Roberto Giordano. Bassiano, la grotta di Selva Oscura.

Bassiano è un piccolo e suggestivo borgo di impianto medioevale, posto su una collina a poca distanza da Sermoneta, in provincia di Latina. Le prime notizie su Bassiano risalgono al XII secolo ma vi sono numerosi indizi che testimoniano la frequentazione del sito fin dal periodo romano. Lo stesso toponimo di Bassiano sembra derivare da Fundus Bassus, una famiglia romana che in queste zone aveva dei terreni ed una villa rustica. …

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Autore: Roberto Giordano –roberto.giordano@aruba.it

CORTONA (Ar). La porta bifora.

La Porta Bifora (o Ghibellina o Bacarelli) a doppio fornice è l’unica delle porte monumentali della cinta etrusca di Cortona che si è conservata. Si ipotizza che Cortona etrusca avesse sette porte.
Gli scavi (1986 – 1990) hanno consentito di verificare relativamente al periodo etrusco – romano due fasi costruttive della porta.
Nella prima fase risalente al IV – III secolo a.C. fu realizzata una porta ad unico fornice con connessa strada selciata.
Nella seconda fase, databile alla prima metà del II secolo a.C., vi fu la sostituzione dell’ingresso esistente con una porta a doppio fornice (forse con funzione rispettivamente di entrata e di uscita dalla città), coperta ad arco e con controporta verso l’interno e relativo lastricato. Alcuni blocchi squadrati farebbero pensare anche alla costruzione di una torre a protezione dell’accesso alla città. Dalla porta si dipartivano le strade che conducevano ai centri di Chiusi ed Arezzo.
Nel 1847 davanti alla Porta Bifora (“a cinquanta braccia dalle mura”) fu rinvenuto un piccolo deposito votivo contenente due statuette bronzee (di 31 cm di altezza) databili al II secolo a.C. che un certo vel cvinti, figlio di una arnti, aveva dedicato a Culsans e a Selvans, divinità che erano rispettivamente preposte a tutela delle porte e del territorio extraurbano e dei confini. I due bronzetti, che furono ritrovati seppelliti sotto alcune tegole (atto di sconsacrazione?), forse erano stati originariamente collocati in due nicchie ai lati della porta. Tale ritrovamento unitamente all’assenza di tracce di usura relative al passaggio di carri deporrebbero per la funzione politico religiosa della porta bifora.
In epoca tardo antica (V – VI secolo d.C.) la porta fu ristretta ad un unico fornice, quello settentrionale.
Secondo la tradizione orale (sembrerebbe trattarsi di una leggenda) il 2 febbraio 1258 i ghibellini aretini insieme ai guelfi cortonesi esiliati sarebbero entrati dalla porta, detta appunto anche ghibellina, con inganno nella città e l’avrebbero messa a ferro e fuoco; per questo motivo l’accesso sarebbe stato successivamente chiuso.

Per approfondimenti sulla Porta Bifora di Cortona cfr.:
– MAEC Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona Il Museo della Città Etrusca e Romana di Cortona Catalogo delle collezioni, Edizioni Polistampa, 2005, pagg 73 e ss; pagg. 255 e ss; pagg. 335 e ss.;
– informazioni sulla porta sul sito visittuscany.com “Porta Bifora a Cortona”.

Di seguito immagini della Porta Bifora.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

Carmine Venezia. L’ordinamento degli archivi secondo il principio di provenienza liberamente applicato.

Come noto, il principio di provenienza consiste nella ricostruzione della disposizione originaria della documentazione archivistica e, di norma, rappresenta l’unico metodo scientifico da adottare per l’ordinamento degli archivi.
Nel dibattito dottrinario di settore si teorizza anche su un’interpretazione alternativa di questo metodo, denominata principio di provenienza liberamente applicato. Ma in cosa consiste?…

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Autore: Carmine Venezia – carmine.venezia@alice.it

TARQUINIA (Vt). Il Tumulo della Regina.

