Michele Zazzi. Vanth, divinità etrusca dell’oltretomba .

Vanth, divinità femminile della mitologia etrusca, si trova frequentemente rappresentata su monumenti funerari (urne, sarcofagi, tombe) su specchi o su vasi di ceramica con riguardo a scene di morte dal IV secolo a.C. in poi. La divinità risalirebbe però al VII secolo a.C. come sembrerebbe attestato dalla iscrizione dedicatoria su un aryballos vulcente proveniente da Marsiliana d’Albegna.
Sotto il profilo iconografico, la figura femminile mostra una grande variabilità. È quasi sempre munita di ali, grandi o piccole, sollevate e distese o abbassate e ripiegate, talvolta variopinte, ma in alcuni casi è aptera. Le ali normalmente sono sulla schiena, ma dal III secolo compaiono anche piccole ali sulla testa, insieme o in alternativa a quelle poste sulla schiena. Il vestiario è di solito costituito da un chitone corto con cintura, sostenuto da bretelle incrociate in mezzo al seno nudo (questo tipo di vestizione diventa prevalente a partire dal III secolo a.C.). Talvolta però Vanth indossa una veste lunga; in qualche caso è nuda (per lo più si tratta di monumenti orvietani). Ai piedi calza stivali (di pelliccia?) o sandali.
Attributi tipici del demone sono la torcia (per illuminare il cammino del defunto nelle tenebre) ed il rotolo (pergamena, papiro?), nel quale dovevano essere scritte le azioni compiute in vita dal defunto. In alcune rappresentazioni il demone tiene in mano la chiave della porta degli inferi. Talvolta è munita di spada. Raramente tiene un martello. In pochi casi ha dei serpenti attorcigliati alle braccia o al posto dei capelli.
A differenza dei demoni maschili (come, ad es., Charun e Tuchulcha), il corpo e il volto di Vanth non sono deformati, né presentano fattezze mostruose e la divinità non è rappresentata in atteggiamenti violenti o aggressivi (non colpisce mai le vittime), ma è caratterizzata da un aspetto giovanile e piacevole. Nella richiamata iscrizione sul vasetto da Marsiliana d’Albegna viene qualificata “malac” (“mi malac (v)anth”), cioè benevola.
Alla divinità in commento risultano attribuite funzioni diverse nel passaggio dei defunti alla vita ultraterrena.
Come altri demoni (es. Charun) aveva funzioni psicopompe: scortava i defunti, guidandoli o accompagnandoli o trasportandone i corpi. In un’anfora del cd Gruppo di Vanth (della collezione Faina ad Orvieto, dell’ultimo quarto del IV secolo a.C.) la divinità funge da accompagnatrice del defunto nel viaggio dal mondo terreno all’oltretomba. Nel contesto di un’iconografia piuttosto articolata (che comprende anche Ade, Persefone, Caronti, Cerbero, grifoni e serpenti) Vanth è rappresentata in cammino con le ali distese dietro le spalle, nuda e con un paio di sandali ai piedi. Nella destra stringe il rotolo (che ne indica il nome) e con la sinistra tiene appoggiata alla spalla una lunga torcia. In un’urnetta chiusina (conservata al Museo Etrusco Nazionale di Chiusi) accompagna la defunta unitamente a Charun. La divinità femminile alata è posta alla destra della deceduta, indossa corto chitone e stivali ed è munita di torcia.
Talvolta assume il compito di guardiano delle porte dell’Ade. Nella tomba degli Anina (della fine del IV secolo a.C. a Tarquinia) Vanth e Charun sono rappresentati ai lati della porta. La divinità femminile (il cui nome è dipinto tra le gambe) è vestita di corto chitone, con bretelle incrociate sul petto ed è munita di torcia ardente. Nell’urna di larthi trili acsis (Antiquarium della Necropoli del Palazzone, Perugia) Vanth, su entrambi i lati brevi, è rappresentata in piedi davanti alla porta dell’Ade, con gonna corta con bretelle incrociate e con in mano una torcia ed un rotolo.
In alcuni monumenti funerari chiusini Vanth partecipa al banchetto funebre con il defunto. Sul coperchio di un’urna da Chianciano Terme (del V secolo a.C., esposta al Museo Archeologico Nazionale di Firenze) Vanth è riprodotta accanto al defunto in posizione semi recumbente. La divinità alata è seduta ai piedi della figura maschile con un rotolo su cui è scritto il destino del defunto.
Talvolta la troviamo in scene di battaglia al fianco di eroi che stanno per morire. Su di uno specchio da Bolsena (databile al III secolo a.C. e conservato al British Museum) Vanth (il cui nome è scritto sopra) assiste all’uccisone di Troilo da parte di Achille. La dea è vestita di corto chitone e regge una grossa fiaccola. Su un’urnetta chiusina (del II secolo a.C. conservata al Museo di Chiusi) la divinità è rappresentata nel mezzo tra Eteocle e Polinice in combattimento tra loro. La demonessa è in ginocchio con le ali raccolte dietro la schiena, sorregge una grande fiaccola sulla spalla con la mano sinistra e tiene un rotolo con la destra, su cui era inciso il proprio nome.
In una situazione appare in una scena di sacrificio di prigionieri. In una delle pareti della tomba François (del terzo quarto del IV secolo a.C.) a Vulci, Vanth, insieme a Charun, assiste al sacrificio dei prigionieri troiani in onore di Patroclo. La divinità è vestita con lungo chitone ed ha le ali spiegate; sopra le ali è indicato il nome del demone.
La divinità talvolta è riprodotta da sola, in alcuni casi è associata a Charun (es. tomba degli Anina e tomba François) o ad altri demoni. Sulla cassa del sarcofago chiusino di Hasti Afunei (dell’ultimo quarto del III secolo a.C., esposto presso il Museo Archeologico Regionale A. Salinas a Palermo) sono rappresentati membri della famiglia (Afunei) della defunta (congedo di Hasti dai familiari o accoglimento nell’oltretomba da parte dei parenti morti?) ed alcuni demoni femminili (due dei quali identificati mediante inscrizioni). All’estrema sinistra vi è Culsu (ispirato probabilmente al Dio Culsans) che esce da una porta ad arco (Ade), recando una fiaccola appoggiata ad una spalla ed una chiave; segue Vanth alata, appoggiata ad un grosso chiavistello e rivolta verso il corteo; all’estrema destra, un terzo demone femminile alato (anepigrafe) sospinge per i fianchi la defunta che sta abbracciando il padre. Le tre demonesse sono abbigliate nello stesso modo con corta tunica che lascia scoperti i seni e stivali.
In alcune scene la demonessa appare in versione duplicata. Nelle urne perugine il tema del duello fratricida tra Eteocle e Polinice è rappresentato al centro della scena ed i contendenti sono fiancheggiati entrambi da una Vanth munita di torcia (Antiquarium della Necropoli del Palazzone, Perugia). Nel lato lungo della cassa del sarcofago di Vel Urinates da Bomarzo (del III secolo a.C., esposto al British Museum) sono rappresentate due Vanth unite da un fregio floreale con teste femminili. Le due demonesse sono munite di ali ed indossano corto chitone: quella di sinistra tiene il martello ed un chiodo, l’altra esibisce un rotolo.
Vanth è chiaramente identificata in alcuni monumenti con indicazione del nome (in una decina di casi). Nell maggior parte di sarcofagi, urne e pitture tombali però compaiono demoni femminili privi di didascalia muniti di fiaccole, ma anche di spade, rotolo e chiavi; in questi casi è dubbio se si tratti di rappresentazioni di Vanth o di altri spiriti femminili. La demonessa in oggetto sembra comunque la più importante tra i demoni femminili.
Vanth sembra essere un personaggio tipico della mitologia etrusca (l’origine del nome è sicuramente etrusca, ma il significato è oscuro) e non pare presentare attinenze con divinità o spiriti del mondo greco-romano. L’identificazione con le Erinni greche o con le Furie romane non sembrano convincenti.

