Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Santi Maria Randazzo. Contrada Grammena, comune Belpasso (Ct).

Contestualizzazioni storiche-politiche-geografiche-religiose, propedeutiche a nuove ipotesi di identificazione, relativamente alle tipologie e alle funzioni annesse agli edifici riportati alla luce in contrada Grammena, località Valcorrente, nell’odierno territorio di Belpasso, già facente parte del territorio di Motta Santa Anastasia fino al 1636….

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Autore:
Santi Maria Randazzo – santimariarandazzo@live.it

 

Gennaro D’Orio. Via Appia Traiana, tra nuove scoperte archeologiche e una Cultura senza confini.

Meraviglie del passato tornano a splendere e ad incantare. Nuove scoperte archeologiche tra Paduli e Sant’Arcangelo Trimonte: un viaggio lungo la storica via Appia Traiana.
Recenti scavi in tal senso, effettuati dall’Università del Salento nel vicus di Forum Novum, hanno infatti svelato un importante patrimonio culturale nella provincia di Benevento. La campagna ad hoc, diretta da Giuseppe Ceraudo e Veronica Ferrari, si è svolta a Piano di Sant’Arcangelo ed ha coinvolto tre saggi di studio lungo il tracciato del moderno tratturo, che insiste sui resti e costituisce la sopravvivenza dell’antica via, aprendo nuove prospettive sulla vita e l’organizzazione di questo antico sito.
La via Appia Traiana, costruita per volere dell’Imperatore Traiano nel 109 d.C., rappresentava un’importante arteria che collegava Benevento a Brindisi, facilitando il commercio e i viaggi verso il Mediterraneo. Le indagini archeologiche sono state condotte, in connessione con il recente riconoscimento da parte dell’UNESCO della “Via Appia. Regina viarum”, come Patrimonio dell’Umanità, teso a sottolineare l’importanza storica di questa rete stradale.
Il progetto, frutto della collaborazione tra i Comuni di Paduli e Sant’Arcangelo Trimonte, si propone di realizzare un “Parco archeologico lineare” della Via Traiana, con attività portate avanti grazie alla concessione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, per le province di Caserta e Benevento, costituendo il primo intervento scientifico di questo tipo dopo il riconoscimento UNESCO.
Gli scavi hanno coinvolto numerosi studenti, che hanno potuto partecipare attivamente alla ricerca, contribuendo così alla formazione delle nuove generazioni di archeologi. Tra le scoperte più significative, è da registrare una importante struttura di difficile interpretazione, databile al basso medioevo, che riutilizza basoli provenienti dalla pavimentazione originale della via Traiana. A pochi metri da questa, è stata individuata un’area cimiteriale, aprendo la strada a nuove ipotesi su un possibile culto dell’Arcangelo, che potrebbe aver dato il nome all’area.
Il professor Ceraudo ha spiegato che l’uso di tecnologie moderne, come droni e prospezioni geofisiche, ha consentito di identificare anomalie nel terreno, rivelando così le strutture sepolte e confermando l’importanza di questo sito come stazione di sosta lungo l’antica via romana.
La prossima “campagna di scavi” è in programma per la primavera del 2025 e promette di approfondire ulteriormente la comprensione delle strutture emerse.
Il Soprintendente Mariano Nuzzo ha espresso il suo sostegno per il progetto, sottolineando l’importanza di queste indagini per la valorizzazione del patrimonio archeologico dell’area. Tali ritrovamenti, autentici scrigni della memoria, non solo arricchiscono la conoscenza storica della Via Traiana, ma rappresentano altresì un’opportunità per promuovere il turismo culturale e rafforzare l’identità locale.
Con la continua collaborazione tra l’Università del Salento, i Comuni coinvolti e la Soprintendenza, il sito di Forum Novum si prepara così a diventare un punto di riferimento, per la storia e la cultura romana in Campania.
In conclusione, le ricerche in corso a Forum Novum non solo testimoniano l’importanza storica della Via Appia Traiana, ma gettano anche le basi per una nuova era di valorizzazione e scoperta del patrimonio archeologico italiano. Il sito di cui trattasi, è il 60° bene italiano riconosciuto dall’UNESCO. L’intervento è realizzato tra quelli del “progetto Borghi”, frutto di un partenariato tra i Comuni di Paduli e Sant’Arcangelo Trimonte, che ha come “punto focale” proprio il sito di Forum Novum/Contrada Sant’Arcangelo e, particolarmente, per la valorizzazione di uno dei 19 tratti che hanno ottenuto il riconoscimento UNESCO, quello cioè che attraversa i territori comunali di Benevento, Paduli, Sant’Arcangelo Trimonte e Buonalbergo.
<< Questi nuovi interventi sono la conseguenza diretta di una costante e intensa attività di ricognizione topografica nel territorio, accompagnata da prospezioni aeree con l’utilizzo di droni dotati di sensori diversi (ottico, termico, multispettrale, Lidar), e accompagnata da campagne di prospezioni geofisiche, spiega il professor Giuseppe Ceraudo. Le attività che conduciamo sul terreno sono caratterizzate da una efficace e molto sofisticata metodologia di indagine non invasiva volta ad individuare i beni sepolti del nostro Patrimonio. Qui a Forum Novum, le prospezioni mostravano anomalie da mettere in relazione a numerose strutture sepolte. Le anomalie riconosciute grazie alle prospezioni effettuate sono state poi oggetto di scavo archeologico che ha permesso il loro puntuale riscontro. Tutto quello portato in luce in questa prima campagna di scavi rappresenta una tappa fondamentale per la ricostruzione e per la definizione dell’impianto del vicus di Forum Novum, che costituiva la prima stazione di sosta lungo la via Traiana, a 10 miglia (circa 15 km) dal caput viae di Beneventum, una sorta di grande area di servizio lungo quella che possiamo considerare una vera e propria autostrada di età romana. Gli scavi, che hanno visto la partecipazione di numerosi studenti provenienti in gran parte dall’Università del Salento, ma anche da altre università italiane e straniere, hanno permesso di riportare alla luce per la prima volta in maniera scientifica i resti stratificati dell’insediamento. Questi abbracciano un arco cronologico molto ampio che va dalla tarda età repubblicana all’età tardo imperiale>>.
Ha suscitato forte interesse, in tutto il gruppo di lavoro, la scoperta dei resti di una grande struttura la cui destinazione d’uso al momento non è stata ancora chiarita, ma che sembra potersi datare al basso medioevo e che riutilizza nelle murature di alzato molti basoli recuperati dalla originaria pavimentazione stradale della via Traiana. All’imponente struttura, solo parzialmente portata alla luce nel saggio 2, potrebbe essere collegata un’area cimiteriale individuata una decina di metri più ad Ovest nel saggio 1. Molto suggestiva, anche se ancora tutta da verificare e da confermare, potrebbe essere, come detto, l’ipotesi di riconoscere con questi resti un luogo collegato al culto dell’Arcangelo, elemento generatore di un piccolo agglomerato che potrebbe aver trasmesso l’attuale specifico toponimo al vasto pianoro, su cui in età romana insisteva l’importante stazione della via Traiana, destinata al ristoro delle persone ed al cambio dei cavalli. D
unque, un mondo “nascosto” di preziose testimonianze del passato, da recuperare, riqualificare e valorizzare, soprattutto quali attrattori turistico-sociali e di sviluppo sostenibile dei territori. Da Cultura inclusiva e senza confini.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

