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Fabrizio DICIOTTI, Gabriella MONZEGLIO: Taurinus – la città medievale.

Per comodità poniamo che per Torino il Medioevo cominci con l’invasione dei Longobardi alla fine del VI sec. d.C. Tra il VI e l’VIII secolo Taurinus vive un periodo travagliato in quanto capitale di un ducato longobardo al confine con i Franchi e teatro di tensioni religiose tra la popolazione cristiana e gli invasori ariani. La città si spopola e, tra le vestigia delle glorie romane, pascola il bestiame e cresce la verdura. Le strade lastricate sono spesso coperte dal terriccio ed il loro tracciato comincia a venire modificato dalle nuove abitazioni di legno. Torino non muore per questo: la componente longobarda si fonde probabilmente con gli abitanti e la vita municipale non cessa grazie al mantenimento del primato religioso (è sede di diocesi) amministrativo (è sede della corte ducale) economico (è ormai quasi accettato dagli storici che i commerci in questo periodo non cessano del tutto, pur vivendo una grave crisi, e Torino resta un nodo di vie commerciali).

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Fabrizio DICIOTTI, Gabriella MONZEGLIO: Taurinus – la città medievale

Autore: Fabrizio Diciotti e Gabriella Monzeglio

Gabriella MONZEGLIO : Julia Augusta Taurinorum.

La fondazione di Torino avvenne nella seconda metà del I secolo a.C. e la città prese il nome di Julia Augusta Taurinorum. Un nome curioso che deriva dal fatto che, prima dell’arrivo dei Romani, in queste zone viveva il popolo dei Taurini, ma anche perché la città fu fondata da Giulio Cesare e da Ottaviano Augusto.

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Gabriella MONZEGLIO : Julia Augusta Taurinorum.

Autore: Gabriella Monzeglio

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Laura TUSSI: Le teorizzazioni identitarie. Le psicologie dell’Io.

Elaborato di ricerca tratto da una parte del saggio di D. Demetrio, Educazione degli adulti.

Le teorie dell’identità adulta concernono il campo della psicologia dell’Io, in quanto principio organizzativo della psiche, responsabile della sperimentazione della realtà, mediando esigenze divergenti in conflitto tra loro. La tesi che si vuole dimostrare è che si rivela possibile rappresentare l’Io, l’ego come se non fosse un risultato mediato dall’ambiente fisico, storico, umano.

Psicoanalisi ed età adulta

Il metodo psicanalitico è fondamentalmente un metodo storico-clinico che servendosi dell’esperienza del soggetto, quale oggetto d’indagine, mira a cogliere i principi che regolano il funzionamento psichico tramite la regressione e la ricostruzione storica della sua esperienza. Secondo Freud le nevrosi sono causa di blocchi evolutivi e vanno indagate all’interno del mondo inconscio dell’adulto. Tali blocchi nevrotici intralciano il cammino verso l’età adulta guidata dal principio di realtà, che agisce sull’individuo sano e lo rende immune dai comportamenti infantili solo reattivi alle pulsioni del piacere.

L’inconscio è il luogo del rimosso, la regione dell’infanzia e dei desideri insoddisfatti, mentre il conscio è il luogo del razionale e dell’adultità. L’intrinseco dualismo infanzia/adultità presenta i conflitti di queste dimensioni che costituiscono il nucleo centrale della teoria psicanalitica di Freud. Secondo Freud il bambino è paradossalmente il “padre adulto”, infatti l’infanzia è regolatrice della vita psichica adulta e solo il riconciliarsi con essa può portare alla guarigione. Le persone che si rivolgono alla psicanalisi sono adulti apparenti, non padroni di sé e turbati da fantasmi infantili. Freud dimostra che il mondo infantile nella psiche dell’adulto è il nucleo nevrotico di una tendenza alla regressione. L’adulto è colui che accetta il dispiacere inflittogli dalle perdite e riesce a trasferire il proprio interesse su diversi oggetti. Freud sostiene che l’adulto è un soggetto padrone di una genialità, capace di amare, provare piacere senza colpa e in grado di lavorare, rendendosi socialmente utile. Tale formula duale sintetizza l’essenza di salute psichica della maturità dell’Io, della “buona adultità”. La psicanalisi ci consegna la visione del corso della vita legata al mondo infantile. Freud sostiene che la presenza del mondo infantile nell’adulto è un fattore involutivo e frenante per un equilibrato sviluppo psicosessuale, manifestazione di genialità piena. La narrazione e l’attività onirica sono strumenti tramite cui esplorare, nella vita psichica dell’adulto, le tracce di puerilità che l’intervento terapeutico deve riportare sotto il controllo dell’Io.

