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Laura TUSSI: La dialogicità autobiografica – L’eloquio interiore come interpretazione della storia di vita personale.

Ogni individuo è in grado di avere una relazione con la propria mente grazie alla dialogicità e all’eloquio autobiografico che promuovono un pensiero particolare in grado di fondare e impostare nella coscienza una modalità esterna di verifica e osservazione sulla personale storia di vita, giungendo ad un livello di consapevolezza di sé, improbabile sotto altri aspetti. Il percorso autobiografico risulta educativo attraverso la consapevolezza di aspetti che con il tramite della narrazione autobiografica, l’allievo riesce ad integrare nella propria immagine, riconoscendoli come elementi imprescindibili della propria personalità.

Il valore dialogico e creativo del racconto autobiografico

Ogni individuo con il proprio bagaglio di esperienze più o meno mature, più o meno numerose o qualificabili, attraverso la propria esistenza, costituisce e restituisce all’educatore un autentico “capitale di conoscenze concrete che dormono” (Pineau, Le Grand, 1993) che devono essere valorizzate in modalità e strategie educative, creative e ricreative, per non rischiare di non essere adeguatamente valorizzate ed indirizzate a fini nobili, ossia creativi e costruttivi. Con la presa di coscienza di una propria gamma di esperienze che costituisce un bagaglio conoscitivo esplicabile attraverso l’avvio del riconoscimento del proprio potenziale autoformativo, ripercorrendo il patrimonio dei propri vissuti, l’allievo narratore scoprirà di essersi autoformato, educato da sé, rafforzandosi da solo nelle conoscenze autoformative. La narrazione autobiografica diviene occasione di investimento sulla propria persona e di autodeterminazione rendendo evidente la responsabilizzazione personale rispetto al percorso educativo e formativo, di crescita e di cambiamento evolutivo. L’ampliamento dei confini del proprio sapere può essere stimabile ripensando e raccontando il personale percorso di crescita o il proprio mancato progresso, constatazione che porta ad un continuo investimento di energie nel progetto formativo che prevede il soggetto protagonista della propria formazione, della crescita personale.

La metafora del cambiamento attraverso la narrazione di sé

L’educazione e il cambiamento sono due processi strettamente correlati. L’azione educativa si basa tradizionalmente su immagini che riguardano il plasmare, il modellare, il formare, vale a dire metafore metabletiche indicanti il fatto che non sussiste educazione senza cambiamento. La narrazione della personale esistenza rappresenta un motivo di sicurezza, in quanto individua nel cambiamento un elemento presente nel corso della propria storia di formazione. La valenza trasformativa delle esperienze e dei continua apicali può essere ricostruita attraverso la riflessione autobiografica capace di rivelare i cambiamenti, i mutamenti più viscerali. I cambiamenti possono essere ricostruiti e valutati solo soggettivamente in quanto intimamente vissuti e spesso non riconosciuti dagli altri. Il ruolo dell’educatore consta nel sostenere il narratore e rendere la dimensione educativa e trasformativa del suo percorso esistenziale. In ogni storia di vita si rivela con evidenza la dinamica dei processi di crescita e si evidenziano gli elementi trasformativi di piccoli mutamenti di momenti metabletici definiti marker events, ossia eventi marcatori e apicali che indicano e segnano le trasposizioni, le translazioni e i passaggi a differenti percezioni di sé e dei propri differenti ruoli. In occasioni di trasformazione e cambiamenti vitali, apicali ed eclatanti, la narrazione autoriferita rappresenta un collante importante tra i vari ruoli vissuti, infatti si rende necessaria una ridefinizione della propria immagine, prevenendo la sensazione della dispersione proprio tramite la continuità del racconto. Risulta benefico narrare e raccontare la propria esistenza, nelle situazioni in cui il contatto con se stessi appare sfaldato, promuovendo una notevole cosciente valutazio

Antonio MEROLA: Archeologia recuperata – Il traffico transnazionale dei beni archeologici e le attività di contrasto del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Tesi di Diploma Universitario del candidato Antonio Merola; relatrice Prof.ssa Adele Franceschetti., Anno Accademico 2003-2004, presso l’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II – Facoltà di lettere e Filosofia, Diploma universitario in operatore dei beni culturali indirizzo beni archeologici – Consorzio Nettuno.

