Angelo PALEGO, Daniele SAPORITO, Come abbiamo trovato l’Arca di Noe’.

Sottotitolo: Localizzazione dell’Arca di Noe’.
…è proprio la Bibbia che ci dice il preciso punto dove l’ Arca di Noè si fermò sul Grande Ararat…


Indice:
Capitolo 1: Trovata l’Arca grazie alla Bibbia,
Capitolo 2: Dal libro della Genesi,
Capitolo 3: Mappa della cima del Grande Ararat,
Capitolo 4: Crepacci Paralleli,
Capitolo 5: La grande trave dell’Arca di Noè,
Capitolo 6: Localizzazione dell’Arca di Noè,
Capitolo 7: Prova matematica,
Capitolo 8: Catena del Caucaso (1200 Km.), modellata dal “dito di Dio”
Capitolo 9: Arca di Noè,
Capitolo 10: Disegni dei testimoni oculari.


L’intero studio si trova nell’allegato-


Info:
http://www.arkofnoah.ithttp://www.angelopalego.it
Cell. 340.3513860 – Cell. 347.9441849

Autore: Angelo Palego, Daniele Saporito

Allegato: COME ABBIAMO TROVATO L ARCA DI NOE.pdf

Giorgia MANCINI, L’Auriga di Delfi.

L’Auriga venne scoperto a Delfi nel 1896 ed è conservato nel Museo della città. È una statua in bronzo scuro, ottenuta con la tecnica della cera persa, appartenente ad un gruppo bronzeo (Quadriga votiva a Delfi) commissionata dal tiranno di Gela, Polizelo, per celebrare la sua vittoria nella corsa con i carri nelle gare di Delfi del 478 o 474 a.C.


La presentazione completa si trova nell’allegato, vai >>>

Autore: Giorgia Mancini

Email: giorgetta@fastwebnet.it

Allegato: auriga di delfi.pdf

Giuliano CONFALONIERI. Commemorazione di Ernest Willer Hemingway.

Cinquanta anni fa moriva lo scrittore Ernest Miller Hemingway (1899/1961). Premio Nobel per la letteratura nel 1954, i numerosi libri scritti nel corso di una vita avventurosa hanno la caratteristica di appartenere al filone delle esperienze personali traslate in avvincenti dialoghi tra i vari personaggi – dei quali era uno specialista – e in fedeli ricostruzioni ambientali.


Sanguigno, amante della corrida, della caccia e del rischio, giornalista e instancabile viaggiatore, scrisse “Fiesta”, “Addio alle armi”, “Morte nel pomeriggio”, “Verdi colline d’Africa”,Per chi suona la campana”,49 racconti”.


Quando si accorse che la vitalità intellettuale e le forze fisiche diventavano opache, si ripiegò nelle opere angoscianti “Di là dal fiume e tra gli alberi”, “Il vecchio e il mare” (premio Pulitzer) e postumo “Isole nella corrente”.


Soprannominato Papa, lo scrittore americano decise di porre fine alla propria vita con un colpo di fucile, sgusciando così dall’incombente minaccia della depressione e della vecchiaia. Un sessantenne famoso e ricco di esperienze, riconobbe i segni del declino abbandonandosi a una tetra nostalgia: “Le sue pagine sono pervase da un senso assoluto della vigoria morale e fisica, dallo sprezzo del pericolo ma anche dalla perplessità davanti al nulla che la morte reca con sé”. Questa frase condensa le qualità e le debolezze dell’uomo Hemingway, sposatosi quattro volte, esule a Parigi durante gli anni Venti con una vita sociale abbastanza irrequieta, probabilmente retaggio dell’abitudine di avere vissuto la fanciullezza a contatto con la natura, con gli indiani della riserva curati dal padre medico, con l’abilità nell’uso del suo primo fucile, con rudimentali lezioni di boxe. Furono due insegnanti della scuola – frequentata malvolentieri – a comprendere le possibilità letterarie del ragazzo: così lo spinsero a collaborare con alcuni giornali come cronista.


Quando gli USA entrarono nel primo conflitto mondiale, Ernest decise di arruolarsi volontario per venire in Europa (come lui furono attratti dall’esercito giovani che sarebbero diventati scrittori famosi, John Dos Passos, William Faulkner e Scott Fitzgerald) come autista di ambulanza. Sul Piave, con un ferito in spalla, fu colpito alla gamba destra da una mitragliatrice. Operato a Milano, dopo tre mesi di degenza, ritornò a casa.


Non soddisfatta del modo di vivere del figlio, la madre convinse il marito a tagliargli il mantenimento. Ernest riuscì comunque ad affermarsi come giornalista e perciò riuscì a ritornare in Europa con la prima moglie.


Intervistò Mussolini, visitò Spagna e Francia, conobbe celebri toreri, gli scrittori James Joyce e Ezra Pound. Seconde nozze, suicidio del padre, grande successo per “Addio alle armi” sia in veste cartacea sia per l’omonimo film tratto dal testo. Terzo matrimonio e nuovo successo (centomila copie vendute nella prima edizione) con “Per chi suona la campana”. L’omonimo film interpretato da Gary Cooper e Ingrid Bergman con i conseguenti cospicui incassi non impedirono allo scrittore di iniziare a bere e ad avere una relazione con colei che diverrà la quarta moglie.


