Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Benedetto DI MAMBRO. Tracce neolitiche e sannitiche fra Cassino e Atina.

In territorio comunale di Sant’Elia Fiumerapido, a circa 8 chilometri da Cassino e a circa 4 chilometri a nord-ovest del paese, sulle propaggini di Monte Cifalco (m. 947), si stagliano possenti e massicce mura sui colli alla sinistra del Santuario di Casalucense, sviluppandosi per oltre 300 metri di perimetro oblungo seguendo le curve dell’altura di Costalunga (m. 348) sul pendìo di Monte Cierro (m. 471) e prospicienti la vallata della frazione Olivella e del Rio Secco…

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Autore: Benedetto Di Mambro – benedettodimambro62@gmail.com

Michele SANTULLI. La famosa Seminatrice di Francia è una modella italiana della Ciociaria.

Tutti i francesi di Francia e dei loro territori nel mondo conoscono la Marsigliese, la presa della Bastiglia, Coluche e anche la Semeuse ossia la Seminatrice.
Chi è la Seminatrice? Se si ha la possibilità di scorrere tra le mani le monete francesi d’argento degli inizi del secolo oppure di osservare i francobolli che per molti anni si impiegavano per la corrispondenza o se si osserva l’Euro francese di oggi, si scoprirà che la Seminatrice famosa è la ragazza che con gli abiti svolazzanti e un copricapo in testa getta e spande la semenza attorno nei campi: una immagine cara a tutti i francofoni. E vi è anche una bella storia dietro alla immagine.
Ci troviamo a Parigi alla fine del 1800 e lo scultore Oscar Roty ha ricevuto dal Governo l’incarico di proporre una immagine per la nuova monetazione da immettere in pubblico. L’artista, pur essendo esperto del settore e con già altri lavori eseguiti per il Governo, comprende la importanza del nuovo incarico e si mette alla ricerca non agevole di un soggetto e di una immagine da proporre.
Un giorno, in giro per Montparnasse, quartiere celebre di Parigi, scorge un assembramento di donne ed è attirato dagli abiti curiosi che in gran parte indossavano: erano modelle quasi tutte ciociare in attesa dei pittori o scultori o fotografi che le assoldavano, come era prassi: infatti le modelle e i modelli, ciociari e non, si riunivano in luoghi ben noti e in giorni precisi.
Lo sguardo si posa su una ragazzina, di circa tredici-quattordici anni, già pienamente formata, nel suo abito ciociaro, piccolina di altezza, circa 1,55 m: lo scultore ne resta colpito e immediatamente ritiene d’aver trovato il soggetto sul quale lavorare. Si mettono d’accordo sulla tariffa, ecc. e iniziano le pose nello studio dell’artista.
Stiamo parlando di Rosalina Pesce originaria di un paesino della Ciociaria, emigrata a Parigi da pochi anni con la famiglia. Nelle mie ricerche ho avuto la ventura di entrare in contatto con un signore pure dei luoghi, Mario Franciosa, residente in un sobborgo di Parigi che negli anni ’50 frequentò Rosalina che all’epoca abitava ancora con la vecchia madre in un cortile dietro un albergo, l’Hotel de Paris, ancora sul posto, a Montparnasse: e da questo signore appresi qualche dettaglio sul rapporto avuto da Rosalina con lo scultore Roty: ebbero luogo parecchie sedute e fruttò alla modella una bella cifra, a quell’epoca. Mi riferì che l’artista per ottenere quell’effetto di abiti svolazzanti, le faceva indossare degli abiti leggeri anche un pò bagnati e poi con l’aiuto di un rudimentale ventilatore otteneva quell’effetto ricercato. La cosa andò avanti per alcune sedute e alla fine la povera Rosalina si prese quasi una bella polmonite! Mi colpì anche il particolare che, negli anni successivi, ogni tanto andavano da lei i pittori per disegnare i suoi piedi soprattutto!
Rosalina, stando ai documenti fotografici rinvenuti, era stata anche modella alla Accademia di Belle Arti di Parigi e di altri artisti ma preferì successivamente optare per i servizi domestici perché non amava posare nuda. Rimase sempre analfabeta ed illetterata tutta la vita. Quando venne il momento si ritirò in una casa per vecchi, sempre a Montparnasse.
Intanto il progetto di Oscar Roty fu approvato dal Governo e quindi la Francia fu sommersa di monete d’argento con la immagine della Seminatrice, poi per altri anni sui francobolli e il termine ‘Semeuse’ divenne patrimonio generalizzato. La sua immagine era presente anche sulla monetazione fino all’arrivo dell’Euro.
La nemesi volle che non solo non si conoscesse chi era stata la modella, ma che si cominciasse a parlare di altre possibili modelle. Le pubbliche istituzioni come pure la Zecca francese nulla sapevano, o volevano sapere, di Rosalina.
Iniziai da parte mia uno scambio di note e di chiarificazioni con i responsabili del Museo Roty: infatti nelle ultime decadi all’artista fu eretto un apposito museo. E i responsabili continuavano a pubblicare la loro ipotesi. Fu dopo qualche anno che si convinsero, alla luce di prove concrete, che erano in errore e approfondendo e ampliando loro stessi le loro ricerche documentarie pervennero al convincimento che effettivamente la modella della Semeuse fu ‘une petite italienne’ di nome Rosalina (che loro chiamano Rosalinda)! E questo è quanto appare anche nel sito del museo Roty.
Il Signor Mario Franciosa, di cui più sopra, mi raccontava anche un altro episodio. Ogni giorno Rosalina per ragioni di lavoro passava davanti alla maestosa scultura di Rodin che illustra Balzac, situata all’incrocio tra Boulevard du Montparnasse e Boulevard Raspail, di fronte al caffè Charivari e a quello ancora più famoso e antico  La Rotonde e il cuore sempre le balzava in  petto, commossa: e la ragione era, altro miracolo incredibile, che il modello, cioè il volto del grande scrittore Honoré de Balzac della scultura di Rodin era quello di Celestino, il padre di Rosalina! Quando a Parigi si vada ad ammirarlo: quel volto solcato dalle rughe, dal lavoro, dai sacrifici, gli occhi incavati che guardano lontano, i capelli al vento…è Celestino diventato il grande Balzac!
E le istituzioni nostrane? E i politici? Anche i fratelli francesi ignorano queste due pagine della storia, di Celestino e di Rosalina.

Autore: Michele Santulli

Fonte: www.qaeditoria.it, 3 mag 2021

Stefano PRUNERI, Sant’Agata la scomparsa.

Nella parte settentrionale del centro storico di Monza sorgeva un tempo il vetusto edificio della chiesa di Sant’Agata – una delle più antiche della città – documentata come già esistente in epoca longobarda (in un testamento risalente al 768); venne edificata in una zona esterna all’abitato, ai piedi del terrazzamento naturale di riva destra della valle del Lambro, in margine a un percorso viario storico che conduceva a un guado sul fiume. …

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Autore: Stefano Pruneri stefanopruneri170@gmail.com

Michele SANTULLI. Hackert, il grande pittore, a Isola del Liri e Enitrella.

Jakob Philipp Hackert (1737-1807) non ha bisogno di presentazioni nel contesto dei massimi artisti pittori europei del 1700. A noi della zona piace sapere che nel 1793 intraprese un lungo viaggio nell’Abruzzo dell’epoca, provincia del Regno di Napoli, e più esattamente nel cosiddetto Abruzzo Ulteriore II tra cui Avezzano e Valle di Roveto spingendosi fino ad Isola del Liri, anche Regno di Napoli ma Terra di Lavoro.
Nel corso del soggiorno nella zona, lungo il corso del Liri, realizzò opere a Capistrello, a Balsorano e sicuramente in altre località. La città dove soggiornò più a lungo fu Isola di Sora oggi Isola del Liri dove in più riprese dipinse opere notevoli sulla Cascata Grande o Verticale e su quella Obliqua o del Valcatoio: lo spettacolo dell’acqua esercitava molto fascino sull’artista, anche dopo le esperienze straordinarie al Palazzo Reale di Caserta. Il dipinto in particolare del Valcatoio ci fa toccare con mano quasi la imponenza e la ricchezza dello spettacolo naturale offerto alla visione dello spettatore: il Castello Boncompagni oggi Viscogliosi era  una immagine unica in tutta Europa con affianco quelle due visioni impagabili delle cascate. Oggi quella del Valcatoio, da almeno cinquantanni, è stata ammutolita, grazie, a mio avviso, alla ignavia e indifferenza delle locali istituzioni, prima di tutte quella comunale, e poi quelle provinciali, regionali, le soprintendenze…
In quasi cinquantanni nulla è stato colpevolmente mai intrapreso per restituire  alla città  quel bene a essa  spettante e quello spettacolo a essa tolto: i cosiddetti cittadini? Insensibili ed indifferenti. A quell’epoca le due cascate erano note ai pittori, prima di tutto quelli stranieri residenti a Roma che si sobborcavano al lungo viaggio per andare a ritrarle e successivamente anche agli artisti della scuola napoletana tra cui i Carelli e i Fergola.
Hackert, che come si sa era il pittore onorario del Re di Napoli, in occasione di un’altra dislocazione in questa regione anni prima, aveva lasciato numerose tracce artistiche tra le quali un disegno splendido di Itri e un altro dell’antica Priverno. Ma il  viaggio del 1793 merita particolare attenzione: ci siamo imbattuti in una sua lettera scritta ad un suo amico in cui parla e descrive le sue esperienze e quando parla di Isola del Liri ne è così attratto da  definirla ‘un’altra Tivoli’: un bel titolo molto significativo della città sul Liri: infatti la cittadina sull’Aniene era una delle tappe obbligate degli artisti stranieri sia per le celebri ville antiche ivi conservate e sia  proprio a seguito delle sue cascate e giochi di acqua. E mentre percorre la strada lungo il Liri che lo riporterà a Napoli, ad un certo punto  “a quattro miglia da Isola” si imbatte in uno spettacolo  naturale che ancora di più lo colpisce e cioè le cascate e cateratte del Liri in località ‘Anatrelle’ in verità: Anitrella. E nella lettera di cui sopra  dà sfogo alla sua impressione immediata: una “delle più belle cascate da me viste, che ho ritratto più volte” aggiungendo qualche particolare oltremodo istruttivo: “queste cascate di Anatrelle sono completamente sconosciute agli altri pittori, io sono stato il primo a scoprirle e a ritrarle”.
Proponiamo al lettore la immagine di quella che a mio avviso è la più eloquente e pregnante e al medesimo tempo la più preziosa in quanto facente parte della Collezione Reale della Regina d’Inghilterra.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Didascalia immagine: J.P.Hackert le cascate di Anitrella, 1793, 77,7×63, Collezione Reale Inglese