L’articolo completo lo trovi in www.mecenate.info, alla pagina:

Antonio MEROLA: Archeologia recuperata

La tesi completa la puoi scaricare su:

http://www.archeologiarecepta.135.it

e su
http://www.tesionline.it

Autore: Antonio Merola

Laura TUSSI: Musei, ecomusei e didattica – sviluppo culturale, storico e territoriale.

A partire dagli anni ’90 in Europa e in Italia si è sviluppata una volontà di ripensamento e razionalizzazione dell’intervento pubblico in fatto di cultura, complici le esigenze di risanamento dei conti pubblici. Entra in crisi la concezione che individuava nell’attività culturale un valore in sé, in grado di autogiustificarsi, in quanto astrattamente necessario ad una non meglio precisata collettività e possibile oggetto di finanziamento a fondo perduto, indipendente da variabili quali la redditività e il raggiungimento di un effettivo bacino d’utenza. Di conseguenza, attualmente, si è verificata la convinzione che criteri manageriali debbano sovrintendere ad attività di carattere culturale.

In ambito territoriale, spazi urbani mutati cambiano velocemente il loro volto, subendo trasformazioni nell’identità culturale originaria; aree un tempo a concentrazione demografica subiscono, repentinamente, fenomeni di spopolamento migratorio ed altre zone scarsamente popolate ora si vedono rapidamente trasformate in spazi congestionati. Interi quartieri industriali vengono dismessi e tendono al degrado, ponendo il problema della loro riconversione.

Tali problematiche ormai da anni occupano gli amministratori non solo a livello locale, gli operatori sociali e culturali e gli urbanisti di tutta Europa. Occorre comprendere come l’idea di cultura, la stima delle esigenze culturali, in ambito territoriale, si inseriscano nei progetti di riordino, riconversione e pianificazione urbanistica e quale parte spetta alla programmazione di attività culturali all’interno dell’azione stessa di utilizzo, sviluppo e riconversione dei nuovi spazi.

Le biblioteche, i teatri, i musei, gli spazi ricreativi, si inseriscono nella progettualità urbanistica come effettivi motori di aggregazione e, dunque, come agenti primari nella pianificazione geografica e sociologica del territorio, oppure trovano collocazione in quanto entità chiuse ed impermeabili e difficili da posizionare su una scacchiera di intervento avulsa dal contenuto delle loro attività?

Questo il punto cruciale per la definizione delle nuove strategie di gestione delle istituzioni culturali, degli attori che le gestiscono e le progettano e dell’impatto che possono avere in ambito sociale ed educativo. Occorre dunque ripensare la cultura e gli interventi in tale settore in relazione alle peculiarità, alle funzioni che presentano, ai bisogni a cui rispondono e alle mutazioni del paesaggio territoriale quotidiano. Il ripensamento della spendibilità culturale in ambito educativo può rappresentare una nuova frontiera per le istituzioni culturali stesse, per la loro funzione sociale.

Le istituzioni e le associazioni che gestiscono la cultura devono dunque affrontare la sfida più difficile: dare vita, avviare una coscienza ecologica, una cultura ambientale che non si giustifichi in sé, ma che trovi la sua ragione ontologica nello spazio in cui è inserita in una nuova concezione di qualità dell’esistenza. Come l’ecologia ha portato alla ribalta problemi relativi alla natura, scoprendone i disagi sopiti e determinando così una presa di coscienza ed una graduale sensibilizzazione, così la cultura e l’operatore chiamato ad operarvi, si trovano di fronte ad una sfida nuova determinata da nuove condizioni urbanistiche, educative e sociali. La scommessa del futuro consiste, dunque, nella gestione ottimale dell’impatto culturale: contribuire alla crescita formativa dell’individuo, inteso come elemento fondamentale nell’organizzazione sociale di una comunità, il quale svolge un compito che la pubblica amministrazione deve sviluppare a partire da un programma di interventi volti alla formazione umana e alla diffusione della cultura.

