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Barbara COLACCHIA: Terme e termalismo nella storia.

La storia della ricerca della salute nelle Stazioni Termali.

Le proprietà terapeutiche delle acque minerali e termali e del loro impiego nel corso dei secoli sono da sempre conosciute, anche se oggi la cultura delle acque ha iniziato ad essere studiata più regolarmente anche a livello universitario e postuniversitario. Esistono oggi specializzazioni mediche e/o sanitarie che hanno alla base la cura e il benessere dell’individuo attraverso l’uso delle acque sia termali che le varie acque conosciute per il sostegno idrico dell’uomo.
La globalità dell’uomo è sempre in primo piano nel termalismo e non solo come reminiscenza storica o culturale: ne è prova uno degli attuali orientamenti di studio in ambito idrologico volto ad approfondire le sinergie che intervengono durante il soggiorno termale a potenziare la terapia. Nel corso di questi studi si approfondiscono i ruoli degli stimoli ambientali esterni e dello stimolo interno nel loro significato in senso terapeutico stretto e motivazionale.
Esistono motivazioni ben precise del fenomeno per il quale l’uomo ha da sempre ricercato la salute ed il benessere in questo elemento.
L’acqua non è solo il costituente corporeo prevalente (sappiamo che il corpo di un adulto è composto da acqua per il 60%), ma anche oggetto simbolico, valore culturale. Alle fonti sono ancora legati i pellegrinaggi di cura, fenomeni di culto legati a figure sante o divine, al soggiorno termale si accompagna, oggi più che mai, la ricerca del benessere psichico e spirituale.
L’impiego delle acque termali per idroterapia, nel bacino del Mediterraneo, era conosciuto fin dai tempi antichi, come evidenziato dai reperti archeologici, dalle testimonianza letterarie e scientifiche, dalle numerose epigrafi.
Anche oggi, pur nell’utilizzo termale più moderno e scientifico, non è possibile scindere, o per meglio dire “sezionare”, l’intervento medico-tecnico dall’approccio spirituale utilizzato in alcuni centri… Questa necessità si manifesta ancora oggi nel termalismo che mantiene, pur nell’impostazione medico-scientifica più rigorosa, un indirizzo di approccio globale all’uomo, laddove altre branche della medicina hanno separato la mente dal corpo, forse soffocate da un’aspirazione troppo pressante al progresso tecnologico.
Si possono ripercorrere le tappe del rapporto fisico e spirituale dell’uomo con l’acqua e questo potrebbe aiutare a comprendere l’attualità della terapia termale ed il significato più profondo dell’idrologia medica come scienza “per l’uomo” che, in questo momento, tutta la collettività medica riconosce come valore innovativo.

Cosa ne pensava Ippocrate

Ippocrate, in quello che può essere considerato il primo trattato di medicina della storia, il Corpus Hippocraticum, dedica ampie parti allo studio delle acque in senso decisamente scientifico ed attuale: caratteri chimici, organolettici, problemi igienici, uso dei bagni in varie malattie, effetti del bagno caldo e freddo sull’organismo umano. Non furono ovviamente trattate dall’illustre medico le azioni terapeutiche legate alle caratteristiche chimiche delle acque, anche se sappiamo che all’epoca alcune sorgenti, ad esempio le solfuree, erano ben note alle popolazioni dei luoghi in cui sgorgavano per alcuni effetti terapeutici ben precisi quali l’attenuazione dei dolori muscolari ed articolari e l’azione risanante sulle patologie della pelle. Perciò lo stesso Ippocrate, incoraggiava il ricorso alle terme e nel trattato “Uso dei liquidi” decantava le virtù delle acque minerali e delle sorgenti calde.

Cosa facevano i greci

I Greci praticavano i bagni in acque calde e ritenevano che le acque calde e i vapori che sgorgavano dalla terra avessero un significato sovrannaturale. Non è un caso che presso località termali sorgessero importanti templi come quello di Olimpia e il famosissimo Tempio di Apollo a Delfi, ove la Pizia, avvolta dai fumi, prediceva con arcane parole il futuro. A

Gabriella MONZEGLIO : Julia Augusta Taurinorum.

