Tutti gli articoli di admin_med

Carmelo Rosario VIOLA, Il Paradiso perduto.

Carmelo Rosario Viola, nato a Milazzo nel 1928 e abitante ad Acireale, è uno stimato e serio studioso di scienze sociali ed antropologiche, un intellettuale acuto e preparato, un opinionista e politologo attento e sempre presente nei dibattiti politici, economici, sociali e culturali, attuali e di ogni tempo. Viola è il padre di una nuova disciplina, la “Biologia del Sociale”, un’innovativa corrente di pensiero, il cui spirito riecheggia in modo accurato e dettagliato in questa corposa autobiografia, dove l’intera condizione umana viene elaborata in chiave storica, sociale e culturale e condotta con rigore metodologico e scientifico.
Il Paradiso Perduto” è un’opera dal taglio intimamente interioristico, in una capillare descrizione autobiografica, di dieci mesi della prima adolescenza dell’Autore, vissuti come parentesi esistenziale, visti oramai con gli occhi della terza età, in un’appassionata narrazione di stile sobrio e chiaro, che coinvolge il lettore in vari esiti di originalità e in indicazioni di concretezza pragmatica, che pongono in rilievo aspetti latenti della maturazione evolutiva dell’uomo, sia sul piano individuale, sia sociale e comunitario, soprattutto nei diversi punti di vista caratterizzati da intrecci di pensiero economico, sociale, antropologico, etico ed esistenziale.


L’Autore indaga, ricostruisce ed approfondisce paesaggi e scene di ambientazioni naturali e umane che ritraggono un’adolescenza a diretto contatto con la natura, dove il dato autobiografico si intreccia con la congiuntura storica, sociale e politica del Meridione e della Sicilia del periodo bellico, in cui è narrata l’esperienza di un giovane immerso in riflessioni contrastanti, tra conflittualità familiari e spinte ideali, nell’acquisizione progressiva di un’identità psicologica e di un’autonomia personale.


Nel racconto si susseguono intere generazioni tra speranze, sogni e disillusioni, gioie e dolori, nella ferrea volontà di riscatto sociale e culturale, in proiezioni propositive di sviluppo materiale ed esistenziale.
Nell’autobiografia si incrociano e si intrecciano i sogni, le idealità, le speranze di un adolescente, nei vari colori contrastanti e conflittuali dell’esistenza, tra proiezioni psicologiche illusorie, intimi scavi interiori e vani sogni infranti, dove la realtà si impone, dimostrando la vera natura umana, che frantuma gli aneliti ideologici di speranze future, nelle solitudini solipsistiche della giovinezza.


L’Autore rivive la propria esperienza nell’amore appassionato per la natura, per l’innocenza delle figure dei nonni, la sensazione di carenza, mai soddisfatta a sufficienza, d’affetto materno, i primi amori, in una narrazione sobria e schietta che si manifesta nel desiderio imperante di conoscenza e introspezione di un mondo interiore, proiettato verso uno slancio di rettitudine morale, di giustizia, di verità e pace sociale, etica ed esistenziale, nel rispetto dei valori fondamentali della vita.


L’autobiografia traccia un ampio complesso genealogico, nella descrizione di ambienti familiari, personaggi ed elementi naturali, ripercorrendo itinerari interiori, tracciati analiticamente in una sorta di autopsicoanalisi, sostenuta dall’Autore in uno schietto e profondo pensiero politico e filosofico, avvalorato da una prosa penetrante, per cui il giovane Viola vive un intimo dramma individuale, collegato alla propria situazione familiare, tramite le prime pulsioni dello sviluppo psicofisico e la propulsiva spinta istintiva contro tutte le forme di ingiustizia.


Il mondo culturale nazionale e internazionale rende grazie a Carmelo Rosario Viola, quale studioso profondo, attento e appassionato che testimonia un ricco mondo interiore proiettato nella realtà del presente e nell’attualità sociale, dove egli continua ad affrontare e contrastare ogni atto di ingiustizia, costruendo ed elaborando innovativi itinerari di studio e di analisi culturale, per

Vincenzo ANDRAOUS, La tua preghiera al mio cuore.

