Il presente articolo si inserisce nell’ambito di una più ampia ricerca, attualmente in corso, finalizzata alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico e archeologico monzese, con una particolare attenzione rivolta alle scomparse strutture difensive della città.
Scomparse ma non cancellate in modo definitivo, dato che esse continuano in qualche modo ad esistere, negli archivi come memorie storiche e nel sottosuolo come resti strutturali sepolti. Simili ricerche, che possiamo definire di archeologia preventiva, sono dunque utili non solo per determinare la natura e la posizione topografica di queste vestigia, ma anche per favorirne la tutela, impedendone la definitiva distruzione.
Nel mondo romano, come già accaduto in quello greco, il banchetto costituisce un vero e proprio rituale praticato dagli esponenti di tutte le classi sociali, in base alle proprie possibilità.
Il nome di Erfo è legato alla donazione Sestense ossia all’atto con cui l’abbazia benedettina di Sesto al Reghena fu dotata di ampie proprietà. Il suo nome è tramandato da una cartula donationis redatta nell’abbazia di Nonatola nel maggio 762 e a noi nota in copie più tarde (la più antica è dell’XI secolo) e da altri due documenti – uno anteriore e uno posteriore, ritenuti dei falsi.