Eva Pianfetti: Orpimento e realgar.

ORPIMENTO


Aurum faciendi est etiamnum una ratio ex auripigmento… Invitaveratque spes Gaium principem avidissimum auri; quam ob rem iussit excoqui magnum pondus et plane fecit aurum excellens, sed ita parvi ponderis, ut detrimentum sentiret propter avaritiam expertus, quamquam auripigmenti libraedenari IIII permutarentur. Nec postea temptatum a bullo est.
(Trad.) Per fare l’oro c’è anche un altro metodo, che si serve dell’orpimento… La speranza da esso suscitata aveva allettato l’imperatore Gaio Calligola, avidissimo d’oro; egli ordinò pertanto che si fondesse una gran quantità di orpimento e in effetti ottenne un oro eccellente, ma in così piccola quantità che sentì come una perdita questo esperimento dettato dall’avidità sebbene una libbra di orpimento costasse solo 4 denari. Anche in seguito l’esperimento non fu ripetuto da nessuno.
(da Plinio, Naturalis Historia; XXXIII-22)


Fin dall’antichità i pittori si sono serviti di ogni tipo di sostanza che fosse in grado di fornire pigmenti affascinanti, correndo talvolta seri rischi per la salute. Alcuni dei più noti e usati pigmenti, come la già citata biacca, sono infatti velenosi.
Tra questi pigmenti nocivi quanto affascinanti si annovera il giallo orpimento, un trisolfuro di arsenico As2S3, di origine sia minerale naturale che artificiale.
Questo pigmento giallo era noto anche agli egizi, i quali lo usavano come cosmetico per il suo splendido colore simil-oro. Proprio da questa sua caratteristica particolare deriva il termine latino auripigmentum, con il quale viene indicato da Plinio e Vitruvio; Teofrasto e altri autori greci lo chiamano arsenikon, mentre in persiano è detto zarnikh  da zar che significa oro.
Il minerale orpimento si trova solitamente in masse terrose o fogli, talvolta fibroso o in piccoli cristalli, e quasi sempre associato al bisolfuro di arsenico realgar, ma anche a altri minerali: pirite, barite, gesso. Ha un odore caratteristico, dovuto alla presenza dell’arsenico.
Il pigmento artificiale iniziò probabilmente a essere usato sistematicamente in epoca medievale, giacché viene citato da Cennino Cennini:
Giallo è un color che si chiama orpimento. Questo tal colore è artificiato e fatto d’archimia… (da C.Cennini, op.cit.; XLVII)


La preparazione del pigmento potava avvenire con procedimenti per via secca usando zolfo e realgar o altri minerali di arsenico, o per via umida, ad esempio facendo passare una corrente di idrogeno solforato (H2S) in una soluzione composta da triossido di arsenico (As2O3) e acido cloridrico.


Il pigmento orpimento possiede una colorazione giallo oro intensa; nonostante non sia eccessivamente instabile se lo si mantiene asciutto – con l’umido tende a decomporsi – , non può essere usato con colori a base di piombo o rame, a contatto dei quali annerisce formano solfuri neri.
Il Cennini, oltre a suggerire un modo per macinare il pigmento, ne sconsiglia l’uso:
A lavorare in muro non è buono, né in fresco né con tempere, però che vien negro come vede l’aria… El detto colore è da prima il più rigido color da triarlo, che sia nell’arte nostra. E però quando il vo’ triarlo, metti quella quantità che vuoi in sulla tua prieta e, con quella che tieni in mano, va’  a poco a poco lusingandolo a stringello dall’una pietra all’altra, miscolandovi un po’ di vetro di migliuòlo rotto, perché la polvere del vetro va’ ritraendo l’orpimento al greggio della pietra. Quando l’hai spolverato, mettivi su dell’acqua chiara e trialo quanto puoi; che se ‘l triassi dieci anni, sempre è più perfetto. (da C.Cennini, op.cit; XLVII)


Anche nel Manoscritto bolognese è riportato un simile metodo per macinare l’auripigmentum:
Tolli oropiumento et macinalo da siucto. E sappi che è duro a macinarlo. Per macinarlo