La fondazione di Torino avvenne nella seconda metà del I secolo a.C. e la città prese il nome di Julia Augusta Taurinorum. Un nome curioso che deriva dal fatto che, prima dell’arrivo dei Romani, in queste zone viveva il popolo dei Taurini, ma anche perché la città fu fondata da Giulio Cesare e da Ottaviano Augusto.

L’articolo completo si trova in http://www.archeomedia.net, alla pagina:

Gabriella MONZEGLIO : Julia Augusta Taurinorum.

Autore: Gabriella Monzeglio

Email: gabrimo@mediares.to.it

Laura TUSSI: Le teorizzazioni identitarie. Le psicologie dell’Io.

Elaborato di ricerca tratto da una parte del saggio di D. Demetrio, Educazione degli adulti.

Le teorie dell’identità adulta concernono il campo della psicologia dell’Io, in quanto principio organizzativo della psiche, responsabile della sperimentazione della realtà, mediando esigenze divergenti in conflitto tra loro. La tesi che si vuole dimostrare è che si rivela possibile rappresentare l’Io, l’ego come se non fosse un risultato mediato dall’ambiente fisico, storico, umano.

Psicoanalisi ed età adulta

Il metodo psicanalitico è fondamentalmente un metodo storico-clinico che servendosi dell’esperienza del soggetto, quale oggetto d’indagine, mira a cogliere i principi che regolano il funzionamento psichico tramite la regressione e la ricostruzione storica della sua esperienza. Secondo Freud le nevrosi sono causa di blocchi evolutivi e vanno indagate all’interno del mondo inconscio dell’adulto. Tali blocchi nevrotici intralciano il cammino verso l’età adulta guidata dal principio di realtà, che agisce sull’individuo sano e lo rende immune dai comportamenti infantili solo reattivi alle pulsioni del piacere.

L’inconscio è il luogo del rimosso, la regione dell’infanzia e dei desideri insoddisfatti, mentre il conscio è il luogo del razionale e dell’adultità. L’intrinseco dualismo infanzia/adultità presenta i conflitti di queste dimensioni che costituiscono il nucleo centrale della teoria psicanalitica di Freud. Secondo Freud il bambino è paradossalmente il “padre adulto”, infatti l’infanzia è regolatrice della vita psichica adulta e solo il riconciliarsi con essa può portare alla guarigione. Le persone che si rivolgono alla psicanalisi sono adulti apparenti, non padroni di sé e turbati da fantasmi infantili. Freud dimostra che il mondo infantile nella psiche dell’adulto è il nucleo nevrotico di una tendenza alla regressione. L’adulto è colui che accetta il dispiacere inflittogli dalle perdite e riesce a trasferire il proprio interesse su diversi oggetti. Freud sostiene che l’adulto è un soggetto padrone di una genialità, capace di amare, provare piacere senza colpa e in grado di lavorare, rendendosi socialmente utile. Tale formula duale sintetizza l’essenza di salute psichica della maturità dell’Io, della “buona adultità”. La psicanalisi ci consegna la visione del corso della vita legata al mondo infantile. Freud sostiene che la presenza del mondo infantile nell’adulto è un fattore involutivo e frenante per un equilibrato sviluppo psicosessuale, manifestazione di genialità piena. La narrazione e l’attività onirica sono strumenti tramite cui esplorare, nella vita psichica dell’adulto, le tracce di puerilità che l’intervento terapeutico deve riportare sotto il controllo dell’Io.

Accezioni postfreudiane

Erikson rivaluta le tappe della vita e dell’adattamento dell’Io all’interno di una concezione stadiale epigenetica, distante dalla bipolarità bimbo/adulto. Il puer può vivere nell’adulto non come elemento frenante e repressore, ma come simbolo delle possibilità date all’adulto di vivere molteplici pubertà nel corso della vita. Jung dimostra e sostiene una grande fecondità nella dimensione infantile rispetto alla demonizzazione freudiana del puer. Nell’adulto le dimensioni del puer che è inquieto e ha voglia di conoscere e di giocare coesistono e si fronteggiano con la dimensione del senex stabile e monolitico. L’adultità è sede di tale conflitto eterno e la sua equilibrazione è sintomo di maturità e indicatore del processo di individuazione. L’età adulta si mostra tale tramite il cambiamento, processo volto a spazzare via i contrari (puer e senex) e raggiungere uno stato di coscienza più elevato. Jung parla di processo di individuazione della mezza età perché lo sviluppo non ha termine in un momento preciso.

