Paolo CAMPIDORI. L’ha detto la storia.

Spesso si sente dire riguardo a un certo avvenimento: “E’ vero c’è scritto nei libri di storia”. Quanto è vera questa sentenza?
Tanto per cominciare bisognerebbe dare una definizione del concetto di storia. Tralasciando le umoristiche definizioni come ad esempio quella di Oscar Wilde, il quale candidamente definisce la storia come “l’arte di scrivere i fatti che non sono mai accaduti”,  si potrebbe tentare di darne una definizione accettabile, seria. Prima però dovremmo cercare di classificare se essa sia o no una scienza.
Meglio sarebbe definire o meno   se la stessa sia una scienza esatta. Possiamo dire che la matematica è una scienza esatta in quanto nessuno può confutare il fatto che due più due faccia quattro. E’ questa una verità che può essere provata tutte le volte che vogliamo. E’ un luogo comune dire che “la matematica non è un’opinione”.
Possiamo dire lo stesso per la storia?
In teoria, si vorrebbe fare della stessa una scienza esatta: “la storia è storia”, come dire la matematica è matematica, la chimica è la chimica, la fisica è la fisica, ecc. Ma questa equazione è giusta?
Secondo una teoria, affermatasi nel tempo, la storia non sarebbe affidabile in quanto “scritta sempre dai vincitori”.
Già questa teoria metterebbe seriamente in dubbio la scientificità della storia. Ma è proprio vero che la storia viene sempre scritta dai vincitori?
Pare proprio di sì. Questo è avvenuto nel passato ma avviene anche nel presente. Ad esempio le grandi battaglie combattute dai Romani e dai loro valorosi condottieri, come ad esempio Cesare contro i Galli, sono narrate in libri storici,  come il “De bello gallico”, studiato tutt’oggi nelle nostre scuole. Lo stesso possiamo dire di tutte le altre guerre combattute nel passato: Sumeri, Hittiti, Babilonesi, Greci, Cartaginesi, ecc. ecc. Venendo a tempi più recenti, durante il Rinascimento, ad esempio, la famosa battaglia di Anghiari, vinta dai Fiorentini contro i Senesi e immortalata in affreschi da Michelangelo e Leonardo da Vinci sulle pareti di Palazzo Vecchio, sarebbe stata nient’altro che un “bluff”, dove al posto di migliaia di guerrieri uccisi dai fiorentini, ci sarebbe stata una sola vittima, morta per cause accidentali.
Eppure anche in questo caso i vari storici fiorentini hanno scritto fiumi di inchiostro, pagine su pagine, magnificando questo e quell’aspetto della battaglia.
La Rivoluzione Francese è una tragica pagina di storia avvenuta verso la fine del 1700, esattamente nel 1789. Chi ha scritto in questo caso la storia di questi avvenimenti? Sicuramente i vari Marat, Danton, Robespierre,  coadiuvati dai rivoluzionari e dai popolani.
Si potrebbe continuare per molto, sarebbe un elenco lunghissimo.
Ma a noi cosa interessa sapere? Soprattutto se la storia sia o no una scienza esatta, come la matematica, come la fisica, tanto da giustificare il detto “C’è scritto nella storia”.
La ricerca storica si fa tanto più difficile quanto più si va indietro nel tempo. In particolare, la ricerca storica diventa particolarmente dura e difficile nel periodo longobardo, periodo in cui i documenti storici sono rari. Insomma, il panorama storico per uno studioso dell’alto medioevo, è paragonabile a un gigantesco puzzle, in cui mancano migliaia e migliaia di tessere. Lo storico, con pazienza, tenacia, competenza deve essere all’altezza, come un vero e proprio detective, di saper ricomporre le tessere, una ad una, fino a completare le parti mancanti.
A questo punto dobbiamo chiederci: “Quanto è obiettiva la storia?”
Questa è una domanda veramente difficile. Possiamo comunque rispondere che la storia è tanto più affidabile, quanto è fondata su documenti. Ad esempio potremo valutare un fatto avvenuto nel Medioevo, nel Rinascimento, ecc. se di questo fatto noi saremo in grado di rintracciare la documentazione scritta,ad esempio in un Archivio Storico, in una Biblioteca, ecc. Una fonte scritta, per l’attendibilità è sempre pr