che erano in collegamento con altre popolazioni europee, con le quali si verificavano scambi commerciali e culturali, come lo ricordano i richiami all’arte egiziana e delle isole inglesi.
Sono molto simili fra di loro, tanto rassomiglianti da far pensare a due gemelli, con la forma riscontrabile nei flagon etruschi della stessa epoca. Sono realizzati in bronzo (lega rame e stagno) e formati per battitura, partendo da una lastra unica. I piedi, fusi, sono impreziositi da pezzetti di corallo rosso mediterraneo e vetro, fissati al loro posto mediante resina.
La stessa resina ricopre tutto l’interno dei contenitori per evitare eventuali perdite di liquido. Pure i beccucci ed i coperchi sono di fusione e sono fissati al corpo dei flagon per mezzo di perni infissi in intagli praticati negli stessi.
Dalle radiografie eseguite per conoscerli meglio nei dettagli si è riscontrato che a tenere insieme i pezzi partecipano solamente perni e resina. Sui coperchi, di fianco alle prese a forma di pomolo, sono sdraiati dei cani, mentre sui beccucci anatre sembrano muoversi sul liquido quando viene mesciuto; le parti inferiori del beccuccio sono incrostate come i piedi. I manici sono fusi a forma di cani che fra i denti tengono catenine fissate ai coperchi; nella parte inferiore dei manici, all’attacco sui corpi dei flaconi, sono volti umani. I particolari esecutivi e ornamentali dei due flagon richiamano le arti greca ed etrusca, a parte le anatre sui beccucci, che sono un innovazione celtica.
Altri ritrovamenti hanno dimostrato che quei flaconi erano un po’ comuni nelle comunità celtiche di quell’epoca, come quello, per esempio, che è stato rinvenuto in una sepoltura di carri a Bad Dürrnberg, un villaggio austriaco nello stato di Salisburgo, presso la città di Hallein, nel cui museo, il Keltenmuseum, ora è esposto. Altri importanti pezzi si possono ammirare al British Museum.
I flagon, che furono realizzati con forme varie ma sempre belle e piacevoli, sono uno spaccato della cultura dell’Europa del Nord di 2500 anni fa, che dimostrano come la tecnica lavorativa fosse ad un elevato livello e che la cultura fosse molto evoluta sul piano sociale ed economico.

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

Sandrino Luigi Marra. La migrazione economica elvetica nel Meridione d’Italia di casa Borbone.

Nel 1734 il Regno di Napoli andò a creare all’interno del proprio esercito i Reggimenti Svizzeri, questi inizialmente erano a seguito delle truppe di Carlo di Borbone durante la conquista del Regno il quale poi in data 7 ottobre 1734 li inquadrò attraverso delle Capitolazioni. …

Leggi tutto nell’allegato: Nel 1734 il Regno di Napoli andò a creare

Autore: Sandrino Luigi Marra – sandrinoluigi.marra@unipr.it