Un amico sacerdote mi ha ricordato con una preghiera, e immediatamente mi sono sentito meglio: quando qualcuno accompagna me e la mia famiglia con un abbraccio fraterno, dentro me qualcosa si muove, si accalora, si divincola dalla mia insensibilità mutante.
Qualcuno prega per me e lo fa senza scalpiccio di parole, né palcoscenico di ritorno, lo fa così come ne è capace, con la dolcezza di una preghiera.
E’ una verità che moltiplica la mia curiosità, la mia meraviglia, e mi fa diventare audace perfino nel chiedermi se sono capace di pregare, se riesco a farlo perché ne sento il morso che mi avverte della mia poca capacità alla fatica verso me stesso e gli altri, oppure è solamente un momento di calma piatta per non soccombere allo stress.
Pagine di sussurri e grida, volumi e autori di fede, silenzi che parlano messi da parte in attesa di un sussulto, di una domanda che spinge e esige una risposta, anche solo una parola che sollecita un sollievo a non esser più soli, ma insieme agli altri, a quelli che caparbiamente seguono orme digitali che non è facile vedere, forse solamente udire, un richiamo che accompagna il cuore dove le bramosie smodate, l’odio cieco, le intolleranze più rigide, hanno esigenza di essere messe pancia a terra, nei luoghi della riflessione e del rinnovamento.
Il mio amico don mi ha spedito in un messaggino la sua preghiera, nessun vociare o gran parlare, pochi segni per sentirmi meglio, un po’ meno avanti rispetto alla realtà quella vera, un po’ meno indietro rispetto alla verità che non è possibile barare.
Una preghiera semplice, comprensibile alla testa come al cuore, affinché abbia occhi e sguardi nuovi per applicarmi, impegnarmi, nella fatica che occorre per favorire nuovi cambiamenti.
Una preghiera con le labbra ferme, con energia psichica in movimento, che incontra le altre parti, quelle logorate, dimenticate, una preghiera che bisogna fare circolare, sconvolgendo le linee di confine,  opponendo ai divieti dell’egoismo e dei giudizi arbitrari, la consapevolezza che non è importante vivere di rendita, sugli allori delle medaglie ottenute, bensì vivere in modo dignitoso, costruttivo, anche quando i detriti del passato rimangono a destare la coscienza.
Non è certo la verità a creare problemi, la si cerca e ricerca partecipando con un dubbio, con una certezza, attraverso una sensibilità differente, guardando noi stessi riflessi in quella Croce, in quell’Uomo, in quella bocca chiusa, in quella voce che non fa rumore, ma si sente, dentro, dove non è facile riscattarsi dalle abitudini che offendono e umiliano l’amore più grande, troppo spesso preso a gomitate per mancanza di altri responsabili.
Chissà se sono capace di pregare, dismettendo i panni della violenza nel barricarci dentro noi stessi, nel non rispondere a nessuna chiamata, nel  pensare unicamente alle nostre esigenze, calpestando quelle degli altri.
Una preghiera, un canto silenzioso, una parola dietro l’altra, sopra e sotto ogni giorno che la vita dedica, una preghiera per imparare a credere, a avere fiducia, a entrare nel proprio vissuto, in quello dell’altro, una preghiera per essere finalmente disposti a cogliere le prossimità, le reciprocità, le responsabilità di un impegno sempre nuovo.
Una preghiera per essere davvero disposti a tenere conto di chi mi è vicino, anche di chi poco più in là rimane sempre più  spesso invisibile.

Autore: Vincenzo Andraous

Email: vincenzo.andraous@cdg.it

Laura TUSSI. I concetti di multicultura, intercultura e transcultura. Alcune precisazioni lessicali.

Il progressivo ampliarsi del fenomeno migratorio e la sua estensione generalizzata a tutti i Paesi del pianeta hanno influenzato anche il lessico quotidiano, introducendo termini con cui è opportuno assumere confidenza e rispetto ai quali è utile una chiarificazione terminologica.


Con il significato di multicultura si può intendere la compresenza, su uno stesso territorio, di popoli differenti per etnia, lingua e cultura. Questo termine non contiene giudizi di valore, limitandosi a indicare una realtà sempre più diffusa attualmente, che vede diverse popolazioni insieme, senza che questo presupponga necessariamente un confronto, uno scambio e un incontro. Quindi il concetto di multicultura delinea una situazione statica del fenomeno rappresentato da una pluralità di popolazioni nell’ambito di uno stesso contesto territoriale.


Invece il termine intercultura presuppone l’impegno nel ricercare forme, strumenti, occasioni per sviluppare un dialogo tra le culture e un confronto costruttivo e creativo, che presuppongano la capacità di promuovere situazioni di comparazione di idee, valori, culture differenti, nella ricerca di punti di incontro che valorizzino le diversità e le differenze, attraverso un intreccio dialettico di interazioni necessarie per il reciproco riconoscimento, dove il prefisso inter indica la reciprocità interculturale la prossimità del diverso, in un terreno fecondo di negoziazione e di scambio, tramite la ricchezza e la produttività del confronto.


Dunque l’intercultura costituisce la risposta educativa alla società multiculturale e multietnica, condizione oggettiva oggi nella maggior parte del territorio del nostro Paese.


In base a questi presupposti concettuali risulta possibile delineare l’idea di una transculturalità intesa come capacità di attraversare i confini delle singole culture in virtù della consapevolezza della nostra comune appartenenza alla comune specie umana e a un’unica madre Terra, nella condivisione di un progetto di cittadinanza planetaria, sorretta dai principi e dai valori di un’etica universale.


Risulta di conseguenza necessario costruire una cultura nuova, una transcultura capace di passare oltre le singole culture, nell’intesa comune basata su valori vincolanti per poter pensare e realizzare un progetto di coesistenza pacifica, che assicuri i fondamentali diritti alla libertà, alla conoscenza, alla creatività e al rispetto delle proprie differenze di lingua, cultura, religione. Per costruire un’autentica inter-trans-cultura occorre investire culturalmente su concetti valoriali pedagogici che coinvolgano le diverse istituzioni educative nell’elaborazione di un progetto formativo finalizzato a educare alla differenza, al dialogo e al confronto interculturale.

Autore: Laura Tussi