Uno studioso che si fece grande onore sia nel campo dell’astronomia sia in quello delle progettazioni e costruzioni meccaniche, fra le quali emerse quella di un orologio, è stato Richard di Wallingford, nato a Wallingford, appunto, città a ovest di Londra ed a sud di Oxford, nel Berkshire in Inghilterra, nel 1292.
Ben poco si sa della sua famiglia a parte il fatto che il padre era un fabbro. Presto rimase orfano, per cui fu preso sotto l’ala protettrice di William de Kirkeby, superiore del priorato dedicato alla Santissima Trinità, dipendente dall’Abbazia di St Albans nell’Hertfordshire.
Fu successivamente iscritto per sei anni di studi all’Università di Oxford, completati i quali divenne monaco di St Albans. Poi ritornò a Oxford e durante la sua permanenza produsse la maggior parte dei suoi scritti.
Nel 1327, all’età di 35 anni, quando Abott, il precedente abate di St Albans, morì, ebbe la sua nomina e, per confermare la sua accettazione, si recò alla sede papale di Avignone; in quell’occasione contrasse la lebbra (o un’altra grave malattia, come la sifilide, la scrofula (un’infezione nei linfonodi del collo) o la tubercolosi, anche se il dubbio che di lebbra si trattasse sembra confermato dall’avere i lineamenti alterati o, più precisamente, sfigurati.
Condusse l’Abbazia, che era la più importante e prestigiosa dell’intera Inghilterra, con decisione, proponendosi intanto di restaurare le regole benedettine, allora abbastanza ignorate, ed imponendo che le decime fossero regolarmente pagate, per poter provvedere alle riparazioni necessarie all’Abbazia ed alla costruzione del suo orologio. Questi strumenti di misura del tempo nel XIV secolo erano una novità per quei tempi.
Più che per la sua vita religiosa, egli divenne celebre per i suoi approfonditi studi di astronomia e soprattutto per la sua capacità di progettare e realizzare strumenti e meccanismi di tutto rispetto per l’epoca e per i mezzi a disposizione di allora. Fra questi, emerse un orologio astronomico che descrisse nel suo Tractatus Horologii Astronomici del 1327.
Così, alla fine, probabilmente il suo orologio, che oltre all’ora, riportava le fasi lunari e, per di più, indicava l’altezza della marea al Ponte di Londra, era il più complesso fra gli analoghi meccanismi di quelli comparsi sino ad allora non solo nelle Isole Britanniche, ma pure negli stati ritenuti fra i più tecnicamente avanzati del Vecchio Continente.
Fu sistemato nella navata meridionale di St Albans dove, nel 1536, fu ammirato da John Leland prima che Enrico VIII nel 1539, durante la sua Riforma, eliminasse i monasteri inglesi, mettesse a riposo l’Abbazia di Albans e distruggesse l’orologio. E meno male che, al contrario, si sono salvate tutte le carte ed i disegni relativi, che servirono poi alle ricostruzioni.
Si temeva che fossero andati perduti, ma un giovane storico dell’astronomia del Medioevo, John North, ebbe sottomano il manoscritto Ashmole del 1796 presso la Bodlein Library di Oxford. Sfogliando fra i 200 fogli di pergamena del volume rilegato, rinvenne sparso, quasi integro, il Trattato di Richard, accompagnato dai disegni e dai diagrammi necessari per la costruzione del suo orologio. North mise in ordine i fogli di quell’opera e quindi, nel 1796, la diede alla stampa, unitamente ad un suo commento ed alla relativa traduzione.
Con quegli elementi a disposizione, nel XX secolo furono fatti alcuni tentativi, andati a buon fine, di ricostruire l’orologio di Richard di Wallingford, seguendo le indicazioni sullo stesso rinvenute in quei documenti ed in quegli scritti vari del XIV secolo.
Uno dei risultati migliori fu ottenuto dalla Harward Horological, che tenne esposto l’oggetto per lungo tempo al Time Museum, nella città di Rockford nell’Illinois, fino alla sua chiusura; e per questo ora si trova presso l’Halim Time and Glass Museum di Evanston, sempre nell’Ilinois. Un’altra ricostruzione, che ora è esposta al Wallingford Museum, è dovuta ad Eric Watson; un’altra ancora, è nella Cattedrale di St Albans e, infine, una quarta, opera di Don Enwin, fa bella mostra di sé al Whipple Museum of the History of Science di Cambridge dal 1992.
Come si è accennato più sopra, Richard morì relativamente giovane. Del resto era affetto da una gravissima malattia che oggi si pensa che potesse essere lebbra, perché il volto era brutalmente segnato. Però, pur essendo gravemente ammalato, non trascurava i suoi doveri portandoli a termine con dignità e competenza, tanto da guadagnarsi il rispetto e l’amicizia dei colleghi monaci. E con il tempo, la sua salute andò sempre più peggiorando, facendone un martire per gli ultimi quattro anni della sua vita.
Oltre all’orologio, come riportato più sopra, molti furono i progetti seguiti dalla realizzazione relativa di dispositivi di calcolo. Per esempio, il Rectangulus, del 1326, usato per la trigonometria sferica in sostituzione degli astrolabi, che lui riteneva insoddisfacenti, ed altri strumenti ancora, fra quali era l’Albion, una forma di equatorium, strumento astronomico la cui descrizione è richiamata nel Tractatus albionis. Lasciò molti scritti, pubblicò opere di trigonometria, astrologia, coordinate celesti e religiose.
Purtroppo, la salute non consentì al povero Richard di portare fino alla fine la costruzione del suo orologio a seguito di quella malattia, come è evidenziato in una miniatura nella quale egli è rappresentato con il volto devastato dalla stessa.
Peccato che egli sia stato abbastanza ignorato, pur avendo, nel 1330, quasi del tutto realizzato un orologio astronomico funzionante: il primo in un mondo nel quale i soli orologi esistenti erano quelli ad acqua. Il tutto doveva essere studiato, descritto e costruito partendo da zero, non essendoci stati predecessori. E, per di più, per la giusta esecuzione del dispositivo, era necessario avere dimestichezza sui moti dei pianeti, riportando il tutto alle 24 ore di un giorno. Con grande fatica, a causa della malattia, Richard portò avanti la realizzazione del suo orologio, senza vederlo finito, e la redazione del Trattato relativo. Peccato che Enrico VIII abbia combinato il guaio di cui si è detto più sopra.
John North, che pubblicò la sua opera in tre volumi sull’orologio e sul suo costruttore, a distanza di 30 anni pubblicò un libro dedicato ai non addetti ai lavori.
Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it