Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Carmine VENEZIA, Archivistica, Biblioteconomia e Archeologia: i rapporti tra le discipline della memoria.

Nel sistema accademico italiano l’archivistica e la biblioteconomia, discipline della memoria per eccellenza, condividono lo stesso settore scientifico-disciplinare (M-STO/08 – Archivistica, bibliografia e biblioteconomia), confluendo altresì nel medesimo settore concorsuale (11/A4 – Scienze del libro e del documento e scienze storico religiose), a sua volta parte dell’area disciplinare 11 – Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche, psicologiche. Da alcuni anni, come noto, è attiva la laurea magistrale in “Archivistica e biblioteconomia” (LM-5), che rappresenta la fisiologica prosecuzione del curriculum archivistico-librario della laurea in “Beni culturali” (L-01).
L’archeologia invece, pur costituendo anch’essa un percorso curriculare all’interno della L-01, è classificata in un’area disciplinare diversa rispetto alle materie archivistiche e librarie, quella delle “Scienze dell’antichità, filologico letterarie e storico-artistiche” (10), rappresentando non solo un settore concorsuale autonomo (10/A1 – Archeologia) , ma anche un indipendente macrosettore (10/A – Scienze archeologiche).

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Autore: Carmine Venezia – carmine.venezia@beniculturali.it

Giuseppe PIPINO. I metalli di Arezzo per la spedizione di Scipione in Africa.

Nel I secolo a.C. Virgilio scriveva, ne “La Georgica” (L. II, 165 o 223-25 s.ed.): “rivi d’argento e vene di rame mostrò l’Italia e corse oro a gran piena”; gli faceva eco, quasi contemporaneamente, Dionisio d’Alicarnasso, che nelle Antichità Romane (L. I, 37) affermava che in Italia, “vi sono anche miniere di ogni genere”, affermazione, questa, ripresa da Strabone (L. VI, IV, 1).
Nel secolo successivo Plinio, nella Naturalis Historia, ribadisce più volte il concetto e spiega la ragione per cui ai suoi tempi, e nel secolo precedente, non venivano coltivate miniere: “Ella non cede a nessun paese per l’abbondanza di tutti i metalli, ma lo sfruttamento fu interdetto da un antico provvedimento dei Padri che vollero si risparmiasse l’Italia” (L. III, 3); “C’è infine (in Italia) una gran ricchezza e varietà di miniere” (L. V, 4,1); “…Essa non è mai stata inferiore ad alcun altro paese di miniere d’oro, d’argento, di rame e di ferro, quando poté esercitarle” (L. XXXVII, 77).

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Autore: Giuseppe Pipino – info@oromuseo.com

Santi Maria RANDAZZO. LA RISCOPERTA DI UN TRATTO DELL’ANTICO ACQUEDOTTO ROMANO ESISTENTE NEL SOTTOSUOLO DEL TERRITORIO DI MOTTA SANTA ANASTASIA.

La notizia tratta inizialmente dal contenuto degli atti pubblicati nel 1881 da Carlo Condorelli e riguardanti una controversia giudiziaria tra il Comune di Misterbianco ed il sig. Antonino Alessi, Barone Sisto avviata nel 1853.
Mentre mi accingevo a realizzare un lavoro di ricerca storica sulla secolare controversia amministrativa tra i comuni di Misterbianco e Motta Santa Anastasia, relativamente ad alcuni tratti del territorio di Motta Santa Anastasia rivendicati dal comune di Misterbianco, mi sono imbattuto in un testo pubblicato da Carlo Condorelli nel 1881 (1), che mi faceva scoprire l’esistenza sul territorio del comune di Motta Santa Anastasia di un tratto interrato dell’antico acquedotto romano che da Santa Maria di Licodia portava l’acqua a Catania.

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Autore: Santi Maria Randazzo – santimariarandazzo@live.it

Michele SANTULLI. Ciociari in televisione.

