Ileana TOZZI: Gli affreschi del catino absidale presso la chiesa di San Leonardo di Noblat a Montorio Romano.

Sul finire degli anni ’80 del XX secolo, i lavori di consolidamento e restauro conservativo dell’antica chiesa cemeteriale di Monte Terra, intitolata al patrono di Montorio Romano San Leonardo di Noblat, condotti dalla dottoressa Alba Costamagna per la Soprintendenza ai Beni Storici ed Artistici del Lazio ed appassionatamente seguiti dal compianto parroco don Tommaso di Stefano, consentirono di attribuire al regesto della bottega dei Torresani i pregevoli affreschi del sec. XVI restituiti dal catino absidale.

Originari di Verona, attivi fra Umbria e Sabina nella prima metà del Cinquecento, i fratelli Lorenzo e Bartolomeo Torresani furono sottratti all’oblio del tempo grazie alle ricerche d’archivio condotte con acribia dallo storico reatino Angelo Sacchetti Sassetti, che già nel 1932 pubblicò per la Biblioteca d’Arte Editrice di Roma un documentato saggio che segue le fasi salienti della loro vita d’artisti.

Se la prima opera in territorio sabino è la decorazione ad affresco della pieve di San Paolo a Poggio Mirteto, realizzata da Lorenzo – il più anziano dei due – nel 1521, i dipinti più importanti sono indubbiamente quelli eseguiti per conto della confraternita di San Pietro martire nella sede del chiostro nuovo di San Domenico a Rieti fra il 1552 ed il 1554: fu stavolta Bartolomeo, richiesto dal Priore della Confraternita Bernardino di Lone Sanizi, a dipingere ad affresco, impaginato nell’elegante trabeazione di un altare a trompe-l’-oeil, il Santo martire Pietro da Verona, Inquisitore dell’Ordine dei Predicatori aggredito dai Catari a Barlassina nel 1252.

L’opera di Bartolomeo Torresani soddisfece il gusto del committente, che propose all’artista di eseguire la decorazione della volta e di tre pareti dell’oratorio raffigurandovi il tema del Giudizio Universale.

Nella laboriosa impresa, che ebbe inizio subito dopo l’atto di allogazione rogato dal notaio Baldassarre Sanizi il 26 marzo 1552, ebbero parte attiva anche Lorenzo ed i più giovani dei Torresani, Alessandro e Pierfrancesco, figli di Lorenzo.

Il vasto affresco, che si propone come un compendio dell’arte sacra dell’età rinascimentale attraverso la citazione pedissequa di brani pittorici e plastici dall’opera di Angelo Signorelli, del Beato Angelico, di Michelangelo offrendo del pari originali interpretazioni dogmatiche, certo suggerite dai Padri Domenicani, costituì un saggio apprezzato dell’abilità pittorica dei Torresani, tanto che pochi anni più tardi, nel 1560, gli artisti veronesi furono richiesti di compiere un’opera analoga ad Aspra, nella chiesa di Santa Maria di Legarano.

Intorno alla metà del XVI secolo, dovette essere commissionata anche la decorazione pittorica del catino absidale della duecentesca chiesa di Montorio Romano: benché manchino a tutt’oggi fonti d’archivio a dare conferma dell’attribuzione, l’analisi stilistica del complesso lascia supporre che furono proprio i Torresani ad eseguire l’Arcangelo Gabriele, l’Eterno – purtoppo malamente sconciato durante i lavori di rifacimento del tetto- e la Vergine Maria che impaginano dall’arco di trionfo i due diversi registri su cui scorrono, in basso, le figure dei Santi più cari alla devozione locale, in alto, l’immagine celeste dell’Incoronazione della Vergine.

Su un fondale di un ocra caldo e luminescente, scandito da folte e morbide nubi, si svolge l’atto conclusivo del Transito di Maria, che ritroviamo nel regesto dei Torresani raffigurato nell’altare laterale a cornu Epistulae della chiesa parrocchiale di Santa Rufina di Cittaducale: il Cristo risorto, vestito di ricchi panni e nobilmente atteggiato, accoglie in cielo la madre, umile e compunta, in un tripudio d’angeli, cherubini e serafini.

Al centro del catino absidale, è raffigurato San Leonardo di Noblat, il nobile francese che, convertitosi al Cristianesimo grazie all’apostolato di Remigio vescovo di Reims, ottenne dal re Clodoveo la liberazione dei carcerati. Il Santo