Erikson sostiene che l’adulto è colui che agisce non in diretta conseguenza della soddisfazione degli impulsi primari, ma sa prefiggersi scopi che prescindono dai

Laura TUSSI: Adattamento apprenditivo – La dimensione cognitiva nel processo percettivo.

Elaborato di ricerca su parte del saggio di R. Canestrari, Psicologia generale e dello Sviluppo, Bologna.

La percezione è un processo mediante cui traiamo informazioni sul mondo in cui viviamo. L’atto percettivo può essere primitivo e immediato (non intellettuale), oggettivo (legato a condizioni esterne al percipiente), globale e unitario. Esistono situazioni in cui le realtà fisiche (suoni, vibrazioni) non hanno il loro corrispondente percettivo in situazioni di assenza fenomenica di realtà fisiche senza percezione. Le nostre possibilità percettive non sono in grado di cogliere tutta la gamma di onde elettromagnetiche, o ultrasuoni oppure lo spettro visibile dai 400 ai 700 millimicron. Esistono situazioni in cui in assenza di realtà fisica avviene la percezione in situazioni di presenza fenomenica, per esempio il silenzio e il buio sono sensazioni che percepiamo diverse dalle realtà fisiche.

Come si ricostituisce a livello fenomenico l’unità dell’oggetto fisico?

Wertheimer mostra i principali fattori di campo percettivo: vicinanza, somiglianza, continuità di direzione, esperienza passata.

Come l’identità, la grandezza, la forma di un oggetto possono rimanere invariate anche quando la proiezione retinica dell’oggetto varia al variare dei rapporti spaziali?

La grandezza dell’immagine retinica è sempre uguale, varia solo la distanza tra occhio e oggetto.

Perché percepiamo il mondo tridimensionalmente quando sulla retina l’immagine è piatta?

Perché percepiamo gli indizi di profondità fisiologici (meccanismi oculari), psicologici (indizi pittorici) nella sovrapposizione di luci e ombre in prospettiva aerea o lineare.

La psicologia associazionistica sostiene che riusciamo a cogliere l’espressività dei comportamenti altrui tramite il confronto con il nostro comportamento quando ci troviamo nello stesso stato d’animo dell’altro (empatia). Ma se la percezione delle qualità espressive è vera, possiamo cogliere nel prossimo solo i comportamenti e i sentimenti da noi esperiti. La psicologia dice che la comprensione dell’espressione è un fatto percettivo primario perché basato sulla struttura-evento e non sull’apprendimento.

Esistono meccanismi che trasformano i passaggi fisici del tempo, in segnali sensoriali. L’uomo è capace di orientarsi temporalmente secondo percezione e prospettiva temporale. Questo è il vissuto psicologico della persona che può avere rappresentazioni del passato e del futuro, vivendo nel presente in cui le rappresentazioni temporali dirigono il suo comportamento.

Esistono fattori innati o appresi. La percezione è innata. Il bambino distingue colori, forme diverse, profondità, toni diversi per cui la pratica e l’esperienza dei vissuti influiscono la percezione.

L’apprendimento

Il meccanismo che permette all’individuo di adattarsi alle molteplici richieste dell’ambiente, presenta diverse tipologie.

Condizionamento classico stimolo-risposta

La nutrizione del neonato è una catena di azioni in cui non vi sono elementi appresi perché l’azione è attivata da uno stimolo di contatto. Dopo alcune settimane il comportamento del bambino non è più un riflesso istintivo in quanto egli apprende a succhiare e anche a nutrirsi. Accanto al meccanismo innato subentra quello derivato. Pavlov è il primo a studiare la genesi dei meccanismi derivati. Scopre che le ghiandole salivari dei cani entrano in funzione non solo per ingestione di cibo con stimolo incondizionato, ma per il suono di un campanello e l’accensione della luce come stimoli condizionati. Le connessioni tra stimolo e risposta sono riflessi condizionati. Le reazioni condizionate sono divise in acquisite, che si stabiliscono dopo l’addestramento e quelle naturali che si attuano in modo spontaneo. In assenza di stimoli le relative reazioni condizionate cessano.

Condizionamento operante

Esistono molteplici forme di adattamento all’