Laura TUSSI. Le complicazioni della didattica. La differenziazione apprenditiva.

Quando la proposta formativa si rivolge ad un pubblico ristretto, si fa affidamento a tre fattori di semplificazione.
Appetibilità sociale dell’istruzione: andare a scuola significa differenziarsi e ne deriva preesistenza della disponibilità ad accettare impegni richiesti da pratiche scolastiche.
Funzionalità di scarto: è possibile eliminare gli allievi non idonei, da cui deriva una buona uniformità di formazione nella parte secolarizzata della popolazione.
Esiste una popolazione di riserva.
Questi tre fattori recedono con l’ampliarsi delle dimensioni dei sistemi scolastici. Quando il servizio è fruito da tutti si attenua la sua appetibilità sociale. In Italia tutti hanno il diritto ad istruirsi con l’obbligo per otto anni, venendo meno il fattore dello scarto, per cui chi non è idoneo non viene rifiutato, ma solo rallentato nel percorso. Non esiste una popolazione di riserva. Oggi la scuola si trova nella condizione di giustificare le proprie scelte e non può rifiutare quanti non hanno capacità desiderate. Dal sistema di scolarizzazione ristretta alla scolarizzazione ampia, la didattica perde la possibilità di fare affidamento sulla nozione di allievo medio, con la necessità di interventi differenziati per i diversi casi. La formazione si considera effetto del concorso di variabili. Nell’insegnamento bisogna saper vedere la situazione formativa, ossia il risultato di un’interazione complessa tra un diverso numero di elementi, come variabili che incidono sull’azione formativa. Le variabili assegnate sono valori al di fuori della situazione formativa scolastica, come la configurazione geografica e urbanistica, la struttura produttiva e i servizi, le risorse culturali e la stratificazione professionale della popolazione e il contesto familiare. Le variabili indipendenti risultano dalle scelte operate dalla scuola, quali la legislazione scolastica (programmi e norme amministrative), il sistema burocratico scolastico, le risorse didattiche, la qualificazione professionale degli insegnanti e la distribuzione territoriale della scuola. Le variabili dipendenti attraverso cui si riscontrano gli effetti della formazione, sono di diverse tipologie:
 – socio-affettive (atteggiamenti nei confronti della scuola),
 – attitudinali,
 – curriculari e risultano dalla capacità di apprendimento.


Il concetto di metodo


Il metodo suggerisce elementi di razionalità, per cui gli allievi presentano diverse caratteristiche dal punto di vista intellettuale e affettivo. Se la proposta educativa prescinde dalla considerazione di queste caratteristiche è improbabile che soddisfi le esigenze di tutti gli allievi. Il compito a scuola deve suscitare l’interesse per l’apprendimento e motivare all’impegno, con l’utilizzo di tecniche di animazione e determinare negli allievi il bisogno di apprendere.
La comunicazione didattica consta nella capacità dell’insegnante di conoscere le caratteristiche degli allievi, ma anche dei mezzi didattici utilizzati. L’allievo deve essere in grado di accogliere l’informazione, per cui i mezzi didattici vanno selezionati in funzione dell’informazione da comunicare. Occorre accertarsi che ogni allievo abbia ricevuto informazioni.


A scuola si impara a dimenticare


Un aspetto negativo della formazione scolastica è costituito dalla ridotta persistenza temporale dell’apprendimento. L’attività didattica può ridursi alla ripetizione del già trattato. L’attività didattica può fare in modo che l’apprendimento conduca alla modifica stabile del comportamento degli allievi, che si rivela possibile in due ambiti, nell’esercizio e nella soluzione dei problemi, infatti ognuno apprende a suo modo secondo personali caratteristiche e capacità. La differenziazione didattica non va associata all’aiuto degli allievi in difficoltà, ma è parte normale della didattica. Ciascuna funzione didattica, per essere gestita in modo adeguato, ha bisogno di u

Leonella CARDARELLI. Da Atlantide al 2012.