Risulta evidente il bisogno di creare i presupposti necessari allo sviluppo di nuclei culturali stabili collegati a strutture permanenti e supportati da una forte progettualità che sia in grado di trarre ispirazione da un intenso leg

Laura TUSSI: La metodologia dell’apprendimento. La conduzione del pensiero attraverso le discipline scolastiche – Primo percorso lineare di produzione scritta in area storica.

La metodologia (dal greco meta odos, attraverso il percorso) riconduce alla possibilità logica di intraprendere percorsi di impostazione cognitiva e di apprendimento relativi alle materie dell’insegnamento, ossia alle scienze didattiche (dal greco didactein e dal latino didasco insegnare, trasmettere ai discepoli).

In questo scritto si tratterà delle materie inerenti il campo umanistico e l’orientamento dell’allievo rispetto a tali argomentazioni, con l’ausilio di strumenti appunto didattici, con il supporto della costruzione ermeneutica e gnoseologica di brani e paragrafi in base a degli schematismi che possono orientare appunto l’applicazione pratica verso il contenuto, che così potrà assumere una forma, una valenza, una morfologia facilmente assimilabile e strutturabile in costanti interpretative, in chiavi di lettura ermeneutiche e memorizzabili in tracce schematiche di apprendimento.

Spesso si riscontrano difficoltà nei ragazzi rispetto al processo di assimilazione dei concetti, alle dinamiche cognitive di memorizzazione di dati ed eventi, all’immagazzinazione dei passaggi tramite meccanismi spontanei, all’interpretazione di eventi, di fatti, di episodi.

– Se si tratta di una lezione di storia con alcuni paragrafi da esplicare in termini più semplici e facilmente assimilabili occorre procedere con una sintesi globale della spiegazione anche con l’ausilio del testo. Il riassunto generale dei paragrafi permetterà di far propria una visione d’insieme dei contenuti di fatti, avvenimenti ed eventi storici.

– In seguito l’allievo procede con la suddivisione della sintesi globale in piccoli paragrafi a cui si attribuiranno ulteriori sottotitoli ed un titolo generale di inizio. Questo procedimento è necessario per visualizzare l’insieme di tematiche che vengono affrontate da una serie di paragrafi consequenziali, compresi all’interno di un capitolo modulare, suddiviso in unità d’apprendimento, appunto paragrafate. L’esercizio della titolazione è necessario per visualizzare una panoramica d’insieme di uno specifico e determinato passaggio storiografico, compreso a grandi linee in un arco di tempo anche rappresentabile in uno schema lineare a base temporale.

– Un procedimento consequenziale consiste nel trascrivere tutti i sottotitoli attribuiti al riassunto globale, formando così un breve brano a cui si attribuirà un ulteriore titolo generale. Con questa esercitazione si tende a sviluppare nel ragazzo il senso d’autonomia nel manipolare il testo, in quanto è l’allievo stesso che costruisce e trascrive dei concetti e dei contenuti ricavati dal testo, ma sviluppati da una propria autonoma riflessione a livello individuale. Il brano ricavato dai sottotitoli costituisce un veloce strumento di consultazione del testo storico a cui viene attribuito un titolo generale che permette di acquisirne il significato contenutistico.

– A questo punto si procede con un’ulteriore schematizzazione sintetica, ossia dal brano riassuntivo ricavato dai sottotitoli del riassunto globale, si estrapolano le parole fondamentali, i termini chiave, le accezioni imprescindibili, in un’operazione sinottica, al fine di comprendere l’evento storico o la serie di accadimenti e di avvenimenti epocali. Ricavare delle parole ermeneutiche, di valore ermeneutico, ossia interpretative della realtà contestuale e oggettuale risulta un’operazione deduttiva e induttiva al contempo, in quanto può permettere di risalire al contesto globale di riferimento che si sta prendendo in esame. Questi termini, le terminologie di riferimento, inoltre devono essere spiegate dal ragazzo, con le sue stesse parole ed espressioni in un approccio di valenza ermeneutica ed interpretativa che conduce all’apprendimento spontaneo di concetti facilmente deducibili dal testo, ma che con l’evidenziazione dei vocaboli chiave si trasformano in significati propri, utilizzabili e fruibili nell’immediato perché l’allievo stesso ne ha s