Su Vanth cfr., tra gli altri:
– S. De Marinis, Enciclopedia dell’Arte Antica (1966), Vanth, sito internet treccani.it;
– Andrea Verdecchia, Mitologia Etrusca, Effigi, 2002, Vanth, pagg. 147 e ss.;
– Sybille Haynes, Storia Culturale degli Etruschi, Joahn & Levi editore, 2020, Pagg352 – 353;
– Dizionario illustrato della civiltà etrusca a cura di Mauro Cristofani, Giunti, 1985, voce Vanth, pagg. 315-316;
– Giandomenico Spinola, Vanth. Osservazioni iconografiche;
– Sul sarcofago di Hasti Afunei Etruschi Chiusi Siena Palermo La Collezione Bonci Casuccini, Protagon editori, 2007, pagg. 91 – 93;
– notizie ed immagini sul demone sul sito Facebook “Ipogeo dei Volumni e Necropoli del Palazzone – Pagina Istituzionale”;
– Bronwen Elizabet Macdonald, Vanth: An Iconographical Study of an Etruscan Psycopomp, aprile 2022, Supervisor: DR. Samantha Masters, Faculty of Arts and Social Sciences at Stellenbosh University.

Di seguito, immagini di Vanth raffigurata nella Tomba degli Anina, nella Tomba François, sull’urna perugina di Larthi Trili Acsis, su un’urnetta chiusina e sul coperchio di un’urna proveniente da Chianciano Terme.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com