Mario Zaniboni. Drago e Cina, un tutt’uno.

Durante una serie di ricerche e di scavi nella tomba di pietra del tipo circolare di Yuanbaoshan nel territorio dell’Aohan Banner di Chifeng, città della Mongolia Popolare Cinese, è venuto alla luce un artefatto che è stato chiamato “Drago di Giada”, dal materiale che fu usato per costruirlo e che, sino a oggi almeno, è riconosciuto come il più grande reperito.
I draghi sono elementi importanti della cultura e della mitologia cinese e, pertanto, tenuti nella massima considerazione; però, non si è ancora riusciti a comprendere se i draghi avessero pure un carattere religioso. Comunque, sicuramente gli antichi mongoli avevano la massima considerazione per i draghi, ritenendoli animali pacifici e legati al sovrannaturale.
Nella cultura cinese, il drago assume un aspetto della massima importanza, tanto da essere ritenuto il simbolo dello stato. In effetti, i Cinesi si ritengono eredi del drago e perciò tutto quanto avviene durante la loro vita gli è strettamente legato, partendo dal presupposto che ogni individuo non sia altro che una squama della sua pelle e che, pertanto, la totalità delle squame, strettamente unite, formino la loro civiltà. Quindi, dire drago e cultura tradizionale cinese è come parlare di un tutto unito e indivisibile.
L’oggetto, stilizzato, è di una giada traslucida, che si sente liscio al tocco ed è caratterizzato dal muso rivolto verso l’alto, dagli occhi leggermente sporgenti, da una forma di chioma sulla testa e da fini incisioni sotto la bocca. La sua lunghezza è di 18,5 centimetri, la sua larghezza di 9,5 e lo spessore di 3; con quelle dimensioni, il reperto, secondo il parere di alcuni esperti, è il più grande drago di giada della cultura Mongshan (appartenente al Neolitico) e forse uno di quelli più antichi, naturalmente fra quelli noti, durante la quale tanti ne sono stati costruiti.
Esso faceva parte di una ricca serie di altri oggetti, in cui erano resti di scheletri umani, bracieri, fosse con una forma adatta ad oggetti cilindrici; non mancarono importanti catini in giada, contenitori in ceramica dipinta, oltreché coppe tripodi pure loro in ceramica.
La ragione che ha spinto gli studiosi a questo lavoro era anche quello di ricostruire, nei limiti del possibile, in quale ambiente si muovessero i loro antenati, di preparare una mappatura topografica su grande scala e di stabilire l’epoca, ricorrendo all’aiuto fornito dal Carbonio 14. E da questa venne confermato ciò che si pensava: il sito fa parte della tarda cultura Honyhogan, che ebbe il massimo sviluppo fra il 3100 e il 3000 a.C.
Ultimamente a Chifeng è stato convocato ufficialmente un seminario specifico, durante il quale sono stati resi pubblici i progressi archeologici ottenuti dalla tomba di pietra dell’Aohan Banner. Curiosi, si resta alla finestra per avere sott’occhio ciò che porteranno alla luce del sole eventuali, futuri ritrovamenti.