Accezioni postfreudiane

Erikson rivaluta le tappe della vita e dell’adattamento dell’Io all’interno di una concezione stadiale epigenetica, distante dalla bipolarità bimbo/adulto. Il puer può vivere nell’adulto non come elemento frenante e repressore, ma come simbolo delle possibilità date all’adulto di vivere molteplici pubertà nel corso della vita. Jung dimostra e sostiene una grande fecondità nella dimensione infantile rispetto alla demonizzazione freudiana del puer. Nell’adulto le dimensioni del puer che è inquieto e ha voglia di conoscere e di giocare coesistono e si fronteggiano con la dimensione del senex stabile e monolitico. L’adultità è sede di tale conflitto eterno e la sua equilibrazione è sintomo di maturità e indicatore del processo di individuazione. L’età adulta si mostra tale tramite il cambiamento, processo volto a spazzare via i contrari (puer e senex) e raggiungere uno stato di coscienza più elevato. Jung parla di processo di individuazione della mezza età perché lo sviluppo non ha termine in un momento preciso.

Erikson sostiene che l’adulto è colui che agisce non in diretta conseguenza della soddisfazione degli impulsi primari, ma sa prefiggersi scopi che prescindono dai

Laura TUSSI: Nel gioco delle identità – Alla ricerca del senso perduto.

Elaborato di Ricerca dei saggi di J. Bruner, La ricerca del significato e di A. Melucci, Il gioco dell’io.

Il gioco dell’io e delle molteplici identità ad esso potenzialmente afferenti prevede il cambiamento di sé in una società globale che è costruita da informazioni/immagine, per cui vengono meno punti di riferimento in grado di definire la propria identità.

Per l’Occidente il tempo è una categoria inerente il presente, il passato e il futuro e forgia le rappresentazioni del tempo quali il cerchio nel ritorno e nella ripetizione ciclici delle cose, la freccia che vede il proprio emblema nel cristianesimo come concetto di fine del tempo e il punto, quale sequenza discontinua con attimi senza connessione.

La misurazione del tempo per Agostino è nell’anima. Heidegger ritiene il futuro nel passato, da cui dipende il nostro domani.

Il bisogno è la percezione di una mancanza e la tensione a superarla, ma la nostra mancanza è orientata verso specifici oggetti costruiti simbolicamente da informazioni, dal mercato e dal mondo pubblicitario. Il bisogno ci porta ad interrogarci sulla nostra identità, con tre caratteristiche, la continuità nel soggetto indipendente da variazioni temporali ed ambientali, la delimitazione del soggetto rispetto ad altri, la capacità di riconoscersi ed essere riconosciuti. L’identità definisce la nostra capacità di parlare ed agire, differenziandoci da altri che ci identificano. Infatti tramite gli altri costruiamo la nostra identità e diversità. La capacità di scegliere le possibilità che ci si presentano in un certo momento incombe sul nostro destino nella scelta di fronte al potenziale evento. L’incertezza diventa la componente stabile dell’agire nella responsabilità che comporta il riconoscere la personale identità.

Nella nostra cultura la dimensione corporea è considerata sottomessa alle attività mentali e spirituali. Attualmente l’interesse per il corpo rappresenta la consapevolezza di far parte della natura e trovare in essa le nostre radici. La cultura del corpo è scoperta della relazione con l’altro.

La cultura metropolitana comporta narcisismo, egoismo, individualismo, isolamento e la rinuncia alla comunicazione, ma ognuno esiste perché dipende da altri, dove l’incontro è perdita dei propri confini, assenza di qualcosa di nostro nella nostra unicità. Nell’incontro con l’altro è indispensabile mantenere la propria diversità nel pluriverso delle differenze che ci contraddistinguono. E’ necessario l’incontro con il limite per possibilità di relazioni e di cambiamenti. Nel 2000 la riproduzione è sottratta alle sue radici naturali e diventa prodotto sociale, nella capacità di controllo diretto dei processi riproduttivi (contraccezione, sterilizzazione, fecondazione artificiale). Vi è un eccesso di stimoli visivi sessuali nei messaggi che privano il sesso di carica erotica e lo riducono a dimensione genitale.

Il clown rappresenta la diversità esasperata che costringe l’altro al confronto, nella meraviglia dello stupore che coglie di sorpresa e con il riso scuote le certezze.

…per una psicologia culturale

Bruner critica i principi di Dewey che avevano reso la scuola americana un ambito di adattabilità al sistema sociale.

Secondo Bruner ciò che più importa nella didattica è fornire la comprensione e l’impostazione logica delle diverse discipline scientifiche. Il bambino deve afferrare i nessi logici, l’organizzazione intrinseca della realtà, rifacendosi ai concetti psicogenetici di Piaget. Bruner ritiene che qualsiasi concetto sia traducibile in codici di pensiero accessibili alle forme mentali infantili.

La vita e il sé che ci costruiamo sono la risultante dei nostri aneliti nell’attribuzione di significato.

Come imparano i bambini in tenera età ad assegnare un senso? Il linguaggio della narrazione è acquisito tramite l’esercizio e l’utilizzo, dunque il bambino impara cosa, come, dove, a chi dir