Il Tumulo della Regina si trova nella Necropoli della Doganaccia a lato della strada che collegava probabilmente il porto di Tarquinia con la Città e vicino al Tumulo del Re, posto sull’altro lato della medesima strada. Il sepolcro ha un diametro di oltre 40 metri e risale al VII secolo a.C.
Il tumulo è rivolto ad ovest e nella parte anteriore è preceduto da un grande ingresso a cielo aperto a pianta cruciforme composto da un ampio vestibolo (largo 6 m circa e lungo oltre 8 m) attorno al quale si aprono tre camere funerarie (una centrale e due laterali).
Un’imponente scalinata (con 12 – 13 scalini) immette su una piattaforma (piazzaletto) profondamente infossata di forma quadrangolare (larga 3,70 m e lunga 2,60 m), probabilmente in antico coperta da una tettoia (legno?).
La piattaforma presenta banchine composte da un doppio gradino sui tre lati del piazzaletto, interrotte dagli accessi delle tre camere funerarie.
In questo spazio si svolgevano riti e spettacoli dedicati al defunto.
Nell’ingresso e nelle camere del sepolcro sono stati ritrovati un intonaco dipinto di gesso alabastrino secondo una modalità nota nel Vicino-Oriente (Cipro, Egitto, area siro-palestinese). Sono state rilevate anche tracce di decorazioni dipinte: appare visibile una larga fascia rossa che doveva svilupparsi sui tre lati dell’ingresso nonché delle figure di difficile lettura tra cui una con andamento sinuoso con contorno rosso e campita in nero (motivo fitomorfo o animale del repertorio orientalizzante?) ed un unguentario di tipo corinzio e forse la mano di un personaggio. Potrebbe trattarsi della più antica manifestazione di pittura funeraria tarquiniese (seconda metà del VII secolo a.C.).
La camera centrale, che forse accoglieva il fondatore del sepolcro, è ancora inesplorata. La camera destra ha restituito vasi da simposio, frammenti di ceramiche protocorinzie ed etrusco – corinzie e di unguentari greco – orientali.
Nella parte anteriore del tumulo sono stati recuperati elementi di tre carri.
Nel piazzaletto, addossati alla banchina destra, sono stati rinvenuti resti in ferro ed in bronzo di un carro, forse un calesse: parte del cerchione di una ruota in ferro, un mozzo e resti della fasciatura in ferro della cassa. La fasciatura era abbellita lateralmente da fascette di bronzo decorate da fila di teorie di animali gradienti a rilievo.
Nell’atrio e nella camera di sinistra sono emersi frammenti di un altro carro, interpretabile come un currus. Tra i materiali sono stati rinvenuti infine anche i resti di un terzo carro, un veicolo ad andatura lenta simile al calesse.
Il Tumulo della Regina, forse realizzato da maestranze levantine, sembrerebbe trarre ispirazione da modelli architettonici ciprioti anche se con caratteristiche locali (“piazzaletto”) e contaminazioni ceretane (pianta cruciforme).
La principale caratteristica del tumulo sembra però essere costituita dall’ampio spazio esterno dedicato alle cerimonie, alle celebrazioni rituali in onore del defunto e della gens di appartenenza.

Sul Tumulo della Regina cfr., tra l’altro:
– Alessandro Mandolesi, Il tumulo della Regina. Immagini di una scoperta archeologica nella necropoli di Tarquinia (11 agosto – 7 ottobre 2012);
– Alessandro Mandolesi, Il Tumulo della Regina di Tarquinia e lo spazio scenico per l’immortalità, in Mediterranea XII – XIII 2015 – 2016;
– Adriana Emiliozzi, Il calesse e gli altri veicoli del Tumulo della Regina in Il ritorno della Biga, Carri Etruschi di Castro, Vulci e Tarquinia, Effigi Edizioni, 2023, pagg. 53-57.

Le immagini del Tumulo della Regina, della scalinata, del piazzaletto e delle tracce di intonaco e di pittura.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

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