Prima della nostra razza, denominata razza aria, sono esistite altre razze ed altre civiltà. Tutti noi abbiamo sentito parlare di Atlantide e nonostante molti affermino che questo continente non sia mai esistito, se ne continua a parlare. Perché? Forse perché ci sono effettivamente le prove della sua esistenza.
Oltre ad Atlantide, però, vi sono state ancora altre civiltà. In ordine di apparizione vi sono state:
   1) razza polare (o protoplasmatica)
   2) razza iperborea
   3) razza lemure (del continente Lemuria, detto anche Mu)
   4) razza atlantidea (del continente Atlantide)
   5) razza aria (cioè noi).
Con il succedersi delle razze siamo sprofondati sempre più nella materia. Nel 2012  ricominceremo ad evolverci maggiormente, entrando nella quarta dimensione e sarà la nostra ultima vita fisica. Dopo la quarta dimensione passeremo velocemente alla quinta dimensione e lì non avremo più il corpo, non ci servirà più perché saremo evoluti: saremo pura coscienza.
Ognuna di queste razze ha vissuto quattro età:
– età dell’oro, età dell’argento, età del bronzo, età del ferro,
che sono come: primavera, estate, autunno, inverno
di una civiltà.
Si evince, quindi, che l’uomo non deriva dall’evoluzione di un progenitore comune allo scimpanzé. Le scimmie sono, in realtà, una degenerazione di antichi uomini e quelli che noi conosciamo come uomini primitivi sarebbero, secondo Zecharia Sitchin (che si è basato, nei suoi studi, su antichi testi sumeri) frutto di esperimenti fatti da razze aliene che hanno colonizzato la Terra e che avevano bisogno di persone che lavorassero nelle loro miniere. L’uomo non si è affatto “evoluto”, come noi crediamo. Possiamo dire di essere evoluti da un punto di vista scientifico e tecnologico ma secondo l’antropologia gnostica ci troviamo purtroppo in uno stato di involuzione psichica e spirituale (anche se ora stiamo risalendo da questa involuzione). Dobbiamo inoltre ricordare che Darwin non disse mai che la sua proposta aveva prove tangibili. La sua fu solo una teoria, presa per buona dalla maggior parte degli scienziati e passata quindi per vera.
Le prime due razze erano spirituali, asessuate  e semidivine. I Celti si dichiaravano discendenti degli Iperborei, che a loro volta discendevano dai Polari, così chiamati perché dicevano di esser stati portati dalla stella polare..
Anche sulla collocazione geografica di Lemuria ed Atlantide vi sono teorie divergenti. Per quanto riguarda Lemuria si concorda generalmente che essa fosse collocata nell’Oceano Pacifico, infatti questo continente veniva denominato anche Pacifica.
Si sostiene che in Lemuria vi sia stata una scuola di sublimazione del sesso che rendeva gli uomini immortali e faceva in modo che le persone potessero realizzarsi come esseri androgini.. Quando Lemuria si inabissò, emerse Atlantide  e a popolare questo nuovo continente  c’erano già molti lemuri immortali ed androgini che hanno continuato a rendere immortali gli individui tramite la trascendenza del sesso. Questo fu l’inizio del tantrismo.
Atlantide era situata nell’Oceano Atlantico ma non tutti ne sono d’accordo. Molti hanno avanzato l’assunto che l’isola si trovasse nei pressi del Polo Nord. Atlantide non si riesce a capire dov’era perché Atlantide era TUTTO: le terre prima di noi erano unite, quindi non possiamo cercare di dare una collocazione geografica a continenti che esistevano quando la geologia e la geografia erano completamente differenti da quelle in cui ci troviamo a vivere noi!
Con i cambiamenti climatici e a causa di un’inondazione, Atlantide è scomparsa, sprofondò. Questa inondazione noi la conosciamo come “diluvio universale”. Anche Platone, nel Crizia e nel Timeo, parla del continente Atlantide che lui colloca davanti alle colonne d’Ercole..
La capitale di Atlantide si chiamava TOYAN. Atlantide comprendeva anche nove isole e c’erano degli stati come

Andrea ROMANAZZI. La fonte della giovinezza nella tradizione medievale.

Nella letteratura popolare medievale e rinascimentale un topos fortemente poetico e suggestivo è quello dell’ Acqua della Vita, la mistica fonte della giovinezza che ha il potere di resuscitare o di ringiovanire l’uomo. Il tema è molto antico, l’acqua è da sempre elemento cosmogonico per eccellenza, essa crea, guarisce, rigenera, purifica. Il sacro liquido ha da sempre colpito l’uomo antico a causa dalla sua comparazione con l’umidità del “sesso” femminile e dei liquidi naturali secreti dalla donna che avvolgono l’infante al momento della sua nascita. Dalla grotta, primo mistico santuario, alla sorgente prima e alla fontana, poi, il passo è davvero molto breve.
L’’uomo così da tempo immemorabile ha venerato questo elemento rendendolo sempre vario, complesso, multiforme, narrandolo, commentandolo e alcune volte poetizzandolo.