In Italia come corrispondente di guerra, entrò a Parigi liberata con la Quarta Divisione. Emicranie, l’alcool e due polmoniti minarono il suo fisico robusto: ciononostante il nomadismo naturale lo spinse ancora nel mondo delle corride e dei safari.


Nella sua vita gravi incidenti d’auto, lo schianto del piccolo aereo sul quale viaggiava con la moglie e le fiamme dalle quali fu avvolto a Nairobi, lo minarono definitivamente. Gli ultimi mesi di vita furono tremendi: perdita di memoria, allucinazioni, sedute di elettroshock, manie di persecuzione, nefrite, epatite, diabete fino al colpo finale di fucile: “è meglio morire nel periodo felice della giovinezza non ancora

Giuliano CONFALONIERI. Cent’anni fa moriva suicida Emilio Salgari.

Sandokan pirata, Marianna la Perla di Labuan, i fedelissimi tigrotti della Malesia (le tigri di Mompracem), i compagni di sempre Yanez de Gomena, Tremal-Naik e Kammamuri, l’acerrimo e infido nemico colonialista James Brook.


Pareti colme di volumi, dorsi colorati, pagine sfogliate, nomi e trame, realtà e fantasia, emozioni ed affanno,dolcezza ed amore lieve. Libri che sembrano dormire sui ripiani, mondi nei quali la vita si confonde: duelli all’arma bianca, ferite di punta e taglio sui giustacuori trapuntati, fendenti e mulinelli, parate ed affondi, legamenti e stoccate, cappa e spada per le Dame e per l’Onore dietro il convento delle carmelitane scalze, all’alba.


Matamoros soldataccio, Quijote sognatore, Capitan Fracassa spaccone, Cyrano poeta innamorato, d’Artagnan moschettiere, con gli amici Athos, Portos, Aramis.


Piccolo mondo antico di pirati e corsari, grassatori tagliagole, nobili avventurieri: personaggi colorati dei romanzi d’appendice, ricordi segnati da cimeli asettici nella penombra dei manieri e dei musei, sangue e morte, passione e viltà, paura e sentimento nelle pagine ingiallite dei vecchi tomi e nelle bacheche.


Emilio Salgari (Verona 1862, Torino 1911). Con i personaggi esotici  (“I Pirati della Malesia”, “Le Tigri di Mompracem”) ottenne un successo strepitoso; ciononostante lo scrittore veronese fu sempre assillato dai debiti tanto da essere indotto al suicidio. Emigrò da Torino a Genova nel 1898. In quel periodo lavorò per un editore tedesco di Via Luccoli e scrisse “Il Corsaro Nero”. Durante il soggiorno genovese arricchì la lista di eroi esotici chiedendo notizie su luoghi e personaggi per ambientarli con caratteristiche plausibili: incontrava marinai nell’area portuale, ascoltava racconti in Via Pré, frequentava le osterie per assorbire le atmosfere da riproporre sulla pagina scritta. Da giovane tentò gli studi per ottenere la licenza di capitano marittimo, senza tuttavia raggiungere lo scopo (fece un solo viaggio in Adriatico durato tre mesi). Dedicatosi in un primo tempo al giornalismo attivo e poi a quella narrativa amata da generazioni di lettori, produsse circa 80 romanzi e centinaia di racconti, continuamente ristampati a grande richiesta. Come in altri casi clamorosi, il favore del pubblico non corrispondeva alle valutazioni della critica accademica che imputava allo scrittore uno stile elementare ed ingenuità psicologiche che, comunque, non diminuivano la sua capacità di raccontare usando i colori forti dell’invenzione. Il cinema si è appropriato dei personaggi salgariani soprattutto negli anni Sessanta filmando varie versioni delle avventure di Sandokan (interprete Kabir Bedi, insignito a New Delhi dall’ambasciatore italiano per il suo ruolo di ponte tra la cultura italiana e quella indiana del Cavalierato dell’Ordine al merito della Repubblica) e del Corsaro Nero. Nel 1941 furono realizzati “I pirati della Malesia” e “Le due tigri”, nel 1953 “I misteri della jungla nera” con risultati mediocri. Il narratore veronese malgrado il successo clamoroso dei suoi libri dovette conquistare giorno dopo giorno la sopravvivenza per sé e la famiglia, sempre rincorso dal bisogno di denaro fino al 26 aprile 1911 quando i giornali riportarono la notizia del suicidio a Torino. Nel 2010 venne organizzato il convegno “La tigre del Po, Emilio Salgari”, un’occasione per riscoprire lo scrittore approdato nel 1893 nella capitale piemontese per trovare l’ispirazione dei suoi più grandi romanzi. Quando nel 1909 un giornalista andò ad intervistarlo, trovò lo scrittore in estrema indigenza con la moglie e i quattro figli in due stanze, infiacchito da decenni di impegno sul tavolo dove la fervida immaginazione creava ambienti e personaggi sanguigni in un intricato dedalo di situazioni. Senza muoversi da casa si immergeva nelle atmosfere di paesi lontani, coloriti e v

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