Arc è una parola di sole tre lettere, ma è la chiave di molti significati: c’è un Arc che tende il filo per scoccare la freccia, un Archetto che tende la tela da rammendare, un Arcolaio che dipana il filo, un Arcotrapano usato per fare fori nell’antichità, l’Arco regge il tetto e la strada del ponte, c’è un Arcobaleno ed un’Arco del tempo, fin anche l’Archeologia che spiega la Storia che non fu scritta.
La guerra Annibalica iniziò nell’anno 536 di Roma, che nel ns. calendario corrisponde al 218 a.C. e gli storici antichi Polibio, Tito Livio e Plutarco, l’hanno descritta ampiamente ma, come nell’uso del tempo diedero narrazioni epiche, prive di indicazioni geografiche precise, per cui questa indagine cerca di ricostruire l’evento a fil di logica, seguendo ogni possibilità sulla carta geografica, perché sulle Alpi esistono numerosi percorsi possibili, e non è detto che Annibale seguì il migliore, perché egli seguì semplicemente quello dove fu condotto dalle guide galliche.
Il processo di antropogenesi, con la comparsa dei primi uomini anche nel continente europeo, è attestato dall’archeologia nel bacino del medio e basso Danubio fin dal Paleolitico. In questa fase gli antenati dell’uomo moderno, circolando in vasti spazi alla ricerca di sostentamento, popolarono, nel tempo, diverse regioni, dal mar Baltico e Oceano Atlantico fino al Mediterraneo e Vicino Oriente, Siberia Meridionale, Mesopotamia e Nord Africa.
Le guerre daciche del 101-102 e 105-106 ebbero, come risultato, la trasformazione di una parte dell’antico regno dacico in provincia romana. La conquista di questo nuovo territorio fu determinata non solo da ragioni strategiche, ma anche, senza dubbio, da motivi economici. La maggior parte degli specialisti di storia romana è d’accordo nel ritenere che uno dei motivi della conquista della Dacia fosse legato alla ricchezza di metalli preziosi del regno dacico.