“Semipresidenzialismo alla ciociara” o “Ciociaria terra di pecorai” concetti espressi da due famosi  politici e  il termine ‘ciociaro’ che non di rado esce dalla bocca di noti personaggi televisivi, e non solo televisivi, a significare  non un complimento!
Adesso in una trasmissione del 21 settembre scorso ‘I soliti ignoti’ hanno presentato al pubblico italiano un personaggio a loro dire in costume ciociaro.
Gonz.CarelliRipetutamente abbiamo attirato l’attenzione su quanto sistematicamente lacunoso e improvvisato, certamente  insignificante, generico e stereotipo si offre all’attenzione dello spettatore sia alla televisione sia negli altri media nazionali ogni qualvolta presentano la Ciociaria: si  fa  di tutto, volenti o nolenti, per sminuire e anche degradare e, altresì, curioso, che si continui ad ignorare che, nel rispetto della Storia, questa è la regione più antica del Paese, quella sul cui suolo si sono verificate le prime contingenze e vicende della storia nazionale: è la terra che ha dato i  natali a Roma e alla cui grandezza, successivamente, coi propri figli, ha dato il proprio contributo fondamentale alla sua grandezza.
E’ prima di tutto e solamente  da questa terra di Ciociaria  che è partito il messaggio di civiltà e di cultura che ha imbevuto di sé e fecondato l’Europa tutta, all’insegna del precetto: ora, labora et lege, cioè oltre alla devozione e alla pietà, la valorizzazione per la prima volta nella umanità del lavoro umano, la prima volta altresì il valore e il ruolo della cultura e della istruzione quali strumenti sicuri per conseguire libertà di pensiero e  progresso.
P.TorriniÈ in questa terra che sono stati stampati i primi libri, qui scritte e pronunciate le prime parole  in volgare italiano, qui promossi e incoraggiati San Francesco e San Domenico e Sant’Antonio santificato da Gregorio IX, qui anche inventati gli ‘eretici’, qui anche l’odio contro gli ebrei, qui anche i massacri dei dissidenti, qui nati il ghetto e la Inquisizione e qui il cesarepapismo, qui diffuso anche il messaggio di S.Tommaso d’Aquino.
E per tornare al ciociaro televisivo: per motivi di riservatezza non possiamo mostrare l’immagine  del personaggio comunque visibile nel sito RAI alla data più sopra indicata ma si immagini un cosiddetto ‘lazzarone’ napoletano o un uomo di fatica in generale, con la camicia rossa a quadrati e il fazzoletto attorno al collo e un  cappellino in testa, senza citare il modello di barba piuttosto arduo a rinvenire in un ciociaro dell’epoca quale documentato nelle migliaia di documenti pittorici esistenti.
Cioè la televisione nazionale anche questa volta ha offerto del ciociaro una immagine totalmente fuorviante e falsa:  in effetti  il solo contrassegno distintivo del costume presentato erano le calzature che, pure, a seguito delle stringhe orrendamente avvolte e il tipo di pelle delle medesime e la generale presentazione, ne risultava la  copia vile delle cioce ‘classiche ed eleganti’ di cui parlò Gregorovius e che la pittura del secolo documenta.
E’ da chiedersi se alla televisione nazionale siano così aggiornati e documentati  anche quando si tratta di illustrare il costume tirolese o scozzese o olandese! Eppure il costume ciociaro è stato il soggetto più illustrato e più amato dagli artisti europei dell’Ottocento, infinitamente al di sopra di tutti, dipinto anche dai massimi artisti quali Degas, Renoir, Corot, Cézanne, Matisse, Leighton, Sargent,Van Gogh, Picasso, Severini… .
Siamo dunque oggi ancora alla situazione che ebbe a registrare il presidente di quella commissione governativa che dopo il 1870 fu incaricato di esaminare questi luoghi: il commento fu che con stupore era arduo a spiegarsi come  questa ‘nobile’ regione ai piedi di Roma fosse stata tenuta ai margini e completamente  ignorata e trascurata…
Oggi, dopo oltre centocinquanta anni, il contesto è peggiorato: a quell’epoca erano solo i ‘romani’ di Roma che dileggiavano e irridevano i ciociari come ‘guitti’, ‘cafoni’, ‘pecorai’, ecc. ora invece  lo scherno e la derisione sono divenuti, stando alla televisione e ai media, patrimonio generalizzato, parrebbe.
Illustriamo a informazione della televisione italiana con tre immagini che siamo certi recepiranno e  faranno circolare, il costume ciociaro quale presente nella maggior parte dei musei e pinacoteche del pianeta:
Gonz.Carelli: Ciociara, 72×48 cm, priv.
P.Torrini: Ciociaro, 39×22 cm, priv.
C.J.Blanc: Mieititura, 46×55, priv.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu