Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Sandro MARRA. Quel che resta del Vodu.

Il vodoo, voduan, voduas o vodu, nelle sue varie espressioni linguistiche è quella  espressione religiosa di cui abbiamo accennato in altri articoli, caratteristica ed originaria di una zona dell’africa occidentale un tempo conosciuta come Regno del Dahomey poi in seguito a diverse occupazioni coloniali, tedesca, inglese e francese, smembrato negli stati del Togo, del Benin, parte del Ghana e della Nigeria e del Burkina Faso.

Leggi tutto nell’allegato:  Quel che resta del vodu

Autore: Sandro Marra – slmarra@libero.it

Diego CENCIG. Elementi topografici notevoli sulle vie di accesso di Aquileia romana e sull’antica viabilità orientale del Friuli Venezia Giulia.

Il raccordo stradale di Sevegliano dalla consolare Postumia a Monastero di Aquileia;
Il nodo strdale di Terzo e la strada alta dei Ronchi;
La via detta Gemina dalla porta settentrionale di Aquileia al ponte di Terzo;
L’anno di nascita della consolare Annia, e la ricostruzione dell’intero sistema stradale monfalconese tra i fiumi Isonzo e Timavo, compreso il percorso terminale della consolare Postumia.

Fonte:
Star Light Editions 2018
www.antiqva.orginfo@antiqva.org

Giovanni CIARROCCHI. GRAN MADRE di DIO. Una geometria cultuale per un riferimento temporale e astronomico.

La chiesa della Gran Madre di Dio è uno dei più importanti ed emblematici edifici di Torino. Terminata nel 1831, la chiesa della Gran Madre riveste particolare importanza per la città di Torino, sia per la sua storia che per la sua posizione. Il progetto nasce da un’idea dell’architetto Ferdinando Bonsignore.
All’interno della chiesa si evidenzia alla sommità della cupola l’oculus, da dove l’ambiente trae la luce, nel nostro caso il flusso luminoso che assume le varie direzioni secondo lo scorrere del tempo e dei periodi dell’anno. Nelle nicchie interne laterali sono presenti quattro nicchie contenenti quattro statue: San Maurizio, la beata Margherita di Savoia, il beato Amedeo IX di Savoia e San Giovanni Battista, patrono della città.
Il luogo, dove in seguito sorgerà la città, era occupato anticamente da un insediamento di popolazione celto-ligure dei Taurini. L’occupazione romana porta alla definizione delle varie città della regione attraverso una urbanizzazione standardizzata, come il caso di Augusta Taurinorum. Tralasciando leggende più o meno fantastiche e i molti simboli esoterici che pur pervadono tutta la città e in particolare il tempio della Gran Madre, è possibile, come sostenuto da alcuni storici, la preesistenza sotto tale chiesa del tempio di Iside. Tale culto si lega e si associa a quello della Grande Madre Mediterranea come dea della fertilità.
La sovrapposizione con la costruzione di un nuovo tempio, attraverso un processo di sincretismo religioso, non dissimile da altri siti del mondo romano, non muta la sacralità del luogo. Nel progettare la Gran Madre, il Bonsignore aveva molto bene in mente la stratigrafia storica religiosa della città: l’antica festività druida del Solstizio d’estate e l’adozione a santo del centro abitato di san Giovanni Battista da parte di Teodolinda.
Il culto di san Giovanni si sovrappone e si armonizza con gli antichi riti, in modo da rendere naturale, per la popolazione, associare nel giorno del Solstizio d’estate la festività del santo cristiano. Il simbolismo druido della rinascita della Terra, tratto da un evento astronomico, passando per la Grande Madre simbolo di fertilità e san Giovanni Battista precursore della rinascita cristiana, sono le tre facce di una stessa medaglia.
Bonsignore, allo stesso modo dell’imperatore Adriano nelle sue ristrutturazioni di arcaici santuari e in particolare nel Pantheon romano, traduce il simbolismo dei culti, che si sono succeduti nel sito, attraverso una composizione di linee, spazi e volumi, in una geometria cultuale e ad un riferimento formale e astronomico. Sostanzialmente in un dialogo tra la Gran Madre (la Terra) e il Cosmo (il Sole).
Lo studio del Pantheon da parte del Bonsignore, negli anni vissuti a Roma, predispone l’architetto, allo stesso modo dei suoi colleghi rinascimentali, a fare interessanti osservazioni di quanto il monumento romano offriva dal punto di vista astronomico. Ricordando che lo stesso Pantheon è l’espressione massima, non solo dell’architettura, ma della conoscenza astronomica e matematica di Adriano.
L’aspetto compositivo e architettonico dell’edificio della Gran Madre non molto dissimile dal Pantheon ma con dimensioni minori presenta, diversamente dall’esempio di Roma, una proporzione dimensionale interna con un’altezza maggiore rispetto al diametro di base. Tale esigenza è ravvisata dalla diversa latitudine di Torino (45°) rispetto a quella di Roma, e dalla necessità di far cadere il fascio luminoso proveniente dall’opaion (oculo), posto alla sommità della cupola, alle ore 12 del Solstizio d’Estate non sul pavimento ma sulla parete Nord, in modo da illuminare la statua di san Giovanni Battista. Tale evento avviene nel giorno 24 giugno, festa del patrono della città.

 Bibliografia:
-Filippo Ambrosini, L’ombra della Restaurazione. Cospiratori, riformisti e reazionari in Piemonte e Liguria (1814-1831). p.222, Torino, Il Punto.
-http://www.cittaecattedrali.it/it/bces/57-chiesa-della-granmadre-di-dio
-http://www.museotorino.it/view//427d7e876c5641d1ae5129eb888d169b
– Marziano Bernardi, Torino, storia e arte, Torino, Fratelli Pozzo, 1975, p. 76
Torino Turistica – Torino, città magica – Città di Torino -http://www.comune.torino.it/canaleturismo/it/curiosare/magica.htm6
-http://taurinorum.com/testi/Hator.html
-Vittorio Messori e Giovanni Cazzullo, Il Mistero di Torino, Milano, Mondadori, ma chie 2005, ISBN 88- 04-52070-1. p. 226
-http://www.duepassinelmistero.com/Gran%20Madre.htm
-G.T. RIVOIRA, Adriano architetto e i monumenti adrianei, Nuova Antologia, Roma 1910.

Leggi tutto nell’allegato: GRAN MADRE di DIO_55

Autore: Giovanni Ciarrocchi – Archeoclub di Cupra Marittima – giovciar@alice.it

Sabrina COLACICCO. La morte, una “catastrophe irrémédiable” (Edgar Morin). Rituali funerari in un sito di frontiera: il caso di Poggio Montano.

L’altura di Poggio Montano s’innalza sulla destra del cosiddetto “Fossatello”, situato 4 km a nord-ovest di Vetralla (Viterbo), presso la strada che conduce alla necropoli di Norchia.
L’altura s’individua attualmente nel foglio Castel d’Asso-137 III S.O. della Carta d’Italia 1:25.000 dell’I.G.M. alle coordinate 55-92, ed il toponimo adesso designa una vasta area compresa tra la località Mangani, Doganella e Casalino, che include le zone dette di Ucciano e Fossatello.

Leggi tutto nell’allegato: Poggio Montano

Autore: Sabrina Colacicco – sabrycolacicco@hotmail.it