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

Roberto Malini. Sulla Stele di Novilara (Pesaro), il mito degli Argonauti e della navigazione mediterranea.

Le Stele figurata di Novilara è un manufatto artistico dell’Età del ferro in pietra arenaria, probabilmente ritrovato, nella seconda metà del XIX secolo, presso la necropoli picena di Novilara (PU).
La grande nave che appare nella stele è Argo, la galea greca degli Argonauti, spinta dalla forza delle braccia di rematori disposti su due file o, grazie alla presenza di alberi e vele, da quella del vento. Si è provato ad analizzarla sotto l’aspetto iconografico, ma forse non si sono notati alcuni particolari che la rendono ben riconoscibile.
È la nave degli Argonauti, che al termine dell’impresa del Vello d’oro abbandonano la città di Ea, nella Colchide. Per ottenere il Vello, Giasone ha superato alcune difficili prove impostegli dal re Eete. Il monarca, però, ripudia la parola data e si appresta a bruciare Argo. La maga Medea, figlia del re, aiuta l’eroe a conquistare il Vello, ma un enorme mostro, Tifone, è di guardia al prezioso tesoro. Con un incantesimo, Medea addormenta Tifone e Giasone, impadronitosi del Vello, torna con i compagni alla nave, per riprendere la rotta di casa. Re Eete dà ordine ai soldati colchi di inseguire gli Argonauti a bordo di imbarcazioni veloci, per ucciderli e recuperare il Vello, ma ogni volta che un eroe viene ferito, Medea, che è fuggita con loro, lo cura grazie ai suoi incantesimi e alle sue pozioni.

pesaroE ora analizziamo la Stele figurata di Novilara, conservata presso il Museo Archeologico Oliveriano di Pesaro. A bordo della galea vediamo una delle due file di eroi-rematori, con Medea in piedi in mezzo a loro. La nave ha appena lasciato il porto di Ea e nell’angolo sinistro scorgiamo le due code di serpente di Tifone, che giace in un sonno incantato. Nell’iconografia antica Tifone era rappresentato con il busto di un gigante alato e due serpenti al posto delle gambe, come mostra, per esempio, un’idria calcidese a figure nere risalente circa al 540 a.C., dove Zeus combatte con il titano. A poppa della grande nave vediamo il Vello d’oro, prezioso bottino degli eroi di Giasone, in mezzo alle due spire: forse il mostro, nel dormiveglia, cerca ancora, invano, di afferrare la preziosa reliquia. Al di sotto della galea appaiono due imbarcazioni, più piccole e rapide, con i soldati di Eete in armi, che l’artista raffigura in visione frontale, all’inseguimento della nave Argo.

Ci si potrebbe chiedere come sia giunto nel VII secolo, in area picena, il mito di Giasone e degli Argonauti. In quel periodo i Piceni importavano, attraverso alcuni empori, fra cui quello di Ankón (Ancona), manufatti dalla Grecia, dall’Asia minore e dall’Etruria, dove il mito degli Argonauti era assai diffuso. Un mito che vede la nave Argo e i suoi inseguitori provenienti dalla Colchide attraversare l’Adriatico settentrionale. Il poeta greco Apollonio Rodio inserisce tuttavia l’intero Adriatico, da sud a nord, nella rotta percorsa da Giasone. La leggenda degli Argonauti rappresenta la navigazione mediterranea ed i suoi effetti sulla civiltà e per questo era accolta con entusiasmo dalle genti di mare.

Nelle foto, la Stele di Novilara; Giasone e il Vello d’oro su un vaso apulo a figure rosse del IV secolo a.e.v.; Tifone su un’idria calcidese a figure nere del VI secolo a.e.v.

Autore:
Roberto Malini – robmalini@icloud.com – 22 ottobre 2024
via Sara Levi Nathan, 34 – 51121 Pesaro (PU) +39 3313585406