Il Topos dell’Acqua di vita Medievale


Il tema dell’acqua che ridona la salute acquista forte diffusione nel periodo medievale e fin da 1100 questo elemento costituisce un topos letterario dei bestiari e dei romanzi cortesi. L’area più interessata è quella franco provenzale, così una delle più antiche testimonianze è, ad esempio, quella di Filippo de Thaon che nel suo “Bestiaire”, datato 1119, ove l’autore parla di “une fointaine dunt l’ere est clere e saine” e stessa tradizione ritroviamo nella “Conquista di Gerusalemme” di Richard le Pelerin del 1200.
La tradizione romanzesca vuole queste sacre fonti posizionate nella misteriosa area mediorientale, lo scrittore Huon de Bordeaux ad esempio la pone nel giardino dell’Emiro Gandise, mentre nota è la leggenda del famoso regno di Prete Gianni ove vi è una fonte che “fit rajovenire la gent”.
La figura di questo mistico sovrano è davvero carica di mistero. Se infatti inizialmente si pensava a Prete Gianni come ad una figura fantastica tipica del pensiero medievale, ultimamente si è dimostrata la sua reale esistenza. Il nome deriverebbe infatti da un errore di traduzione nella lingua D’oc del veneziano “Preste Zane”. Ben lungi da esser solo una leggenda, il Prete Gianni fu un sovrano della Cina Settentrionale in un periodo tra  906 e il 1125. Sarebbe stato uno dei suoi eredi, detentore di questo titolo “sovrano-sacerdotale” a scrivere poi quelle famose lettere note in tutto il periodo Medievale con il nome di  “Lettera del Prete Gianni”. E’ in questi scambi epistolari tra questa enigmatica figura e i più importanti sovrani europei, come Manuele I imperatore di Bisanzio o Federico Barbarossa, che apparirà il topos della fonte della giovinezza.
Prete Gianni, infatti, descrivendo le meraviglie del suo palazzo, racconta di una fonte la cui acqua “…non ha l’eguale per fragranza e per sapore, e che non esce da quelle mura, ma corre da uno a un altro angolo dei palazzo, e scende sotterra, e correndo quivi in contraria direzione, ritorna là d’onde è nata, a quella guisa che torna il sole da Oriente ad Occidente. L’acqua ha il sapore di quella cosa che colui che la gusta può desiderare di mangiare o di bere, ed empie di tanta fragranza il palazzo come se ci si manipolassero tutte le sorta di balsami, di aromi e di unguenti…”
La leggenda dell’Acqua che dona la giovinezza non è poi estranea all’India ove il culto dell’acqua come mistico elemento è elemento fondante della stessa religione. 
Si moltiplicano così le leggende di uomini e mercanti che casualmente, durante il loro viaggi in Oriente, assetati, si abbeverano ad una fonte che poi scoprono esser proprio quella della giovinezza e così vivono per 300 anni, un’idea che poi non escluderà le nuove terre scoperte ad Occidente, le Americhe, ove successivamente sarà posta la mistica fonte di vita. La Fontana diventa dunque un simbolo, è il tema del mitico paradiso terrestre o della più pagana terra di cuccagna, idealizzate con le terre lontane ove trovatori e viaggiatori narravano delle più impensabili b

TORINO: Corso per TECNICO SUPERIORE PER LA CONSERVAZIONE E PROMOZIONE TURISTICA DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI.

Il Tecnico svolge attività di supporto alle iniziative promosse dai musei o dagli Enti pubblici e privati  che promuovono i beni culturali e ambientali; coordina le sezioni didattiche; cura la promozione e l’informazione dei beni culturali rivolte al pubblico; partecipa alla gestione di progetti per la conservazione dei beni ambientali; sviluppa “pacchetti” e “percorsi” per la fruizione turistica dei beni culturali e ambientali del territorio differenziati e mirati a target diversi di utenti; partecipa alla progettazione e alla realizzazione di eventi e di mostre.


L’articolo completo si trova in www.mecenate.info, alla pagina:



http://www.mecenate.info/articolo.asp?id=812


 

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