Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Giuseppe PIPINO. Le evidenze del limes romano anti Salassi fra Canavese e Vercellese.

Alle falde meridionali dell’anfiteatro morenico d’Ivrea si trovano non pochi resti dell’antico sfruttamento (per lavaggio) di terrazzi alluvionali auriferi (Pipino 1990 e pubbl. succ.). Si tratta delle miniere d’oro che, come racconta Strabone (L. IV, 6,5 e 6,7), venivano sfruttate dai Salassi con le acque del fiume Dora, cosa che provocava liti con i contadini della pianura sottostante e diede pretesto ai romani per intervenire e impossessarsi delle miniere e di parte del territorio salasso, intonrno al 140 a.C…

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Autore: Giuseppe Pipino – info@oromuseo.com

Michele SANTULLI. GLI ITALICI EPULONI.

La lettura di certi libri ed anche qualche rara notizia alla televisione oggi più che mai riportano di enormi quantità di soldi che passano di mano vertiginosamente, non le poche decine di Euro all’usciere ministeriale ma borse e valigette piene che vanno nelle mani di politici o di alti burocrati e funzionari cioè nella mani di quelli che, già lautamente mantenuti dai cittadini, dovrebbero provvederne al bene comune…

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Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Cinzia LOI. L’insediamento preistorico di Crabiosu-Istudulè (Ardauli – OR)

Le più antiche testimonianze archeologiche nel territorio di Ardauli risalgono almeno al Neolitico Recente (IV millennio a.C.). Lo attestano le numerose tombe ipogee a domus de janas, le ‘case delle fate’ della tradizione popolare, meglio conosciute qui come sos musuleos, ‘i mausolei’, tipiche appunto del Neolitico sardo…

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Autore: Cinzia Loi – loicinzia71@gmail.com

Michele SANTULLI. GIUSTIZIA DI… DELINQUENTI.

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! anche questa è apparenza e non  sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente  è:  Paese di delinquenti, vale a dire di  ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere,  è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione, per fortuna.
L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.
Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate?
Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc! Con una sola mano!
Ed ecco qualche episodio, verificato.
Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! e nemmeno  l’abusivista diventato innocente, nemmeno il giudice impappone! A chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottant’anni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…
Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace; in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato  cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori?
Dove è scritto che un giudice è infallibile come un papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro papa per correggere gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?  L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.

Autore: Michele Santulli – email: michele@santulli.eu